4.2.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 33/1


DECISIONE DELLA COMMISSIONE

del 6 novembre 2008

relativa all'aiuto di Stato C 17/05 (ex N 194/05 e PL 34/04) concesso dalla Polonia a favore di Stocznia Gdynia

[notificata con il numero C(2008) 6771]

(Il testo in lingua polacca è il solo facente fede)

(Testo rilevante ai fini del SEE)

(2010/47/CE)

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare il primo comma dell’articolo 88, paragrafo 2,

visto l’accordo sullo Spazio economico europeo, in particolare l’articolo 62, paragrafo 1, lettera a),

invitate le parti interessate a formulare osservazioni (1) conformemente alle disposizioni di cui sopra e viste dette osservazioni,

considerando quanto segue:

I.   PROCEDIMENTO

(1)

Conformemente alle disposizioni del punto 3 dell’allegato IV del trattato di adesione che disciplina la procedura del meccanismo provvisorio, il 29 aprile 2004, la Polonia ha notificato una serie di interventi di ristrutturazione a favore di Stocznia Gdynia S.A. (in prosieguo “Stocznia Gdynia”). La pratica è stata protocollata come PL 34/2004.

(2)

Con lettera del 19 maggio 2004, la Commissione ha chiesto alla Polonia di fornire alcuni documenti mancanti, pervenuti il 16 giugno 2004; dopodiché essa ha chiesto ulteriori delucidazioni con lettere del 30 luglio 2004, 8 ottobre 2004, 23 novembre 2004 e 4 marzo 2005, alle quali la Polonia ha risposto rispettivamente con lettere del 3 settembre 2004, protocollata il 7 settembre 2004, 10 novembre 2004, protocollata il 15 novembre 2004, 17 febbraio 2005, protocollata il 21 febbraio 2005, 30 marzo 2005, protocollata il 1o aprile 2005 e 18 aprile 2005, protocollata il 20 aprile 2005. Con lettera del 22 aprile 2005, protocollata lo stesso giorno, la Polonia ha accettato che la Commissione trattasse la pratica PL 34/2004 del 29 aprile 2004 come notifica a norma dell’articolo 88, paragrafo 2, del trattato che istituisce la Comunità europea concernente misure considerate nuovi aiuti. Alla pratica è stato attribuito un nuovo numero: N 194/2005.

(3)

Il 1o giugno 2005, la Commissione ha adottato una decisione relativa all'avvio di un procedimento di indagine formale, pubblicata nella Gazzetta ufficiale (2), e ha invitato la Polonia e le parti interessate a formulare osservazioni.

(4)

Ottenuta una proroga del termine per la presentazione (lettera del 9 agosto 2005), la Polonia ha formulato le proprie osservazioni in una lettera del 2 settembre 2005, protocollata il 5 settembre 2005, sottoponendo alla Commissione nella sua replica il piano di ristrutturazione aggiornato per Stocznia Gdynia del 4 marzo 2004 (in prosieguo “piano di ristrutturazione del 2004”).

(5)

Con lettera del 3 novembre 2005, protocollata il 7 novembre 2005, la Polonia ha formulato ulteriori osservazioni.

(6)

Stocznia Gdynia ha formulato le proprie osservazioni in una lettera del 10 ottobre 2005, protocollata il 14 ottobre 2005. Osservazioni sono altresì formulate da Ray Car Carriers (con lettera del 7 ottobre 2005, protocollata il 10 ottobre 2005), dall’Ufficio del rappresentante permanente della Danimarca presso l’Unione europea (mediante lettera del 7 ottobre 2005, protocollata l’11 ottobre 2005), dall’associazione danese dei costruttori navali Danish Maritime (con lettera del 7 ottobre 2005, protocollata lo stesso giorno), dal sindacato Solidarność (con lettera del 7 ottobre 2005, protocollata il 10 ottobre 2005) e dall’associazione polacca dei costruttori navali (mediante lettera del 10 ottobre 2005, protocollata l’11 ottobre 2005).

(7)

La Commissione ha inoltrato dette osservazioni alla Polonia con lettere del 26 ottobre 2005 e 12 dicembre 2005 (3). La Polonia ha risposto alle osservazioni formulate da Stocznia Gdynia in una lettera del 16 gennaio 2006, protocollata il 18 gennaio 2006, non esprimendosi invece sulle osservazioni di terzi.

(8)

Per la valutazione del piano di ristrutturazione del 2004, la Commissione è ricorsa alle competenze di un consulente esterno, il quale ha fornito la propria relazione alla Commissione nel dicembre 2005.

(9)

Con lettera del 13 gennaio 2006, la Commissione ha chiesto alla Polonia di fornirle un aggiornamento sugli ultimi sviluppi del suo piano di ristrutturazione per Stocznia Gdynia. La Polonia ha replicato con lettera del 20 febbraio 2006, protocollata il 21 febbraio 2006, e il 22 febbraio 2006 si è svolta una riunione tra rappresentanti della Commissione, delle autorità polacche e di Stocznia Gdynia in occasione della quale la Polonia ha dichiarato che il piano di ristrutturazione del 2004 era caduto in prescrizione e che, per la ristrutturazione del gruppo Stocznia Gdynia, era stata adottata una nuova strategia che prevedeva la separazione dal gruppo del cantiere di Danzica e la (parziale) privatizzazione del cantiere di Gdynia. La Polonia annunciava inoltre che entro il 30 giugno 2006 sarebbe stato sottoposto alla Commissione un piano di ristrutturazione modificato; la privatizzazione di Stocznia Gdynia sarebbe iniziata a breve.

(10)

A seguito di detta riunione, l’8 marzo 2006 la Commissione ha inviato una lettera alla Polonia, alla quale quest’ultima ha replicato con lettera del 13 marzo 2006, protocollata lo stesso giorno, indicando i tempi previsti per la privatizzazione. Con lettera del 29 marzo 2006, protocollata il 30 marzo 2006, la Polonia ha fornito ulteriori informazioni sul processo di privatizzazione. La Commissione ha chiesto maggiori ragguagli con lettera del 30 marzo 2006, alla quale la Polonia ha risposto con lettera del 19 aprile 2006, protocollata il 20 aprile 2006.

(11)

Con lettera del 6 aprile 2006, protocollata il 10 aprile 2006, la Polonia ha presentato un primo progetto del documento intitolato “Strategia per il settore della costruzione navale (cantieristica marittima) in Polonia 2006-2010”. La Commissione ha formulato osservazioni in una lettera del 12 aprile 2006. Il documento è stato infine approvato dal gabinetto polacco il 31 agosto 2006 e trasmesso alla Commissione mediante lettera del 1o settembre 2006, protocollata lo stesso giorno.

(12)

Con un’e-mail del 15 maggio 2006, Stocznia Gdynia ha inviato alla Commissione un “memorandum informativo su Stocznia Gdynia” del maggio 2006, messo a disposizione dei potenziali investitori in data 10 maggio 2006.

(13)

Con lettera del 26 maggio 2006, protocollata il 30 maggio 2006, la Polonia ha fornito ulteriori informazioni sul processo di privatizzazione in corso, compreso l’elenco delle società alle quali essa, tramite il suo consulente per la privatizzazione, aveva inviato l’offerta di partecipazione al nuovo aumento di capitale approvato dall’assemblea generale di Stocznia Gdynia il 19 aprile 2006. Con lettera del 13 luglio 2006, protocollata il 17 luglio 2006, la Polonia ha fornito ulteriori indicazioni in merito al processo di privatizzazione in corso segnalando alla Commissione che due società avevano formulato offerte preliminari di partecipazione all’aumento di capitale e ha accluso un’analisi comparativa di dette offerte da parte del consulente per la privatizzazione.

(14)

Il 9 giugno 2006, Stocznia Gdynia ha presentato alla Commissione il progetto iniziale di modifiche del piano di ristrutturazione. I rappresentanti della Commissione si sono recati sul posto il 13 giugno 2006 e hanno formulato osservazioni iniziali sul piano di ristrutturazione modificato. Il consulente esterno della Commissione ha espresso le proprie osservazioni in una relazione datata luglio 2006. Infine, la Commissione ha commentato le lacune riscontrate nel progetto di modifiche del piano di ristrutturazione con lettera del 17 luglio 2006.

(15)

Sul processo di privatizzazione e la preparazione del piano di ristrutturazione modificato si sono svolte varie riunioni alle quali hanno partecipato rappresentanti della Commissione e delle autorità polacche: a Bruxelles il 31 gennaio, il 22 febbraio e il 10 maggio 2006; presso la sede di Stocznia Gdynia il 13 giugno 2006.

(16)

La Polonia ha replicato alla lettera della Commissione del 17 luglio 2006 con lettera del 31 agosto 2006, protocollata il 1o settembre 2006.

(17)

La Polonia ha notificato le modifiche apportate al “piano di ristrutturazione di Stocznia Gdynia S.A.” del 3 settembre 2006 (in prosieguo “piano di ristrutturazione del 2006”) e i nuovi aiuti di Stato concessi al cantiere navale dopo la decisione di avvio del procedimento di indagine formale della Commissione.

(18)

La Polonia ha fornito ulteriori informazioni sul processo di ristrutturazione del gruppo Stocznia Gdynia con lettera del 12 settembre 2006, protocollata il 13 settembre 2006, dichiarando in particolare che nell’ambito del gruppo il capitale di Stocznia Gdańsk era stato separato da quello di Stocznia Gdynia.

(19)

Ulteriori informazioni sul processo di privatizzazione di Stocznia Gdynia venivano fornite con lettera del 26 settembre 2006, protocollata il 27 settembre 2006.

(20)

La Polonia ha notificato nuovi ulteriori aiuti concessi a favore di Stocznia Gdynia con lettera del 21 novembre 2006, protocollata il 27 novembre 2006.

(21)

Il 7 dicembre 2006 si è svolta una riunione tra il Commissario Kroes e Piotr Woźniak, ministro dell’Economia polacco. Il ministro ha dichiarato che la Polonia era intenzionata a rilanciare il processo di privatizzazione del cantiere di Gdynia mediante una procedura aperta e trasparente da concludersi entro il giugno 2007. La Polonia ha confermato tale dichiarazione con lettera del 27 dicembre 2006, protocollata il 4 gennaio 2007, in cui si faceva riferimento alla decisione del gabinetto del 19 dicembre 2006 che avallava un documento intitolato “Stato del settore della costruzione navale”. La Polonia ha chiesto alla Commissione di intavolare trattative sulle misure compensative.

(22)

I rappresentanti della Commissione si sono recati in loco il 19 dicembre 2006, accompagnati dal consulente esterno, per raccogliere i dati e gli elementi fattuali necessari per la valutazione delle misure compensative. Il consulente esterno della Commissione ha presentato una relazione sulla capacità del cantiere il 16 gennaio 2007.

(23)

La Commissione ha replicato alla lettera del 27 dicembre 2006 con lettera del 29 gennaio 2007 esortando la Polonia a proporre misure compensative per Stocznia Gdynia entro la fine del febbraio 2007.

(24)

Con lettera del 28 febbraio 2007, protocollata lo stesso giorno, la Polonia ha fornito chiarimenti in merito alla privatizzazione di Stocznia Gdynia proponendo una serie di misure compensative.

(25)

Su tale base, il 15 marzo 2007 è stata organizzata una riunione tecnica tra la Commissione, le autorità polacche e rappresentanti del cantiere incentrata principalmente sulle misure compensative, ma anche sul processo di privatizzazione in corso. La Commissione e le autorità polacche hanno convenuto che la Commissione avrebbe intavolato discussioni tecniche direttamente con Stocznia Gdynia allo scopo di riunire tutti i dati necessari per procedere alla valutazione da parte sua delle misure compensative proposte dalla Polonia. Stocznia Gdynia ha trasmesso alcune informazioni iniziali sulla capacità del cantiere con un’e-mail del 12 marzo 2007, protocollata il 27 aprile 2007.

(26)

La Commissione ha chiesto ulteriori informazioni sulle misure compensative con lettere del 29 marzo 2007, 27 aprile 2007 e 25 maggio 2007, alle quali Stocznia Gdynia ha replicato con lettere rispettivamente del 20 aprile 2007, protocollata il 23 aprile 2007, 9 maggio 2007, protocollata il 10 maggio 2007, e 30 maggio 2007, protocollata il 31 maggio 2007. Stocznia Gdynia ha fornito ulteriori informazioni in occasione di una riunione con rappresentanti della Commissione tenutasi il 6 giugno 2007 e successivamente con lettera del 18 giugno 2007, protocollata il 21 giugno 2007. La Commissione ha formulato ulteriori quesiti in un’e-mail del 20 giugno 2007 alla quale Stocznia Gdynia ha replicato con lettera del 25 giugno 2007, protocollata lo stesso giorno.

(27)

Con lettera del 31 luglio 2007, la Commissione ha comunicato alla Polonia che a seguito di un'analisi preliminare, le misure compensative proposte per Stocznia Gdynia erano, a suo parere, accettabili, a condizioni che fossero rispettate determinate condizioni. La Polonia ha replicato con lettera del 24 agosto 2007, protocollata il 27 agosto 2007, commentando le condizioni che avrebbero dovuto disciplinare l’attuazione delle misure compensative per Stocznia Gdynia. La Commissione ha chiuso la questione delle misure compensative con lettera del 3 ottobre 2007.

(28)

In un colloquio telefonico del 24 maggio 2007, le autorità polacche hanno segnalato alla Commissione che la Polonia era intenzionata a riprendere il processo di privatizzazione di Stocznia Gdynia con una gara pubblica. La Commissione ha chiesto informazioni esaurienti sugli ultimi sviluppi del processo di privatizzazione con lettera del 29 maggio 2007, ribadendo tale richiesta in una lettera del 6 giugno 2007. La Polonia ha replicato con lettera del 22 giugno 2007, protocollata il 25 giugno 2007 e, a seguito di un’ulteriore richiesta di informazioni del 28 giugno 2007, ha completato la documentazione fornita con lettera dell’11 luglio 2007, protocollata lo stesso giorno. Con tale lettera, la Polonia ha trasmesso anche alla Commissione il memorandum informativo su Stocznia Gdynia del 4 luglio 2007 (in prosieguo “memorandum”). Con lettera del 31 luglio 2007, la Commissione ha comunicato che il processo di privatizzazione non poteva più essere rimandato.

(29)

La Commissione ha manifestato le proprie osservazioni sul memorandum in una lettera del 30 luglio 2007. La Polonia ha risposto con lettera del 21 agosto 2007, protocollata il 27 agosto 2007. Con lettera del 29 agosto 2007, protocollata lo stesso giorno, la Polonia ha trasmesso un progetto di documento intitolato “Ulteriori chiarimenti in merito al memorandum su Stocznia Gdynia”, datato 29 agosto 2007, da accludere al memorandum del 4 luglio 2007 (in prosieguo “allegato del memorandum”). La Commissione ha formulato le proprie osservazioni sull’allegato del memorandum in una lettera del 4 settembre 2007, alla quale la Polonia ha replicato con lettera del 7 settembre 2007, presentando una versione modificata di detto allegato. La Commissione ha espresso le proprie osservazioni conclusive con lettera del 14 settembre 2007.

(30)

La Polonia ha fornito informazioni sugli ultimi sviluppi del processo di privatizzazione con lettere del 7 settembre 2007, protocollata lo stesso giorno, 23 ottobre 2007, protocollata il 24 ottobre 2007, e 25 ottobre 2007, protocollata lo stesso giorno.

(31)

In risposta a una lettera della Commissione del 30 novembre 2007, la Polonia ha fornito ulteriori informazioni sul processo di privatizzazione con lettere del 13, 19 e 21 dicembre 2007, protocollate rispettivamente il 14, 20 e 21 dicembre 2007. Nell’ultima, la Polonia ha comunicato alla Commissione di aver ricevuto tre offerte vincolanti per l’acquisizione di Stocznia Gdynia, successivamente sottoposte alla Commissione con lettera dell’8 febbraio 2008, protocollata l’11 febbraio 2008.

(32)

Il 10 gennaio 2008 si è svolta a Bruxelles una riunione tra rappresentati della Commissione e delle autorità polacche, le cui conclusioni sono state ribadite dalla Commissione in due lettere datate rispettivamente 17 e 30 gennaio 2008.

(33)

Con lettera del 30 gennaio 2008, la Polonia ha segnalato alla Commissione che i due offerenti erano stati invitati a intavolare negoziati con il Tesoro. In una lettera del 14 febbraio 2008, protocollata il 19 febbraio 2008, la Polonia annunciava che il processo di privatizzazione di Stocznia Gdynia si sarebbe concluso entro l’estate 2008. La Commissione ha replicato con lettera del 28 febbraio 2008.

(34)

Con lettera del 29 febbraio 2008, protocollata il 3 marzo 2008, la Polonia ha inviato il primo progetto di un nuovo piano di ristrutturazione preparato da uno degli offerenti, Amber Sp. z o.o. Tale offerente, al quale il 20 marzo 2008 era stata concessa una temporanea esclusiva nella conduzione delle trattative, ha fornito un aggiornamento del progetto di piano di ristrutturazione in un’e-mail del 9 aprile 2008, protocollata il 24 aprile 2008, trasmettendo poi ulteriori informazioni nelle “Indicazioni principali per la ristrutturazione”, documento presentato a una riunione del 10 aprile 2008 e protocollato il 18 aprile 2008. Le informazioni predisposte dal secondo offerente sono pervenute successivamente, con lettera del 7 aprile 2008, protocollata il 18 aprile 2008, a seguito di un sollecito del 18 marzo 2008.

(35)

La Polonia ha fornito informazioni sugli sviluppi dei negoziati con Amber Sp. z o.o. in veste di offerente esclusivo con lettere del 28 marzo 2008, protocollata lo stesso giorno, 7 aprile 2008, protocollata il 18 aprile 2008, 23 aprile 2008, protocollata lo stesso giorno, e 25 aprile 2008, protocollata lo stesso giorno. Il 10 aprile 2008 è stata organizzata a Varsavia una riunione tra rappresentanti della Commissione, di Stocznia Gdynia, di Amber Sp. z o.o. e delle autorità polacche. La Polonia ha trasmesso alla Commissione il verbale della riunione con lettera del 7 maggio 2008, protocollata il 13 maggio 2008.

(36)

La Commissione ha formulato osservazioni sull’avanzamento del processo di privatizzazione con lettere del 21 e 30 aprile 2008.

(37)

Con lettera del 12 maggio 2008, protocollata lo stesso giorno, la Polonia ha comunicato alla Commissione che Amber Sp. z o.o. si era ritirata dal processo di privatizzazione. Infine, con lettera del 26 maggio 2008, protocollata il 27 maggio 2008, le autorità polacche hanno segnalato alla Commissione che, il 15 maggio 2008, il ministro del Tesoro aveva deciso di chiudere il processo di privatizzazione nell'ambito della procedura di invito a intavolare trattative con gli offerenti le cui proposte erano state ammesse alla procedura indetta nel 2007.

(38)

Le autorità polacche hanno altresì segnalato alla Commissione che stavano intraprendendo passi per rilanciare il processo di privatizzazione al fine di sottoscrivere accordi di privatizzazione nel novembre 2008. A partire dal 3 giugno 2008, la Polonia ha inviato alla Commissione relazioni giornaliere sui passi intrapresi dalle varie parti interessate nel rinnovato processo di privatizzazione. Con lettera del 6 giugno 2008, protocollata lo stesso giorno, la Polonia ha trasmesso alla Commissione il “memorandum su Stocznia Gdynia” del 2 giugno 2008 (in prosieguo “memorandum del 2008”).

(39)

Su richiesta delle autorità polacche, il 10 giugno 2008 si è svolta una riunione tra rappresentanti della Commissione, delle autorità polacche e di ISD Polska, presentata alla Commissione quale potenziale acquirente di Stocznia Gdynia. Un’altra riunione tra la Commissione e le autorità polacche ha avuto luogo il 13 giugno 2008.

(40)

Con lettera del 26 giugno 2008, protocollata lo stesso giorno, la Polonia ha inviato un progetto di piano di ristrutturazione per Stocznia Gdynia e Stocznia Gdańsk preparato da ISD Polska (proprietaria di Stocznia Gdańsk) e un progetto di piano di ristrutturazione per Stocznia Gdynia stilato da Polish Shipbuilding Company (in prosieguo “PSC”).

(41)

Con lettera del 4 luglio 2008, la Commissione ha chiesto chiarimenti su alcuni aspetti relativi al progetto di piano di ristrutturazione predisposto da ISD Polska. La Polonia ha replicato con lettere del 7 e 8 luglio 2008, protocollate lo stesso giorno. L’8 luglio 2008 è stata organizzata una riunione tra rappresentanti delle autorità polacche, di ISD Polska e della Commissione.

(42)

Con lettera del 14 luglio 2008, la Polonia si è impegnata a fornire alla Commissione un piano di ristrutturazione completo entro il 12 settembre 2008.

(43)

Il 16 luglio 2008, la Commissione ha accettato in via preliminare la valutazione e le conclusioni esposte in un progetto di decisione di chiusura del procedimento di indagine formale, in cui si è dichiarato che gli aiuti concessi a favore di Stocznia Gdynia erano incompatibili con il mercato comune e dovevano essere restituiti. Tuttavia, alla luce della lettera pervenuta dalle autorità polacche in data 14 luglio 2008, la Commissione ha deciso di rinviare l’adozione della decisione allo scopo di valutare se il nuovo piano di ristrutturazione, che doveva essere sottoposto dalle autorità polacche entro il 12 settembre 2008, sarebbe stato in grado di migliorare sostanzialmente la situazione consentendo di ritenere gli aiuti compatibili con il mercato comune.

(44)

Da allora, la Polonia ha inviato alla Commissione aggiornamenti settimanali sul processo di privatizzazione (lettere del 28 luglio, 4 agosto, 12 agosto, 21 agosto, 25 agosto, 1o settembre, 8 settembre, 16 settembre e 23 settembre, protocollate lo stesso giorno).

(45)

Con lettera del 18 luglio, protocollata il 21 luglio, la Polonia ha chiesto tre tornate negoziali con la Commissione in merito al progetto di piano di ristrutturazione al fine di predisporre una versione definitiva che incorporasse le osservazioni della Commissione. La Commissione ha accettato il programma con lettera del 31 luglio.

(46)

Tuttavia, la prima riunione ufficiosa tra le autorità polacche e la Commissione è stata rinviata al 21 agosto 2008. Un ulteriore incontro con le autorità polacche, alla presenza di ISD Polska, si è svolto il 2 settembre 2008. La Polonia ha presentato informalmente il progetto di piano di ristrutturazione di ISD Polska il 28 agosto 2008 e una sua versione modificata l’8 settembre 2008.

(47)

Con lettera del 12 settembre 2008, protocollata lo stesso giorno, la Polonia ha trasmesso il piano di ristrutturazione definitivo di ISD Polska per Stocznia Gdynia e Stocznia Gdańsk.

(48)

Con lettera del 16 settembre 2008, protocollata il 17 settembre 2008, la Polonia ha presentato un progetto di accordo di privatizzazione tra ISD Polska e il Tesoro polacco.

(49)

Il 30 settembre 2008 si è svolta una riunione tra le autorità polacche e la Commissione alla quale hanno partecipato rappresentanti di ISD Polska.

(50)

Con lettera del 27 ottobre 2008, la Commissione ha comunicato alle autorità polacche le condizioni quadro per l’attuazione della presente decisione. Con lettera del 3 novembre 2008, protocollata il 4 novembre 2008, la Polonia si è impegnata a rispettare integralmente dette condizioni. La Commissione ha accettato tale impegno tramite lettera del 6 novembre 2008.

(51)

Con lettera del 14 giugno 2007, la Commissione ha chiesto alle autorità polacche di fornire una sintesi di tutti gli aiuti di Stato concessi al cantiere dopo l’adesione della Polonia all’Unione europea il 1o maggio 2004. La Polonia ha replicato con lettera dell’11 luglio 2007, protocollata lo stesso giorno. La Commissione ha chiesto ulteriori precisazioni tramite lettera del 13 novembre 2007, alla quale la Polonia ha risposto con lettera del 9 gennaio 2008, protocollata lo stesso giorno. La Polonia ha comunicato alla Commissione ulteriori aiuti concessi a favore di Stocznia Gdynia con lettere del 6 dicembre 2007, protocollata lo stesso giorno, 12 febbraio 2008, protocollata il 13 febbraio 2008, e 6 giugno 2008, protocollata lo stesso giorno.

II.   DESCRIZIONE DETTAGLIATA DEGLI AIUTI

1.   IMPEGNO CORRISPONDENTE

(52)

Il beneficiario degli aiuti è Stocznia Gdynia, cantiere navale con sede nella regione di Danzica-Gdynia-Sopot a nord della Polonia.

(53)

La Commissione ritiene che, conformemente alle norme in materia di aiuti di Stato, le imprese della regione possono usufruire di aiuti nell’ambito dell’obiettivo “convergenza” (4) dei fondi strutturali e nell’ambito del fondo di coesione (5). In particolare, le imprese ubicate nella regione possono potenzialmente beneficiare di sostegno nel quadro degli assi prioritari del programma operativo regionale volti a supportare le piccole e medie imprese, gli interventi di innovazione e trasferimento di tecnologia (destinati alla creazione a lungo termine di posti di lavoro) e lo sviluppo di infrastrutture sociali ed educative per la formazione professionale e permanente. Inoltre, tali imprese possono anche usufruire dei programmi operativi riguardanti l’economia innovativa e le risorse umane, questi ultimi specificamente intesi ad aiutare imprese e mercato del lavoro ad adeguarsi ai cambiamenti che intervengono in ambito economico, ivi compresi i processi di ristrutturazione.

(54)

Stocznia Gdynia si occupa di costruzione navale, produzione di scafi e costruzione di ponti in acciaio, offrendo servizi sia nel settore della cantieristica navale sia al di fuori di esso.

(55)

Tra i principali soci (6) di Stocznia Gdynia vi sono il Tesoro, titolare del 32 % del capitale sociale, pari al 35 % dei diritti di voto, Ray Car Carriers Ltd (rispettivamente 16 % e 22 %), Korporacja Polskie Stocznie S.A. (rispettivamente 10 % e 6 %), l’agenzia di sviluppo industriale (Agencja Rozwoju Przemysli S.A.) (rispettivamente 9 % e 13 %) e Stoczniowy Fundusz Inwestycyjny S.A. (rispettivamente 7 % e 5 %). Nessuno dei soci restanti ha una partecipazione superiore al 4 %.

(56)

Stocznia Gdynia è l'impresa madre del gruppo Stocznia Gdynia, che comprende dodici controllate. Fino a poco tempo fa, Stocznia Gdańsk S.A. era una delle controllate, ma con l’accordo dell’ottobre 2007 Stocznia Gdynia ha venduto la sua partecipazione residua in Stocznia Gdańsk al nuovo socio di maggioranza di Stocznia Gdańsk S.A. Resta nondimeno il fatto che, dal 1998 all’autunno 2006, Stocznia Gdynia era titolare della maggioranza delle quote di Stocznia Gdańsk S.A. (già Stocznia Gdańsk – Grupa Stoczni Gdynia) e, pertanto, la ristrutturazione dei due cantieri avveniva parallelamente.

(57)

I principali prodotti per la cantieristica navale di Stocznia Gdynia sono navi portacontainer da 1 100 a 5 000 TEU e navi Ro-Ro per il trasporto di autovetture con capacità di carico da 2 100 a 6 000 mezzi. Tra gli altri prodotti, vi sono navi polivalenti, petroliere e navi cisterna per prodotti chimici, navi per carichi alla rinfusa e navi per il trasporto di gas liquefatto di petrolio.

(58)

Nel segmento delle navi portacontainer fino a 3 000 TEU, i concorrenti più importanti sono i cantieri navali europei Aker Ostsee e Volkswerft Stralsund in Germania, oltre a quelli cinesi e coreani. Il cantiere produce le navi per il trasporto di autovetture più grandi del mondo (in termini di portata lorda) e la sua quota del portafoglio mondiale di ordini per tali prodotti è pari all’11 % (7). Nessun altro cantiere navale dell’Unione produce navi per il trasporto di autovetture di tali dimensioni e l’unico concorrente in Europa è il croato Uljanik. Gli altri concorrenti di Gdynia sono coreani e giapponesi.

(59)

Tra il 2002 e il 2006, Stocznia Gdynia ha prodotto 48 navi. Nel 2004, il cantiere si è classificato tra i 13 più importanti a livello mondiale in termini di portafoglio di ordini (misurato in tonnellaggio lordo compensato). Nel 2005, occupava il 21o posto, ma era ancora il più grande cantiere europeo.

(60)

Attualmente (aprile 2008) (8), il suo portafoglio di ordini è rappresentato da 16 contratti (12 navi per il trasporto di autovetture e 4 navi portacontainer) per un volume totale di 581 000 tonnellate lorde compensate (TLC) in consegna nel 2008 e 2009.

(61)

Le principali strutture di produzione di Stocznia Gdynia sono costituite da due bacini di carenaggio, rispettivamente denominati SD I e SD II.

(62)

Nell’agosto 2007, Stocznia Gdynia aveva 4 611 addetti, di cui il 68 % direttamente associato al processo di produzione (9). Tale numero rappresenta una riduzione del 26 % rispetto al dicembre 2004, allorquando il cantiere occupava 6 249 addetti (10).

(63)

Il gruppo Stocznia Gdynia ha incontrato le prime difficoltà nel 2002. Il piano di ristrutturazione del 2004 spiega che i fattori che hanno contributo a creare la difficile situazione finanziaria erano esterni come, per esempio, la concorrenza asiatica, la rivalutazione dello zloty rispetto al dollaro americano, l’aumento dei prezzi dell’acciaio e i problemi incontrati nell’accedere ai finanziamenti a seguito del fallimento di Stocznia Szczecin Porta Holding S.A. e del crollo di una gru a ponte presso il cantiere di Gdynia, durante una violenta tempesta nel 1999. Nel tentativo di rispettare gli impegni assunti in termini di ordini, soprattutto dopo l’acquisizione di Stocznia Gdańsk nel 1998 che ha incrementato il suo potenziale produttivo, Stocznia Gdynia ha preso una serie di decisioni a livello di gestione che si sono rivelate problematiche. Il cantiere ha assunto rischi progettuali, tecnologici, finanziari e commerciali (nuovi prodotti, prototipi e costruzione in perdita in navi nuove per il cantiere come piccole navi per carichi alla rinfusa, navi cisterna per prodotti chimici, navi Ro-Ro, navi gasiere, navi miste container/portarinfuse e navi per carico misto). Anche il ritmo al quale Stocznia Gdynia ha ridotto i costi di produzione non è stato sufficiente.

(64)

Tali difficoltà sono proseguite durante tutto il processo di ristrutturazione. Secondo il piano di ristrutturazione del 2006, i motivi delle difficoltà persistenti erano la rivalutazione dello zloty rispetto al dollaro americano e un aumento senza precedenti dei prezzi dell’acciaio, elementi non rispecchiati nei contratti stipulati dal cantiere. A ciò si è sommata la mancanza di risorse finanziarie per attuare operazioni di radicale ristrutturazione.

(65)

Le difficoltà finanziarie del gruppo lo hanno portato ad accumulare arretrati nella corresponsione delle retribuzioni e nella liquidazione dei debiti commerciali, con conseguenti carenze di materiali, rallentamenti nella produzione e aumenti dei costi (consumo di manodopera, penali), oltre a notevoli ritardi nell’esecuzione dei contratti.

(66)

La situazione finanziaria di Stocznia Gdynia è progressivamente peggiorata.

Tabella 1

Attività di Stocznia Gdynia

[milioni di zloty]

 

2002

2003

2004

2005

2006

2007

Volume di affari

1 724

891

1 327

1 599

1 259

1 040

Risultato

– 477

– 190

–77

– 114

– 292

– 311

Capitale proprio

 

 

– 288

– 285

– 576

– 928

Fonte: piano di ristrutturazione del 2006 e memorandum.

(67)

Nel 2008 e 2009, il cantiere prevede di subire ulteriori perdite notevoli considerato il suo attuale portafoglio di ordini (11).

2.   DECISIONE DI AVVIARE UN PROCEDIMENTO A NORMA DELL’ARTICOLO 88, PARAGRAFO 2, DEL TRATTATO CHE ISTITUISCE LE COMUNITÀ EUROPEE (CE)

(68)

Nella decisione di avvio di un procedimento di indagine formale, la Commissione ha segnalato che alcuni interventi notificatile ai sensi dell’allegato IV, punto 3, del trattato di adesione costituivano nuovi aiuti in quanto erano stati concessi dopo l’adesione della Polonia all’Unione europea il 1o maggio 2004 o non erano ancora stati concessi all’atto della decisione. La Commissione ha elencato tali interventi nell’allegato I, parte B, della decisione.

(69)

La Commissione stabiliva anche, tuttavia, che una serie di interventi citati nell’allegato I, parte A, della decisione erano stati concessi a favore di Stocznia Gdynia prima del 1o maggio 2004 e non erano applicabili dopo l’adesione, secondo la definizione contenuta nell’allegato IV, punto 3, del trattato di adesione, ragion per cui non sarebbero stati esaminati nel quadro della procedura di cui all’articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE. Tali interventi non rientrano dunque nell’ambito di applicazione della presente decisione, sebbene sia stato necessario tenerli presente nella valutazione della compatibilità con il mercato comune degli interventi concessi invece dopo l’adesione.

(70)

In sintesi, la Commissione obiettava che non era stata presa una decisione giuridicamente vincolante sugli interventi di cui all’allegato I, parte B, della decisione prima dell’adesione, pur riconoscendo che erano stati intrapresi vari passi preliminari verso una siffatta decisione.

(71)

In merito alla ristrutturazione dei debiti nei confronti di enti pubblici nell’ambito della procedura prevista dal “capitolo 5a” sulla base della legge in materia di aiuti di Stato (imprese di particolare rilevanza per il mercato del lavoro) del 30 ottobre 2002, come emendata (12), la Commissione concludeva che la decisione di ristrutturazione del presidente dell’agenzia di sviluppo industriale, agenzia del governo responsabile dell’amministrazione della procedura di cui al “capitolo 5a”, era giuridicamente vincolante. Nella fattispecie, però, prima dell’adesione non è stata resa nota alcuna decisione di ristrutturazione (13). Per tale motivo, la decisione di approvazione del piano di ristrutturazione del 2004 emessa dal presidente dell’agenzia per lo sviluppo industriale in data 19 aprile 2004 non ha risposto ai requisiti procedurali e sostanziali per essere considerata una decisione di ristrutturazione.

(72)

La Commissione ha accettato la spiegazione della Polonia secondo cui gli interessi maturati su detti debiti nei confronti di enti pubblici, vista la loro natura accessoria, sarebbero stati automaticamente azzerati insieme al capitale senza necessità di una decisione distinta.

(73)

La Commissione non ravvisava però elementi di prova di alcuna decisione giuridicamente vincolante in merito a una serie di interventi, tra cui svariate garanzie per la produzione, un conferimento di capitale, un’emissione di obbligazioni e una capitalizzazione del debito, elencati come interventi 28-34 nell’allegato I, parte B, della decisione. La Commissione contestava in particolare la principale argomentazione della Polonia, ossia che tali interventi erano stati inseriti nel piano di ristrutturazione del 2004 per Stocznia Gdynia approvato dal consiglio di vigilanza del cantiere, con obbligo di attuazione degli interventi da parte delle autorità competenti a seguito del voto favorevole dei rappresentanti del Tesoro.

(74)

La Commissione rilevava soprattutto che, poiché i soci non avevano intrapreso i passi necessari in tal senso, il consiglio di vigilanza non era autorizzato ad adottare decisioni che avrebbero avuto ripercussioni finanziarie sui soci. Inoltre, la Commissione sottolineava che, pur ipotizzando che il consiglio di vigilanza avesse il potere di prendere una siffatta decisione a nome e per conto dei soci, non era comunque chiaro se tale decisione avrebbe creato un obbligo positivo da parte del Tesoro a concedere aiuti di Stato, poiché generalmente non è possibile assimilare azioni intraprese dallo Stato in quanto operatore del mercato ad azioni intraprese dallo Stato nel perseguimento di varie finalità di natura pubblica.

(75)

Quanto all’intervento 32 dell’allegato I, parte B, della decisione (conferimento di capitale di 40 milioni di zloty), la Commissione nutriva dubbi circa la legalità in termini di legge della decisione che obbligava il Tesoro a procedere a un aumento di capitale prima dell’adesione della Polonia, visto che non era stato rispettato il requisito di registrazione entro sei mesi, presso il tribunale competente, di qualunque aumento di capitale.

(76)

Avendo osservato che una serie di interventi a favore di Stocznia Gdynia costituivano nuovi aiuti, la Commissione ha manifestato dubbi circa il rispetto delle condizioni per approvarli come aiuti alla ristrutturazione.

3.   OSSERVAZIONI DELLE PARTI INTERESSATE

a)    Osservazioni di Stocznia Gdynia

(77)

La beneficiaria ha formulato due ordini di argomentazioni: in merito alla competenza della Commissione per quanto concerne gli interventi elencati nell’allegato I, parte B, della decisione e in merito ai dubbi della Commissione circa la compatibilità di tali aiuti con il mercato comune nella misura in cui venivano considerati nuovi aiuti.

(78)

Quanto alla ristrutturazione dei debiti nei confronti di enti pubblici di cui al capitolo 5a, la beneficiaria asseriva che l’aggiudicazione degli aiuti costituiva una decisione di ristrutturazione da parte del presidente dell’agenzia di sviluppo industriale. Essa sosteneva, tuttavia, come aveva fatto la Polonia nella fase iniziale dell’esame della Commissione, che la corrispondente decisione era stata adottata dall’agenzia prima dell’adesione, il 19 aprile 2004.

(79)

Il beneficiario obiettava che il consenso manifestato da tutti i singoli creditori pubblici alla ristrutturazione di cui al capitolo 5a rappresentava un’aggiudicazione degli aiuti prima dell’adesione (14).

(80)

Contrariamente a quanto dichiarato dalla Polonia nella prima fase dell’esame della Commissione, il beneficiario asseriva che, dopo il 30 giugno 2003, non era maturato alcun interesse di mora sui debiti nei confronti di enti pubblici ristrutturati nell’ambito del capitolo 5a.

(81)

A ciò aggiungeva che l’esposizione esatta dello Stato rispetto all’intervento 32 (conferimento di capitale) era stata resa nota prima dell’adesione, ragion per cui si doveva ritenere che gli aiuti fossero stati concessi prima dell’adesione.

(82)

Il beneficiario ha formulato osservazioni anche su altri aspetti della decisione, sottolineando per esempio che le garanzie per la produzione prestate al cantiere da Export Credit Insurance Corporation non costituivano aiuti di Stato. Il beneficiario sosteneva che il regime di garanzie di Export Credit Insurance Corporation è un sistema di autofinanziamento in cui, a lungo termine, i premi incassati superano i rischi coperti e gli importi effettivamente erogati, descrivendo a tal fine le condizioni in cui Export Credit Insurance Corporation rilascia le garanzie in questione (premi e tipi di garanzie reali richiesti).

(83)

Quanto alla necessità che gli aiuti si limitassero al minimo indispensabile, il beneficiario obiettava che l’ammontare degli aiuti era stato limitato allo stretto necessario e sarebbe stato giustificato concederne di più se fossero stati disponibili. Inoltre, il beneficiario lasciava intendere che, anche se la Commissione avesse definito in maniera restrittiva i costi di ristrutturazione (ossia non includendovi i costi di gestione del cantiere), la componente di finanziamento di tali costi esenti da aiuti di Stato sarebbe stata dell’ordine del 30 %, per cui conforme agli orientamenti in materia di ristrutturazione del 1999 (15).

(84)

Il beneficiario ribatteva inoltre che gli aiuti di Stato concessi a favore di Stocznia Gdynia non distorcevano la concorrenza in Europa, asserendo che la reale minaccia concorrenziale per i cantieri navali europei era rappresentata dall’Estremo Oriente. Il beneficiario riconosceva che le navi portacontainer venivano costruite anche da altri cantieri europei, specialmente in Germania, ma obiettava che quelle costruite in Germania erano diverse in termini di caratteristiche tecniche e progettuali, aggiungendo che nessun altro cantiere europeo costruiva navi per il trasporto di autovetture e che pertanto Stocznia Gdynia non era in concorrenza con altri cantieri comunitari in tale segmento.

(85)

Da ultimo, il beneficiario asseriva che la sua ristrutturazione sarebbe stata definitivamente conclusa entro la fine del 2007.

b)    Osservazioni di altre parti interessate

(86)

La Danimarca e Danish Maritime manifestavano sostegno agli sforzi profusi dalla Commissione per garantire che gli aiuti di Stato fossero concessi in linea con le norme applicabili, sottolineando che, vista la situazione di concorrenza esistente sul mercato mondiale della costruzione navale, diversi cantieri danesi avevano chiuso o erano falliti senza che fosse erogato loro alcun aiuto di Stato. Le due parti interessate confermavano altresì che la gamma di prodotti dei cantieri navali danesi era simile a quella dei cantieri polacchi, ragion per cui i cantieri danesi avrebbero potuto subire una concorrenza sleale. La Danimarca esortava inoltre la Commissione a chiedere a Stocznia Gdynia di ridurre la propria capacità in modo da non utilizzare gli aiuti di Stato per aumentare la capacità eccedentaria a livello mondiale.

(87)

Ray Car Carriers, principale cliente di Stocznia Gdynia e suo socio di minoranza, sottolineava l’importanza del cantiere per la sua attività, visti i contratti già in essere. Ray Car Carriers era del parere che, grazie alla sua direzione e alla sua forza lavoro altamente qualificata, il cantiere poteva diventare uno dei migliori in Europa se fosse stato ristrutturato e avesse ricevuto aiuti di Stato allo scopo.

(88)

Il sindacato Solidarność ribadiva l’aggravamento della situazione del cantiere asserendo che era necessario ristrutturarlo rapidamente e, in tale contesto, descriveva alcuni interventi di ristrutturazione già intrapresi, esprimendo il convincimento che, grazie alla tecnologia e alla forza lavoro disponibile, si sarebbe potuto posizionare tra i cantieri europei in attivo. Era dunque indispensabile attuare il piano di ristrutturazione.

(89)

L’associazione polacca dei costruttori navali Forum Okrętowe spiegava i motivi per i quali il cantiere versava in una situazione di difficoltà ed ha espresso il proprio appoggio al processo di ristrutturazione e all’uso di aiuti di Stato a tal fine.

c)    Osservazioni della Polonia

(90)

Analogamente al beneficiario, la Polonia si soffermava sia sull’aspetto della competenza sia su quello della compatibilità.

(91)

Quanto alla ristrutturazione dei debiti nei confronti di enti pubblici di cui al capitolo 5a, la Polonia non ha formulato ulteriori argomentazioni. In risposta ai commenti del beneficiario, però, la Polonia si dichiarava in disaccordo con la sua interpretazione del diritto polacco.

(92)

Per quanto concerne gli interventi 28-34 dell’allegato I, parte B, della decisione, la Polonia non ha replicato alle conclusioni della Commissione riportate nella decisione di apertura dell’esame formale, avanzando tuttavia una nuova argomentazione secondo cui le dichiarazioni dei rappresentanti di varie autorità pubbliche nell’ambito del team per il comparto della costruzione navale in merito ai piani di ampliamento di tali interventi avrebbero dovuto essere considerate impegni ufficiali. Tali dichiarazioni erano state rilasciate prima dell’adesione.

(93)

Per quanto concerne l’intervento 32 (conferimento di capitale), la Polonia asseriva che, nella misura in cui il Tesoro aveva agito in occasione delle assemblee dei soci in veste di proprietario di Stocznia Gdynia, tale azione non era dissociabile dalle sue azioni in veste di amministrazione aggiudicatrice di aiuti pubblici.

(94)

Nel contempo, la Polonia riconosceva che, mentre le azioni riguardanti i conferimenti di capitale rientrano nella sfera della proprietà (dominium) e sono soggette al diritto civile, in caso di aumento del capitale azionario di un’impresa, il ministro (per il Tesoro) era tenuto a osservare ulteriori norme di diritto pubblico che non valgono per i normali operatori del mercato (imperium).

(95)

La Polonia spiegava poi che la regola dei sei mesi (termine per la registrazione delle sottoscrizioni di quote presso il tribunale) era unicamente un requisito formale che non produceva alcun effetto sulla decorrenza dell’obbligo di sottoscrizione delle quote da parte del socio. Secondo la Polonia, tale obbligo sussisteva dal 2004, prima dell’adesione, e il suo adempimento richiedeva unicamente l’adozione di una nuova delibera su un aumento del capitale sociale del cantiere, adozione avvenuta il 4 marzo 2005. La sottoscrizione da parte del Tesoro era stata successiva (23 giugno 2005).

(96)

Per quanto concerne la compatibilità dei nuovi aiuti di Stato con il mercato comune, la Polonia affermava che il piano di ristrutturazione del 2004 costituiva una solida base economica per il processo di ristrutturazione del cantiere. La Polonia riconosceva che il processo di ristrutturazione veniva attuato con risorse finanziarie limitate. Le autorità polacche fornivano quindi una breve descrizione degli interventi di ristrutturazione contenuti nel piano del 2004 per dimostrare che il fine della ristrutturazione non era meramente finanziario, difendendo in tal modo le misure compensative proposte nel piano di ristrutturazione del 2004 e attuate nell’ambito del gruppo Stocznia Gdynia. Quanto alla necessità che gli aiuti si limitassero al minimo indispensabile, la Polonia ha replicato che gli aiuti non erano utilizzati per altri fini che non fossero la ristrutturazione e sosteneva che l’intensità degli aiuti (aiuti in percentuale rispetto ai costi di ristrutturazione totali, compresi i costi di esercizio) era pari al 31 %. La Polonia asseriva che la rinegoziazione dei prezzi dei contratti, unitamente agli utili maturati e al flusso di cassa positivo generato in futuro dal cantiere, dovevano considerarsi un “contributo proprio”.

(97)

Le autorità polacche illustravano dettagliatamente il funzionamento del sistema di garanzie di Export Credit Insurance Corporation e asserivano che tali garanzie non costituivano aiuti di Stato.

4.   DESCRIZIONE CRONOLOGICA DEGLI EVENTI DECISIVI SUCCESSIVI ALLA DECISIONE DI APERTURA DELL’ESAME FORMALE DELLA COMMISSIONE

(98)

Di seguito si sintetizzano l’iter dell’esame della Commissione e gli eventi verificatisi durante il suo svolgimento.

(99)

In risposta alla decisione di avvio di un procedimento di indagine formale della Commissione, nell’autunno 2005, le autorità polacche fornivano due ordini di precisazioni: da un lato, contestavano la competenza della Commissione in merito agli interventi definiti nuovi aiuti nella sua decisione; dall’altro, asserivano che, quand’anche tali interventi fossero stati nuovi aiuti, erano comunque compatibili con il mercato comune come aiuti alla ristrutturazione. La reazione di Stocznia Gdynia alla decisione della Commissione era analoga. Ambedue le risposte sono state descritte in precedenza.

(100)

A supporto della propria argomentazione in merito alla compatibilità degli aiuti, la Polonia ha fornito alla Commissione il piano di ristrutturazione di Stocznia Gdynia del 2004, identico al piano di ristrutturazione per il quale la Commissione aveva aperto l’esame formale dubitando della sua credibilità e solidità. Nondimeno, la Commissione analizzava attentamente anche il piano di ristrutturazione del 2004, coadiuvata tra l’altro da un consulente esterno, per concludere che tale piano non rispettava alcun requisito per l’approvazione di aiuti alla ristrutturazione previsto dai relativi orientamenti. Alla riunione del 22 febbraio 2006, la Commissione esponeva i propri dubbi principali alle autorità polacche, sottolineando le lacune più importanti del piano di ristrutturazione del 2004: investimenti ridotti, basso livello di produttività previsto, costi di produzione elevati, soprattutto spese generali, e rafforzamento insufficiente della base di capitale proprio del cantiere. Gli aiuti erogati al cantiere dovevano considerarsi aiuti al funzionamento, ossia a sostegno della ristrutturazione del debito e della continuità operativa del cantiere.

(101)

Nel dicembre 2005, la Commissione apprendeva da fonti pubbliche (16) che era stato creato un gruppo di capitali di proprietà pubblica, Korporacja Polskie Stocznia (in prosieguo “KPS”), il cui scopo era riunire i tre cantieri polacchi più importanti di Gdynia, Danzica e Szczecin sotto un unico ombrello (in prosieguo “piano di consolidamento”). Il principale ruolo di KPS era finanziare la produzione dei cantieri. La Polonia non ha notificato il piano di consolidamento alla Commissione in alcuna fase della procedura, né prima né dopo la decisione di apertura dell’esame formale.

(102)

Nel contempo, la Commissione apprendeva dalla stampa che erano in corso trattative per vendere a investitori strategici i cantieri di Gdynia e Danzica e separare le due imprese, che sino ad allora avevano operato all’interno dello stesso gruppo. Con lettera del 13 gennaio 2006, la Commissione ha chiesto al governo polacco di illustrare la sua vera strategia per Stocznia Gdynia.

(103)

Con lettera del 20 febbraio 2006, la Polonia ha confermato che in precedenza era stato effettivamente ipotizzato un piano di consolidamento, ma soggiungeva che tale piano era stato scartato e a breve sarebbe stata adottata una nuova strategia di ristrutturazione per il settore polacco della costruzione navale.

(104)

Alla riunione del 22 febbraio 2006 e con lettera del 13 marzo 2006, le autorità polacche comunicavano alla Commissione che il piano di ristrutturazione del 2004 era superato e doveva essere modificato. Le autorità polacche si impegnavano a presentare il piano di ristrutturazione modificato entro il giugno 2006, delineando peraltro le principali caratteristiche della nuova strategia di ristrutturazione per il settore polacco della costruzione navale. Innanzi tutto, era necessario scindere Stocznia Gdańsk dal gruppo Stocznia Gdynia il prima possibile. In secondo luogo, il governo doveva autorizzare un conferimento di capitale privato nei cantieri di Danzica e Gdynia per l’obiettivo a lungo termine di giungere a una loro totale privatizzazione.

(105)

L’assemblea generale di Stocznia Gdynia del 19 aprile 2006 deliberava un aumento di capitale per portarlo a 300 milioni di zloty, incaricando il consiglio di amministrazione di ricercare investitori interessati a partecipare all’operazione, ragion per cui successivamente, il 10 maggio 2006 veniva divulgato il memorandum del 2006 ai potenziali investitori, di cui 80 contattati direttamente dal consulente per la privatizzazione di Stocznia Gdynia. Stocznia Gdynia riceveva due offerte preliminari di partecipazione all’aumento di capitale, una dal produttore di acciaio ucraino Donbas, l’altra dal principale cliente del cantiere, Ray Car Carriers. I due proponenti presentavano infine le proprie offerte vincolanti il 28 agosto 2006, subordinate tuttavia alla copertura del debito e alla sua cancellazione da parte del venditore, lo Stato. Secondo il calendario preannunciato dalla Polonia (lettera del 26 settembre 2006), i negoziati con i due offerenti dovevano concludersi entro la fine dell’ottobre 2006 e la sottoscrizione delle nuove quote doveva avvenire entro il 15 dicembre 2006.

(106)

La Commissione riceveva il primo progetto di piano di ristrutturazione del 2006 in data 9 giugno 2006. Avendo visitato il cantiere e ricevuto il parere del consulente esterno, la Commissione ha espresso gravi preoccupazioni circa detto progetto nel corso dell’ispezione in loco del 13 giugno 2006 e per iscritto il 17 luglio, sottolineando che il piano non pareva abbastanza lungimirante per garantire il recupero della redditività a lungo termine del cantiere, non conteneva indicazioni in merito al finanziamento della ristrutturazione, non ha fornito una reale prospettiva di finanziamento della ristrutturazione con risorse esenti da aiuti di Stato e, da ultimo, non proponeva misure compensative. In relazione al continuo ricorso a garanzie prestate da Export Credit Insurance Corporation, agenzia del governo, per finanziare le navi, la Commissione ha segnalato al cantiere e alle autorità polacche che tali garanzie costituivano aiuti di Stato.

(107)

Nonostante tali commenti, il piano di ristrutturazione del 2006 presentato infine in Polonia nel settembre 2006, con un ritardo di due mesi, non differiva sostanzialmente dal primo progetto. Le principali critiche mosse dalla Commissione al piano di ristrutturazione del 2006 sono sintetizzate più avanti.

(108)

A una riunione organizzata il 7 dicembre 2006 e con lettera del 29 gennaio 2007, la Commissione ha comunicato alle autorità polacche che un’analisi preliminare aveva portato alla conclusione che il piano di ristrutturazione del 2006 non rispettava alcun requisito per l’approvazione di aiuti alla ristrutturazione nell’ambito degli orientamenti allora in vigore.

(109)

Le autorità polacche annunciavano a detta riunione che era loro intenzione rilanciare la privatizzazione di Stocznia Gdynia con una procedura aperta e trasparente al fine di coinvolgere un investitore privato che assumesse il controllo totale del cantiere. La Polonia indicava che il processo di privatizzazione doveva concludersi entro il giugno 2007. In attesa della preparazione dei documenti relativi alla privatizzazione, la Polonia ha chiesto alla Commissione di formulare una dichiarazione in merito alle misure compensative necessarie per Stocznia Gdynia in maniera che i potenziali investitori potessero disporre delle informazioni corrette.

(110)

Nei mesi successivi, Stocznia Gdynia proseguiva le trattative con i due investitori, Donbas e Ray Car Carriers, che presentavano le proprie offerte nell’agosto 2006. Nel contempo, il governo predisponeva vari documenti relativi alla privatizzazione al fine di rilanciarne il processo nel caso in cui i negoziati non fossero andati a buon fine. Nel maggio 2007, il governo polacco annunciava che i negoziati erano falliti e il processo di privatizzazione sarebbe stato rilanciato. Con lettera del 22 giugno 2007, la Polonia ha presentato un nuovo calendario per il processo di privatizzazione indicando come possibile termine per il suo completamento il mese di dicembre 2007, ossia un semestre dopo la data ultima che la Polonia aveva inizialmente sottoscritto nel gennaio 2007. Con lettera del 31 luglio 2007, la Commissione ha comunicato che il processo di privatizzazione non poteva più essere rinviato, rammentando anche alla Polonia che, in quel momento, i requisiti secondo cui la redditività a lungo termine del cantiere doveva essere recuperata e la ristrutturazione doveva essere finanziata, almeno in parte, con risorse esenti da aiuti di Stato non sembravano essere rispettati.

(111)

Nel contempo, a seguito di un accordo raggiunto tra il commissario Kroes e il ministro Woźniak nel dicembre 2006, la Commissione intavolava discussioni approfondite con le autorità polacche e Stocznia Gdynia al fine di definire le necessarie misure compensative. Con lettera del 28 febbraio 2007, la Polonia si impegnava a chiudere il bacino di carenaggio SD I di Gdynia dopo aver evaso gli ordini in sospeso e aver completato gli investimenti necessari nel bacino di carenaggio SD II, ossia nel gennaio 2010.

(112)

Per verificare se tale proposta costituisse una vera misura compensativa, la Commissione ha chiesto a Stocznia Gdynia di fornire informazioni su vari aspetti. Infine, la Commissione ha segnalato alla Polonia, con lettera del 31 luglio 2007, di essere disposta in via preliminare a considerare la chiusura del bacino di carenaggio SD I quale misura compensativa sufficiente, a condizione che la chiusura comportasse lo smantellamento della struttura in maniera da non poter più svolgervi attività di assemblaggio e varo di navi e la chiusura avvenisse il 1o settembre 2009 o prima, qualora la nave 8185/04, l’ultima del portafoglio di ordini del cantiere in data 8 marzo 2007 fosse stata varata prima di detta data. Inoltre, nel 2009, il bacino SD I avrebbe potuto essere utilizzato unicamente per assemblare le due navi previste nel 2009 e non trasferibili nel bacino SD II (navi LPG 8185/03 e 8185/04). Le motivazioni della conclusione della Commissione sono descritte nel prosieguo.

(113)

La nuova procedura di privatizzazione basata sulla legge in materia di privatizzazioni del 30 agosto 1996 iniziava nel luglio 2007. Il 5 luglio 2007, l’assemblea generale di Stocznia Gdynia adottava una delibera su un aumento di capitale di 515 milioni di zloty. Le quote avrebbero dovuto essere sottoscritte dal Tesoro se la privatizzazione si fosse conclusa con esito positivo. Veniva predisposta un memorandum datata 4 luglio 2007, messa a disposizione dei potenziali investitori il 10 luglio 2007, ossia alla data di pubblicazione sulla stampa internazionale e polacca del relativo bando. Come descritto in precedenza in merito alla procedura, la Commissione ha trasmesso commenti sul memorandum di cui la Polonia teneva debitamente conto.

(114)

Osservando ulteriori ritardi nel processo di privatizzazione, la Commissione, con lettera del 3 ottobre 2007, invitava la Polonia a concluderlo senza indugio. Tramite lettera del 23 ottobre 2007, la Polonia ha comunicato alla Commissione che non era possibile concludere la privatizzazione entro il termine previsto, ossia la fine del 2007. La Polonia si impegnava invece a intraprendere negoziati con gli investitori scelti nel gennaio 2008. La Commissione ribadiva le proprie preoccupazioni in merito ai ritardi accusati con lettera del 30 novembre 2008, indicando che si aspettava che il nuovo proprietario di Stocznia Gdynia presentasse il primo progetto di un nuovo piano di ristrutturazione entro la fine del febbraio 2008. Tali richiesta veniva successivamente ribadita in numerose occasioni dalla Commissione. La Commissione frequentemente rammentava la necessità di rispettare rigorosamente il calendario della privatizzazione affermando che non pareva sussistere alcuna giustificazione per il rilancio del processo di privatizzazione da parte della Polonia.

(115)

La Polonia ha comunicato alla Commissione che undici imprese avevano chiesto il memorandum su Stocznia Gdynia e quattro avevano presentato offerte iniziali entro il termine del 1o ottobre 2007. Le quattro società venivano accettate per un esame di “due diligence”. Infine, entro il termine del 20 dicembre 2007, venivano formulate tre offerte vincolanti. Alla fine del gennaio 2008, la Polonia ha deciso di intavolare trattative con due dei suddetti investitori. A metà del febbraio 2008, la Polonia annunciava che il processo di privatizzazione di Stocznia Gdynia si sarebbe concluso entro l’estate del 2008, ossia un anno dopo il termine per il quale la Polonia si era inizialmente impegnata nel gennaio 2007.

(116)

Il 20 marzo 2008, uno degli investitori, Amber Sp. z o.o. (in prosieguo “Amber”), controllata di Złomrex, commerciante polacco di acciaio, otteneva l’esclusiva delle trattative, successivamente prorogata diverse volte, fino al 12 maggio 2008.

(117)

Il 29 febbraio 2008, la Polonia ha inviato alla Commissione un progetto di piano di ristrutturazione per Stocznia Gdynia preparato da Amber (17). Con un’e-mail del 9 aprile 2008, Amber ha fornito proiezioni finanziarie aggiornate. La Commissione ha formulato commenti verbali in merito a tale progetto in occasione di una riunione organizzata con rappresentanti delle autorità polacche, di Amber e di Stocznia Gdynia a Varsavia, il 10 aprile 2008, nonché osservazioni scritte con lettera del 21 aprile 2008.

(118)

A un incontro con le autorità polacche, il 12 maggio 2008, Amber annunciava di essersi ritirata dal processo di privatizzazione di Stocznia Gdynia. La Polonia ha comunicato alla Commissione tale sviluppo il medesimo giorno. Nella giustificazione della sua decisione trasmessa al Tesoro, Amber citava come principale motivo del suo recesso il fatto che, dopo un’analisi di “due diligence” approfondita della situazione, aveva concluso che il cantiere non sarebbe ritornato redditizio neppure dopo l’attuazione di interventi di ristrutturazione, anche se questi avessero comportato ingenti investimenti.

(119)

Il 15 maggio 2008, le autorità polacche hanno deciso di chiudere il processo di privatizzazione sotto forma di invito pubblico a intavolare trattative con gli offerenti le cui proposte erano state ammesse alla procedura indetta nel 2007.

(120)

Il 26 maggio 2008, la Polonia ha comunicato alla Commissione che il processo di privatizzazione era stato rilanciato. Nelle successive relazioni giornaliere, le autorità polacche hanno segnalato alla Commissione le azioni intraprese per individuare un acquirente per Stocznia Gdynia. La Polonia ha inviato varie lettere alla Commissione in cui potenziali investitori si dicevano interessati a essere tenuti al corrente del processo di privatizzazione in corso e ricevere il memorandum allorquando disponibile.

(121)

Alla riunione del 10 giugno 2008 emergeva che le autorità polacche stavano conducendo intense trattative con ISD Polska, società all’epoca proprietaria di Stocznia Gdańsk, sul possibile acquisto di Stocznia Gdynia e una fusione dei due cantieri. La Polonia proponeva nuove misure compensative, segnalando che il nuovo investitore aveva richiesto ulteriori aiuti di Stato quale condizioni preliminare per partecipare alla privatizzazione. La Polonia ha comunicato altresì alla Commissione che ISD Polska stava predisponendo un piano di ristrutturazione comune per ambedue i cantieri da sottoporre alla Commissione entro il 26 giugno 2008, in linea con la richiesta di informazioni adottata dalla Commissione in merito alla causa su aiuti di Stato C 18/05 (18).

(122)

Sollecitata dalle autorità polacche, la Commissione ha comunicato alla Polonia e a ISD Polska, in occasione della riunione del 10 giugno 2008 e nuovamente in occasione dell’incontro del 13 giugno 2008, che affinché ISD Polska potesse acquistare Stocznia Gdynia con l’intenzione di gestirla insieme al cantiere di Danzica era necessario rispettare determinate condizioni quadro. Tali condizioni prevedevano che ISD Polska avrebbe dovuto presentare un piano di ristrutturazione comune per ambedue i cantieri entro il 26 giugno 2008, contribuire in maniera significativa ai costi di ristrutturazione e adottare misure compensative di rilievo conformemente ai corrispondenti orientamenti. La Commissione asseriva che il contributo ai costi di ristrutturazione proposto da ISD Polska era inadeguato alla luce dell’ammontare degli aiuti di Stato che il cantiere aveva ricevuto in passato e degli ulteriori aiuti che ISD Polska aveva richiesto per la privatizzazione.

(123)

Con lettera del 6 giugno 2008, la Polonia ha segnalato alla Commissione che, il 3 giugno 2008, il governo aveva adottato una decisione riguardante un conferimento di capitale pari a 515 milioni di zloty a favore di Stocznia Gdynia, in parte per coprire le perdite previste sui contratti di costruzione navale esistenti.

(124)

Il 26 giugno 2008, la Commissione riceveva un progetto di piano di ristrutturazione datato giugno 2008 e preparato da ISD Polska dal titolo “Piano di ristrutturazione del nuovo cantiere di Danzica-Gdynia”, in cui si illustrava una strategia di ristrutturazione comune per i cantieri di Danzica e Gdynia [in prosieguo “piano di ristrutturazione comune (di ISD)”]. Alla Commissione perveniva inoltre un progetto di piano di ristrutturazione, datato anch’esso giugno 2008 e preparato da Polish Shipbuilding Company, intitolato “Piano di ristrutturazione di Stocznia Gdynia per il periodo 2008-2012” (in prosieguo “piano di ristrutturazione di PSC”). Di seguito è riportata una breve descrizione dei due piani.

(125)

Con lettera del 14 luglio 2008, la Polonia ha comunicato alla Commissione che la privatizzazione di Stocznia Gdynia proseguiva e ha chiesto una proroga per la definizione del piano di ristrutturazione da parte dei potenziali investitori. La Polonia si impegnava a presentare un piano di ristrutturazione definitivo per Stocznia Gdynia entro e non oltre il 12 settembre 2008.

(126)

La Commissione ha accettato di attendere la presentazione di un piano di ristrutturazione definitivo per prendere una decisione.

(127)

Il 12 settembre 2008, la Polonia sottoponeva il piano di ristrutturazione definitivo predisposto da ISD Polska denominato “Piano di ristrutturazione per il nuovo cantiere Danzica-Gdynia” (in prosieguo “piano di ristrutturazione comune del 12 settembre”), che è sostanzialmente una versione aggiornata del piano di ristrutturazione comune del 26 giugno 2008.

5.   PIANO DI RISTRUTTURAZIONE DEL 2006

(128)

Secondo il piano di ristrutturazione del 2006, le modifiche apportate al piano del 2004 si erano rese necessarie a seguito dei cambiamenti intervenuti nel clima macroeconomico, ovverosia la rivalutazione dello zloty rispetto al dollaro americano da PLN 4,1 a PLN 3,0 per USD e l’aumento del prezzo dell’acciaio da USD 300/t a USD 700/t, che avevano inciso negativamente sulla situazione economica del cantiere, sommandosi ad aiuti di Stato insufficienti, per cui il piano di ristrutturazione del 2004 non poteva essere attuato interamente.

(129)

Il piano di ristrutturazione del 2006 preparato dal cantiere con l’ausilio di Ernst & Young copriva il periodo dal 2006 al 2012. La maggior parte degli interventi, tuttavia, doveva essere attuata entro la fine del 2009. Il piano di ristrutturazione del 2004 copriva invece il periodo dal 2003 al 2008.

(130)

Gli obiettivi del piano di ristrutturazione del 2006 erano una limitazione effettiva dei costi di esercizio, il miglioramento dell’efficienza del cantiere e la garanzia della redditività del cantiere. A tal fine, il cantiere prima intendeva rinegoziare i contratti esistenti, eliminando in tal modo le perdite calcolate sulle navi il cui completamento era previsto nel 2006 e 2007. Inoltre, un programma di riduzione dei costi avrebbe tentato di contenere i costi di produzione.

a)    Strategia di vendita

(131)

La strategia di vendita ipotizzata consisteva nel concentrarsi sulle navi standard, vale a dire navi portacontainer e navi per il trasporto di autovetture. Il cantiere prevedeva inoltre di mantenere una certa capacità per mercati di nicchia qualora si fossero prospettate offerte redditizie.

b)    Ristrutturazione industriale e operativa

(132)

I principali interventi previsti erano i seguenti:

—

aumento dell’efficienza attraverso investimenti per 61 milioni di euro nel triennio 2007-2009. Tali investimenti dovevano eliminare gli strozzamenti esistenti nel processo di produzione (specialmente nella prefabbricazione dell’acciaio) e aumentare l’efficienza. Erano inoltre previsti investimenti nel campo dell’informatizzazione per 6,6 milioni di euro,

—

ristrutturazione dell’organico, ossia eliminazione dei contratti di lavoro a tempo determinato sempre più frequenti e interventi volti a conseguire un livello target di occupazione, in aggiunta all’introduzione di un sistema di incentivi. Il cantiere prevedeva anche di aumentare il livello retributivo dei lavoratori direttamente coinvolti nella produzione del 10 % nel 2006 e del 4 % all’anno dal 2008 al 2010. I problemi principali che il cantiere era chiamato ad affrontare erano un notevole assenteismo e la carenza di lavoratori qualificati,

—

il piano sottolineava l’importanza di tutelare il cantiere dal rischio valutario. A tal fine, dal 2007 al 2012, il 70 % delle entrate del cantiere doveva essere salvaguardato dal rischio valutario mediante operazioni in valuta estera,

—

ulteriori scorpori di controllate (come Zakładowa Służba Ratownicza, Wydział Technicznej Obsługi Urządzeń Dźwignicowych, eccetera) e vendite di attività;

—

miglioramenti del processo di progettazione (standardizzazione delle soluzioni progettuali), tra cui possibilità di scorporo dell’ufficio progettazione, che doveva essere decisa nel 2007.

—

altri interventi quali rinegoziazione dei contratti, applicazione di clausole di indicizzazione ai contratti per tutelarsi dai rischi valutari, sistemi di incentivazione dei dipendenti, ottimizzazione dei processi e vendite di attività finanziarie.

c)    Interventi di ristrutturazione finanziaria

(133)

Il cantiere avrebbe dovuto procedere a una ristrutturazione finanziaria. Alla fine del 2005, il patrimonio netto ammontava a -285,4 milioni di zloty. Si era previsto di migliorare la situazione patrimoniale del cantiere nel 2006-2007 mediante un conferimento di capitale per complessivi 1 015 milioni di zloty, di cui 500 milioni di zloty finanziati nel 2006 da investitori privati e 515 milioni di zloty finanziati nel 2007 da un investitore pubblico o privato.

d)    Obiettivi alla fine della ristrutturazione – recupero della redditività a lungo temine

(134)

Alla fine del periodo di ristrutturazione, nel 2009, la produzione del cantiere avrebbe dovuto essere di 298 610 tonnellate lorde compensate (TLC) contro le 279 258 del 2006. Il numero di navi costruite avrebbe dovuto scendere da 13 nel 2006 (8 navi portacontainer e 5 navi per il trasporto di autovetture) a 11 (5 navi portacontainer e 6 navi per il trasporto di vetture). La produzione avrebbe dovuto aumentare ulteriormente a 324 110 TLC nel 2012 (12 navi).

(135)

L’organico medio avrebbe dovuto passare da 5 208 addetti nel maggio 2006 a un livello target di 4 530 alla fine del 2007.

(136)

La produttività (rapporto tra input e output) doveva migliorare passando da 44,8 ore di manodopera/TLC nel 2007 a 37,0 ore di manodopera/TLC nel 2012. Secondo il consulente della Commissione, la produttività dei cantieri assimilabili più efficienti in Europa è inferiore a 20 ore di manodopera/TLC.

(137)

Il volume di affari avrebbe dovuto passare da 1,599 milioni di zloty nel 2005 a 1,869 milioni di zloty nel 2012. L’utile di gestione doveva migliorare da 7,35 milioni di zloty nel 2005 a -233,5 milioni di zloty nel 2006 per raggiungere 67,68 milioni di zloty nel 2012, con il primo esercizio in attivo nel 2009.

e)    Analisi di sensibilità

(138)

Il piano contemplava un’analisi di sensibilità relativamente ai seguenti aspetti:

—

rivalutazione dello zloty rispetto al dollaro americano di 0,05 zloty e con un incremento annuo di 0,1 rispetto a un tasso di cambio costante PLN/USD pari a 3,00 come nello scenario di riferimento,

—

mantenimento della produzione di navi a livello di 10 nel 2009-2010, mentre nello scenario di riferimento si prevedeva la produzione di 11 navi nel 2009-2010 e 12 nel 2011-2112,

—

crescita più rapida di vari tassi di liquidazione (tassi per componente variabile e invariabile della collaborazione e remunerazione del lavoro) nel 2008-2012 rispetto allo scenario di riferimento,

—

calo dei prezzi delle navi del 5 % e del 10 % nel 2009-2012;

—

aumento dei prezzi dei materiali abbinato a un aumento dei prezzi delle navi dal 2007 in poi.

f)    Misure compensative

(139)

Il piano di ristrutturazione del 2006 proponeva di limitare l’output a 340 000 TLC all’anno a titolo di misura compensativa ipotizzando una capacità tecnica del cantiere di 540 000 TLC. Come spiegato dettagliatamente più avanti, nel febbraio 2007 la Polonia proponeva la chiusura irreversibile del bacino di carenaggio SD I. Il cantiere ha fornito dati che dimostrano come la capacità tecnica corrente del cantiere fosse nettamente inferiore a 540 000 TLC. Alla fine, la Commissione dava preliminarmente il proprio consenso alla riduzione di capacità proposta, che sostituiva le misure compensative indicate nel piano di ristrutturazione del 2006.

6.   PIANO DI RISTRUTTURAZIONE COMUNE PREPARATO DA ISD

(140)

Dopo il ritiro di Amber dalla tornata di privatizzazione avviata nel 2007, nel processo subentrava ISD Polska in veste di socio di maggioranza di Stocznia Gdańsk. Come rammentato in precedenza, ISD Polska esaminava il piano di ristrutturazione presentato alla Commissione il 26 giugno 2008, sottoponendone una versione aggiornata il 12 settembre 2008. La descrizione che segue, laddove applicabile, spiega le modifiche apportate al piano di ristrutturazione comune di settembre.

(141)

La strategia commerciale comune elaborata da ISD Polska si basava sull’idea che si sarebbero dovute sfruttare le sinergie tra i due cantieri e riunire i migliori beni di produzione di ambedue le strutture (19). Le principali strutture di stoccaggio dei materiali sarebbero state ubicate presso Stocznia Gdynia, dove si sarebbero anche prefabbricati profilati e lamiere, poi trasportati per idrovia al cantiere di Danzica per la produzione blocchi e sezioni. L’assemblaggio sarebbe stato eseguito presso i bacini di Stocznia Gdynia e l’allestimento finale sarebbe avvenuto presso le banchine di entrambi i cantieri.

(142)

Il piano di ristrutturazione comune faceva riferimento all’incapacità di quello del 2006 di recuperare la redditività del cantiere e identificava le cause delle difficoltà finanziarie correnti in cui versavano ambedue le strutture, tra cui, in particolare, la mancata privatizzazione di Stocznia Gdynia e la conseguente incapacità di portarne il capitale a livelli che ne consentissero la ristrutturazione, oltre al fatto che il cantiere non aveva ricevuto sufficienti aiuti di Stato. Il piano di ristrutturazione comune individuava altresì una serie di fattori macroeconomici, tra cui la rivalutazione dello zloty polacco rispetto al dollaro americano e l’aumento dei prezzi dell’acciaio, in aggiunta a fattori interni quali l’esodo di manodopera qualificata dal cantiere, il basso livello di produttività e la conclusione di contratti senza la necessaria copertura dal rischio di eventuali variazioni dei tassi di cambio e del costo dei materiali, sfociati in perdite per Stocznia Gdynia.

(143)

Lo scopo del piano di ristrutturazione comune era riportare i due cantieri ristrutturati, Stocznia Gdynia e Stocznia Gdańsk, alla redditività. Sebbene la presente decisione riguardi unicamente Stocznia Gdynia, la descrizione e la valutazione che seguono del piano di ristrutturazione comune non possono prescindere dall’esistenza di Stocznia Gdańsk, dai suoi passati sforzi di ristrutturazione e dagli aiuti di Stato già ricevuti e che riceverà in futuro.

a)    Strategia di vendita

(144)

Secondo il piano di ristrutturazione comune, i cantieri riuniti avrebbero dovuto impegnarsi in due settori: costruzione navale e attività al di fuori della costruzione navale.

(145)

Per quanto concerne la costruzione navale, a breve termine ISD Polska avrebbe puntato a segmenti di mercato quali navi portacontainer (di dimensioni medio-piccole, 500-3 000 TEU), navi per carico misto (navi “classiche” per il trasporto di carichi secchi, navi polivalenti e navi per il trasporto di carichi pesanti) e navi per il trasporto di autovetture (grandi navi per il trasporto esclusivo di autovetture, dimensione C6600) sviluppando anche attività nel segmento delle navi off-shore (per esempio, navi AHTS da rimorchio, rifornimento e supporto off-shore, navi da rifornimento per piattaforme, imbarcazioni per equipaggi), che a medio termine sarebbero diventate dominanti.

(146)

L’analisi di mercato si basava su un raffronto con la produzione di altri cantieri europei e l’esperienza dei cantieri riuniti. Il piano dava atto che si sarebbe sviluppato il know-how necessario per la produzione di navi off-shore e nei primi anni la produzione sarebbe stata svolta con subappaltatori. Il piano di ristrutturazione comune di settembre descriveva la precedente esperienza di Stocznia Gdańsk nella costruzione di scafi di navi off-shore e spiegava che il cantiere aveva navi di questo genere nel suo portafoglio di ordini. Il piano, inoltre, ha segnalato che Stocznia Gdańsk aveva recentemente sottoscritto una lettera di intenti per una collaborazione quinquennale con un noto costruttore di navi off-shore che avrebbe subappaltato al cantiere scafi con un livello crescente di complessità. Il piano prevedeva una graduale transizione da tale lavoro di subappalto alla costruzione di navi off-shore interamente equipaggiate e riconosceva la necessità di acquisire progressivamente la capacità di realizzare navi complete e creare una rete di fornitori.

(147)

La gamma di produzione prevista presupponeva che inizialmente si proseguisse la produzione di navi portacontainer, rendendola tuttavia sempre più marginale fino 2011, per poi cessarla definitivamente. Il piano prevedeva poi una gamma costituita navi off-shore e grandi navi per il trasporto di autovetture C6600. Nel piano di ristrutturazione comune, dopo giugno, i cantieri riuniti dovevano stipulare contratti per 13 navi nel 2008 (3 navi portacontainer, 5 navi off-shore e 5 navi per il trasporto di autovetture), 16 navi nel 2009 (2 navi portacontainer, 8 navi off-shore e 6 navi per il trasporto di autovetture), 15 navi nel 2010 e 2011 (1 nave portacontainer, 7 navi off-shore e 7 navi per il trasporto di autovetture), 17 navi nel 2012 (10 navi off-shore e 7 navi per il trasporto di autovetture) e 18 navi nel 2013 e 2014 (14 navi off-shore e 4 navi per il trasporto di autovetture). Nella versione di settembre si modificava anche il piano di produzione: tra il 2009 e 2011 si sarebbero costruite 12-13 navi all’anno (5-7 navi per il trasporto di autovetture e 6 navi off-shore; non si prevedevano navi portacontainer nel portafoglio di ordini dopo il 2008).

(148)

Per quel che riguarda invece le attività al di fuori della costruzione navale, nei cantieri riuniti ISD Polska intendeva intraprendere la produzione di mulini a vento e strutture in acciaio. Il piano prevedeva che la produzione di mulini a vento iniziasse nel 2011 (75 pezzi), giungendo a 350 nel 2014 (lunghezza prevista 80 metri).

(149)

Il piano di luglio ipotizzava invece la produzione di varie strutture in acciaio (per esempio, bracci di gru, strutture di stoccaggio, strutture in acciaio per l’edilizia, componentistica di navi), passando da 2 174 tonnellate nel 2008 a 13 500 tonnellate nel 2011 (20).

(150)

Il piano di ristrutturazione di settembre ha fornito dettagli sul know-how di ISD Polska (o altre società del gruppo Donbas) nel campo delle strutture in acciaio. Era previsto il trasferimento di una parte della produzione da Huta Częstochowa ai cantieri riuniti. Il piano sintetizzava i risultati di uno studio di mercato condotto da un consulente indipendente (Roland Berger) in vista dello sviluppo del segmento delle strutture in acciaio presso Stocznia Gdańsk dopo l’acquisizione della partecipazione da parte di ISD Polska all’inizio del 2007. Secondo il piano, tale studio ipotizzava una crescita nel segmento delle strutture in acciaio in tutta Europa e in particolare in Polonia (per esempio, sviluppo di infrastrutture con il sostegno dei fondi strutturali). Lo studio non veniva fornito alla Commissione.

(151)

Il piano di settembre conteneva varie proiezioni per quanto concerne il volume di produzione di strutture in acciaio, come riporta la tabella 1a di seguito.

Tabella 1a

Produzione di strutture in acciaio prevista in tonnellate (piano di ristrutturazione comune del settembre 2008)

Prodotti

2008

2009

2010

2011

2012

2013

2014

Bracci di gru

274

2 000

2 000

2 000

2 000

2 000

2 000

Elevatori

0

1 100

1 500

1 500

1 500

1 500

1 500

Strutture di stoccaggio

1 500

6 000

16 000

22 400

36 000

36 000

36 000

Strutture in acciaio per l’edilizia

0

1 100

3 000

4 000

4 000

4 000

4 000

Componentistica di navi

0

1 000

1 450

5 000

13 000

13 000

13 000

Totale

1 774

11 200

23 950

34 900

56 500

56 500

56 500

b)    Ristrutturazione industriale e operativa

(152)

Il piano di ristrutturazione comune ha segnalato che i beni di produzione di ambedue i cantieri si erano notevolmente deteriorati ed erano allo stesso livello di quelli dei cantieri europei all’inizio degli anni Novanta. Gli investimenti pianificati ammontavano a 111 milioni di euro per il settore della costruzione navale e 193 milioni di zloty per le attività al di fuori della costruzione navale (175 milioni di zloty per i mulini a vento e 18 milioni per le strutture in acciaio).

(153)

Gli investimenti nel campo della costruzione navale sarebbero stati effettuati in due fasi sovrapposte tra il 2009 e il 2011. I più importanti (21) erano quelli riguardanti il taglio delle lamiere, la produzione di pannelli piatti, un nuovo reparto per la produzione di tubi e un nuovo capannone per sezioni voluminose. Tali investimenti, unitamente ai cambiamenti organizzativi, avrebbero dovuto comportare un aumento della produttività dalle attuali 45 ore di manodopera/TLC all’obiettivo di 20 ore di manodopera/TLC (22).

(154)

Le principali necessità a livello organizzativo riguardavano: vendite (contratti), acquisti di materiali e servizi, capacità progettuali, produzione, risorse umane e tecnologie di informazione.

(155)

Il piano di ristrutturazione comune prevedeva la creazione di un centro di pianificazione che sarebbe stato responsabile di una programmazione efficiente della produzione dei cantieri riuniti a tutti i livelli organizzativi. L’obiettivo della costituzione di tale centro era l’eliminazione di eventuali lacune in termini di pianificazione, programmazione, definizione del bilancio e controllo del processo di produzione.

(156)

Per quel che riguarda gli aspetti contrattuali, ISD Polska intendeva introdurre clausole di indicizzazione per tutelare il cantiere dagli aumenti dei prezzi dei materiali e delle retribuzioni trasferendo il rischio all’armatore. Il cantiere avrebbe dovuto inoltre introdurre un nuovo contratto standard. Al piano di ristrutturazione comune di settembre si allegavano in tal senso estratti di alcuni contratti in essere per la costruzione di navi al fine di dimostrare che il cantiere era stato in grado di negoziare clausole di indicizzazione per salvaguardarsi dalle fluttuazioni dei prezzi dell’acciaio.

(157)

Per proteggersi invece dal rischio di fluttuazioni delle valute, il cantiere intendeva introdurre la necessaria infrastruttura dopo aver identificato spese ed entrate che generavano un rischio valutario e aver definito i livelli consentiti di esposizione a tale rischio. Il sistema di gestione dei rischi previsto nel piano di ristrutturazione comune si basava su quattro elementi principali: considerazione del rischio quando si stabilisce la strategia del cantiere (definizione della tolleranza e del controllo del rischio), adeguamento della struttura organizzativa usando tecnologie di informazione e adottando vari metodi per ridurre il rischio al minimo (copertura naturale, clausole di indicizzazione nei contratti e acquisto di prodotti finanziari come opzioni in valuta e contratti a termine in valuta). Il piano di ristrutturazione comune di settembre descriveva la politica proposta in materia di copertura dei rischi di cambio con maggiore dovizia di dettagli identificando i tre strumenti di copertura di cui il cantiere avrebbe dovuto servirsi, quantificando l’esposizione del portafoglio di ordini ai rischi valutari fino al 2012 e stimando su tale base i costi di detti strumenti. Secondo il piano, ISD Polska si era rivolta a una serie di banche che, per predisporre le proprie offerte di copertura, le avevano chiesto di sottoporre loro un’adeguata strategia di copertura. Sempre secondo il piano, tale strategia avrebbe dovuto essere stilata nel primo semestre di ristrutturazione.

(158)

Nel campo della produzione, l’obiettivo era affrontare il problema della logistica inefficiente di Stocznia Gdańsk e gli strozzamenti di Stocznia Gdynia. Il piano proponeva una suddivisione del lavoro tra le due strutture e un nuovo diagramma di flusso dei materiali.

(159)

Quanto agli acquisti e alla gestione dei materiali, il principale obiettivo era tagliare i costi. Gli interventi di ristrutturazione includevano, per esempio, l’acquisto di materiali sulla base di almeno tre offerte, la collaborazione per gli acquisti con Huta Częstochowa, la gestione delle scorte, eccetera.

(160)

Il cantiere intendeva assumere e formare lavoratori qualificati ed estendere l’uso delle tecnologie informatiche ammodernando quelle esistenti.

(161)

Per quanto concerne i lavoratori, l’obiettivo era affrontare il notevole avvicendamento e il problema dell’assenteismo. ISD Polska intendeva collaborare con un’agenzia di collocamento locale. All’interno del cantiere, il piano prevedeva di ampliare i sistemi di avanzamento di carriera introducendo una formula di retribuzione legata a incentivi (gestione degli straordinari, valutazione dei dipendenti, controlli dell’assenteismo e retribuzione basata sul lavoro svolto, sulla puntualità e sulla qualità dell’esecuzione) e sviluppando l’identità aziendale. Il piano ribadiva la necessità di ridurre l’organico dagli allora 8 137 addetti (2 651 presso Stocznia Gdańsk, 4 238 presso Stocznia Gdynia e 1 248 presso le controllate di Gdynia) a un numero compreso tra 5 000 e 5 395. Secondo il piano di ristrutturazione comune di settembre, i licenziamenti sarebbero dovuti avvenire in maniera graduale dal 2009 al 2012. Il piano aggiornato conteneva altresì un calcolo dei costi e degli effetti della ristrutturazione della forza lavoro.

(162)

Infine, per quanto concerne le attività di progettazione, il piano disponeva la razionalizzazione del lavoro dell’ufficio di progettazione che avrebbe dovuto essere maggiormente coinvolto nel processo di produzione.

(163)

Il piano conteneva una breve descrizione generale degli effetti auspicati di tali interventi di ristrutturazione a livello organizzativo che quantificava asserendo che il conseguente miglioramento in termini di produttività sarebbe stato dell’ordine di 12 ore di manodopera/TLC (23).

c)    Ristrutturazione finanziaria

(164)

In merito alla ristrutturazione finanziaria, il piano ipotizzava che gli aiuti di Stato notificati alla Commissione nel corso del suo esame formale (si veda la parte 9 più avanti) sarebbero stati erogati, così come prevedeva un conferimento di capitale da parte dello Stato di 385 milioni di zloty per coprire i debiti nei confronti di enti pubblici e ipotizzava che alcuni di questi (soprattutto la somma dovuta a ZUS a titolo di contributi previdenziali) sarebbe stati rateizzati e restituiti entro il 2018 (debiti nei confronti di enti pubblici per un valore nominale di 418,8 milioni di zloty) (24) Esso prevedeva inoltre che lo Stato avrebbe conferito capitale per 250 milioni di zloty a copertura delle perdite previste per il 2008 e che, tramite l’agenzia di sviluppo industriale, nel cantiere sarebbe confluiti altri 200 milioni di zloty per finanziare il capitale circolante. Da ultimo, il piano ipotizzava l’assunzione di un debito potenziale pari a 308 milioni di zloty riguardante un contenzioso in corso per imposte arretrate di Stocznia Gdańsk.

(165)

Infine, secondo il piano circa 712 milioni di zloty di costi di ristrutturazione avrebbero dovuto essere finanziati da futuri flussi di cassa del cantiere.

d)    Costi di ristrutturazione e contributo proprio

(166)

Il piano di ristrutturazione comune quantificava i costi di ristrutturazione sostenuti fino a quella data da Stocznia Gdynia in 936 702 419 zloty, ivi compresi costi di investimento per 98 milioni di zloty e ristrutturazione del debito per 365 milioni di zloty (25). Secondo il piano, la ristrutturazione a Danzica aveva un costo di 311 533 500 zloty includendovi, per esempio, costi di investimento per 23 milioni di zloty e ristrutturazione del debito per 48 milioni di zloty (26). Il piano di ristrutturazione comune di settembre non modificava i costi sostenuti in passato, intervenendo invece sul costo di ristrutturazione previsto per i cantieri riuniti. Sono identificabili i seguenti costi: costi di investimento per 552 milioni di zloty, rimborso di arretrati pubblici per 892 milioni di zloty (27), rimborso di arretrati commerciali per 889 milioni di zloty, copertura di perdite previste nel 2008 per 250 milioni di zloty (28), copertura di potenziali debiti per 308 milioni di zloty in relazione a un contenzioso in corso in merito a imposte arretrate in sofferenza di Stocznia Gdańsk, costi di demolizione dei beni di produzione ridondanti (scali di varo) per 42,8 milioni di zloty e costi di ristrutturazione dell’organico per 69 milioni di zloty. Complessivamente i costi previsti erano pari a 3 miliardi di zloty.

(167)

Alla riunione del 30 settembre, le autorità polacche proponevano di ignorare di fatto gli aiuti al funzionamento concessi ai cantieri in passato nel valutare il contributo proprio per coprire i costi di ristrutturazione, proponendo che nella sua valutazione la Commissione considerasse i costi di ristrutturazione sostenuti fino all’assunzione del controllo del cantiere da parte dell’investitore. ISD Polska era diventata socio di maggioranza di Stocznia Gdańsk il 28 novembre 2008 e le autorità polacche sostengono che i costi di ristrutturazione sostenuti da quel momento dal cantiere ammonterebbero a 62,5 milioni di zloty. Non essendo ISD Polska ancora titolare di una partecipazione in Stocznia Gdynia, qualunque costo di ristrutturazione sostenuto per tale cantiere in passato dovrebbe essere ignorato. Di conseguenza, i costi di ristrutturazione proposti dalla Polonia in occasione dell’incontro del 30 settembre ammontavano a 3,065 miliardi di zloty.

(168)

A giudizio di ISD Polka, il contributo proprio del cantiere e dei suoi soci ai costi di ristrutturazione sarebbe stato invece quello riportato nella tabella 1b di seguito, che rispecchia le proposte formulate nel piano di ristrutturazione comune di settembre.

Tabella 1b

Contributo proprio ai costi di ristrutturazione secondo il piano di ristrutturazione comune

(PLN)

Contributo proprio passato presunto

1.

Vendita di attività da parte di Stocznia Gdynia

3 783 515

2.

Capitalizzazione del debito da parte di dipendenti e creditori privati

70 740 000

3.

Vendita di attività finanziarie da parte di Stocznia Gdynia tra il 1o maggio 2004 e il 24 giugno 2008

72 797 423

4.

Locazione di beni di produzione – Gdynia

8 335 000

5.

Spese per investimenti 2004-2007 – Gdynia

98 044 000

6.

Acquisto di quote da parte di ISD

35 875 059

7.

Spese per investimenti 2004-2007 – Danzica

22 238 900

8.

Locazione di beni di produzione – Danzica

14 700 000

9.

Prestito per ristrutturazione di Bank Nord/LB

20 000 000

10.

Prestito di ISD

2 000 000

Contributo proprio futuro presunto

11.

Aumento di capitale da parte di ISD

305 000 000

12.

Aumento di capitale da parte di ISD

100 000 000

13.

Vendita di attività

240 000 000

14.

Prestito per capitale circolante

280 000 000

15.

Prestito per investimenti per attività al di fuori della costruzione navale

185 000 000

16.

Prestito per capitale circolante per attività al di fuori della costruzione navale

45 000 000

17.

Acquisto di quote dall’agenzia di sviluppo industriale (29)

69 560 400

(169)

Secondo le spiegazioni sul piano di ristrutturazione comune fornite dalla Polonia il 7 luglio 2008 e il piano di ristrutturazione comune di settembre, le fonti di finanziamento esterne di cui ai punti 14-16 non sarebbero attualmente note.

(170)

ISD Polska ipotizzava di ottenere un prestito per capitale circolante pari a 280 milioni di zloty nel 2012 e considerava realistica l’ipotesi alla luce del rapporto indebitamento/EBIDTA presumibilmente favorevole previsto per il 2012.

(171)

Quanto ai prestiti per attività al di fuori della costruzione navale (produzione di mulini a vento, punti 15-16), ISD Polska intendeva creare una consociata dei cantieri riuniti sotto forma di società veicolo per svolgere la produzione di mulini a vento e prevedeva che tale attività richiamasse capitale esterno. Il piano di ristrutturazione comune di settembre conteneva ulteriori informazioni sul prestito per investimenti nel progetto relativo ai mulini a vento (punto 15) con una sintesi del progetto da sottoporre all’attenzione di varie banche. Al piano erano accluse due lettere di manifestazione di interesse in merito a tale progetto, rispettivamente provenienti da Kredyt Bank (KBC) e Fortis Bank, la prima del 4 agosto e la seconda del 4 settembre 2008. Fortis Bank affermava che, come è noto, si occupa di progetti che riguardano energie rinnovabili e ha dichiarato che il progetto di ISD relativo ai mulini a vento pare molto interessante, per cui avrebbe gradito approfondirne specifici aspetti. Kredyt Bank ha confermato l’interesse per il finanziamento di progetti nel campo delle energie rinnovabili ed ha elencato le verifiche da essa svolte prima di prendere una decisione in merito a una domanda di prestito: valutazione del piano commerciale e del modello finanziario sulla base di ipotesi reali che rispecchino le leggi di mercato, valutazione della redditività del progetto e sua sensibilità a fattori quali prezzi dei materiali e tasso di cambio, valutazione dei contratti di approvvigionamento esistenti ed esito delle procedure amministrative in corso riguardo alla situazione giuridica del terreno sul quale deve essere attuato il progetto.

(172)

Con lettera dell’8 luglio 2008, la Polonia ha fornito un elenco dei beni di produzione e delle attività finanziarie che ISD Polska intendeva alienare per realizzare 189 milioni di zloty di entrate. Il piano di ristrutturazione comune di settembre rettificava tale cifra indicando 240 milioni di zloty. La differenza principale consisteva nella valutazione della componente più importante di tali disinvestimenti, ossia la vendita del terreno attualmente occupato da tre scali di varo presso Stocznia Gdańsk. Mentre il piano di ristrutturazione di giugno indicava le entrate nette stimate derivanti dalla vendita (prezzo di vendita meno spese di preparazione del terreno alla vendita), il piano di settembre faceva riferimento al valore nominale delle entrate derivanti dalla vendita e includeva le spese per la preparazione del terreno nella stima dei costi di ristrutturazione. Al piano di settembre era allegata una stima indipendente del terreno che non indicava il suo prezzo corrente di mercato, ma ne calcolava il valore per un investitore che lo acquistasse a fini di sviluppo (appartamenti, fabbricati uso ufficio).

(173)

La Polonia spiegava che gli scali di varo di Stocznia Gdańsk e il terreno adiacente attualmente appartengono a un’impresa denominata Synergia 99. Il cantiere di Gdynia è socio di Synergia e, in virtù di un accordo tra soci, avrebbe il diritto di acquisire gli scali di varo e il terreno adiacente qualora Synergia fosse sciolta. Secondo le informazioni fornite dalla Polonia, la ripartizione delle attività di Synergia tra i suoi soci dipenderebbe dallo stato di avanzamento delle procedure amministrative in corso per stabilire i confini del porto di Danzica.

(174)

Il piano di ristrutturazione comune di settembre spiegava che le procedure amministrative in corso non riguardano il lotto adiacente agli scali di varo e includeva la conferma da parte di Synergia 99 del 28 agosto 2008 che presenterà domanda presso le autorità competenti per escludere il terreno sul quale sono ubicati gli scali di varo dall’area portuale.

(175)

Il piano di settembre precisava inoltre le pattuizioni intercorse tra i soci per quanto concerne lo scioglimento di Synergia 99. L’operazione doveva aver luogo in due fasi: in primo luogo, scissione di Synergia 99 in due società chiamate a subentrare in attività prestabilite di Synergia 99; in secondo luogo, acquisizione da parte di Stocznia Gdynia dell’intera proprietà della società che ha acquisito il terreno sul quale sono ubicati gli scali di varo. Conformemente al piano, la prima fase del processo di scioglimento doveva aver luogo in occasione di un’assemblea dei soci di Synergia il 15 ottobre 2008. La ripartizione prevista risultava tuttavia subordinata alle modifiche apportate ai confini del porto. L’accordo tra soci in merito alle pattuizioni per lo scioglimento di Synergia 99 è a tempo determinato.

(176)

Secondo il bilancio di Stocznia Gdynia, la partecipazione del cantiere in Synergia 99 ammonterebbe a 40 milioni di zloty. In base al piano di ristrutturazione comune di settembre, (30) nell’agosto 2007 il consiglio di amministrazione di Synergia 99 ha confermato, in vista della conclusione di un accordo tra soci in merito alla ripartizione delle attività di Synergia in caso di suo scioglimento, che il valore nominale delle attività della società era pari a […] milioni di zloty, (*1) importo che, a giudizio del consiglio di amministrazione, ne rispecchiava il valore di mercato. Una perizia indipendente trasmessa all’epoca dal consiglio di amministrazione ai soci ha confermato che il valore di mercato del terreno sul quale sono ubicati gli scali di varo era pari a […] milioni di zloty.

e)    Proiezioni finanziarie

(177)

Il piano di ristrutturazione comune di settembre contiene proiezioni finanziarie modificate sulla base di una serie di ipotesi per quanto concerne l’inflazione (WIBOR 3m), il tasso di cambio USD/PLN e il costo dei materiali, ipotesi a loro volta basate su stime di esperti esterni. Il tasso di cambio PLN/USD adottato in giugno era pari a 2,254 per il 2008 e 2,32 per il 2009, mentre il piano di settembre, sulla base di una relazione esterna (31), adottava un tasso di cambio PLN/USD pari a 2,32 per l’intero periodo di ristrutturazione. Il prezzo dell’acciaio adottato in giugno per il 2008 era pari a USD 1 381/t, con una diminuzione a USD 1 211/t per il 2011 e un nuovo aumento a USD 1 359/t per il 2014. Il piano di settembre si basava invece su prezzi dell’acciaio più alti (USD 1 539/t per il 2009, USD 1 350/t per il 2011 e USD 1 516/t per il 2014). Il piano di ristrutturazione comune di giugno ipotizzava le seguenti tendenze all’aumento delle retribuzioni: 7,6 % per il 2009, 7 % per il 2010, 6 % per il 2011 e circa 5 % dopo il 2012. Il piano di settembre prevedeva una percentuale di aumento inferiore: 5,8 % per il 2009, 5 % per il 2010, 4 % per il 2011 e il 2012 e 3 % all’anno dopo il 2012 (32). Il piano di ristrutturazione di giugno prevedeva un’inflazione all’incirca del 2,2 %. Il piano di settembre ipotizzava invece un’inflazione superiore partendo dal 3,4 % nel 2009 (33), per diminuire poi progressivamente (fino al 2,5-2,6 % dopo il 2012) (34).

(178)

Il principale cambiamento apportato alle proiezioni finanziarie nel piano di settembre rispetto a quello di giugno riguarderebbe le entrate derivanti da vendite di navi e attività al di fuori della costruzione navale. In particolare, il piano di settembre prevedeva prezzi sostanzialmente superiori per le navi per il trasporto di autovetture, uno dei due prodotti principali, ipotesi modificata che incide notevolmente sulle proiezioni del conto economico.

(179)

La previsione per il conto economico consolidato per quel che riguarda la costruzione navale e le attività al di fuori della costruzione navale nel piano di settembre indicava margini di utile positivi dal 2009: (4,1 % nel 2009, 3,1 % nel 2010, 7,4 % nel 2011 e 6,4 % alla fine del periodo di ristrutturazione nel 2012). I margini di utile scenderebbero al 4,3 % nel 2014 (recessione del mercato), per poi risalire progressivamente al 7,7 % nel 2017.

(180)

Il piano di ristrutturazione di giugno includeva una breve versione di un’analisi di sensibilità che esaminava gli effetti di una serie di cambiamenti delle principali ipotesi sottese all’EBIDTA a 10 anni e agli utili non distribuiti a 10 anni, esaminando in particolare gli effetti di un’ulteriore rivalutazione di 5 groszy dello zloty e un ulteriore aumento del 5 % dei prezzi dell’acciaio e delle retribuzioni. Il piano di ristrutturazione comune di settembre includeva invece una nuova analisi di sensibilità più dettagliata che illustra in particolare l’impatto di una rivalutazione del 5 % dello zloty rispetto al dollaro americano. Il piano ipotizzava l’adozione dell’euro in Polonia nel 2013, per cui successivamente le attività del cantiere non avrebbero subito le fluttuazioni del tasso di cambio PLN/USD. La nuova analisi di sensibilità mostra altresì l’impatto di una svalutazione del 5 % del dollaro americano rispetto all’euro nel periodo 2013-2017 (ossia dopo la presumibile adozione dell’euro da parte della Polonia).

(181)

Secondo le proiezioni finanziarie del piano di giugno, fino all’undicesimo anno di attività, ossia il 2019, il recupero dell’investimento non attualizzato (tralasciando la variazione del valore del denaro nel tempo) non sarebbe stato ottenibile, calcolo basato unicamente sull’esposizione finanziaria dell’investitore (440 milioni di zloty), il che significa che i flussi di cassa accumulati nel periodo in esame sono raffrontati unicamente ai conferimenti di capitale dell’investitore e non considerano il fatto che lo Stato dovrebbe prima conferire un notevole apporto di capitale. Il piano presupponeva che i costi di ristrutturazione, pari a circa 712 milioni di zloty, sarebbero stati finanziati dai futuri flussi di cassa dell’impresa.

(182)

Il piano di ristrutturazione comune di settembre proponeva viceversa un calcolo attualizzato del periodo di recupero dell’investimento, corrispondente a 10 anni. Anche questo piano presupponeva che gran parte dei costi di ristrutturazione (712 milioni di zloty) (35) sarebbero stati coperti da futuri flussi di cassa.

7.   PIANO DI RISTRUTTURAZIONE DI PSC

(183)

PSC, costituita in Polonia nel 2007 allo scopo di acquisire Stocznia Gdynia, appartiene a due società, Marine Co e Maritim Shipyard, controllate dal businessman polacco Janusz Baran. Le due imprese operano dagli anni Novanta a Gdynia, Danzica e Szczecin producendo navi e imbarcazioni, anche nel ruolo di subappaltatrici di cantieri più grandi, soprattutto in Germania, Norvegia, Paesi Bassi e Francia, costruendo blocchi e sezioni e fornendo servizi. Nel complesso, il gruppo occupa 1 500 addetti.

a)    Strategia di vendita

(184)

Per quanto concerne la strategia di mercato, il piano presupponeva un’attività concentrata sulle navi portacontainer, sulle navi per il trasporto di autovetture e sulle navi gasiere, producendo fino a dieci navi da rifornimento per piattaforme all’anno. Inoltre, il piano ipotizzava che in futuro il cantiere avrebbe prodotto dodici navi all’anno, pari alla sua capacità dopo la chiusura del bacino di carenaggio piccolo. La sezione riguardante la produzione futura ipotizzava la produzione di un numero crescente di navi (da 6 nel 2008 a 12 nel 2009, 17 nel 2010 e 21 nel 2012). Il modello finanziario presentato, sulla cui base sono state apparentemente predisposte le proiezioni finanziarie, presupponeva altresì che l’output sarebbe passato a 21 navi nel 2012.

(185)

Inoltre, il piano ventilava la diversificazione delle attività e la creazione di un terminal container nell’attuale area del cantiere. Secondo il piano, dopo la riduzione della capacità, il cantiere avrebbe potuto contare su una fascia costiera ridondante sulla quale si sarebbe potuto realizzare un terminal container avente una capacità di 150 000 TEU all’anno.

b)    Ristrutturazione industriale e operativa

(186)

I principali interventi di ristrutturazione proposti erano di tipo industriale e comportavano l’attuazione di un programma di investimenti volto ad aumentare la produttività, tagliare i costi e abbreviare il ciclo di produzione. Il costo stimato del programma di investimenti per la costruzione navale era pari a 80 625 000 euro. Erano inoltre previsti accantonamenti per investimenti pari a 50 milioni di zloty (circa 15 milioni di euro) in vista dello sviluppo di un terminal container. I costi di investimento totali sarebbero stati dunque pari a 95,6 milioni di euro. Tuttavia, un’altra parte del piano di ristrutturazione stimava investimenti totali per 131 milioni di euro (443 milioni di zloty). Il piano non spiegava la differenza tra le due cifre. Secondo quanto affermato, l’attuazione di tali interventi avrebbe dovuto tagliare i costi per nave del 25 % nel quinquennio.

(187)

Il piano prevedeva altresì l’introduzione di un sistema informatico integrato per la gestione di tutti gli ambiti di attività del cantiere, ossia progettazione, approvvigionamenti, scorte, trasformazione dell’acciaio, pianificazione, supervisione della produzione e contabilità.

(188)

Il piano ipotizzava di mantenere l’attuale forza lavoro o ridurla di 650 unità. Non è chiaro quali fattori avrebbe indotto a propendere per un’opzione o per l’altra. Il piano prevedeva altresì l’introduzione di un sistema retributivo basato su incentivi.

(189)

Per quel che riguarda uno dei principali problemi del cantiere, vale a dire l’esposizione alle fluttuazioni dei tassi di cambio e l’aumento dei prezzi dell’acciaio, il piano proponeva di incorporare clausole di indicizzazione dei contratti e formule di copertura naturale (sostenendo costi nella valuta delle entrate).

(190)

Il piano presupponeva infine che le navi fossero finanziate con anticipi garantiti da Export Credit Insurance Corporation a premi vantaggiosi rispetto alla normale prassi adottata per imprese sane, con l’aggiunta di prestiti temporanei da parte del Tesoro.

c)    Ristrutturazione finanziaria

(191)

Quanto alla ristrutturazione finanziaria, il piano ipotizzava la rinegoziazione dei contratti esistenti per ridurre le perdite previste. Secondo il piano, la ristrutturazione avrebbe dovuto comportare un aumento dei prezzi del 30 % (portandoli al livello prevalente sul mercato) generando ulteriori entrate per 100 milioni di dollari americani.

(192)

L’attuazione del piano sarebbe dipesa dalla concessione di aiuti ulteriori da parte dello Stato sotto forma di conferimento di capitale per un importo di 515 milioni di zloty, dalla cancellazione e dalla ristrutturazione dei debiti nei confronti di enti pubblici per un totale di 497 milioni di zloty e dalla copertura di altre passività maturate e potenziali del cantiere (come contenziosi e future perdite su contratti esistenti). Da ultimo, l’investitore esortava lo Stato ad assicurare che Export Credit Insurance Corporation garantisse la produzione durante il periodo di ristrutturazione a un premio vantaggio rispetto alla normale prassi adottata per imprese sane e il Tesoro fornisse garanzie per il capitale circolante pari a un importo di 297 milioni di zloty.

d)    Contributo proprio

(193)

In merito al contributo proprio, il piano prevedeva un conferimento di capitale da parte dell’investitore di 500 milioni di zloty per finanziare gli investimenti e coprire le perdite previste sui contratti esistenti. Inoltre, il piano suggeriva che il contributo proprio al processo di ristrutturazione includesse anche entrate per 50 milioni di zloty derivanti dalla prevista vendita di attività e quelle derivanti dalla vendita di attività avvenuta dopo l’adesione (124,5 milioni di zloty). Si potrebbe obiettare che ciò equivarrebbe a un contributo proprio di 675 milioni di zloty, mentre nel piano di ristrutturazione l’investitore dichiarava un contributo proprio di soli 475 milioni di zloty.

e)    Proiezioni finanziarie

(194)

Le proiezioni finanziarie erano basate su un tasso di cambio stabile pari a PLN 3,46 per l’euro e PLN 2,2 per il dollaro americano. Le previsioni partivano altresì dal presupposto che il numero di navi costruite sarebbe arrivato a 21 nel 2012 e l’investitore realmente intendeva espandere la costruzione navale in cantiere: nel 2008 le vendite dovevano ammontare a 1,2 miliardi di zloty 2008 e si ipotizzava un loro costante aumento per arrivare a 2,6 miliardi di zloty entro il 2012 (aumento del 116 % rispetto al 2008).

8.   MISURE COMPENSATIVE

(195)

Di concerto con il suo consulente esterno e il cantiere, per valutare la riduzione di capacità proposta come misura compensativa dalla Polonia, la Commissione adottava la seguente metodologia.

(196)

Per considerare efficaci le misure compensative, la riduzione di capacità doveva essere tale da garantire una capacità futura del cantiere dopo la ristrutturazione inferiore a quella corrente.

(197)

La Commissione valutava innanzi tutto la capacità tecnica corrente del cantiere e notava che l’assemblaggio delle navi in bacino di carenaggio sembrava essere uno degli strozzamenti del suo processo di produzione, problema non facilmente risolvibile ricorrendo all’esternalizzazione. Secondo la metodologia impiegata dalla Commissione, non contestata dalle autorità polacce né dal cantiere, la capacità veniva calcolata in riferimento alla durata dell’assemblaggio nel bacino di carenaggio per una gamma tipica di navi (visto che l’assemblaggio di navi con tonnellaggio lordo compensato diverso può comunque richiedere lo stesso tempo).

(198)

La capacità stimata corrente teneva conto del tempo effettivamente necessario per l’assemblaggio di una nave (di un certo tipo) in bacino di carenaggio, tempo che dovrebbe rispecchiare tutte le carenze presenti nel processo di produzione, ossia bassa produttività, strozzamenti, beni obsoleti, flussi di produzione inefficienti e problemi con la forza lavoro. I vincoli finanziari gravanti sul cantiere a causa della sua difficile situazione finanziaria erano l’unico fattore che avrebbe potuto rettificare il tempo di assemblaggio. L’accesso irregolare o il mancato accesso al capitale circolante poteva gravemente compromettere il processo di produzione e, trattandosi di un fattore esterno che riguarda tutte le imprese che versano in difficoltà finanziarie, per cui non legato all’inefficienza della specifica impresa, la Commissione giungeva alla conclusione che le prestazioni effettive del cantiere potevano essere rettificate ipotizzando un accesso agevole al capitale circolante.

(199)

La capacità stimata futura teneva conto del tempo probabilmente necessario per l’assemblaggio di una nave (di un certo tipo) in bacino di carenaggio partendo dal presupposto che la produttività del cantiere era raffrontabile a un parametro di riferimento fissato da altri cantieri europei competitivi. In altre parole, si dovevano tenere presenti gli effetti dell’indispensabile ammodernamento delle strutture e dell’introduzione di condizioni di lavoro ottimali (organizzazione, approvvigionamenti, forza lavoro).

(200)

Se il cantiere intendeva recuperare la sua redditività a lungo termine, l’ammodernamento era inevitabile. Il conseguente aumento della produttività avrebbe comportato una riduzione degli input e un’accelerazione della produzione del cantiere. Inoltre, migliorando vari aspetti della produzione, la capacità, intesa come possibilità di costruire un certo numero di navi, sarebbe aumentata. Va dunque osservato che la chiusura di alcune strutture, come la chiusura proposta del bacino di carenaggio SD I di Stocznia Gdynia, avrebbe potuto essere interamente compensata dall’aumento di capacità del bacino restante. Per permettere alle misure compensative di assolvere la propria funzione, la riduzione di capacità doveva essere da garantire una capacità del cantiere alla fine della ristrutturazione, ossia dopo gli investimenti e l’aumento della produttività, inferiore a quella corrente. Soltanto in questo modo si sarebbero potuti conciliare i due obiettivi correlati del recupero della redditività a lungo termine, che richiede un aumento della produttività, e della limitazione di ogni forma di distorsione della concorrenza.

(201)

Per garantire la coerenza del metodo di calcolo della capacità presente e futura, occorreva basarsi sullo stesso mix di prodotti, ossia gli stessi tipi di nave o, in alternativa, scegliere una “nave media” (ossia una nave con tonnellaggio lordo compensato medio scelta in base al portafoglio di ordini del cantiere).

(202)

All’inizio, Stocznia Gdynia aveva segnalato che la sua capacità tecnica era pari a 540 000 TLC. Una volta chiarita e concordata la suddetta metodologia tra la Commissione e Stocznia Gdynia, il cantiere aveva comunicato che i presupposti tecnici per il calcolo della sua capacità corrente, purché libero da vincoli finanziari, erano un ciclo in bacino di carenaggio di tre mesi con l’assemblaggio parallelo di tre navi al massimo a vari stadi di completamento (parziale uso del metodo semi-tandem nel bacino di carenaggio SD II), che consentiva di costruire fino a quattordici navi all’anno. La gamma ipotetica era quella tipica del cantiere, confermata dal portafoglio di ordini esistente e dalla strategia di vendita illustrata nel piano di ristrutturazione del 2006. Con una media di 27 000 TLC per nave, in quel momento la capacità in assenza di vincoli finanziari era stimata pari a 378 000 TLC.

(203)

Per esaminare l’impatto dei vincoli finanziari esistenti sul processo di produzione (ossia il numero di settimane/mesi di proroga del ciclo di produzione a seguito di ritardi negli approvvigionamenti unicamente a causa del capitale circolante) e stabilire se l’entità di tali vincoli fosse sovrastimata o sottostimata, la Commissione raffrontava tale dato con il miglior risultato ottenuto in anni recenti (12 navi per un tonnellaggio lordo compensato totale di 272 000 nel 2002). In primo luogo, la Commissione riscontrava che il divario tra il miglior risultato del 2002 e la capacità tecnica corrente era dovuto, in parte, a differenze in termini di portafoglio di ordini. In quel momento, il cantiere produceva navi con un tonnellaggio lordo compensato superiore. Se nel 2002 avesse prodotto navi con una media di 27 000 TLC, il suo output totale sarebbe stato di 324 000 TLC. La differenza restante era imputabile all’impatto dei vincoli finanziari sul processo di produzione e corrispondeva a circa due navi con un tonnellaggio lordo compensato medio, ossia il 14 %, ipotesi ragionevole a giudizio della Commissione.

(204)

Quanto alla capacità futura, presupponendo l’utilizzo di ambedue i bacini di carenaggio, il cantiere spiegava che il bacino grande (SD II) poteva essere impiegato per la costruzione parallela e la costruzione in semitandem, in maniera da poter realizzare parallelamente fino a quattro scafi a vari stadi di completamento. In tal modo, il cantiere sarebbe stato in grado di costruire 18 navi, ipotizzando un ciclo in bacino di carenaggio di 3 mesi (36). Presupponendo una media di 27 000 TLC per nave, la futura capacità del cantiere con ambedue i bacini di carenaggio sarebbe stata di 486 000 TLC. La futura capacità dopo la chiusura del bacino piccolo (SD I) sarebbe stata di 12 navi o 324 000 TLC, sempre considerando una media di 27 000 TLC per nave.

(205)

Sulla base di tali dati, la Commissione calcolava che la riduzione di capacità dopo la chiusura del bacino piccolo (SD I) sarebbe stata pari al 14 % circa. Tenuto conto che il cantiere sarebbe rimasto con una sola struttura di varo, ossia il bacino di carenaggio SD II, e che aveva dimostrato mediante un’analisi del punto di equilibrio dettagliata e credibile che qualunque riduzione di capacità del bacino SD II in aggiunta alla chiusura del bacino SD I avrebbe messo a repentaglio la redditività a lungo termine del cantiere, la Commissione concludeva in via preliminare che la chiusura del bacino di carenaggio SD I proposta dalla Polonia sarebbe stata una misura compensativa sufficiente.

(206)

In vista della strategia commerciale adottata, il piano di ristrutturazione comune di ISD Polska proponeva una serie alternativa di misure compensative. Nel quadro dell’esame sugli aiuti di Stato di Stocznia Gdańsk e Stocznia Gdynia, il piano prevedeva i seguenti interventi: chiusura di tre scali di varo presso Stocznia Gdańsk entro il 31 dicembre 2008, purché fosse possibile trasferire la produzione esistente di Stocznia Gdańsk al bacino piccolo di Gdynia, visti gli ostacoli di carattere legale, tecnico e organizzativo. In occasione della riunione tenutasi l’8 luglio 2008, ISD Polska affermava che, secondo le sue ipotesi, il lavoro necessario per allestire il bacino di carenaggio piccolo di Gdynia non avrebbe consentito la chiusura degli scali di varo prima del secondo semestre 2009. Il piano di ristrutturazione comune di settembre proponeva il rinvio della chiusura di due scali al giugno 2009 e del terzo all’ottobre 2009 (37). Inoltre, la capacità del cantiere sarebbe stata limitata a 400 000 TLC all’anno per dieci anni dall’adesione della Polonia all’Unione europea, ossia fino al 2014.

(207)

All’incontro tenutosi il 30 settembre, ISD Polska ha segnalato alla Commissione che, come ulteriore misura compensativa, poteva ridurre ulteriormente la produzione a 360 000 TLC all’anno per dieci anni dalla chiusura degli scali di varo. ISD Polska ha comunicato altresì che era in grado di chiudere gli scali prima di quanto previsto nel piano di ristrutturazione del 12 settembre, vale a dire entro la fine dell’aprile 2009 gli scali B3 e B5 ed entro la fine dell’agosto 2009 lo scalo B1.

(208)

Il piano di ristrutturazione di PSC prevedeva la vendita del bacino di carenaggio più piccolo all’inizio del 2009. Le entrate previste, pari a 170 milioni di zloty, dovevano incrementare il capitale circolante del cantiere.

9.   AIUTI DI STATO CONCESSI A FAVORE DI STOCZNIA GDYNIA (SITUAZIONE NEL GIUGNO 2008)

(209)

Secondo le autorità polacche, dal 1o maggio 2004 Stocznia Gdynia ha ricevuto gli aiuti di Stato riportati nelle tabelle 1-4.

(210)

La tabella 1 riporta gli aiuti erogati dal 1o maggio 2004, data di adesione della Polonia all’Unione europea, al 30 giugno 2007. La Polonia ha notificato tali interventi con lettera del 13 luglio 2007. L’elenco comprende alcuni interventi descritti nell’allegato I, parte B, della decisione di avvio di un procedimento di indagine formale.

(211)

La Polonia ha fornito ulteriori precisazioni in merito alla ristrutturazione dei debiti di cui al capitolo 5a. Le autorità polacche spiegavano che il cantiere aveva ceduto all’operatore (38) attività per un valore pari almeno al 45 % del valore delle passività cedute (39). Secondo la Polonia, la componente di aiuto corrispondeva dunque al 55 % del valore nominale dei debiti ceduti all’operatore, valore nominale riportato nella tabella 1 più avanti.

(212)

I prestiti assistiti da garanzie del Tesoro di cui alla tabella 1 venivano concessi a un tasso di interessi pari al LIBOR 1M + 100 punti base con un rischio di inadempienza all’atto dell’emissione delle garanzie stimato dalle autorità polacche pari al 60-70 %. Le garanzie del Tesoro venivano prestate a fronte di garanzie reali sotto forma di cambiali in bianco emesse dal cantiere e atti notarili in cui il cantiere acconsentiva all’esecuzione di una garanzia sui suoi beni fino al 120 % del valore della garanzia. Il Tesoro addebitava un premio pari allo 0,4 % dell’importo garantito.

(213)

La tabella 1 riporta altresì i prestiti erogati da Korporacja Polskie Stocznie (in prosieguo “KPS”) e utilizzati per finanziare il fabbisogno del cantiere in termini di capitale circolante. La Polonia, nelle proprie osservazioni dell’11 luglio 2007 e 9 gennaio 2008, sosteneva che tali prestiti non costituivano aiuti di Stato perché l’interesse addebitato corrispondeva alla valutazione del rischio dello specifico progetto per il quale i prestiti erano stati richiesti.

(214)

Per i prestiti erogati negli anni 2005-2007, KPS addebitava interessi dal 9,6 % al 13,46 % con un tasso di interesse fisso medio del 10,64 %, oltre a una commissione una tantum compresa tra lo 0,1 % e lo 0,4 %. Secondo le autorità polacche, KPS richiedeva garanzie reali sotto forma di accettazioni di esecuzione, accordi di cessione di crediti, mandati di pagamento incondizionati, cambiali in bianco o attività in pegno (40).

(215)

KPS veniva creata nel 2004 quale controllata dell’agenzia di sviluppo industriale, interamente di sua proprietà, per fungere da fondo di capitali di rischio. Inizialmente, il suo ruolo era quello di veicolo per il consolidamento dei tre principali cantieri polacchi, progetto abbandonato nel 2006. Secondo le informazioni fornite dalla Polonia nel 2006 (41), KPS doveva essere finanziata mediante un conferimento di capitale effettuato dall’agenzia di sviluppo industriale, un apporto in natura (azioni o quote di società terze) da parte dell’agenzia e un credito bancario rinnovabile garantito dall’agenzia, espressamente destinato a essere utilizzato come aiuto finanziario ai cantieri navali. In base al sito Internet del governo, KPS doveva anche sostenere le attività di costruzione navale in Polonia emettendo obbligazioni interamente garantite dall’agenzia di sviluppo industriale. Infatti, il documento intitolato “Strategia per il settore della costruzione navale (cantieristica marittima) in Polonia 2006-2010” (42) conferma che KPS avrebbe dovuto generare fondi emettendo strumenti di debito per circa 100 milioni di dollari americani garantiti dalle attività destinate alla ristrutturazione del comparto della costruzione navale sotto forma di fondi trasferiti dal Tesoro all’agenzia di sviluppo industriale.

(216)

La tabella 2 riporta gli interventi notificati alla Commissione dopo il 13 luglio 2007 con lettere del 6 dicembre 2007 e 12 febbraio 2008: due prestiti erogati dall’agenzia di sviluppo industriale per finanziare il capitale circolante (retribuzioni e debiti commerciali). Inoltre, nella tabella 2 figura un prestito concesso da KPS a seguito della sua decisione 2.11.2007, comunicata alla Commissione con lettera del 9 gennaio 2008 (43), la Commissione, tuttavia, non dispone di alcuna informazione dettagliata sull’ammontare e la durata di tale prestito. KPS addebitava un interesse del 10,5 % e una commissione una tantum dello 0,1 %.

(217)

Considerata la precaria situazione finanziaria del cantiere, la Commissione non può escludere che a Stocznia Gdynia siano stati concessi ulteriori aiuti di Stato di analoga natura.

(218)

La tabella 3 cita i debiti nei confronti di enti pubblici in sofferenza di Stocznia Gdynia al 30 settembre 2007. Tali informazioni venivano fornite dalla Polonia in data 9 gennaio 2008. In detta lettera, la Polonia ha confermato che Stocznia Gdynia non aveva onorato regolarmente i propri debiti nei confronti di enti pubblici. Il cantiere aveva provveduto a pagare alle relative scadenze le somme dovute all’istituto previdenziale (ZUS) soltanto nella misura consentita dalla sua situazione finanziaria.

(219)

Secondo l’allegato 1 della lettera trasmessa dalla Polonia il 9 gennaio 2008, i debiti in essere nei confronti dei corrispondenti enti pubblici al 1o maggio 2004 ammontavano a circa 254 milioni di zloty. Tra il 1o maggio 2005 e il 30 settembre 2007, maturavano altri debiti per circa 362 milioni di zloty. Durante detto periodo, Stocznia Gdynia rimborsava di fatto grossomodo 194 milioni di zloty (44). Al 30 settembre 2007, i debiti in essere ammontavano a circa 423 milioni di zloty.

(220)

Stocznia Gdynia intendeva rimborsare almeno parte di tali debiti con i proventi del conferimento di capitale del Tesoro per 515 milioni di zloty, a sua volta subordinato a un conferimento di capitale da parte di un investitore privato scelto nel quadro del processo di privatizzazione prima descritto.

(221)

Da ultimo, dopo l’adesione della Polonia all’Unione europea, Stocznia Gdynia ha ricevuto aiuti che la Polonia ritiene siano stati concessi “per scopi diversi dalla ristrutturazione” (tabella 4 più avanti). Si trattava di aiuti di Stato alla ricerca e allo sviluppo nonché alla formazione per un totale di 412 000 zloty.

(222)

Stocznia Gdynia ha anche ricevuto aiuti oltre a quelli elencati nelle tabelle 1-4 di seguito.

(223)

In primo luogo, nella sua lettera dell’11 luglio 2007 (45), la Polonia ha notificato una serie di interventi definiti “interventi da aggiudicare […] tra il 1o luglio 2007 e la fine del processo di ristrutturazione”.

(224)

La Commissione osserva soprattutto che tali interventi contemplano un’eventuale cancellazione degli interessi maturati tra il 1o luglio 2003 e il 15 marzo 2005 su debiti nei confronti di enti pubblici ristrutturati nell’ambito del capitolo 5a per un totale di 6 905 304 zloty. A dire della Polonia, la cancellazione o meno di tali interessi sarebbe oggetto di controversia in sede giudiziaria tra Stocznia Gdynia e le autorità polacche competenti. Poiché tali interessi sono accessori ai debiti principali di cui al capitolo 5a ed elencati nella tabella 1 più avanti, la Commissione è dell’avviso che la cancellazione degli interessi costituisca anch’essa una forma di aiuti di Stato per tutto l’importo in questione (46), ragion per cui rientra nella presente decisione.

(225)

La Commissione rileva altresì che la tabella riporta vari interventi consistenti in un rinvio di pagamento o una cancellazione di debiti nei confronti di enti pubblici. Non è chiaro in che misura tali voci siano sovrapponibili ai debiti nei confronti di enti pubblici di cui all’allegato 1 della lettera inviata dalla Polonia il 9 gennaio 2008 (e sintetizzati nella tabella 3 più avanti).

(226)

Aspetto più importante, Stocznia Gdynia ha usufruito di garanzie di produzione emesse da Export Credit Insurance Corporation (in prosieguo “garanzie di anticipo” o “garanzie di Export Credit Insurance Corporation”). Praticamente tutta la costruzione navale dal 1o maggio 2004 veniva finanziata grazie a queste garanzie. In totale, tra il 1o maggio 2004 e il 12 giugno 2008, Stocznia Gdynia riceveva 108 garanzie pari a un valore complessivo di 3 095 529 638 zloty per navi costruite a Gdynia (non presso Stocznia Gdańsk, che in precedenza era una controllata di Stocznia Gdynia) (47). Nelle sue osservazioni dell’11 luglio 2007, la Polonia ha comunicato alla Commissione che Export Credit Insurance Corporation avrebbe continuato a prestare garanzie a Stocznia Gdynia sino alla fine del 2008.

(227)

Una caratteristica comune del comparto è che i cantieri navali generalmente non sono in grado di procurarsi capitale circolante sufficiente per la costruzione di navi al loro interno e si affidano a finanziamenti esterni sia attraverso prestiti (i cosiddetti prestiti garantiti da contratti di produzione) sia attraverso anticipi versati dagli armatori per prefinanziare la produzione. Di norma, gli armatori pagano anticipatamente l’80 % del prezzo in rate che coincidono con gli stadi decisivi del completamento della nave, versando poi il 20 % restante alla consegna. La partecipazione dell’armatore al finanziamento della costruzione di una nave è dunque fondamentale. Le garanzie di Export Credit Insurance Corporation emesse a favore di Stocznia Gdynia servivano a tutelare gli anticipi degli armatori dal rischio di mancato assolvimento da parte del cantiere del suo obbligo di consegna della nave.

(228)

Vari documenti forniti dalla Polonia in merito al funzionamento del sistema di garanzie di Export Credit Insurance Corporation (48) indicano che tali garanzie erano concesse a Stocznia Gdynia nel seguente modo. In primo luogo, veniva firmato un contratto con l’armatore, generalmente subordinato alla condizione che il cantiere fosse in grado di dimostrare entro un determinato lasso di tempo che il finanziamento della produzione sarebbe stato garantito da Export Credit Insurance Corporation. Export Credit Insurance Corporation adottava una delibera impegnandosi ad assicurare il finanziamento della nave nel suo complesso garantendo gli anticipi. In successivi accordi distinti, Export Credit Insurance Corporation attivava la garanzia per ogni singolo anticipo (di norma quattro). Generalmente, l’esposizione complessiva di Export Credit Insurance Corporation al rischio di mancato assolvimento da parte del cantiere del suo obbligo di consegna della nave era pari all’80 % del prezzo di acquisto, vale a dire l’ammontare complessivo degli anticipi versati dall’armatore prima della consegna. Tale esposizione complessiva diventava nota nel momento in cui Export Credit Insurance Corporation adottava la delibera a copertura del finanziamento della nave da parte dell’armatore. La garanzia scadeva alla consegna della nave.

(229)

Le attività di Export Credit Insurance Corporation sono varie (49) ed essenzialmente si distinguono in attività commerciali e attività svolte per conto del Tesoro e da esso garantite. Per lo svolgimento di queste ultime attività è aperto un conto bancario distinto intestato a “Interes Narodowy”. Le garanzie prestate a Stocznia Gdynia rientrano nell’attività rigarantita dal Tesoro.

(230)

Secondo le informazioni fornite dalla Polonia, Export Credit Insurance Corporation concedeva garanzie per anticipi a Stocznia Gdynia a fronte di una commissione calcolata a seconda dell’importo della garanzia. La commissione risulta pari al 2 % all’anno per garanzie non superiori a 35 milioni di zloty e all’1 % all’anno per garanzie superiori a 35 milioni di zloty. Export Credit Insurance Corporation richiedeva quale garanzia reale il trasferimento della proprietà della nave, la nave in costruzione e i materiali da costruzione. Le stesse condizioni sarebbero state applicabili alle garanzie di Export Credit Insurance Corporation emesse prima della fine del periodo di ristrutturazione, ossia prima del 2012.

(231)

Infine, la Commissione osserva che, il 3 giugno 2008, la Polonia ha adottato la decisione di concedere a Stocznia Gdynia un ulteriore conferimento di capitale pari a 515 milioni di zloty.

(232)

Le tabelle 1-4 e le informazioni di cui sopra dimostrano che, dal 1o maggio 2004, Stocznia Gdynia ha usufruito di aiuti per un valore nominale complessivo di 5 018 862 443 zloty (circa 1 434 milioni di euro).

Tabella 1

Aiuti di Stato concessi a favore di Stocznia Gdynia tra il 1o maggio 2004 e il 30 giugno 2007 secondo le informazioni fornite dalle autorità polacche (in PLN)

N.

Amministrazione aggiudicatrice

Strumento di aiuto

Base giuridica

Numero di decisione o accordo

Data di concessione dell’aiuto

Entrata in vigore

Periodo di concessione dell’aiuto

Valore nominale

dell’aiuto

1

2

3

4

5

6

7

8

9

1.

Tesoro

Garanzia – nave n. 8276/1

Legge sulle garanzie e le fideiussioni emesse dal Tesoro e talune persone giuridiche dell’8 maggio 1997 (Gazzetta delle leggi 2003/174, sezione 1689, come emendata)

Decreto del gabinetto n. 198/2004 del 24.8.2004

24.8.2004

3.9.2004

Fino al 30.3.2006

75 000 000,00

2.

Tesoro

Garanzia – nave n. 8276/2

Decreto del gabinetto n. 198/2004 del 24.8.2004

24.8.2004

3.9.2004

Fino all’11.12.2006

75 000 000,00

3.

Tesoro

Garanzia – nave n. 8245/1-4

Decreto del gabinetto n. 213/2004 del 7.9.2004

7.9.2004

17.9.2004

Fino al 27.2.2007

82 531 200,00

4.

Tesoro

Garanzia – navi nn. 8148/11 e 8184/14-17

Decreto del gabinetto n. 222/2004 del 21.9.2004

21.9.2004

1.10.2004

Fino al 15.1.2008

147 662 619,46

5.

Maresciallo della provincia di Pomerania

Cancellazione

Legge del 30.10.2002

Decisione n. UPP/11/3/2005 del presidente dell’agenzia di sviluppo industriale del 15.3.2005

4.1.2005

15.3.2005

Cancellazione unica

600 568,04  (*2)

6.

Fondo statale per la riabilitazione dei disabili

Cancellazione

Decisione n. UPP/11/3/2005 del presidente dell’agenzia di sviluppo industriale del 15.3.2005

4.1.2005

15.3.2005

Cancellazione unica

5 331 071,54  (*2)

7.

Provincia di Pomerania

Cancellazione

Decisione n. UPP/11/3/2005 del presidente dell’agenzia di sviluppo industriale del 15.3.2005

4.1.2005

15.3.2005

Cancellazione unica

2 414 962,11  (*2)

8.

ZUS

Cancellazione

Decisione n. UPP/11/3/2005 del presidente dell’agenzia di sviluppo industriale del 15.3.2005

4.1.2005

15.3.2005

Cancellazione unica

23 048 186,93  (*2)

9.

Agenzia di sviluppo industriale

Conferimento di capitale

Articolo 56, legge sulle privatizzazioni (Gazzetta delle leggi 2002/171, sezione 1397, come modificata)

Accordo (atto notarile rep. A n. 3255/2005)

23.6.2005

27.6.2005

Conferimento di capitale unico

40 000 000,00

10.

Associazione di comuni

Accordo di rimborso rateizzato

Legge del 30.10.2002

Accordo di ristrutturazione n. 200364/1/ZR del of 22.11.2004

22.11.2004

Rate mensili pagate dal 31.12.2004 al 28.2.2006

Operazione unica

419 543,25

11.

Tesoro

Garanzia di costruzione per navi: 8184/21-25

Legge sulle garanzie e fideiussioni emesse dal Tesoro e talune persone giuridiche dell’8 maggio 1997 (Gazzetta delle leggi 2003/174, sezione 1689, come emendata)

Decreto del gabinetto n. 93/2005

12.4.2005

12.9.2007

Fino al 31.12.2007

97 098 200,00

12.

KPS

Prestito

Attività di KPS conformemente all’atto costitutivo

Contratto di prestito n. 1/2/2005

10.2.2005

10.2.2005

8.3.2005

7 500 000,00

13.

KPS

Prestito

Attività di KPS conformemente all’atto costitutivo

Contratto di prestito n. 2/4/2005

12.4.2005

20.4.2005

5.5.2005

7 500 000,00

14.

KPS

Prestito

Attività di KPS conformemente all’atto costitutivo

Contratto di prestito n. 4/9/.2005

21.9.2005

31.10.2005

4.1.2006

14 500 000,00

15.

KPS

Prestito

Attività di KPS conformemente all’atto costitutivo

Contratto di prestito n. 2/7/2006

24.7.2006

3.8.2006

29.11.2006

10 000 000,00

16.

KPS

Prestito

Attività di KPS conformemente all’atto costitutivo

Contratto di prestito n. 1/4/2006

21.4.2006

26.4.2006

30.7.2007

4 000 000,00

17.

KPS

Prestito

Attività di KPS conformemente all’atto costitutivo

Contratto di prestito n. 1/12/2006

05.12.2006

5.12.2006

7.2.2006

5 500 000,00

11.12.2006

2 300 000,00

18.

KPS

Prestito

Attività di KPS conformemente all’atto costitutivo

Contratto di prestito n. 1/3/2007

20.3.2007

20.3.2007

20.9.2007

6 200 000,00

29.3.2007

2 000 000,00

23.4.2007

5 800 000,00

19.

ZUS

Accordo di rimborso rateizzato

Domanda del debitore

Formalmente non ancora concesso, ma praticamente utilizzato

 

In rate sino alla fine del 2008

In rate sino alla fine del 2008

34 272 360,17

Totale

648 678 711,50

Tabella 2

Ulteriori aiuti di Stato concessi a favore di Stocznia Gdynia tra il 1o giugno 2007 e il 15 luglio 2008 secondo le informazioni fornite dalle autorità polacche (in PLN)

N.

Amministrazione aggiudicatrice

Strumento di aiuto

Base giuridica

Numero di decisione o accordo

Data di concessione dell’aiuto

Entrata in vigore

Periodo di concessione dell’aiuto

Valore nominale

dell’aiuto

20.

Agenzia di sviluppo industriale

Prestito

Articolo 56, legge sulle privatizzazioni (Gazzetta delle leggi 2002/171, sezione 1397, come modificata)

Contratto di prestito n. OPP/11/07

4.12.2007

In due rate:

5.12.2007

4.1.2008

Entro il 31.5.2008

40 000 000

21.

Agenzia di sviluppo industriale

Prestito

 

 

5.2.2008

 

 

54 000 000

22.

KPS

Prestito

Attività di KPS conformemente all’atto costitutivo

Contratto di prestito n. 2/11/2007

 

 

 

?

Tabella 3

Debiti nei confronti di enti pubblici in essere al 30 settembre 2007 secondo le informazioni fornite dalle autorità polacche (in PLN)

 

Amministrazione aggiudicatrice

Debiti interessati

Importo dovuto

al 30 settembre 2007

23.

ZUS

Rinvio di premi, pagamento rateizzato

maggio 2004-settembre 2007

356 708 912

24.

Fondo statale per la riabilitazione dei disabili

Rinvio di premi, pagamento rateizzato

maggio 2004-settembre 2007

12 192 821

25.

Comune di Danzica

Rinvio di imposte sugli immobili, pagamento rateizzato

maggio 2004-settembre 2007

50 872 523

26.

Comune di Danzica

Rinvio di diritti per l’utilizzo di terreni, pagamento rateizzato

2005-2007

2 859 684

27.

Maresciallo della provincia di Pomerania

Rinvio del tributo ambientale, pagamento rateizzato

maggio 2004-settembre 2007

361 781

Totale

422 995 722

Tabella 4

Aiuti di Stato concessi a favore di Stocznia Gdynia per scopi diversi dalla ristrutturazione secondo le informazioni fornite dalle autorità polacche (in PLN)

N.

Amministrazione aggiudicatrice

Strumento di aiuto

Scopo

Base giuridica

Numero di decisione o accordo

Data di concessione dell’aiuto

Entrata in vigore

Periodo di concessione dell’aiuto

Valore nominale

dell’aiuto

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10

28.

Agenzia di sviluppo industriale

Sovvenzione

Ricerca e sviluppo

Progetto rientrante in INTERREG IIIC - 2005 Legge sui bilanci 22.12.2004, Gazzetta delle leggi n. 278 del 29.12.2004, sezione 2755

Nota di pagamento n. 5/ERR/2006

30.5.2006

30.5.2006

Sovvenzione una tantum

1 322,19

29.

Ministero dell’Istruzione e della Ricerca

Sovvenzione

Decreto del presidente del comitato statale per la ricerca scientifica del 30.11.2001 (Gazzetta delle leggi n. 146, sezione 1642, come modificata)

Progetto UE G3RD-CT-2002-00822-FASTPOD

26.6.2006

26.6.2006

Sovvenzione una tantum

49 571,98

30.

Ministero dell’Istruzione e della Ricerca

Sovvenzione

 

Decisione n. 03797/C.ZR6-6/2005

12.12.2005

20.11.2006

Progetto da realizzare entro il 31.1.2009

279 825,51

31.

Ministero della Scienza e dell’Istruzione superiore

Sovvenzione

Legge sul finanziamento della scienza dell’8.10.2004 (Gazzetta delle leggi n. 238, sezione 2390, come modificata)

Decisione n. 03858/C.ZR8-6/2006

1.9.2006

20.11.2006

Progetto da realizzare entro il 31.3.2009

36 509,45

32.

Ministero della Scienza e dell’Istruzione superiore

Sovvenzione

Ricerca e sviluppo

Legge sul comitato statale per la ricerca scientifica del 12. 1.1991 (Gazzetta delle leggi n. 33 del 2001, sezione 389)

Decisione n. 960/E-594/SPB/5.PR UE/DZ 29/2003-2005

31.1.2003

30.6.2005

30.6.2005

37 906,00

33.

Agenzia polacca per lo sviluppo delle imprese

Sovvenzione

Decreto del ministro dell’Economia e del Lavoro del 16.9.2004 sull’aggiudicazione da parte della Polonia (agenzia di sviluppo industriale) di aiuti finanziari nell’ambito del programma operativo settoriale 2004-2006 per le risorse umane (Gazzetta delle leggi del 2007, sezione 2115)

Convenzione n. 30/2006/efs/gdy formazione finanziata dal FSE del 20.1.2006

2.2.2006

25.5.2006

Sovvenzione una tantum

4 253,02

34.

Agenzia polacca per lo sviluppo delle imprese

Sovvenzione

Decreto del ministro dell’Economia e del Lavoro del 16.9.2004 sull’aggiudicazione da parte della Polonia (agenzia di sviluppo industriale) di aiuti finanziari nell’ambito del programma operativo settoriale 2004-2006 per le risorse umane (Gazzetta delle leggi del 2007, sezione 2115)

Convenzione n. WSAiB/039

1.2.2007

13.3.2007

Sovvenzione una tantum

2 209,94

Totale

411 598,09

III.   VALUTAZIONE

1.   COMPETENZE DELLA COMMISSIONE

(233)

L’allegato IV, punto 3, del trattato di adesione descrive la procedura del meccanismo provvisorio e, in tal senso, costituisce un quadro giuridico per la valutazione dei regimi di aiuto e dei singoli interventi di aiuto posti in essere in un nuovo Stato membro prima della data di adesione all’Unione europea ancora applicabili dopo l’adesione.

(234)

La Commissione non ha facoltà di esaminare interventi che siano stati posti in essere prima dell’adesione, ma non siano più applicabili dopo di essa né nell’ambito della procedura del meccanismo provvisorio né nell’ambito della procedura prevista dall’articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE.

(235)

Tuttavia, interventi non posti in essere prima dell’adesione sono valutati dalla Commissione come aiuti notificati o aiuti illegali conformemente all’articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE.

(236)

Il criterio utilizzato per stabilire il momento in cui un determinato intervento è stato posto in essere è il provvedimento giuridicamente vincolante con il quale l’autorità nazionale competente si impegna a concedere l’aiuto (50). È il diritto nazionale a stabilire se un provvedimento amministrativo è un giuridicamente vincolante o meno. La Commissione, però, soprattutto nei casi limite, deve poter esaminare un siffatto provvedimento per appurare, sulla base della sua forma e del suo contenuto, se possa aver suscitato nei beneficiari legittime aspettative da far valere dinanzi a un tribunale polacco. Tale facoltà di verifica di un provvedimento amministrativo nazionale è indispensabile affinché la Commissione possa esercitare la sua competenza esclusiva e approvare deroghe al divieto generale di aiuti di Stato in relazione a interventi posti in essere in Polonia dopo il 1o maggio 2004.

(237)

Un intervento posto in essere prima dell’adesione è considerato applicabile dopo l’adesione se può ancora dar luogo alla concessione di aiuti ulteriori o a un aumento dell’ammontare di un aiuto già concesso, ossia se l’esatta esposizione economica dello Stato alla data in cui l’intervento è stato posto in essere non era nota e tale rimane alla data di adesione.

(238)

Nella decisione di apertura dell’esame formale, la Commissione concludeva, alla luce delle informazioni fornite dalla Polonia, che una serie di interventi notificatile il 29 aprile 2004 di fatto costituivano nuovi aiuti, illegali o notificati, perché erano stati concessi dopo il 1o maggio 2004, data di adesione della Polonia all’Unione europea. Le osservazioni formulate dalla Polonia e da terzi dopo l’apertura dell’esame non hanno indotto la Commissione a modificare tale conclusione. In particolare, la Commissione ritiene di essere competente per quanto concerne la valutazione della compatibilità con il mercato comune degli interventi riportati nell’allegato I, parte B, della decisione di apertura dell’esame formale, pur prendendo atto del fatto che taluni interventi sono stati abbandonati (interventi 33 e 34 dell’allegato I, parte B, della decisione di apertura dell’esame formale).

(239)

Di seguito, la Commissione spiega i motivi per i quali essa non può accogliere le argomentazioni formulate dalla Polonia e dalle parti interessate.

a)    Ristrutturazione dei debiti nei confronti di enti pubblici di cui al capitolo 5a

(240)

La Commissione concorda con il beneficiario nell’affermare che l’evento che ha dato luogo alla parziale cancellazione dei debiti nei confronti di enti pubblici di cui al capitolo 5a è stato l’adozione della decisione di ristrutturazione da parte del presidente dell’agenzia di sviluppo industriale. La Commissione, però, non può accettare l’affermazione secondo cui tale decisione è stata adottata il 19 aprile 2004, ossia prima dell’adesione. La Commissione spiegava i motivi della sua posizione nella decisione di apertura dell’esame formale e né la Polonia né il beneficiario hanno avanzato ulteriori argomentazioni. La Commissione ribadisce che la decisione del 19 aprile approvava unicamente il piano di ristrutturazione del 2004 e non ristrutturava i debiti nei confronti di enti pubblici di cui al capitolo 5a. Il presidente dell’agenzia di sviluppo industriale non poteva rendere nota la decisione di ristrutturazione prima dell’adesione perché non poteva contare, come richiede il capitolo 5a, sul consenso di tutti i creditori pubblici coinvolti nella ristrutturazione e dell’operatore, vale a dire l’impresa che gestisce l’operazione di ristrutturazione (51). La Commissione osserva che il presidente dell’agenzia di sviluppo industriale riconosceva tale circostanza affermando, nella sua decisione del 19 aprile 2004, che sarebbe stata necessaria un’ulteriore decisione per completare la ristrutturazione di cui al capitolo 5a, concetto ribadito quando, alla fine, ha reso note le sue decisioni di ristrutturazione il 4 gennaio 2005, ovverosia dopo l’adesione.

(241)

La Commissione non può accettare l’argomentazione del beneficiario secondo cui il consenso di tutti i creditori pubblici coinvolti alla ristrutturazione dei crediti da loro vantati nei confronti di Stocznia Gdynia di cui al capitolo 5a costituiva il provvedimento giuridicamente vincolante richiesto dalla sentenza Fleuren Compost. Il beneficiario essenzialmente obiettava che il capitolo 5a non era una lex specialis rispetto ad altre leggi che consentono la ristrutturazione di debiti nei confronti di enti pubblici e la funzione del presidente dell’agenzia di sviluppo industriale consisteva nell’amministrare e agevolare il processo di ristrutturazione, non nel sostituirsi alle autorità coinvolte e competenti per quanto concerne passività specifiche. La Commissione osserva che tale interpretazione del diritto polacco è in contrasto con tutto ciò che è stato prodotto a oggi dalla Polonia, oltre che con il testo e la logica dello stesso capitolo 5a. Innegabilmente, come ha obiettato il beneficiario, la legge del 30 ottobre 2002“non vieta alle autorità che procedono alla ristrutturazione di emettere decisioni di cancellazione nella misura in cui ciò è consentito loro da disposizioni di carattere generale”. Nondimeno, se così fosse stato, detti debiti non rientrerebbero più nel capitolo 5a con tutti i vantaggi che ne derivano e che lo stesso beneficiario ha enumerato come segue: possibilità di usufruire di un prestito dell’agenzia di sviluppo industriale, sospensione di procedimenti esecutivi in corso, esenzione dal fallimento e non maturazione di interessi sugli importi dovuti.

(242)

La Commissione non può accogliere l’argomentazione del beneficiario secondo cui non sono maturati interessi dopo il 30 giugno 2006 sui debiti ristrutturati nell’ambito del capitolo 5a. Tale interpretazione del diritto polacco è stata respinta dalla stessa Polonia. Inoltre, la Polonia ha notificato come nuovo aiuto la prevista (parziale) cancellazione degli interessi maturati dopo il 30 giugno 2006, per cui è evidente che tali interessi erano in realtà maturati.

b)    Interventi 28-34 dell’allegato I, parte B, della decisione di apertura dell’esame formale

(243)

La Commissione non può accettare l’argomentazione della Polonia secondo cui tali aiuti sono stati concessi de facto in virtù della circostanza che tutte le corrispondenti amministrazioni aggiudicatrici avevano rilasciato dichiarazioni verbali in occasione di una riunione del gruppo di lavoro del governo sulla ristrutturazione dei cantieri navali in Polonia (il team per il comparto della costruzione navale). Tali dichiarazioni, ammesso che siano state rilasciate, erano prettamente verbali ed erano ovviamente necessari ulteriori interventi attuativi per creare aspettative legittime secondo il diritto polacco.

c)    Conferimento di capitale da parte dell’agenzia di sviluppo industriale

(244)

L’argomentazione del beneficiario secondo cui gli aiuti sono stati concessi prima dell’adesione perché l’esatta esposizione economica era nota prima di detta data deriva da un’erronea interpretazione dell’allegato IV, punto 3, del trattato di adesione. Per essere considerato un aiuto antecedente all’adesione, un intervento deve soddisfare due requisiti: è necessario che sia stato concesso prima dell’adesione (il che equivale a una decisione giuridicamente vincolante adottata dall’amministrazione aggiudicatrice competente) ed è necessario che “non sia applicabile dopo l’adesione”. Si tratta di due condizioni distinte che devono ricorrere entrambe. L’argomentazione del beneficiario secondo cui l’esposizione economica dello Stato era nota prima dell’adesione si riferisce al secondo di tali requisiti e non al momento in cui l’aiuto è stato concesso.

(245)

La Commissione non può accogliere l’argomentazione della Polonia secondo cui il requisito di registrazione della sottoscrizione delle nuove quote entro 6 mesi era puramente formale. Essa osserva che, in realtà, scaduto il termine di 6 mesi, erano necessarie due nuove decisioni distinte: una nuova delibera dell’assemblea generale in merito all’aumento di capitale e la stessa sottoscrizione. Pare infatti che, a norma del diritto commerciale polacco, il diritto di una società di procedere a un conferimento di capitale diventi effettivo alla data di adozione della delibera di aumento del capitale (ossia la prima delibera del 17 febbraio 2004). La registrazione ha valore per i rapporti esterni della società, non per quelli con i suoi soci. Tuttavia, la mancata registrazione comporta anche effetti giuridici sul rapporto tra la società e i suoi soci: se non viene effettuata entro sei mesi, la delibera di aumento del capitale sociale scade e non è possibile procedere al conferimento di capitale. In tali circostanze, per aumentare il capitale sociale, occorre una nuova delibera dei soci, delibera che è stata infatti adottata dall’assemblea generale il 4 marzo 2005. Il fatto però che la delibera non sia stata adottata all’unanimità (tre soci importanti si sono opposti) dimostra che essa non può considerarsi un requisito meramente formale. La Commissione osserva inoltre che il capitale è stato alla fine sottoscritto dall’agenzia di sviluppo industriale, non dal Tesoro. La delibera del 17 febbraio 2004 non può dunque ritenersi una decisione giuridicamente vincolante per l’aggiudicazione di un aiuto sotto forma di conferimento di capitale di cui all’intervento 32 dell’allegato I, parte B, della decisione di apertura dell’esame formale.

(246)

Da ultimo, la Commissione rileva che né la Polonia né il beneficiario hanno contestato la sua conclusione secondo cui gli interventi 19-27 dell’allegato I, parte B, della decisione di apertura dell’esame formale costituivano nuovi aiuti, rientrando pertanto nel mandato della Commissione di cui all’articolo 88 del trattato CE.

2.   AIUTI DI STATO SECONDO LA DEFINIZIONE CONTENUTA DALL’ARTICOLO 87, PARAGRAFO 1, DEL TRATTATO CE

2.1   ESISTENZA DI UN AIUTO DI STATO

(247)

L’articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE afferma che qualunque aiuto concesso da uno Stato membro o attraverso risorse dello Stato, a prescindere dalla forma, che distorca o rischi di distorcere la concorrenza favorendo talune imprese o la produzione di taluni prodotti e incidendo sugli scambi tra Stati membri è incompatibile con il mercato comune.

(248)

La Commissione rileva che tutti gli aiuti descritti nei considerando 209-232 sono stati concessi dallo Stato o attraverso risorse dello Stato ed erano selettivi, essendo destinati a una specifica impresa.

(249)

Stocznia Gdynia è uno dei più grandi cantieri navali europei e compete attivamente sul mercato delle navi portacontainer con cantieri navali soprattutto tedeschi e danesi, come la Polonia e il beneficiario hanno riconosciuto. Lo hanno anche rilevato la Danimarca e l’associazione danese dei costruttori navali nelle rispettive osservazioni sulla decisione di apertura dell’esame formale della Commissione. Le navi portacontainer rappresentavano il 26 % del portafoglio di ordini dei cantieri navali europei alla fine del 2006 (52).

(250)

Pare che Stocznia Gdynia sia l’unico cantiere nell’Unione europea a costruire un certo tipo di nave Ro-Ro: le grandi navi per il trasporto di autovetture. Tale specializzazione, tuttavia, non significa che Stocznia Gdynia non sia concorrente, perlomeno potenziale, di altri cantieri comunitari. La Commissione osserva che esiste un livello considerevole di sostituibilità sul versante dell’offerta, quantomeno nel segmento delle navi da carico (53), anche se, considerando la struttura della domanda per varie categorie di nave da carico, tali navi non appartengono a un mercato unico.

(251)

Ciò significa che altri cantieri navali nell’Unione europea potrebbero incontrare notevoli ostacoli all’avvio della produzione di navi per il trasporto di autovetture, perlomeno non di natura tecnologica (strutture di produzione, know-how, eccetera). Tuttavia, il continuo sovvenzionamento di Stocznia Gdynia, che ha consentito al cantiere di concludere contratti senza totale riconoscimento e remunerazione di tutti i rischi coinvolti, avrebbe potuto ostacolare notevolmente l’ingresso di altri cantieri navali sul mercato delle navi per il trasporto di autovetture.

(252)

La Commissione osserva che Stocznia Gdynia opera anche in altri segmenti per quanto concerne le navi da carico offrendo prodotti come navi polivalenti, navi per il trasporto di gas liquefatto di petrolio, petroliere e navi per prodotti chimici, nonché navi per carichi alla rinfusa. Per esempio, le petroliere e le navi per prodotti chimici costituivano circa l’8 % del portafoglio di ordini dei cantieri navali europei alla fine del 2006 (54). I cantieri tedeschi e rumeni sono particolarmente attivi in tali segmenti.

(253)

Alla luce di quanto precede, la Commissione conclude che gli aiuti di Stato concessi a favore di Stocznia Gdynia hanno inciso sugli scambi tra Stati membri.

(254)

Da ultimo, la Commissione deve appurare se gli interventi concessi a favore di Stocznia Gdynia abbiano rappresentato un vantaggio indebito per il cantiere distorcendo o rischiando di distorcere la concorrenza. La Commissione osserva che le autorità polacche non hanno contestato la classificazione degli interventi oggetto della presente decisione come aiuti di Stato, eccezion fatta per i prestiti concessi da KPS e le garanzie prestate da Export Credit Insurance Corporation che, a giudizio delle autorità polacche, sono conformi al principio dell’investitore in economia di mercato.

(255)

Nel prosieguo, la Commissione prima spiega i motivi per i quali ritiene che la continua mancata esecuzione del debito nei confronti di enti pubblici non abbia superato il test del creditore in economia di mercato, poi valuta gli interventi contestati dalla Polonia per analizzare infine le circostanze in cui sono stati concessi gli aiuti oggetto della presente decisione e il loro impatto sulla concorrenza.

a)    Continua mancata esecuzione dei debiti nei confronti di enti pubblici

(256)

Il principio secondo cui la continua mancata esecuzione di debiti nei confronti di enti pubblici possa considerarsi in sé costitutiva di un aiuto di Stato è consolidato a livello giurisprudenziale (55). Le informazioni fornite dalle autorità polacche (56) indicano chiaramente che Stocznia Gdynia ha notevoli accumulato arretrati notevoli nei confronti di enti pubblici che risalgono ben al 2004. Il cantiere ha restituito tali debiti in maniera decisamente discontinua e la restituzione del saldo è stata continuamente differita, con tutta probabilità senza alcuna decisione formale da parte dei corrispondenti creditori pubblici, oppure soggetta a piani di rientro. La Polonia ha spiegato che il beneficiario intendeva restituire i debiti nei confronti di enti pubblici in essere al 30 settembre 2007 (complessivamente 443 milioni di zloty) utilizzando il conferimento di capitale del Tesoro dopo la privatizzazione del cantiere. Trattandosi di un evento incerto con una tempistica incerta, l’intenzione del cantiere sottintende che, in pratica, i debiti nei confronti di enti pubblici sono stati differiti a tempo indeterminato o non specificato e rimborsati soltanto occasionalmente in funzione del flusso di cassa del cantiere. La Commissione ritiene che nessun creditore in economia di mercato accetterebbe un siffatto differimento a tempo indeterminato di crediti vantati nei confronti di un debitore, che risulterebbero subordinati a un evento incerto di privatizzazione e ricapitalizzazione da parte dello Stato (il che costituisce un aiuto di Stato di dubbia legalità e compatibilità con il mercato unico). Non vi è inoltre alcuna indicazione del fatto che i corrispondenti creditori pubblici abbiano intrapreso azioni per far valere i propri crediti nei confronti di Stocznia Gdynia, per esempio mediante esecuzione forzata o ricorso al diritto fallimentare. La Commissione conclude pertanto che la continua mancata esecuzione dei debiti nei confronti di enti pubblici rappresenta un vantaggio che il beneficiario non avrebbe ottenuto da un creditore in economia di mercato, che dunque costituisce un aiuto di Stato assimilabile a un prestito (senza interessi).

b)    Interventi che a giudizio della Polonia superano il test dell’investitore privato

Prestiti di KPS

(257)

La Commissione non può accogliere l’argomentazione della Polonia secondo cui gli aiuti sotto forma di prestiti per capitale circolante fossero esenti da aiuti di Stato. La Commissione osserva che il tasso di interesse addebitato da KPS era superiore di circa 400 punti base al tasso di riferimento, rilevando altresì che il cantiere si è trovato in una situazione finanziaria molto precaria per diversi anni, con un passivo nettamente superiore all’attivo. Il cantiere non è stato in grado di reperire finanziamenti per la sua produzione da alcuna altra fonte esterna. Il suo capitale circolante è stato finanziato con anticipi coperti da garanzie di Export Credit Insurance Corporation, prestiti interamente coperti da garanzie del Tesoro e prestiti di KPS. Il tasso di interesse applicato da KPS non pare pertanto rispecchiare in maniera adeguata il rischio corso. Sebbene KPS richiedesse garanzie reali, il loro valore resta discutibile; va infatti ricordato che anche Export Credit Insurance Corporation e il Tesoro richiedevano garanzie analoghe e, considerato il rapporto attivo/passivo di Stocznia Gdynia, pare improbabile che KPS potesse ottenere una garanzia di primo grado sui beni del cantiere. In ogni caso, la Polonia non ha fornito informazioni dettagliate che possano consentire alla Commissione di stabilire il valore effettivo delle garanzie reali richieste.

(258)

Non vi è peraltro differenza tra i prestiti concessi da KPS e quelli concessi dall’agenzia di sviluppo industriale, che appartiene a KPS. È difficile sostenere allo stesso tempo, come fa la Polonia, che i prestiti concessi dall’agenzia di sviluppo industriale costituiscono aiuti di Stato, mentre quelli concessi dalla sua controllata, KPS, soddisfano i requisiti del principio dell’investitore in economia di mercato.

(259)

Infine, la Commissione osserva che KPS è stata costituita come fondo controllato dal governo con obiettivi di politica pubblica, il cui finanziamento era interamente coperto o garantito dallo Stato attraverso l’agenzia di sviluppo industriale. Secondo il documento “Strategia per il settore della costruzione navale (cantieristica marittima) in Polonia 2006-2010”, KPS era “costituita per organizzare il finanziamento della produzione di un cantiere navale fino all’assunzione del controllo da parte degli investitori privati”. La strategia, volta a conseguire finalità non soltanto economiche, ma anche sociali e macroeconomiche, (57) delega a KPS vari poteri che la apparentano all’agenzia di sviluppo industriale, al Tesoro e ad altri organi pubblici competenti. I legami finanziari di KPS con l’agenzia di sviluppo industriale e il Tesoro sono chiari e KPS funge piuttosto da veicolo per il trasferimento di attività destinate dal bilancio dello Stato ai cantieri navali polacchi, tra cui quello di Gdynia.

(260)

Alla luce di quanto precede, la Commissione conclude che KPS non agiva quale investitore in economia di mercato nel momento in cui concedeva prestiti per il capitale circolante di Stocznia Gdynia. Tali prestiti, riportati nel considerando 158, tabelle 1 e 2, costituiscono pertanto aiuti di Stato.

Garanzie prestate da Export Credit Insurance Corporation

(261)

Nelle osservazioni formulate a seguito dell’adozione della decisione di apertura dell’esame formale, la Polonia asseriva che le garanzie prestate da Export Credit Insurance Corporation a Stocznia Gdynia non costituivano aiuti di Stato. La Commissione non può condividere tale affermazione.

(262)

In primo luogo, la Commissione vorrebbe sottolineare che le garanzie per anticipi di Export Credit Insurance Corporation sono garantite dal Tesoro e le corrispondenti operazioni transitano per un conto bancario distinto intestato a “Interes Narodowy”. Se sul conto non sono presenti fondi sufficienti, Export Credit Insurance Corporation può utilizzare prestiti del Tesoro o usufruire di garanzie per prestiti del Tesoro.

(263)

In secondo luogo, la Commissione rammenta la sua decisione del 18 luglio 2007 nella causa N 105/07 (58) con la quale ha approvato come esente da aiuti di Stato il regime attraverso cui Export Credit Insurance Corporation gestiva il suo programma di assicurazione delle esportazioni garantito dal Tesoro. Tale regime attualmente copre il tipo di garanzie per la produzione che Stocznia Gdynia ha ricevuto negli ultimi anni. La commissione osserva che il regime espressamente esclude (59) imprese che versino in difficoltà finanziarie, secondo la definizione contenuta negli orientamenti sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà. La principale caratteristica del regime è che i premi per le garanzie sono calcolati sulla base di una valutazione del rischio. Per esempio, il premio per un’impresa che appartenga alla massima categoria di rischio è pari a […] % all’anno per garanzie inferiori a 2 anni e […] % all’anno per garanzie superiori a 2 anni. Il premio di base corrisponde a […] % all’anno. A titolo di raffronto, le garanzie prestate a Stocznia Gdynia da Export Credit Insurance Corporation sono state concesse a fronte di un premio del 2 % all’anno per garanzie non superiori a 35 milioni di zloty e dell’1 % all’anno per garanzie superiori a detto importo.

(264)

Risulta dunque evidente che Stocznia Gdynia non può beneficiare di garanzie rientranti nel regime appena descritto e approvato dalla Commissione come esente da aiuti di Stato. Di conseguenza, le garanzie prestate a Stocznia Gdynia non sono esenti da aiuti di Stato.

(265)

È inoltre chiaro che il premio per la garanzia addebitato a Stocznia Gdynia è nettamente inferiore al premio di base applicato alle garanzie prestate a imprese sane e inferiore di diverse volte al premio imputato a società ad alto rischio che, tuttavia, possono ancora usufruire del regime illustrato poc’anzi. La Commissione conclude che il premio per la garanzia applicato a Stocznia Gdynia non corrisponde a un premio di mercato e che, pertanto, le garanzie in questione costituiscono aiuti di Stato.

(266)

In terzo luogo, conformemente alla comunicazione della Commissione sull’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di Stato sotto forma di garanzie, (60) affinché una singola garanzia dello Stato non costituisca un aiuto di Stato, è necessario che il mutuatario non versi in difficoltà finanziarie. È chiaro che nella fattispecie le circostanze sono completamente diverse. Secondo la succitata comunicazione, nel momento in cui il mutuatario versa in difficoltà finanziarie, la componente di aiuto della garanzia può avere lo stesso valore dell’importo coperto dalla garanzia.

(267)

La Commissione rileva infine che Stocznia Gdynia poteva unicamente contare sulle garanzie prestate da Export Credit Insurance Corporation e dal Tesoro, non riuscendo a ottenerne altre sul mercato.

(268)

Alla luce di quanto precede, la Commissione conclude che Export Credit Insurance Corporation non agiva quale investitore in economia di mercato nel momento in cui prestava garanzie a Stocznia Gdynia.

c)    Distorsione della concorrenza causata dagli aiuti di Stato concessi a favore di Stocznia Gdynia

(269)

La Commissione è dell’avviso che la possibilità di contare pienamente su aiuti di Stato abbia consentito a Stocznia Gdynia di adottare pratiche anticoncorrenziali, come la definizione di prezzi inferiori ai costi di produzione, senza subire le conseguenze che tali pratiche generalmente comportano, segnatamente l’estromissione dal mercato.

(270)

La Commissione osserva inoltre che uno dei principali problemi a lungo termine di Stocznia Gdynia è stato quello di aver stipulato contratti che si sono rivelati in perdita a seguito della rivalutazione dello zloty rispetto al dollaro americano, valuta dominante nel campo della costruzione navale, e all’aumento a livello mondiale del prezzo delle lamiere in acciaio. Tali fattori esterni erano già stati definiti le principali minacce alla continuità operativa del cantiere nel piano di ristrutturazione del 2002 e successivamente nella sua versione modificata del 2004, come anche nel nuovo piano di ristrutturazione del 2006 e, da ultimo, nel corso della privatizzazione del 2008.

(271)

Nonostante il fatto che la direzione del cantiere fosse consapevole di tali minacce, il cantiere ha continuato a sottoscrivere contratti senza adottare alcuna misura per attenuare il rischio, pratica commerciale proseguita anche durante il boom senza precedenti del mercato della costruzione navale registrato tra il 2004 e il 2008, epoca in cui i prezzi hanno raggiunto livelli record. L’esito di tale approccio è stato che il cantiere è riuscito a proseguire l’attività e mantenere il suo organico accusando però gravi perdite in termini di regolarità della produzione di navi. Secondo la relazione di “due diligence” stilata da Amber nel primo semestre del 2008, sull’attuale portafoglio di ordini con consegne previste per il 2008 e il 2009 grava ancora un rischio di perdite notevoli derivanti da contratti stipulati senza alcuna misura di attenuazione del rischio, elemento che è stato confermato dalla Polonia.

(272)

Su tale base, la Commissione conclude che tutti gli aiuti concessi a favore di Stocznia Gdynia descritti nella parte II, punto 7, sono stati tali da distorcere o rischiare di distorcere la concorrenza sul mercato della costruzione navale.

Conclusione

(273)

In conclusione, la Commissione è del parere che tutti gli interventi concessi a favore di Stocznia Gdynia siano aiuti di Stato secondo la definizione contenuta nell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE.

2.2.   Possibilità per la Polonia e terzi di formulare osservazioni

(274)

Con la decisione del 1o giugno 2005, la Commissione ha aperto un esame formale di una serie di interventi, tra cui ristrutturazione del debito (cancellazioni, differimenti, modifiche del piano di rientro) sulla base di varie motivazioni legali e riguardante diversi creditori pubblici, conferimenti di capitale, garanzie per la produzione del Tesoro e interventi di reperimento di capitale (emissioni di obbligazioni e capitalizzazione del debito).

(275)

La Commissione ha inoltre chiaramente affermato che l’argomentazione della Polonia secondo cui gli anticipi degli armatori avrebbero dovuto essere considerati un contributo proprio era inaccettabile. In proposito, la Commissione ha manifestato dubbi asserendo che le garanzie per anticipi prestate da Export Credit Insurance Corporation potevano forse costituire aiuti di Stato e ha annunciato che avrebbe approfondito la natura di tali anticipi.

(276)

Sia la Polonia sia il beneficiario hanno formulato osservazioni; tuttavia, sebbene essi abbiano contestato la competenza della Commissione in riferimento alla valutazione della compatibilità di alcuni interventi in questione, non hanno invece confutato la sua conclusione secondo cui, poiché tali interventi sono stati concessi dopo l’adesione della Polonia all’Unione europea, essi costituiscono nuovi aiuti secondo la definizione contenuta dall’articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE. L’unica eccezione riguardava la natura delle garanzie prestate da Export Credit Insurance Corporation, asseritamente esenti da aiuti di Stato. La Polonia successivamente ha anche obiettato che i prestiti concessi da KPS non costituivano aiuti di Stato. La Commissione ha approfondito le argomentazioni formulate dalla Polonia e dal beneficiario.

(277)

Nel corso del suo esame, la strategia adottata dal governo polacco in quanto socio di maggioranza di Stocznia Gdynia è stata oggetto, a più riprese, di radicali cambiamenti, come dimostra l’excursus degli avvenimenti prima riportato. L’obiettivo del consolidamento del settore della costruzione navale si è trasformato in una strategia volta alla separazione dei cantieri di Gdynia e Danzica e in una decisione di parziale privatizzazione di Stocznia Gdynia, poi riorientata verso una totale privatizzazione, scelta anch’essa discutibile vista la manifesta assenza di interesse per l’acquisizione del cantiere da parte degli operatori del mercato.

(278)

Come già affermato, la Commissione ha intrattenuto contatti regolari con le autorità polacche in quanto proprietarie di Stocznia Gdynia, così come con lo stesso cantiere. La Commissione ha sistematicamente segnalato sia alla Polonia sia al cantiere che, considerata la sua precaria situazione finanziaria e l’assenza di finanziamenti esterni esenti da aiuti di Stato, tutti gli interventi concessi a favore di Stocznia Gdynia attingendo da risorse dello Stato probabilmente costituivano aiuti di Stato secondo la definizione contenuta nell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE, avvertendo altresì che tali aiuti erano stati concessi in violazione dell’articolo 88, paragrafo 3, del trattato CE ed erano incompatibili con il mercato comune. La Commissione ha inoltre sottolineato in varie occasioni che le garanzie prestate da Stocznia Gdynia da Export Credit Insurance Corporation costituivano aiuti di Stato.

(279)

Durante il suo esame, la Commissione ha anche raccolto informazioni in merito alle attività di KPS e alla natura dei fondi per finanziare il capitale circolante concessi al cantiere, segnalando alla Polonia che, con tutta probabilità, tali prestiti costituivano aiuti di Stato secondo la definizione contenuta nell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE.

(280)

Infine, sempre nel corso dell’esame, la Commissione ha osservato che Stocznia Gdynia stava ancora accumulando debiti nei confronti di enti pubblici, per cui ha raccolto informazioni al riguardo e ha informato la Polonia (in quanto proprietaria del cantiere e creditrice) che la mancata esecuzione di debiti nei confronti di enti pubblici o la loro ristrutturazione poteva costituire un aiuto di Stato secondo la definizione contenuta nell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE.

3.   COMPATIBILITÀ DEGLI AIUTI CON IL MERCATO UNICO – DEROGA PREVISTA DALL’ARTICOLO 87, PARAGRAFO 3, DEL TRATTATO CE

(281)

L’obiettivo principale degli interventi è assistere una società che versi in difficoltà finanziarie e mantenerla a galla. In tali casi, ammesso che concorrano gli elementi richiesti, è possibile applicare l’esenzione prevista dall’articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE che autorizza aiuti di Stato concessi per agevolare lo sviluppo di talune attività economiche, purché non incidano sulle condizioni commerciali in misura contraria all’interesse pubblico.

(282)

Gli aiuti al salvataggio e alla ristrutturazione di imprese in difficoltà sono attualmente disciplinati dagli orientamenti comunitari sugli aiuti al salvataggio e alla ristrutturazione delle imprese in difficoltà (61) (in prosieguo “orientamenti (del 2004)”), subentrati al precedente testo adottato nel 1999 (62) (in prosieguo “orientamenti del 1999”).

(283)

Le disposizioni transitorie degli orientamenti del 2004 prevedono che le notifiche protocollate prima del 10 ottobre 2004 siano esaminate alla luce dei criteri applicabili all’atto della notifica (punto 103). Nella fattispecie, la Commissione ha ricevuto comunicazione di alcuni interventi il 29 aprile 2004 nell’ambito del meccanismo provvisorio di cui all’allegato IV, punto 3, del trattato di adesione, epoca in cui erano in vigore gli orientamenti del 1999. Gli orientamenti del 2004 stabiliscono tuttavia che alla valutazione di aiuti al salvataggio o alla ristrutturazione concessi senza l’autorizzazione della Commissione (aiuti illegali) si applichi l’ultima versione se alcuni di essi o tutti vengono concessi dopo il 1o ottobre 2004 (punto 104, primo comma). Poiché gli interventi descritti nei considerando 209-232 sono stati concessi per la maggior parte illegalmente dopo detta data, la Commissione conclude che sono applicabili gli orientamenti del 2004.

(284)

Gli orientamenti valgono per le imprese di tutti i settori con le eccezioni indicate al punto 18 degli orientamenti. Il quadro sugli aiuti di Stato alla costruzione navale (63), che è il quadro giuridico per la valutazione degli aiuti di Stato in tale settore, cita il punto 11 degli orientamenti quale base giuridica applicabile alla valutazione degli aiuti al salvataggio e alla ristrutturazione.

A.   AIUTI AL SALVATAGGIO

(285)

Gli orientamenti contemplano la possibilità di concedere aiuti al salvataggio quale forma di assistenza temporanea a imprese che versino in difficoltà finanziarie in attesa che venga predisposto un piano di ristrutturazione o liquidazione o al fine di affrontare una grave crisi di liquidità.

(286)

La Commissione osserva che gli aiuti di Stato concessi a favore di Stocznia Gdynia non rispondono né al criterio di temporaneità, visto che tutti gli interventi di aiuto sono stati concessi per periodi di gran lunga superiori ai 6 mesi prescritti, né al criterio di reversibilità, poiché sono stati autorizzati interventi irreversibili quali conferimenti di capitale e cancellazioni di debiti, equiparabili a sovvenzioni.

(287)

La Commissione conclude pertanto che gli interventi elencati nei considerando 209-232 non sono compatibili con il mercato comune come aiuti al salvataggio.

B.   AIUTI ALLA RISTRUTTURAZIONE

(288)

Secondo la definizione contenuta nel punto 17 degli orientamenti, un aiuto alla ristrutturazione deve basarsi su un piano attuabile, coerente e lungimirante per recuperare la redditività a lungo termine dell’impresa entro un arco di tempo ragionevole. Generalmente una ristrutturazione comporta i seguenti elementi: ristrutturazione di tutti gli aspetti delle attività dell’impresa, riorganizzazione e razionalizzazione della sua attività, ivi compreso il recesso da attività in perdita, e ristrutturazione finanziaria. Le operazioni di ristrutturazione, nel caso in cui beneficino di aiuti di Stato, non possono tuttavia limitarsi ad aiuti finanziari volti a ripianare perdite passate senza affrontare i motivi di tali perdite, ossia senza intraprendere una reale ristrutturazione. Inoltre, una ristrutturazione deve essere finanziata, almeno in parte, da risorse proprie della società o da fonti esterne esenti da aiuti di Stato, mentre gli aiuti di Stato devono limitarsi al minimo necessario per recuperare la redditività. È infine necessario adottare misure compensative per attenuare l’effetto distorcente dell’aiuto.

(289)

Vista la natura estremamente distorcente dell’aiuto alla ristrutturazione, la Commissione ritiene che gli aiuti a imprese in difficoltà contribuiscano realmente allo sviluppo di attività economiche senza incidere negativamente sugli scambi in misura contraria all’interesse comunitario unicamente nel caso in cui concorrano tutti gli elementi indicati negli orientamenti.

(290)

Di seguito, la Commissione valuta se nella fattispecie detti elementi fossero compresenti o meno.

a)    Ammissibilità

(291)

Per poter beneficiare di aiuti al salvataggio o alla ristrutturazione, è necessario che l’impresa sia in difficoltà, come previsto negli orientamenti. La Commissione ritiene che la situazione finanziaria di Stocznia Gdynia, perlomeno dal 2002, sia stata caratterizzata da una costante illiquidità e insolvenza, nonché da perdite crescenti con un valore di inventario negativo. Secondo la definizione contenuta negli orientamenti, Stocznia Gdynia è pertanto un’impresa in difficoltà.

b)    Recupero della redditività a lungo termine

(292)

Conformemente al punto 34 degli orientamenti, è necessario che la concessione di un aiuto sia subordinata all’attuazione di un piano di ristrutturazione che deve consentire all’impresa di recuperare la propria redditività entro un arco di tempo ragionevole. Per recupero della redditività si intende che l’impresa, conclusa la ristrutturazione, deve essere in grado di coprire tutti i costi e generare un ritorno sul capitale sufficiente per competere sulla base di meriti propri. La ristrutturazione deve essere eseguita il più rapidamente possibile.

(293)

La Commissione rileva che, nel corso dell’esame, si sono analizzati due piani di ristrutturazione (2004 e 2006) preparati dalla direzione del cantiere e approvati dal suo socio di maggioranza, lo Stato, giungendo alla conclusione che le sue gravi preoccupazioni in merito alla capacità dei due piani di assicurare il recupero della redditività del cantiere non erano state fugate. Poiché il piano di ristrutturazione del 2006 ha sostituito quello del 2004, la Commissione spiega nel prosieguo i motivi delle sue notevoli perplessità in merito al piano di ristrutturazione del 2006, sottolineando tuttavia che tale piano ricalca per molti versi il piano di ristrutturazione del 2004 e che i dubbi espressi dalla Commissione nella decisione di avvio di un procedimento di indagine formale in merito a detto piano valgono anche, per analogia, per la versione del 2006.

(294)

La Commissione rammenta l’asserzione della Polonia, dopo l’adozione della decisione di apertura dell’esame formale, secondo cui il piano di ristrutturazione del 2004 rappresentava una solida base economica per la ristrutturazione del cantiere. La realtà ha dimostrato che il piano del 2004 non era sufficiente per recuperare la redditività del cantiere ed è stato necessario modificarlo già nel 2006.

(295)

La Commissione osserva che il piano di ristrutturazione del 2006 si concentrava essenzialmente sulla ristrutturazione finanziaria, mentre gli aspetti industriali non erano affrontati in maniera adeguata. Dal piano non emergeva infatti una strategia industriale lungimirante convincente.

(296)

Ciò è confermato in particolare dalla strategia di investimento proposta, che potrebbe definirsi una serie di piccoli progetti di ampliamento senza la visione globale che sarebbe necessaria per ammodernare strutture che in molti casi risalgono agli anni Settanta. Il piano non analizza nel dettaglio l’attuale stato delle strutture di produzione o le loro carenze né identifica gli strozzamenti del cantiere. Secondo il consulente esterno della Commissione, gli importi stanziati per gli investimenti (240 milioni di zloty; 69 milioni di euro) sono troppo esigui per consentire un reale ammodernamento.

(297)

Per mettere gli investimenti previsti in prospettiva, è anche utile considerare le proiezioni per quanto concerne la svalutazione annuale delle attività del cantiere e le tendenze del valore delle immobilizzazioni in base alle stime del piano di ristrutturazione del 2006. La svalutazione nel triennio 2007-2009, vale a dire il periodo di investimento, è stimata pari a 100 milioni di zloty. Ne consegue che almeno il 40 % degli investimenti previsti, pari a 240 milioni di zloty, serve semplicemente per mantenere i beni al loro livello tecnico corrente, lasciando per l’ammodernamento vero e proprio non più del 60 % dell’importo. La previsione di bilancio indica un aumento stabile delle immobilizzazioni da 246 milioni di zloty nel 2006 a 361 milioni di zloty nel 2010, tendenza che tuttavia dovrebbe invertirsi nel 2010, per cui il valore delle immobilizzazione dovrebbe nuovamente scendere al livello di 284 milioni di zloty nel 2012 (ultimo anno incluso nella previsione).

(298)

Alla luce di quanto precede, la Commissione non ritiene che la strategia di investimento sia abbastanza lungimirante da garantire un reale ammodernamento e un vero recupero della redditività a lungo termine.

(299)

La Commissione osserva inoltre che l’obiettivo di produttività per il 2012 di 37 ore di manodopera/TLC, per quanto rappresenti un miglioramento rispetto all’odierna situazione, è comunque modesto rispetto ai cantieri navali europei efficienti che raggiungono una produttività di 20 ore di manodopera/TLC.

(300)

Il piano dichiara che uno dei principali problemi del cantiere è l’assenteismo elevato, al quale si accompagna una carenza di lavoratori qualificati, che preferiscono lasciare il posto alla ricerca di una retribuzione migliore presso altri cantieri europei. La Commissione è del parere che il previsto aumento retributivo del 10 % nel 2006 e del 4 % all’anno dal 2008 non sia sufficiente per affrontare tale problema.

(301)

Alla luce di quanto precede, la Commissione non pensa che la ristrutturazione industriale e organizzativa prevista sia tale da poter garantire il recupero della redditività a lungo termine del cantiere.

(302)

La Commissione rileva inoltre che i risultati finanziari previsti dal cantiere non rispecchiano la sua analisi di sensibilità basata su uno scenario che prevede una svalutazione del dollaro americano, una diminuzione dei prezzi delle navi e un aumento dei prezzi dei materiali e delle retribuzioni. L’analisi di sensibilità dimostra che una svalutazione del dollaro americano di PLN 0,10 all’anno significherebbe che non è possibile recuperare la redditività sulla base del piano di ristrutturazione del 2006. La Commissione conclude pertanto che il piano di ristrutturazione del 2006 non è sufficientemente solido (64).

(303)

Infine, la Commissione ha riscontrato che gli interventi di ristrutturazione previsti nel piano non potevano essere attuati in assenza di un investitore e il nuovo capitale richiesto per la realizzazione di quella che veniva prospettata come una ristrutturazione alquanto modesta era notevole, soprattutto vista la necessità di intraprendere una costosa ristrutturazione finanziaria (1,015 miliardi di zloty) (65). La Commissione nutriva dubbi quanto al fatto che il piano si basasse su ipotesi realistiche in merito alla capacità del cantiere di richiamare nuovo capitale.

(304)

Tali dubbi sono stati confermati dagli sviluppi effettivi del processo di privatizzazione di Stocznia Gdynia. Come già rammentato, lo Stato in veste di proprietario di Stocznia Gdynia ha tentato due volte di reperire un investitore privato pronto a subentrare nel cantiere. Nessuno dei due tentativi di privatizzazione (privatizzazione parziale nel 2006 e vendita di tutte le quote pubbliche nel 2007) ha avuto buon esito. La Commissione osserva che i tentativi di privatizzazione sono avvenuti in un momento in cui il mercato della costruzione navale stava vivendo un boom senza precedenti. Le condizioni erano dunque ottimali per la vendita. L’esito negativo del processo di privatizzazione può soltanto essere interpretato come il riflesso di una mancanza di fiducia da parte degli operatori del mercato nella capacità del cantiere di recuperare la redditività a lungo termine. Il ritiro di Amber dal processo di privatizzazione dopo un’analisi di “due diligence” approfondita non è che una riprova di tale conclusione (66).

(305)

La Commissione ha preso atto dei rinnovati sforzi profusi dalle autorità polacche al fine di individuare un investitore privato per Stocznia Gdynia dopo il ritiro di Amber. Fino alla pubblicazione della decisione, però, nessuna evidenza ha persuaso la Commissione della possibilità che l’ulteriore tentativo di privatizzazione, per quanto compiuto con il massimo impegno, potesse concludersi positivamente in un breve lasso di tempo e in linea con gli orientamenti. Come illustrato di seguito, il piano di ristrutturazione comune di ISD Polska e il piano di ristrutturazione di PSC si basano entrambi sull’aspettativa che vengano concessi al cantiere ingenti aiuti di Stato e che il cantiere possa recuperare la redditività una volta liberato dai debiti in essere e dalle perdite previste sui contratti esistenti.

Piano di ristrutturazione comune preparato da ISD

(306)

La Commissione conclude che il piano di ristrutturazione comune non ha dimostrato la possibilità di recuperare la redditività di Stocznia Gdynia dopo la fusione con Stocznia Gdańsk. In particolare, la Commissione non è convinta della solidità del piano o delle proiezioni finanziarie. Essa è del parere che gli interventi di ristrutturazione previsti nel piano non siano abbastanza lungimiranti. Sebbene il piano di ristrutturazione comune rivisto abbia introdotto alcuni miglioramenti, la Commissione conclude che non permetterà di recuperare la redditività dei cantieri riuniti. Nel prosieguo la Commissione valuta il piano di ristrutturazione di settembre, che è subentrato al piano di ristrutturazione di giugno, mettendo in luce le differenze unicamente laddove sono rilevanti ai fini della valutazione.

(307)

Le ipotesi contenute nel piano di giugno secondo cui il ritorno sul capitale proprio sarebbe ottenibile soltanto nel 2020 e il ritorno sull’investimento soltanto nel 2016 tendono a portare la Commissione alla conclusione che il progetto non sia sostenibile. Tali risultati, inoltre, si basano su cifre non attualizzate; se gli importi fossero attualizzati, il ritorno sul capitale proprio e quello sull’investimento sarebbe addirittura successivi. Il piano di settembre apporta un miglioramento al riguardo perché fornisce previsioni attualizzate. Nondimeno, il piano presuppone che il ritorno attualizzato sul capitale proprio sia raggiungibile nel 2018, ossia 10 anni dopo l’ingresso del nuovo investitore nel 2009, che ancora rappresenta un arco di tempo troppo lungo e conferma la rischiosità del progetto. La Commissione è dunque del parere che il piano non dimostri la sostenibilità del progetto. Inoltre, essa rileva che il miglioramento apportato alle proiezioni finanziarie non si basa sull’adozione di interventi di ristrutturazione più lungimiranti (come miglioramenti della produttività o riduzioni dei costi), bensì su modifiche delle principali ipotesi finanziarie di base, che non sono state debitamente giustificate, come si spiegherà nel prosieguo.

(308)

Le proiezioni finanziarie presuppongono che gran parte dei costi di ristrutturazione possano essere coperti da futuri flussi di cassa del cantiere. La Commissione ritiene irrealistica tale eventualità per una società che ha generato enormi perdite in passato e necessita di una radicale ristrutturazione. Secondo il piano di settembre, sul flusso di cassa incideranno i debiti passati, aumentati da 592 milioni di zloty a 712 milioni di zloty. Inoltre, gran parte dei debiti nei confronti di enti pubblici (oltre 400 milioni di zloty) va restituita tra il 2012 e il 2018, ossia molto dopo il periodo di ristrutturazione ipotizzato (67). La Commissione osserva che ISD Polska ha ammesso come il livello di risultati previsti sia al limite della redditività, aggiungendo però di avere un motivo di interesse in più per il progetto. L’investitore asserisce infatti che il cantiere creerà una domanda notevole per un’altra società del gruppo, l’acciaieria Huta Częstochowa, e che pertanto l’investimento in Stocznia Gdynia trova una sua logica nell’ottica dell’intero gruppo ISD Polska.

(309)

La Commissione rileva che il piano di ristrutturazione comune si basa sul presupposto che gli aiuti di Stato sono stati concessi nel quadro della privatizzazione per ripianare il bilancio del cantiere e coprire le perdite previste. Il piano si basa altresì sull’ipotesi che le attività del cantiere continueranno a essere finanziate da garanzie prestate da Export Credit Insurance Corporation a condizioni vantaggiose rispetto alla normale pratica applicata a imprese sane. Le proiezioni finanziarie tengono conto di tali aiuti di Stato previsti. Il piano di ristrutturazione comune di settembre non ha ridotto tale esposizione a ulteriori aiuti di Stato. Al contrario, l’investitore ha individuato un ulteriore debito potenziale di 308 milioni di zloty legato a un contenzioso fiscale tra Stocznia Gdańsk e lo Stato. L’investitore si aspetta che il Tesoro garantisca il pagamento di tale debito qualora effettivamente si concretizzasse.

(310)

La Commissione osserva che né il piano di giugno né l’aggiornamento di settembre contengono un piano commerciale che possa dirsi tale per la produzione delle strutture in acciaio, carenza grave visto che tale attività dovrebbe generare un volume di affari di 300 milioni di zloty alla fine del periodo di ristrutturazione sfruttando la capacità notevole di trasformazione dell’acciaio del nuovo cantiere (che passerebbe dal 4 % nel 2009 al 20 % nel 2012), per cui rappresenterebbe circa il 10 % delle nuove vendite del cantiere.

(311)

Il piano di settembre fa riferimento a uno studio di mercato indipendente che pare dimostrare un aumento, nei prossimi anni, della domanda di strutture di acciaio in Polonia e in tutta Europa. Tale studio, però, non analizza come tale crescita possa essere sfruttata dal cantiere dopo la fusione. Il piano di settembre, benché più dettagliato per quanto concerne l’attività nel campo delle strutture in acciaio, non valuta se le previsioni in termini di volumi di produzione per il nuovo cantiere siano realistiche. Viceversa, esso contiene ulteriori indicazioni che indurrebbero a giudicarle irrealistiche.

(312)

L’attuale output di strutture di acciaio è pari a 2 000 tonnellate, mentre l’obiettivo è 56 000 tonnellate. Rispetto al piano di giugno, il piano di settembre prevede un raddoppio dell’output già nel 2010 (24 000 tonnellate a fronte di 12 000 nel piano di giugno) e una sua quadruplicazione nel 2012 (56 000 tonnellate a fronte di 13 000 nel piano di giugno). Huta Częstochowa, uno dei maggiori produttori di acciaio polacchi, ha una capacità produttiva di 100 000 tonnellate di strutture di acciaio.

(313)

ISD Polska enumera i contratti di Stocznia Gdańsk già acquisiti per strutture in acciaio, compreso uno per strutture di stoccaggio di petrolio pari a circa 5 000 tonnellate all’anno nel 2008 e 2009. Secondo il piano, l’output per questo specifico prodotto dovrebbe essere pari a 16 000 tonnellate entro il 2010 per giungere a 36 000 nel 2012.

(314)

Non sono state fornite relazioni contenenti previsioni o analisi di mercato in grado di giustificare gli utili previsti per le strutture in acciaio (9,5 % nel 2010 e circa 8 % negli anni successivi). La Commissione osserva che, secondo l’istituto statistico polacco, la redditività del settore delle strutture in acciaio in Polonia è aumentata al 6 % nel 2006, attestandosi allo stesso livello nel 2007.

(315)

Sulla base delle informazioni disponibili, la Commissione conclude che la produzione di strutture in acciaio, che è parte integrante e significativa dell’attività del nuovo cantiere, non si fonda su un’analisi credibile della sua posizione competitiva. L’analisi di mercato non dimostra che l’output previsto dal nuovo cantiere potrebbe essere assorbito dalla domanda del mercato, per cui il piano non ha provato la realisticità delle sue ipotesi per il segmento delle strutture in acciaio.

(316)

Per quanto concerne la ristrutturazione dei contratti, il piano affronta due delle cause esterne più importanti delle attuali difficoltà del cantiere (aumento dei costi dei materiali e rivalutazione dello zloty) attraverso la serie di interventi prima descritti. Il piano parte essenzialmente dal presupposto che sarà possibile incorporare nei contratti di costruzione navale clausole di indicizzazione trasferendo all’armatore, almeno in parte, i rischi associati alle fluttuazioni valutarie e i costi dei materiali. Esso, però, non ha dimostrato che tali clausole di indicizzazione sono state o sarebbero accettate dagli armatori. Il piano di settembre ha fornito qualche informazione in più al riguardo, soprattutto estratti di contratti esistenti dei due cantieri contenenti clausole di indicizzazione del genere.

(317)

La Commissione, avendo esaminato tali evidenze, nota che i contratti presentati nel piano inizialmente includevano clausole di indicizzazione in virtù delle quali eventuali aumenti del prezzo dell’acciaio sarebbero stati coperti dall’acquirente, clausole però annullate da una successiva integrazione contrattuale e sostituite da una pattuizione secondo cui il cantiere e l’acquirente avrebbero acquistato insieme i materiali concordando, al completamento dell’acquisto, un adeguamento del prezzo in una successiva integrazione, che però non è stata fornita alla Commissione.

(318)

La Commissione rileva inoltre che tali contratti erano stati conclusi e rinegoziati in un periodo di picco della domanda (dal 2005 in poi), periodo in cui gli armatori si dimostravano flessibili proprio in ragione della limitatezza dell’offerta. Sebbene la Commissione sia a conoscenza del fatto che nel comparto della costruzione navale cominci ad affermarsi la pratica dell’indicizzazione del prezzo dell’acciaio, va nondimeno notato che in precedenza tali clausole non erano accettate, soprattutto nei momenti difficili.

(319)

Alla luce delle informazioni disponibili, la Commissione non ritiene che il piano dimostri la capacità del cantiere di stipulare contratti contenenti clausole di indicizzazione. A giudizio della Commissione, l’esperienza di Stocznia Gdynia in merito, come descrive lo stesso piano, non è concludente.

(320)

Il piano di settembre, rispetto al progetto di giugno, contiene informazioni più dettagliate in merito alla strategia di copertura prevista per attenuare i rischi valutari. Il piano, tuttavia, non dimostra che i due cantieri si siano avvalsi di tali strumenti (compresa la copertura naturale senza spese), perlomeno negli ultimi anni (68). Benché il piano di settembre quantifichi i costi e gli effetti della politica proposta in materia di copertura, esso non spiega come il nuovo cantiere la otterrebbe sul mercato. È chiaro, d’altro canto, che le banche impongono agli investitori di elaborare una strategia di copertura concreta prima di decidere se offrire protezione.

(321)

Considerata la rilevanza di tale elemento per le attività del cantiere, il piano non affronta il tema in maniera adeguata. L’analisi di sensibilità suggerisce infatti che, nonostante l’introduzione di tali misure di attenuazione del rischio, asseritamente ponderate sulla base dei relativi fattori nelle proiezioni finanziarie, queste ultime restano sensibili anche a lievi variazioni del tasso di cambio, come si descriverà nel prosieguo. La Commissione non è pertanto convinta che la politica ipotizzata in materia di copertura sia abbastanza lungimirante da garantire il recupero della redditività a lungo termine del cantiere.

(322)

Sul versante della ristrutturazione dell’organico, il piano non contiene un’analisi delle esigenze di razionalizzazione, affermando semplicemente che la forza lavoro sarà ridotta. Il piano dichiara inoltre, anche in questo caso senza ulteriori precisazioni, che tale riduzione comporterà costi pari a circa 69 milioni di zloty. Il piano di settembre quantifica costi ed effetti della ristrutturazione dell’organico, ma non spiega né giustifica la loro base di calcolo. Alla luce di quanto precede, la Commissione non può concludere che il piano identifica nel dettaglio i motivi e gli effetti dei licenziamenti collettivi né che la quantificazione dei costi e degli effetti si basa su ipotesi affidabili.

(323)

Quanto alle proiezioni finanziarie, la Commissione riscontra in particolare le seguenti lacune nello scenario di riferimento sul quale si innesta il modello finanziario preparato da ISD Polska, che mettono in discussione la credibilità di tali proiezioni.

(324)

In primo luogo, il piano di settembre, rispetto al progetto di piano di giugno, presuppone prezzi di vendita decisamente superiori per le navi per il trasporto di autovetture, uno dei due prodotti principali del nuovo cantiere. Il piano basa le proiezioni per i primi anni su contratti esistenti stipulati da Stocznia Gdynia, senza tuttavia giustificare le proiezioni per gli anni successivi e non citando alcuna previsione esterna al riguardo (69).

(325)

In secondo luogo, l’ipotesi che le retribuzioni aumenteranno circa del 4-6 % all’anno durante il periodo di ristrutturazione pare essere sottostimata, vista la grave carenza di personale qualificato, l’avvicendamento e l’assenteismo, nonché la concorrenza a livello retributivo che ambedue i cantieri hanno dovuto affrontare da parte di cantieri esteri e polacchi. Il piano di settembre prevede un aumento del livello retribuito addirittura inferiore a quello del piano di giugno. La Commissione rileva che, dal gennaio 2007 al gennaio 2008, la retribuzione lorda media in Polonia è aumentata dell’11,5 % (70) e si prevedono ulteriori aumenti. Varie fonti, tra cui quelle citate nel piano di ristrutturazione di settembre (come la Banca nazionale di Polonia, l’OCSE, la previsione economica CE della primavera 2008, Goldman Sachs) prevedono a medio termine un netto aumento delle retribuzioni in Polonia e una crescente carenza di manodopera. In ogni caso, questo è un fattore che avrebbe dovuto essere preso in considerazione nell’analisi di sensibilità.

(326)

In terzo luogo, lo scenario di riferimento presuppone costi in relazione alle garanzie per il capitale circolante dell’1,5 %, stima che si basa sul presupposto che Export Credit Insurance Corporation presti garanzie per gli interi importi degli anticipi e tali garanzie siano concesse a condizioni più favorevoli di quelle applicate alle garanzie prestate ad altre imprese (sane). Qualora i cantieri riuniti ottenessero garanzie simili sul mercato, come affermato dalla Polonia nei suoi chiarimenti del 7 luglio 2008, il costo del capitale sarebbe notevolmente superiore a quello ipotizzato nello scenario di riferimento (71) con conseguenze negative dirette sulle proiezioni finanziarie.

(327)

Considerate tali ipotesi, il piano non fornisce assicurazioni sufficienti quanto al fatto che lo scenario di riferimento delle proiezioni finanziarie sia realistico e realizzabile.

(328)

L’analisi di sensibilità, inoltre, non dimostra che il piano è tanto solido da poter resistere ad alcuni dei principali fattori di rischi associati all’attività del cantiere. La revisione di settembre del piano non dà prova di un miglioramento convincente.

(329)

L’analisi di sensibilità dimostra che una svalutazione del 5 % del dollaro americano rispetto allo zloty comporterebbe una riduzione del 35 % dell’utile netto non distribuito a 10 anni, anche se lo scenario di riferimento ha tenuto conto di interventi di ristrutturazione per attenuare il rischio legato al tasso di cambio.

(330)

Un’analisi distinta acclusa al piano di settembre dimostra che una rivalutazione del 5 % dell’euro rispetto al dollaro americano dal 2013 al 2017 (ossia dopo l’anno in cui la Polonia dovrebbe adottate l’euro) provocherebbe una riduzione del 44 % dell’utile netto non distribuito a 10 anni rispetto allo scenario di riferimento.

(331)

La Commissione osserva che se le due monete si rivalutassero (rivalutazione una tantum dello zloty nel 2009 e rivalutazione una tantum dell’euro nel 2013) rispetto al dollaro americano del 5 % rispetto allo scenario di riferimento, l’utile non distribuito a 10 anni risulterebbe ridotto dell’80 % rispetto allo scenario di riferimento.

(332)

La Commissione conclude che l’analisi di sensibilità dimostra come le proiezioni finanziarie siano sensibili anche a lievi variazioni delle ipotesi di base, soprattutto per quanto concerne il tasso di cambio che, secondo lo stesso piano, è uno dei principali fattori ad aver determinato le attuali difficoltà finanziarie del cantiere. Su tale base, la Commissione non può concludere che il piano di ristrutturazione comune è abbastanza solido da garantire il recupero della redditività a lungo termine dei cantieri riuniti.

Piano di ristrutturazione di PSC

(333)

Sotto molti profili, il piano contiene gravi lacune che portano la Commissione a concludere che non dimostra la possibilità di recupero della redditività entro un arco di tempo ragionevole. Le profonde incoerenze del piano di ristrutturazione sollevano dubbi notevoli in merito alla sua sostenibilità e solidità. Si formulano, per esempio, ipotesi contraddittorie per quanto concerne la strategia di mercato e la futura produzione e capacità del cantiere. Elemento ancor più preoccupante, non viene fornita alcuna analisi di mercato che giustifichi la strategia adottata e dimostri che l’ipotetica gamma scelta genererà utili.

(334)

Quanto alla ristrutturazione finanziaria, i presupposti per quel che riguarda il costo del capitale, le soluzioni di finanziamento della produzione e il tasso di cambio evidenziano le seguenti gravi lacune. Il piano ipotizza che i tassi di cambio restino stabili per tutto il periodo di ristrutturazione a un livello più ottimistico di quello che l’attuale situazione lascerebbe presagire (PLN 3,46/EUR e PLN 2,23/USD a fronte di attuali tassi di cambio pari a PLN 3,32/EUR e PLN 2,12/USD). Inoltre, l’ipotesi che il cantiere riuscirebbe ad aumentare le entrate del 30 % ricavando ulteriori 100 milioni di dollari americani attraverso una rinegoziazione dei contratti esistenti va vista alla luce del fatto che il cantiere ha già profuso notevoli sforzi per rinegoziare i contratti esistenti con conseguente annullamento di molti di essi. Il piano non sostanzia l’ipotesi di una possibile ulteriori rinegoziazione e, pertanto, la Commissione non la considera realistica.

(335)

In merito alla ristrutturazione dell’organico, il fatto stesso che l’investitore proponga due alternative (mantenimento dell’organico al livello corrente o sua contrazione di 650 unità) potrebbe sottintendere l’assenza di una strategia chiara per il recupero della redditività del cantiere. Tali ipotesi alternative rimettono inoltre in discussione le proiezioni finanziarie poiché non si spiega il livello di occupazione utilizzato come base per le previsioni.

(336)

Il piano non illustra nel dettaglio come incideranno i vari interventi di ristrutturazione, ivi compresi gli investimenti e diversi interventi di taglio dei costi, sulle proiezioni finanziarie. In altre parole, non è chiaro quale sia il nesso tra gli interventi di ristrutturazione ipotizzati e le proiezioni finanziarie, specialmente per quel che riguarda produzione e spese generali. Per esempio, il piano non dimostra come si potrebbe ottenere la ventilata riduzione del 25 % dei costi di produzione delle navi nell’arco di cinque anni. La credibilità delle proiezioni è inoltre compromessa da contraddizioni per quel che riguarda il livello di investimenti proposto. La Commissione non è dunque persuasa che lo scenario di riferimento delle proiezioni finanziarie sia credibile e fondato su ipotesi realistiche.

(337)

Non è fornita alcuna analisi che verifichi la sensibilità di tali proiezioni a fattori di rischio quali l’andamento del mercato e le variazioni dei prezzi, dei costi di materiali, dei tassi di cambio, delle retribuzioni, eccetera. Mancando una descrizione dettagliata e una giustificazione delle ipotesi sottese alle proiezioni finanziarie, il modello finanziario utilizzato per le proiezioni e un’analisi di sensibilità, la Commissione ritiene che la credibilità delle stesse proiezioni e la solidità del piano non siano state dimostrate.

(338)

Da ultimo, la Commissione rileva che l’investitore subordina la riuscita del piano di ristrutturazione all’aggiudicazione di ulteriori aiuti di Stato.

(339)

Alla luce di quanto precede, la Commissione è del parere che la capacità del piano di ristrutturazione del giugno 2008 preparato da PSC di garantire il recupero della redditività del cantiere non sia stata dimostrata.

Conclusione

(340)

In mancanza di un piano di ristrutturazione realistico e lungimirante, la Commissione conclude che gli aiuti concessi a favore di Stocznia Gdynia descritti nei considerando 209-232 sono unicamente aiuti al funzionamento, per cui incompatibili con il mercato comune come aiuti alla ristrutturazione.

c)    Aiuti “de minimis”

(341)

Conformemente al punto 43 degli orientamenti, un aiuto deve limitarsi al minimo indispensabile, ossia ai costi necessari per attuare la ristrutturazione. È previsto che il beneficiario dia un apporto notevole al finanziamento della ristrutturazione utilizzando risorse proprie o prestiti esterni a tassi di mercato. Lo scopo di un siffatto contributo è dimostrare la fiducia del mercato nella possibilità di recupero della redditività dell’impresa, oltre a garantire che l’aiuto di Stato si limiti al minimo indispensabile. Nel caso delle grandi imprese come Stocznia Gdynia, tale apporto dovrebbe ammontare almeno al 50 % dei costi di ristrutturazione. Il contributo proprio deve essere reale; sono dunque esclusi utili e flussi di cassa (punto 43 degli orientamenti).

(342)

La Commissione ha valutato se il piano di ristrutturazione del 2006 rispondesse a tale criterio. La conclusione è stata negativa per due motivi. In primo luogo, il piano si basava su un finanziamento statale continuo sotto forma di garanzie, conferimenti di capitale e rinunce a debiti, senza dimostrare che tale livello di aiuti di Stato era indispensabile per recuperare la redditività del cantiere (e, in particolare, che non fossero perseguibili strategie di ristrutturazione alternative che avrebbero richiesto un livello inferiore di intervento da parte dello Stato). In secondo luogo, il contributo proprio era molto limitato e l’ingresso di un investitore che avrebbe potuto fornire un finanziamento esterno a tassi di mercato era considerato unicamente una remota eventualità futura. Il contributo proprio avrebbe potuto includere interventi quali la partecipazione a un aumento del capitale sociale da parte della direzione, una capitalizzazione di debiti da parte di creditori privati e la vendita di attività. Insieme, tali interventi avrebbero rappresentato un apporto di circa 127 milioni di zloty alla ristrutturazione del cantiere. Considerato il coinvolgimento notevole dello Stato, però, anche se tali interventi fossero stati giudicati un contributo proprio secondo la definizione contenuta negli orientamenti, tale contributo non sarebbe stato di rilievo.

(343)

La Commissione ha altresì analizzato la situazione del cantiere negli ultimi anni prescindendo dal piano di ristrutturazione del 2006 che, dopo tutto, non è stato attuato.

(344)

In primo luogo, la succitata descrizione della situazione di Stocznia Gdynia dimostra che il cantiere non è stato in grado di richiamare praticamente alcun finanziamento esterno per la sua ristrutturazione. Vi sono pochi segni di una partecipazione esterna a condizioni di mercato nelle attività del cantiere.

(345)

Il cantiere è riuscito a negoziare una qualche ristrutturazione dei suoi debiti commerciali, soprattutto con l’accordo di ristrutturazione concluso nel luglio 2003 (72), che riguardava passività per circa 424 milioni di zloty e la capitalizzazione del debito da parte di creditori commerciali per circa 70 milioni di zloty. Nel contempo, tuttavia, Stocznia Gdynia ha dovuto far fronte a vari contenzioni e procedimenti esecutivi. La Commissione osserva inoltre che il valore dei debiti maturati nei confronti di enti pubblici al 30 settembre 2007 era pari a 423 milioni di zloty. La Commissione è del parere che l’accordo di ristrutturazione del 2003 avrebbe potuto essere considerato un contributo proprio unicamente se i creditori in questione avessero accettato un termine di restituzione superiore al normale; in tal caso, si sarebbero reperite ulteriori risorse per la ristrutturazione del cantiere e la proroga del termine di restituzione avrebbe rappresentato un segnale di fiducia da parte del mercato nella possibilità di recupero della redditività del cantiere. Lo stesso dicasi per la capitalizzazione del debito. Tuttavia, anche se l’accordo di ristrutturazione fosse stato considerato un contributo proprio, la Commissione nota che tale contribuito non sarebbe stato comunque sufficiente secondo la definizione contenuta negli orientamenti. L’entità dei debiti commerciali ristrutturati è pari a quella dei debiti nei confronti di enti pubblici non eseguiti. Ovviamente, il cantiere avrebbe dovuto sostenere costi di ristrutturazione ulteriori rispetto ai costi di ristrutturazione del debito.

(346)

La Polonia e il beneficiario hanno obiettato che, dopo l’apertura dell’esame formale, gli anticipi da parte degli armatori avrebbero dovuto essere trattati come contributo proprio. La Commissione non può condividere tale argomentazione. Gli orientamenti affermano che il contributo proprio non deve contenere alcun aiuto, il che non avviene, per esempio, nel caso in cui un prestito sia assistito da garanzie statali contenenti elementi di aiuto (nota 1 al punto 44 degli orientamenti). Gli anticipi erano interamente assistiti da garanzie prestate da Export Credit Insurance Corporation che, come già spiegato, la Commissione considera aiuti di Stato. Gli anticipi da parte degli armatori non possono pertanto ritenersi un finanziamento esterno a tassi di mercato. Ne consegue che l’affermazione iniziale della Polonia secondo cui l’intensità degli aiuti era pari al 31 % formulata partendo dal presupposto che gli anticipi assistiti da garanzie prestate da Export Credit Insurance Corporation costituivano un contributo proprio non è parimenti accettabile.

(347)

La Commissione osserva inoltre che Ray Car Carriers è entrata a far parte della compagine societaria di Stocznia Gdynia attraverso una capitalizzazione del debito e, pertanto, non ha contribuito ai costi di ristrutturazione.

Piano di ristrutturazione comune preparato da ISD

(348)

Considerando i costi previsti della ristrutturazione, pari a 3 miliardi di zloty, e raffrontandoli alle fonti di prestito ipotizzate, la Commissione riscontra nel piano uno scarto tra i fondi necessari e quelli disponibili, come si evince dalla successiva tabella 5. Naturalmente in questa sede non si considerano i prestiti per capitale circolante pari a 280 milioni di zloty (voce 14 della tabella 1b) e 45 milioni di zloty (voce 16 della tabella 1b) né i prestiti per capitale circolante erogati dallo Stato pari a 250-350 milioni di zloty perché sono destinati giustappunto a finanziare il capitale circolante, non incluso nei costi di ristrutturazione. Lo stesso dicasi per il conferimento di capitale dell’agenzia di sviluppo industriale (200 milioni di zloty). Il pagamento dovuto per le quote dell’agenzia di sviluppo industriale di Stocznia Gdańsk (voce 17 della tabella 1b) non può considerarsi una fonte di finanziamento per la ristrutturazione del nuovo cantiere in quanto si tratta di un pagamento all’agenzia di sviluppo industriale, non al cantiere.

Tabella 5

Fonti di finanziamento ipotizzate per i costi di ristrutturazione previsti (PLN in milioni)

(PLN million)

Conferimento di capitale da parte di ISD Polska

405

Prestito per investimenti

185

Vendita di attività

240

Conferimento di capitale da parte dello Stato

515

Conferimento di capitale da parte dello Stato

385

Conferimento di capitale da parte dello Stato

250

Cancellazione di debiti fiscali

308

Totale

2 288

Costi di ristrutturazione previsti totali

3 000

Scarto

712

(349)

Alla luce di tale scarto, la Commissione conclude che il piano di ristrutturazione comune non assicura il finanziamento della ristrutturazione. In altre parole, il piano non dimostra come sia concretamente attuabile la ristrutturazione prevista, anche concedendo al cantiere ulteriori e sostanziali aiuti di Stato.

(350)

Il piano di ristrutturazione comune di settembre identifica alcune entrate passate come contributo proprio di Stocznia Gdynia e Stocznia Gdańsk alla loro ristrutturazione (tabella 1b “Contributo proprio passato presunto”). Benché alcune di queste entrate (per esempio, certe vendite di attività) avrebbero potuto essere considerate un contribuito proprio secondo la definizione contenuta negli orientamenti (reale, effettivo ed esente da aiuti di Stato), la Commissione è del parere, alla luce della precaria situazione finanziaria dei due cantieri, che tali entrate ulteriori siano state impiegate per contenere le perdite e non avrebbero potuto essere destinate a una vera ristrutturazione. Anche se il cantiere fosse stato in grado di attuare alcuni interventi di ristrutturazione (come piccoli investimenti) grazie, per esempio, al disinvestimento di attività, tali entrate a giudizio della Commissione, non avrebbero potuto considerarsi esenti da aiuti di Stato perché i cantieri potevano continuare a operare e ipotizzare una ristrutturazione unicamente in virtù di un costante accumulo di debiti nei confronti di enti pubblici, della possibilità concessa loro di continuare a svolgere attività economiche in perdita e del costante sostegno dello Stato.

(351)

A ogni modo, vista la situazione finanziaria del cantiere, è chiaro che qualunque entrata passata derivante da risorse proprie del cantiere o esterne è stata utilizzata per finanziare le attività passate del cantiere.

(352)

Quanto invece al contributo proprio futuro presunto, la Commissione non può accettare le seguenti voci.

(353)

In primo luogo, come già rammentato, i prestiti per capitale circolante pari a 280 milioni di zloty (voce 14 della tabella 1b) non erano destinati a coprire alcun costo di ristrutturazione previsto di cui sopra, essendo specificamente intesi a finanziare il capitale circolante per la produzione in corso. Tali prestiti, peraltro, non possono ritenersi reali ed effettivi, bensì potenziali e remoti nel tempo. Lo stesso vale per il prestito per capitale circolante pari a 45 milioni di zloty destinato ad attività produttive al di fuori della costruzione navale (voce 16 della tabella 1b).

(354)

In secondo luogo, il prestito per investimenti corrispondente a 185 milioni di zloty destinato ad attività produttive al di fuori della costruzione navale (voce 15 della tabella 1b) non può considerarsi, in questa fase, reale e accessibile. Nei suoi chiarimenti del 7 luglio 2008, la Polonia spiegava che ISD Polska aveva intavolato trattative con varie banche al fine di ottenere il prestito. La Commissione ha esaminato due manifestazioni di interesse sottopostele con il piano di ristrutturazione di settembre.

(355)

Su tale base, la Commissione non può concludere che il piano ha dimostrato che il finanziamento degli investimenti era reale ed effettivo. Il piano ha dimostrato unicamente che ISD Polska stava conducendo trattative con due banche, una delle quali pareva interessata ad analizzare il progetto. Il fatto che ISD Polska abbia iniziato a lavorare su tale progetto all’inizio del 2007, nel momento in cui ha acquisito una partecipazione in Stocznia Gdańsk, e sinora non sia riuscita ad assicurarsi fondi a tale scopo è un segnale eloquente.

(356)

In terzo luogo, la Commissione osserva che, per generare un contributo proprio di 240 milioni di zloty, il piano di settembre cita le singole componenti della vendita di attività (voce 13 della tabella 1b).

(357)

Inoltre, né ISD Polska né Stocznia Gdynia hanno attualmente il diritto di alienare la componente principale di tali attività (il terreno sul quale sono ubicati gli scali di varo di Stocznia Gdańsk). Allo stato, sussistono chiari ostacoli di natura giuridica (è necessario che Stocznia Gdynia acquisisca diritti di proprietà sul terreno, operazione fondamentalmente legata allo scioglimento di Synergia 99, di cui Stocznia Gdynia è soltanto uno dei soci; sono in corso procedure amministrative per la ridefinizione dei confini del porto di Danzica), come pure di natura pratica (il terreno potrebbe essere venduto soltanto dopo aver smantellato i tre scali di varo e probabilmente soltanto dopo aver ripulito il sito) che impediscono a Stocznia Gdynia e ISD Polska di vendere tali beni. In aggiunta, come ha spiegato lo stesso investitore, le notevoli entrate stimate derivanti dalla vendita del terreno potranno essere ottenute soltanto una volta modificate le condizioni per l’ottenimento delle licenze di costruzione (73). Il piano di settembre indica che Synergia 99, attuale proprietario del lotto, non ha ancora intrapreso l’iter amministrativo per escluderlo dall’area portuale. Sebbene il piano di settembre illustri nel dettaglio gli elementi del progetto di Synergia 99, la sua effettiva attuazione resta subordinata a vari eventi che esulano dal controllo di Stocznia Gdynia o ISD Polska, specialmente a variazioni dei confini dell’area portuale. La commissione, pertanto, non può considerare reale ed effettivo questo contributo proprio presunto.

(358)

ISD ha fornito una valutazione indipendente del terreno sul quale sono ubicati i tre scali di varo ([…] milioni di zloty).

(359)

La Commissione osserva che il consiglio di amministrazione di Synergia 99 ha indicato come stima delle sue attività […] milioni di zloty. Poiché il consiglio di amministrazione ha rilasciato una dichiarazione in tal senso per concludere un accordo tra soci in merito alle pattuizioni per ripartire le attività in caso di scioglimento di Synergia 99, si può presupporre che il valore delle attività non sia sottostimato. Una perizia indipendente commissionata all’epoca dal consiglio di amministrazione ha calcolato che il valore di mercato del terreno in questione dovrebbe aggirarsi sui […] milioni di zloty.

(360)

Viste le notevoli differenze tra le due valutazioni, che rispecchiano ipotesi diverse in merito al futuro uso del terreno, la Commissione ritiene ottimistica l’idea che il terreno sia utilizzabile per uno sviluppo destinato alla fascia superiore del mercato e alquanto irrealistica in assenza di specifiche proposte di acquisto del terreno o indicazioni più concrete di progetti per il recupero dell’area. La Commissione è del parere che si sarebbero dovute anche stimare le entrate potenziali derivanti dalla vendita del terreno per usi industriali o di sviluppo poiché ambedue gli scenari sono ipotizzabili.

(361)

La Commissione osserva inoltre che il prezzo delle quote di Stocznia Gdynia calcolato per ISD non rispecchiava il valore di investimento stimato per il terreno sul quale sono ubicati gli scali di varo ([…] milioni di zloty). Secondo il piano di ristrutturazione di settembre, alla fine del 2007 il valore di inventario netto di Stocznia Gdynia ammontava a ([…] valore notevolmente negativo) milioni di zloty. Da allora, il Tesoro ha proceduto a conferimenti di capitale per 515 milioni di zloty e 385 milioni di zloty e sarebbe prevista un’ulteriore capitalizzazione di 200 milioni di zloty. Se tutte le altre voci di bilancio fossero rimaste invariate (74), il valore di inventario netto del cantiere a seguito di tali conferimenti di capitale sarebbe ammontato a ([…] valore positivo) milioni di zloty, mentre ISD Polska avrebbe corrisposto un prezzo simbolico per le quote di Stocznia Gdynia. Qualora il valore di mercato del terreno sul quale sono ubicati gli scali di varo fosse stato correttamente riportato in bilancio, il valore di inventario netto sarebbe stato persino superiore. In altre parole, ISD Polska avrebbe acquistato le quote di Stocznia Gdynia a un prezzo inferiore al loro valore di mercato, ricevendo in tal modo aiuti di Stato. La Commissione ritiene dunque che tali attività siano “contaminate” da aiuti di Stato aggiudicati durante il processo di privatizzazione e non possano considerarsi contributo proprio esente da aiuti di Stato.

(362)

Quanto ad altre attività destinate alla vendita attualmente riportate nel bilancio di Stocznia Gdynia o Stocznia Gdańsk, la Commissione accetta, sulla base delle informazioni disponibili, la vendita o la locazione di alcune di esse come contributo proprio reale ed effettivo nel caso in cui sia stata fornita una valutazione sostanziata e la vendita o la locazione si basi su accordi esistenti (vendita di quote di Euromedicus, vendita di quote di Polskie Linie Lotnicze, contratti di locazione con Eurocynk e CRIST). Tali contratti ammontano a circa […] milioni di zloty.

(363)

Infine, in linea con la prassi consolidata (75), la Commissione è dell’avviso che flussi di cassa futuri non possano considerarsi un contributo proprio secondo la definizione contenuta negli orientamenti perché non rappresentano un contributo reale ed effettivo da parte della società o dei suoi soci ai costi di ristrutturazione.

(364)

Ne consegue che le uniche voci che possono considerarsi un contributo proprio sono i conferimenti di capitale previsti a carico di ISD Polska per complessivi 405 milioni di zloty e i proventi della vendita e della locazione di alcuni beni (14 milioni di zloty). Tale contributo proprio equivale al 14 % (76) dei costi di ristrutturazione previsti, pari a 3 miliardi di zloty. Se la Commissione accettasse la proposta delle autorità polacche, presentata in occasione della riunione del 30 settembre 2008, di valutare il livello del contributo proprio sulla base di un raffronto con i costi di ristrutturazione sostenuti dai cantieri fino all’assunzione del controllo da parte degli investitori, il risultato sarebbe identico (costi di ristrutturazione pari a 3,065 miliardi di zloty a fronte di un contributo proprio reale ed effettivo di 419 milioni di zloty, ossia 14 %).

(365)

Tutto questo va esaminato alla luce dell’ipotesi di aggiudicazione di ulteriori aiuti di Stato, che è il presupposto di partenza del piano: ulteriore conferimento di capitale da parte dello Stato per 1,6 miliardi di zloty (1,14 miliardi di zloty nel giugno 2008 e 418 milioni di zloty ancora da realizzarsi) e ulteriore ristrutturazione dei debiti accumulati nei confronti di enti pubblici per un valore nominale di 496,6 milioni di zloty nel periodo 2009-2017. Va notato che il piano ipotizza che le attività di costruzione navale continuino a dipendere da finanziamenti sotto forma di garanzie per anticipi prestate da Export Credit Insurance Corporation a condizioni vantaggiose, presupposto incorporato nel modello finanziario dei cantieri riuniti. I cantieri riuniti prevedevano di ricevere nuove garanzie entro la fine del 2008, e anche negli anni successivi, perlomeno sino alla fine del periodo di ristrutturazione nel 2012, le garanzie di Export Credit Insurance Corporation avrebbero dovuto assistere praticamente per intero la costruzione navale.

(366)

Inoltre, la Commissione deve tener presente l’intero periodo di ristrutturazione, iniziato nel 2002. Considerati gli ingenti aiuti di Stato di cui il cantiere ha usufruito in tale periodo, il contributo proprio in percentuale rispetto ai costi di ristrutturazione è persino inferiore. È dunque evidente che il contributo proprio non raggiunge neanche lontanamente la soglia del 50 % dei costi di ristrutturazione prevista dagli orientamenti.

Piano di ristrutturazione di PSC

(367)

Benché l’investitore abbia previsto un conferimento di capitale di 500 milioni di zloty per finanziare in parte il programma di investimenti, è stato richiesto anche un ulteriore conferimento di capitale da parte dello Stato per complessivi 515 milioni di zloty, una ristrutturazione dei debiti nei confronti di enti pubblici per un importo di 560 milioni di zloty e la copertura di eventuali future passività potenziali del cantiere, stimate pari a 555 milioni di zloty (future perdite, penali per l’annullamento di contratti, contenziosi). Il piano ha elencato inoltre tutte le altre passività del cantiere per complessivi 948 milioni di zloty (debiti commerciali nei confronti di fornitori, armatori, eccetera) e presupponeva che fossero coperti dallo Stato. Infine, l’investitore richiedeva ulteriori garanzie da Export Credit Insurance Corporation a un premio vantaggio rispetto alla prassi da essa normalmente applicata a imprese sane per finanziare il capitale circolante e garanzie del Tesoro per prestiti temporanei per un importo di 397 milioni di zloty.

(368)

I costi di ristrutturazione identificabili sulla base delle informazioni limitate contenute nel piano coprirebbero perlomeno le passività maturate (prestiti e debiti accumulati per un totale di 1 508 milioni di zloty), le perdite previste sui contratti di costruzione di navi esistenti e i contenziosi (555 milioni di zloty), oltre al fabbisogno per investimenti ipotizzato per gli anni 2008-2018 (443 milioni di zloty).

(369)

La maggior parte di tali costi dovrebbe essere coperta da aiuti di Stato. Il contributo proprio proposto era rappresentato da un conferimento di capitale da parte dell’investitore pari a 500 milioni di zloty. La Commissione osserva che non sono state fornite informazioni sulla capacità dell’investitore di provvedere a tale conferimento di capitale. Secondo l’offerta preliminare di PSC, i fondi per finanziare il conferimento avrebbero dovuto essere ottenuti presso un terzo, un investitore finanziario. In assenza di elementi comprovanti la capacità dell’investitore di procurare capitale per 500 milioni di zloty, la Commissione ritiene che tale intervento non possa considerarsi reale ed effettivo. Il piano presupponeva altresì che le entrate derivanti dalla vendita di attività generate nel periodo dopo l’adesione e quelle derivanti dalla prevista vendita di attività per un ammontare complessivo di 174,5 milioni di zloty dovessero considerarsi pure un contributo proprio secondo la definizione contenuta negli orientamenti. Anche in questo caso non è stato dimostrato che le operazioni passate fossero esenti da aiuti di Stato né la realisticità delle ipotesi in merito alle previste entrate. La contraddizione in merito al contributo proprio dichiarato dall’investitore solleva ulteriori dubbi in merito alla credibilità delle ipotesi al riguardo. La Commissione conclude dunque che il piano non dimostra che il contributo proprio proposto è significativo, reale, effettivo ed esente da aiuti di Stato.

(370)

La Commissione rileva che, pur considerando gli interventi proposti (conferimento di capitale di 500 milioni di zloty e vendite passate e future di attività) come contributo proprio, il tutto ammonterebbe al 27 % dei costi di ristrutturazione prima indicati. Essa, peraltro, deve tener presente l’intero periodo di ristrutturazione, iniziato nel 2002. Considerati gli ingenti aiuti di Stato di cui il cantiere ha usufruito in tale periodo, il contributo proprio in percentuale rispetto ai costi di ristrutturazione totali è addirittura inferiore. È chiaro, dunque, che il contributo proprio non raggiunge neanche lontanamente la soglia del 50 % dei costi di ristrutturazione prevista dagli orientamenti.

(371)

Su tale base, la Commissione è dell’avviso che in passato il cantiere non abbia realizzato, in pratica, alcun contributo proprio secondo la definizione contenuta negli orientamenti e, se lo ha realizzato, tale contributo non è stato di rilievo. Inoltre, il piano di ristrutturazione sottoposto da Polish Shipbuilding Company non assicura un contributo proprio sufficiente. Poiché lo scopo di un contributo proprio è mantenere al minimo l’aiuto di Stato, in mancanza di un contributo proprio la Commissione si vede costretta a concludere che il requisito della limitazione al minimo dell’aiuto di Stato non è stato rispettato. Il piano di ristrutturazione di PSC si basa viceversa sul presupposto che venga concesso un aiuto di Stato e conclude che da esso dipende la sua attuazione.

Conclusione

(372)

Sulla base di quanto precede, la Commissione conclude che in passato il cantiere non ha realizzato, in pratica, alcun contributo proprio secondo la definizione contenuta negli orientamenti, ossia un contributo che possa considerarsi reale, effettivo ed esente da aiuti di Stato. Né il piano di ristrutturazione comune né il piano presentato da PSC assicurano un contributo proprio sufficiente. Poiché lo scopo di un contributo proprio è limitare al minimo l’aiuto di Stato, in mancanza di un contributo proprio la Commissione si vede costretta a concludere che il requisito della limitazione al minimo dell’aiuto di Stato non è stato rispettato. Tutti i due piani si basano viceversa sul presupposto che venga concesso un ulteriore aiuto di Stato. Nel complesso, vi è dunque un finanziamento sproporzionato della ristrutturazione tramite aiuti di Stato, il che comporta forme di distorsione indebita della concorrenza.

(373)

Secondo gli orientamenti, un aiuto non deve fornire all’impresa eccedenze di cassa che possano essere utilizzate per attività aggressive, che distorcano il mercato, non legate al processo di ristrutturazione. Sebbene al cantiere non abbia beneficiato di eccedenze di cassa, grazie alle garanzie dello Stato ha potuto accedere a capitale circolante che non gli era disponibile sul mercato. Il cantiere, pertanto, non soltanto ha potuto proseguire l’attività ed evadere gli ordini in portafoglio, ma anche stipulare contratti senza doversi fare carico dei costi dell’attenuazione dei rischi associati alle variazioni di prezzo dei materiali e alle fluttuazioni dei tassi di cambio. In altre parole, il cantiere ha potuto usare gli aiuti di Stato per svolgere attività che distorcono il mercato, non legate al processo di ristrutturazione, accettando ordini a prezzi che non coprivano i costi sostenuti. Ciò corrobora l’idea della Commissione che gli aiuti di Stato non si siano limitati al minimo necessario per la sopravvivenza del cantiere.

(374)

Da ultimo, la Commissione rammenta che gli aiuti di Stato a imprese in difficoltà vanno utilizzati per finanziare la ristrutturazione. È possibile concedere aiuti al funzionamento soltanto nella misura necessaria per tenere a galla l’impresa in attesa dell’attuazione di una ristrutturazione lungimirante. Nella fattispecie, però, un reale impegno di ristrutturazione volto a ottenere effetti a lungo termine è stato limitato. Gli aiuti di Stato hanno essenzialmente permesso al cantiere di restare a galla, per cui sono stati solamente aiuti al funzionamento. In tali circostante, non è possibile ritenere che gli aiuti concessi si siano limitati al minimo necessario per consentire di intraprendere la ristrutturazione.

(375)

Alla luce di quanto precede, la Commissione conclude che il requisito della limitazione degli aiuti al minimo indispensabile con un contributo proprio reale e di rilievo, esente da aiuti di Stato, non è stato rispettato.

d)    Misure per evitare una distorsione indebita della concorrenza

(376)

La Commissione ricorda l’accordo preliminare con la Polonia in merito alla chiusura del bacino di carenaggio SD I. Tuttavia, alla luce degli ulteriori sviluppi successivi a detto accordo e alle succitate conclusioni in merito alle prime due condizioni degli orientamenti, non occorre valutare se le misure compensative proposte dalla Polonia fossero sufficienti.

e)    Conclusione

(377)

Poiché i criteri prescritti dagli orientamenti affinché un aiuto sia ritenuto compatibile con il mercato comune non sono stati rispettati, la Commissione conclude che gli interventi enumerati nei considerando 209-232 non sono compatibili con il mercato comune come aiuti alla ristrutturazione.

C.   ALTRI AIUTI

(378)

Nella lettera dell’11 luglio 2007, la Polonia affermava che Stocznia Gdynia aveva ricevuto aiuti “per scopi diversi dalla ristrutturazione”. Tali aiuti sono elencati nella tabella 4.

(379)

La Commissione rammenta che un’impresa in difficoltà, essendo in pericolo la sua stessa sopravvivenza, non può considerarsi un veicolo appropriato per promuovere obiettivi di politica pubblica finché non se ne garantisce la redditività (punto 20 degli orientamenti). Qualunque aiuto concesso a un’impresa in difficoltà durante il periodo di ristrutturazione, a meno che non sia coperto dai regolamenti di esenzione, deve essere notificato come aiuto alla ristrutturazione (punto 69 degli orientamenti).

(380)

La Polonia non ha prodotto alcuna prova del fatto che gli aiuti di cui alla precedente tabella 4 siano coperti dai regolamenti di esenzione.

(381)

La Commissione conclude che detti interventi rientrano anch’essi nella presente decisione e costituiscono aiuti alla ristrutturazione illegali e incompatibili.

IV.   CONCLUSIONE

(382)

La Commissione rileva che la Polonia ha illegalmente concesso gli aiuti di Stato descritti nei considerando 209-232 a Stocznia Gdynia in violazione dell’articolo 88, paragrafo 3, del trattato CE. Tali aiuti non sono compatibili con il mercato comune a norma di alcuna deroga prevista da detto trattato.

(383)

Per ristabilire la situazione ex ante, gli aiuti di Stato devono essere recuperati.

V.   ATTUAZIONE

(384)

La componente di aiuto degli interventi concessi a favore di Stocznia Gdynia illustrati nei considerando 209-158 della decisione deve essere recuperata. In generale, la componente di aiuto da recuperare, ossia il vantaggio ricevuto dal beneficiario, è pari alla differenza tra le condizioni che il beneficiario potrebbe ottenere sul mercato e le condizioni dell’intervento concesso.

(385)

Per misurare la componente di aiuto si applicano, in luogo dei tassi di mercato, i tassi di riferimento e attualizzazione annunciati dalla Commissione, specialmente nei casi in cui l’aiuto viene erogato in varie quote. Lo stesso dicasi per il calcolo della componente di aiuto risultante dai regimi di abbuono degli interessi (77). Nel caso delle imprese in difficoltà come Stocznia Gdynia, la Commissione considera che il tasso di riferimento debba essere maggiorato di almeno 400 punti base per riflettere il rischio elevato associato all’operazione, nonché di 200 punti base per riflettere le garanzie reali scarse o nulle offerte dal beneficiario. Come spiegato in precedenza, il valore delle garanzie reali fornite dal cantiere è discutibile, visto il suo rapporto tra attivo e passivo. Quando un’impresa in difficoltà non è in grado di reperire finanziamenti sul mercato, la componente di aiuto può essere equivalente anche al 100 % del valore nominale dei fondi ricevuti (78).

(386)

A giudizio della Commissione, nel periodo in cui Stocznia Gdynia ha ricevuto gli aiuti di cui ai considerando 209-232, il cantiere versava in gravi difficoltà finanziarie (situazione descritta nei considerando 62-66) e non era in grado di reperire finanziamenti sul mercato. Nel periodo in questione, il suo patrimonio netto era negativo, continuava ad accumulare perdite e non riusciva a ottenere praticamente alcun finanziamento dal mercato. In tali circostanze, un operatore in economia di mercato non sarebbe stato disposto a fornire al cantiere alcun finanziamento, visto l’alto rischio associato all’operazione. La Commissione ritiene pertanto che nessuna banca avrebbe accettato di concedere prestiti al cantiere, foss’anche a tassi di interesse elevati, e nessuna banca avrebbe rilasciato una garanzia, neanche a fronte di una commissione notevole.

Calcolo della componente di aiuto per singole categorie di intervento

Prestiti

(387)

Non essendo Stocznia Gdynia stata in grado di ottenere prestiti o garanzie sul mercato, qualunque prestito o garanzia concessole durante il periodo in questione costituisce automaticamente un aiuto. Di conseguenza, qualsiasi garanzia ancora in essere deve cessare immediatamente e qualunque prestito deve essere immediatamente rimborsato.

(388)

La restituzione di prestiti concessi al cantiere non è tuttavia sufficiente per ristabilire la situazione iniziale perché fino alla data del rimborso il cantiere ha potuto contare su finanziamenti che in una normale situazione non avrebbe potuto ottenere dal mercato. Per ristabilire la situazione iniziale, occorre pertanto recuperare anche un importo equivalente al valore di tale vantaggio, la cui entità può essere stimata unicamente sulla base del tasso di interesse imputato per prestiti ad altissimo rischio. La Commissione deve dunque ingiungere il recupero della differenza tra il tasso di interesse effettivamente corrisposto da Stocznia Gdynia e un tasso di interesse teoricamente adeguato per un prestito ad altissimo rischio dal momento della concessione al cantiere del prestito alla data della sua restituzione. In relazione alla necessità di stabilire il tasso di interesse per un prestito ad altissimo rischio, la comunicazione della Commissione relativa al metodo di fissazione dei tassi di riferimento e attualizzazione indica che il premio di rischio può essere maggiorato di 400 punti base rispetto al tasso di riferimento “nell’ipotesi in cui nessuna banca privata avrebbe accettato di concedere il prestito”, che corrisponde alla fattispecie. In varie decisioni, la Commissione è stata del parere che un premio maggiorato di 600 punti base al tasso di riferimento fosse un minimo adeguato per rispecchiare una situazione ad alto rischio (79). La Commissione ritiene che ciò sia il minimo per i prestiti concessi nella fattispecie.

Garanzie

(389)

La Commissione assumerà lo stesso approccio nei confronti delle garanzie: essa deve ingiungere il recupero dell’equivalente della sovvenzione di cui alla garanzia dal momento dell’erogazione del prestito garantito alla cessazione della garanzia.

(390)

Come spiegato nella comunicazione della Commissione sull’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di Stato sotto forma di garanzie (80), la Commissione è dell’avviso che l’equivalente della sovvenzione sia pari all’abbuono di interessi ottenuto in virtù della garanzia (nel caso in cui la garanzia assista un prestito concesso a un tasso inferiore a quello di mercato) o all’importo risultante dal fattore di rischio sulla somma garantita decurtato del premio corrisposto per la garanzia.

(391)

Nel caso in cui non sia possibile calcolare la componente di aiuto utilizzando tali regole, la Commissione riterrebbe appropriato calcolare la differenza tra il premio per la garanzia che sarebbe addebitato sul mercato e quello corrisposto dal beneficiario. La Commissione è del parere che la differenza calcolata in questo modo rappresenti la componente di aiuto della garanzia. A giudizio della Commissione, il premio imputato per il regime esente da aiuti di Stato sulla base del quale Export Credit Insurance Corporation gestisce il suo programma di assicurazione delle esportazioni garantito dal Tesoro, avallato dalla decisione della Commissione del 18 luglio 2007, potrebbe fungere da premio di riferimento per il suddetto calcolo. Anche in questo caso, il premio dovrebbe essere maggiorato di almeno 400 punti base per riflettere il fatto che il cantiere non poteva usufruire di garanzie nell’ambito del succitato regime. Le garanzie prestate al cantiere, pertanto, hanno comportato un rischio notevolmente superiore.

(392)

Come spiegato in precedenza, dato che il cantiere non sarebbe stato in grado di acquisire garanzie sul mercato in ragione della sua precaria situazione finanziaria, per far cessare la distorsione della concorrenza creata dagli aiuti, è indispensabile che le garanzie in essere cessino immediatamente.

Garanzie per anticipi

(393)

Quanto alle garanzie per anticipi, la Commissione osserva che gli anticipi garantiti da Export Credit Insurance Corporation riguardano contratti di vendita, non contratti di prestito. Sugli anticipi non maturano interessi. La Commissione ritiene pertanto che, per calcolare la componente di aiuto ricevuta dal beneficiario, occorra prevedere un raffronto tra il premio corrisposto dal cantiere e quello che sarebbe stato normalmente imputato sul mercato. Anche in questo caso, il regime esente da aiuti di Stato utilizzato da Export Credit Insurance Corporation può fungere da riferimento per le commissioni addebitate sul mercato, che vanno comunque maggiorate per riflettere l’ulteriore rischio corso nel concedere aiuti a un’impresa in difficoltà finanziarie.

(394)

Come nel caso delle altre garanzie ricevute dal cantiere e per gli stessi motivi, la Commissione sottolinea che qualunque garanzia di Export Credit Insurance Corporation in essere deve immediatamente cessare.

Mancata esecuzione dei debiti

(395)

La continua mancata esecuzione dei debiti da parte degli enti pubblici costituisce anch’essa un aiuto di Stato che va tenuto presente (81). La situazione è assimilabile a quella di un prestito rinnovabile concesso a condizioni preferenziali e, pertanto, la componente di aiuto equivale alla differenza tra l’interesse che sarebbe stato addebitato sul mercato (a un’impresa con un rating analogo in una situazione economica e finanziaria simile con garanzie reali comparabili) e quello addebitato dall’amministrazione aggiudicatrice.

(396)

Vista la continua precarietà della situazione finanziaria del cantiere, la Commissione è del parere che un creditore in economia di mercato avrebbe richiesto l’immediato incasso dei suoi crediti alla data di scadenza. Di conseguenza, il fatto che le autorità polacche non abbiano adottato immediatamente provvedimenti esecutivi rappresenta un aiuto, ragion per cui la data di disponibilità dell’aiuto coinciderebbe con la data di scadenza di un debito non rimborsato. La componente di aiuto sarebbe pari alla differenza tra l’interesse che sarebbe stato addebitato sul mercato (a un’impresa con un rating analogo in una situazione economica e finanziaria simile con garanzie reali comparabili) e quello addebitato dall’amministrazione aggiudicatrice.

(397)

Poiché qualunque operatore in economia di mercato esigerebbe l’immediata restituzione dei debiti da parte del cantiere, non soltanto è necessario che si recuperi la componente di aiuto risultante dall’interesse inferiore addebitato, ma occorre anche che siano immediatamente rimborsati i debiti accumulati.

Cancellazione del debito

(398)

Qualunque cancellazione di debiti equivale a una sovvenzione non rimborsabile, ragion per cui l’intera parte di debito cancellata costituisce un aiuto.

Debiti nei confronti di enti pubblici ristrutturati nell’ambito del capitolo 5a

(399)

Secondo la legge del 30 ottobre 2002, i debiti nei confronti di enti pubblici ristrutturati nell’ambito del capitolo 5a sono stati ceduti dall’operatore, impresa interamente di proprietà dell’agenzia di sviluppo industriale, unitamente a componenti dell’attività per un valore pari almeno al 25 % delle passività ristrutturate. L’operatore doveva poi vendere tali attività e utilizzare i proventi così ottenuti per rimborsare parte dei debiti nei confronti di enti pubblici. La parte restante dei debiti sarebbe stata poi cancellata dalle autorità competenti. La Commissione ritiene dunque che la componente di aiuto di Stato di tale operazione sia pari al valore dei debiti nei confronti di enti pubblici ceduti all’operatore decurtato del valore effettivo delle attività cedute. Secondo la legge del 30 ottobre 2002, ciò significherebbe che la componente di aiuto equivale al massimo al 75 % dei debiti ceduti. Tuttavia, se il valore delle attività è superiore o inferiore al 25 % richiesto dalla legge, la componente di aiuto va ricalcolata di conseguenza.

Conferimenti di capitale

(400)

La Commissione osserva che i conferimenti di capitale da parte dello Stato o enti controllati dallo Stato come l’agenzia di sviluppo industriale e KPS in imprese in difficoltà, se non è ipotizzabile una restituzione, vanno considerati sovvenzioni non rimborsabili (82). Per eliminare la distorsione della concorrenza causata da un conferimento di capitale, il cantiere dovrebbe restituire l’intero ammontare del capitale conferito.

Provvedimenti attuativi

(401)

Con lettera del 3 novembre 2008, la Polonia si è impegnata ad attuare la presente decisione mediante una vendita di attività al prezzo di mercato tramite una gara aperta, trasparente, incondizionata e non discriminatoria (condotta nel rispetto delle condizioni specifiche stabilite dalla lettera della Commissione del 27 ottobre 2008) con successiva liquidazione di Stocznia Gdynia. Tutte le ragioni di credito per recuperi derivanti dalla presente decisione dovranno essere immediatamente iscritte dalla Polonia nell’ambito della liquidazione di Stocznia Gdynia. Con lettera del 6 novembre 2008, la Commissione ha comunicato alla Polonia che, ammesso che tali condizioni siano rispettate, la vendita di attività non comporterà nuovi aiuti per l’uno o più acquirenti e le attività potrebbero essere cedute libere da qualunque passività risultante dalla restituzione di aiuti di Stato illegali e incompatibili concessi al cantiere in passato, come richiesto per evitare una continuità economica tra i beneficiari degli aiuti e l’attività degli acquirenti (83). La Commissione seguirà da vicino l’evoluzione della questione per verificare se le condizioni enunciate nella sua lettera del 27 ottobre 2008 e accettate dalle autorità polacche sono rispettate al fine di sincerarsi della corretta attuazione della presente decisione.

(402)

Tali condizioni, che la Polonia si è espressamente impegnata a rispettare, possono essere sintetizzate come segue.

(403)

Le attività (senza passività) saranno privatizzate tramite una gara aperta, trasparente, incondizionata e non discriminatoria. Il cantiere, unitamente a eventuali attività e passività restanti, sarà liquidato.

(404)

Le attività dovranno essere vendute al prezzo di mercato (al migliore offerente). Le varie componenti delle attività dovranno essere messe in vendita separatamente o in grandi lotti definiti in un’ottica di massimizzazione della vendita. I lotti non dovranno consistere in parti organizzate di una società o un ramo di attività. Tale ripartizione in lotti non dovrà tuttavia precludere ai potenziali acquirenti la possibilità di presentare un’offerta comune per più lotti o componenti.

(405)

La gara dovrà essere non discriminatoria, ossia dovrà garantire che la vendita sia aperta a tutti i profili di potenziale acquirente, senza alcuna discriminazione per quel che riguarda lo scopo dell’investimento.

(406)

La gara non potrà comportare condizioni (come il mantenimento dell’organico o dell’attività, oppure il subentro nei contratti esistenti) (l’unico criterio per la scelta dell’offerta migliore dovrà essere la massimizzazione dei proventi a beneficio dei creditori di Stocznia Gdynia).

(407)

I creditori del cantiere, pubblici e privati, tra cui i suoi clienti, dovranno avere il medesimo grado e gli stessi diritti in relazione ai proventi derivanti dalla vendita delle attività che avrebbero in un procedimento fallimentare.

(408)

Nel quadro della vendita non si potranno concedere nuovi aiuti di Stato né in forma di cancellazione né in forma di restituzione finanziata dallo Stato di debiti nei confronti di enti pubblici, rimborso di creditori privati, conferimenti di capitale, prestiti, garanzie o altro. Per qualunque nuovo debito nei confronti di enti pubblici che maturi durante il periodo necessario per concludere la procedura di vendita si dovrà attingere dalla massa della liquidazione.

(409)

La vendita sarà condotta da un amministratore indipendente, che avrà diritti e obblighi simili a quelli di un curatore fallimentare. Sarà altresì necessario creare una struttura che consenta ai creditori di sovrintendere efficacemente alla vendita e accertarsi che sia svolta a condizioni di mercato e che i loro diritti e il loro grado rispetto ai proventi siano rispettati. Inoltre, la Polonia e la Commissione nomineranno insieme un amministratore fiduciario con compiti di vigilanza che provvederà espressamente ad aiutare la Commissione a verificare che il processo di vendita e il recupero degli aiuti abbiano luogo nel pieno rispetto di tutti i succitati requisiti. A tal fine, l’amministratore fiduciario stilerà periodicamente relazioni dettagliate che sottoporrà alla Commissione nelle diverse fasi della procedura.

(410)

La Polonia ha segnalato che, per attuare la decisione, avrà bisogno di adottare un provvedimento legislativo. La Commissione riconosce la necessità di concedere un termine di attuazione più lungo del consueto, anche tenuto conto del numero di singoli interventi di aiuto oggetto della presente decisione e della loro diversità a livello di forma e durata. La Commissione invita pertanto la Polonia ad attuare la presente decisione entro sette mesi dal suo ricevimento,

DECIDE:

Articolo 1

L'aiuto di Stato di cui ai considerando 209-232 della presente decisione, concesso dalla Polonia in violazione dell’articolo 88, paragrafo 3, del trattato CE a favore di Stocznia Gdynia, è incompatibile con il mercato comune.

Inoltre, tutte le garanzie sugli anticipi concesse dalla Polonia a favore di Stocznia Gdynia in violazione dell’articolo 88, paragrafo 3, del trattato CE dal 1o luglio 2007 fino alla data della presente decisione sono incompatibili con il mercato comune.

Articolo 2

Per quanto concerne i prestiti ottenuti da vari enti pubblici di cui ai considerando 209-232 della presente decisione, la Polonia recupera, per il periodo intercorrente tra la data di concessione di detti prestiti e la data del loro rimborso, un aiuto pari alla differenza tra il tasso di interesse effettivamente corrisposto da Stocznia Gdynia e quello che avrebbe dovuto pagare se avesse ottenuto il prestito a condizioni di mercato. Inoltre, gli eventuali prestiti non rimborsati alla data di adozione della presente decisione devono essere immediatamente rimborsati.

Articolo 3

Per quel che riguarda le garanzie ottenute dal Tesoro descritte nei considerando 209-232 della presente decisione, la Polonia recupera, per il periodo intercorrente tra la data di concessione dell’aiuto e la data di cessazione della garanzia, l'aiuto per un importo pari alla differenza tra il tasso di interesse effettivamente corrisposto da Stocznia Gdynia per il prestito ottenuto grazie alla garanzia statale e quello che il beneficiario avrebbe dovuto pagare se avesse ottenuto il prestito a condizioni di mercato,oppure per un importo corrispondente all’importo garantito moltiplicato per il fattore di rischio (probabilità di default o tasso di insolvenza) e decurtato del premio per la garanzia versato, oppure per un importo pari alla differenza tra il premio per la garanzia pagato dal beneficiario e quello che il beneficiario avrebbe dovuto pagare se avesse ottenuto la garanzia a condizioni di mercato. Inoltre,occorre porre immediatamente fine alle eventuali garanzie in essere alla data di adozione della presente decisione.

Articolo 4

Quanto alle garanzie per anticipi concesse da Export Credit Insurance Corporation descritte nei considerando 209-232 della presente decisione, la Polonia recupera, per il periodo intercorrente tra la data di concessione dell’aiuto e la data di cessazione della garanzia, l'aiuto per un importo pari alla differenza tra il premio per la garanzia corrisposto dal beneficiario e quello che il beneficiario avrebbe dovuto pagare se avesse ottenuto la garanzia a condizioni di mercato. Inoltre, le eventuali garanzie in vigore alla data di adozione della presente decisione devono essere immediatamente revocate.

Articolo 5

Gli articoli 3 e 4 si applicano mutatis mutandis anche alle garanzie per anticipi concesse dalla Polonia in violazione dell’articolo 88, paragrafo 3, del trattato CE a favore di Stocznia Gdynia dal 1o luglio 2007 alla data della presente decisione.

Articolo 6

Per quanto riguarda i debiti non eseguiti nei confronti di vari enti pubblici descritti nei considerando 209-232 della presente decisione, la Polonia recupera, per il periodo intercorrente tra la data di concessione dell’aiuto e la data del rimborso del debito nei confronti di enti pubblici, un aiuto pari alla differenza tra il tasso di interesse effettivamente pagato da Stocznia Gdynia e quello che il beneficiario avrebbe dovuto pagare per ottenere il rinvio della scadenza dei suoi debiti da un creditore a condizioni di mercato. Inoltre, gli eventuali debiti non rimborsati nei confronti di enti pubblici devono essere immediatamente rimborsati.

Articolo 7

In relazione alle cancellazioni di debiti nei confronti di enti pubblici descritte nei considerando 209-232 della presente decisione, la Polonia recupera un aiuto pari all’importo della cancellazione.

Articolo 8

In merito ai debiti nei confronti di enti pubblici ristrutturati nell’ambito della legge del 30 ottobre 2002 sugli aiuti di Stato a imprese di particolare rilevanza per il mercato del lavoro, e successive modifiche, descritti nei considerando 209-232 della presente decisione, la Polonia recupera un aiuto pari all’importo del debito nei confronti di enti pubblici ceduto all’operatore, decurtato del valore effettivo degli attivi del beneficiario ceduti all’operatore.

Articolo 9

Per quanto riguarda gli apporti di capitale da parte di vari enti pubblici descritti nei considerando 209-232 della presente decisione, la Polonia recupera un aiuto pari all’intero importo del capitale apportato.

Articolo 10

Relativamente alle sovvenzioni dirette descritte nella tabella 4, ai considerando 209-232 della presente decisione, la Polonia recupera un aiuto pari all’intero importo delle sovvenzioni.

Articolo 11

1.   La Polonia deve ottenere dal beneficiario la restituzione degli aiuti di cui agli articoli che precedono. Il recupero deve avvenire conformemente alle disposizioni di cui ai considerando 384-401 della presente decisione.

2.   Negli importi da recuperare rientrano gli interessi per l'intero periodo, a decorrere dalla data in cui è stato messo a disposizione l'aiuto concesso a favore di Stocznia Gdynia fino alla data del loro effettivo recupero.

3.   Gli interessi saranno calcolati su base composta conformemente al capitolo V del regolamento (CE) n. 794/2004 della Commissione (84) e del regolamento (CE) n. 271/2008 della Commissione (85) che modifica il regolamento (CE) n. 794/2004.

4.   Con effetto a partire dalla data di adozione della presente decisione, la Polonia annulla tutti i versamenti non ancora effettuati dell'aiuto di cui all’articolo 1.

Articolo 12

1.   Il recupero dell'aiuto di cui all’articolo 1 è immediato ed effettivo.

2.   La Polonia s'impegna ad attuare la presente decisione entro sette mesi dalla data di notifica.

Articolo 13

1.   Entro due mesi dalla notifica della presente decisione, la Polonia trasmette alla Commissione le seguenti informazioni:

a)

l'importo complessivo (capitale e interessi) di cui occorre ottenere la restituzione dal beneficiario;

b)

la descrizione dettagliata dei provvedimenti già adottati e di quelli previsti per ottemperare alla presente decisione;

c)

documenti comprovanti che al beneficiario è stata ingiunta la restituzione degli aiuti;

d)

documenti comprovanti l'annullamento di tutti i contratti di garanzia per anticipi ancora in vigore.

2.   La Polonia informa la Commissione sui progressi dei provvedimenti nazionali adottati per attuare la presente decisione fino al recupero degli aiuti di cui all’articolo 1. Su richiesta della Commissione, essa fornisce immediatamente informazioni sui provvedimenti già adottati e su quelli previsti per ottemperare alla presente decisione. Inoltre, la Polonia fornisce informazioni dettagliate sugli importi già recuperati dal beneficiario a titolo di aiuti e interessi.

La Repubblica di Polonia è destinataria della presente decisione.

Fatto a Bruxelles, il 6 novembre 2008.

Per la Commissione

Neelie KROES

Membro della Commissione


(1)   GU C 220 dell’8.9.2005, pag. 7.

(2)   GU C 220 dell’8.9.2005, pag. 7.

(3)  Mediante lettera del 17 novembre 2005, protocollata il 18 novembre 2005, le autorità polacche domandavano la traduzione in polacco di alcuni passaggi in lingua inglese dei documenti presentati da terzi. La Commissione ha fornito le traduzioni richieste con lettera del 12 dicembre 2005.

(4)  Articolo 5, paragrafi 1 e 3, del regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio, dell’11 luglio 2006, recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e che abroga il regolamento (CE) n. 1260/1999 (GU L 210 del 31.7.2006, pag. 25. Allegato alla decisione 2006/595/CE della Commissione, del 4 agosto 2006, che fissa l’elenco delle regioni ammesse a beneficiare del prestito dei Fondi strutturali nell’ambito dell’obiettivo Convergenza per il periodo 2007-2013 (GU L 243 del 6.9.2006, pag. 44).

(5)  Articolo 5, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1083/2006. Allegato alla decisione 2006/596/CE della Commissione, del 4 agosto 2006, che fissa l’elenco delle regioni ammesse a beneficiare del prestito dei Fondi strutturali nell’ambito dell’obiettivo Convergenza per il periodo 2007-2013 (GU L 243 del 6.9.2006, pag. 47).

(6)  Situazione al 31 marzo 2007. Fonte: memorandum del 4 luglio 2007.

(7)  Fonte: memorandum del 4 luglio 2007.

(8)   Fonte: le ipotesi su cui si fondano le proiezioni finanziarie per Stocznia Gdynia S.A. sono state preparate da Amber nel quadro dell’analisi di “due diligence” di Stocznia Gdynia presentata alla Commissione il 9 aprile 2008, protocollata in pari data.

(9)   Fonte: piano commerciale di Stocznia Gdynia per il periodo 20082012 predisposto da Amber nel dicembre 2007 e fornito alla Commissione il 29 febbraio 2008 (protocollato il 3 marzo 2008).

(10)  Ibidem.

(11)  Il piano di ristrutturazione comune preparato da ISD Polska descritto di seguito stima perdite nel 2008 pari a 280 milioni di zloty.

(12)  La base giuridica è descritta dettagliatamente nella decisione di apertura dell’esame formale, parte 3.2.

(13)  La Commissione ha appreso dai commenti di Stocznia Gdynia in merito alla decisione di apertura dell’esame formale che la decisione di ristrutturazione era stata in realtà resa nota il 4 gennaio 2005.

(14)  Per ulteriori dettagli, si rimanda al punto 67 della decisione della Commissione di apertura dell’esame formale.

(15)  Il beneficiario afferma che nella fattispecie sono applicabili gli orientamenti comunitari del 1999 sugli aiuti di Stato al salvataggio e alla ristrutturazione delle imprese in difficoltà (GU C 288 del 9.10.1999, pag. 2).

(16)  Verbali di gabinetto del 25 gennaio 2005 e 5 ottobre 2005, pubblicati sul sito Internet.

(17)  Fonte: piano di attività di Stocznia Gdynia per il periodo 2008-2012 predisposto da Amber nel dicembre 2007 e fornito alla Commissione il 29 febbraio 2008 (protocollato il 3 marzo 2008).

(18)  Decisione della Commissione del 23 maggio 2008 [C(2008) 2277].

(19)  Anche gli aiuti di Stato concessi a Stocznia Gdańsk sono oggetto di una procedura di esame formale avviata con decisione della Commissione del 1o giugno 2005 nelle cause su aiuti di Stato C 17/2005 e C 18/2005 Aiuti alla ristrutturazione di Stocznia Gdynia; Aiuti alla ristrutturazione di Stocznia Gdańsk (GU C 220 dell’8.9.2005, pag. 7).

(20)  Si prevedeva un aumento della produzione dei seguenti articoli: bracci di gru, da 474 tonnellate nel 2008 a 1 700 tonnellate 2009; strutture di stoccaggio, da 1 700 tonnellate nel 2008 a 6 000 tonnellate nel 2009; strutture in acciaio per l’edilizia, da 0 a 3 900 tonnellate nel 2011; componentistica di navi per altri produttori, da 0 a 1 900 tonnellate 2011.

(21)  Per un elenco dettagliato degli investimenti, si rimanda alla tabella 42, pag. 138, e al grafico 37, pag. 140, del piano di ristrutturazione comune di ISD.

(22)  Grafico 38, pag. 141, del piano di ristrutturazione comune di ISD.

(23)  Grafico 38, pag. 141, del piano di ristrutturazione comune di ISD.

(24)  Tabella 109 allegata al piano di ristrutturazione comune di settembre.

(25)  Tabella 13, pag. 243, del piano di ristrutturazione comune.

(26)  Tabella 12, pag. 242, del piano di ristrutturazione comune.

(27)  Tra cui debiti nei confronti di enti pubblici da differire e rateizzare.

(28)  Nel piano di ristrutturazione di settembre si prevedeva che il valore di inventario netto aumentasse di 250 milioni di zloty; la copertura sarebbe stata assicurata da un conferimento di capitale dello Stato.

(29)  Secondo un accordo sottoscritto tra l’agenzia di sviluppo industriale e ISD Polska il 31 ottobre 2007, modificato l’8 luglio 2008, l’agenzia di sviluppo industriale usufruisce di un’opzione di vendita che le conferisce il diritto di vendere le quote residue di Stocznia Gdańsk dopo il 31 ottobre 2011.

(30)  Allegato 56 accluso al piano di ristrutturazione comune di settembre.

(*1)  Alcune parti di questo testo sono state omesse per non divulgare informazioni riservate. Tali parti sono contrassegnate da puntini di sospensione tra parentesi quadre.

(31)  In base all’analisi mensile FX globale di Goldman Sachs del giugno 2008.

(32)  Global Insight.

(33)  Commissione europea, previsione economica, primavera 2008.

(34)  Global Insight.

(35)  Per esempio, i 400 milioni di zloty di passività pubbliche accumulate fino al 2008 saranno coperti attingendo agli ulteriori flussi di cassa generati negli anni 2012-2018.

(36)  Il cantiere confermava che la durata del ciclo in bacino di carenaggio non sarebbe cambiata sostanzialmente poiché gli investimenti avrebbero probabilmente tagliato i costi anziché ridurre il ciclo di produzione.

(37)  Allegato 32 accluso al piano di ristrutturazione comune di settembre.

(38)  Impresa di proprietà dello Stato che attua la ristrutturazione dei debiti nei confronti di enti pubblici conformemente al capitolo 5a.

(39)  Per dettagli in merito alla procedura di ristrutturazione di cui al capitolo 5a, si rimanda alla parte 3.2 della decisione di apertura di un esame formale.

(40)  Lettera del 9 febbraio 2008, pag. 15.

(41)  Lettera del 17 febbraio 2006, protocollata il 22 febbraio 2006.

(42)  Strategia per il settore della costruzione navale (cantieristica marittima) in Polonia 2006-2010, adottata nell’agosto 2006, pag. 30.

(43)  Tabella 3, pag. 14 della lettera.

(44)  Non emerge con chiarezza dalla documentazione presentata dalla Polonia se tutti i pagamenti effettivamente eseguiti abbiano comportato ritardi. La Commissione prende atto tuttavia della situazione generale del cantiere, della conferma da parte della Polonia del fatto che il cantiere non aveva assolto i propri obblighi di diritto pubblico e del fatto che, nella maggior parte dei casi in cui sono stati effettivamente eseguiti pagamenti, i debiti non sono stati interamente ripianati.

(45)  Allegato 1, tabella 3.

(46)  I debiti ristrutturati nell’ambito del capitolo 5a sono stati cancellati dopo aver soddisfatto almeno parzialmente le richieste dei creditori con la vendita delle attività del cantiere. Se si includono gli interessi dovuti nel pacchetto della ristrutturazione di cui al capitolo 5a, probabilmente saranno cancellati solo in parte.

(47)  La Polonia ha fornito un elenco di tali garanzie con lettera del 26 giugno 2008.

(48)  Replica della Polonia del 2 settembre 2005 alla decisione di apertura di un esame formale.

(49)  Cfr. anche la decisione della Commissione, del 18 luglio 2007, nella causa N 105/07, regime di garanzia per contratti di esportazione, informazione sintetica su GU C 214 del 13.9.2007. Con tale decisione, la Commissione ha approvato, non ritenendolo assimilabile a un aiuto di Stato, il sistema di garanzie gestito da Export Credit Insurance Corporation a favore di imprese che non versano in difficoltà finanziarie.

(*2)  Debiti ristrutturati di cui al capitolo 5a. La tabella riporta il valore nominale dei debiti ceduti all’operatore. Secondo le autorità polacche, sono state cedute all’operatore anche attività pari almeno al 45 % del valore nominale delle passività.

(50)  Sentenza del Tribunale di primo grado del 14 gennaio 2004 nella causa T-109/01 Fleuren Compost c/ Commissione [2004] racc. II-00127, punto 74.

(51)  Per una descrizione dettagliata della procedura di cui al capitolo 5a, si rimanda alla parte 3.2 della decisione di apertura dell’esame formale.

(52)  Relazione annuale 2006-2007 della CESA, la comunità delle associazioni europee di cantieri navali.

(53)  Per le navi passeggeri, comprese le navi da crociera, esistono barriere notevoli all’ingresso sul versante dell’offerta.

(54)  Relazione annuale 2006-2007 della CESA, la comunità delle associazioni europee di cantieri navali.

(55)  Parere dell’avvocato generale Jacobs, causa C-256/97 DM Transport [1999] racc. I-3915, causa C-480/98 Spagna c/ Commissione [2000] racc. I-8717.

(56)  In particolare, allegato 3 della lettera del 9 gennaio 2008.

(57)  Strategia per il settore della costruzione navale (cantieri navali per la costruzione marittima) in Polonia 2006-2010, adottata nell’agosto 2006, pag. 7.

(58)  Decisione della Commissione del 18 luglio 2007 nella causa N 105/07, Regime di garanzia per contratti di esportazione, informazione sintetica su GU C 214 del 13.9.2007.

(59)  Articolo 3, paragrafo 1, punto 1), della risoluzione 111/2006 del comitato per la politica di assicurazione delle esportazioni del 20 dicembre 2006.

(60)   GU C 71 dell’11.3.2001, pag. 14.

(61)   GU C 244 dell’1.10.2004, pag. 2.

(62)   GU C 288 del 9.10.1999, pag. 2.

(63)   GU C 317 del 30.12.2003, pag. 11.

(64)  La Commissione osserva che lo scenario di riferimento prevedeva un tasso di cambio PLN 3,0/USD, mentre l’attuale tasso di cambio è pari a PLN 2,2/USD.

(65)  Il patrimonio netto del cantiere nel 2006 era negativo per 576 milioni di zloty.

(66)  Secondo Amber, la sua analisi dimostrava che il cantiere non avrebbe recuperato la redditività dopo la ristrutturazione che l’investitore ipotizzava di realizzare.

(67)  Per esempio, nel 2014, l’utile netto previsto è pari a 93 milioni di zloty, di cui 55 milioni dovranno essere utilizzati per restituire vecchi debiti nei confronti di enti pubblici. L’ultimo esercizio su cui gravano costi di ristrutturazione relativi a operazioni passate (debiti accumulati nei confronti di enti pubblici) è il 2018, anno in cui a tale scopo si dovranno generare 45 milioni di zloty di flusso di cassa extra.

(68)  Il piano segnala che sono state incluse clausole di natura valutaria in due contratti, che però non sono stati forniti.

(69)  Il piano fa riferimento a diverse relazioni esterne che asseritamente contengono previsioni di prezzo per navi di questo tipo. La Commissione osserva che le relazioni presentate non contengono alcuna previsione del genere.

(70)  Pubblicazione dell’istituto statistico centrale polacco del 15 febbraio 2008.

(71)  Export Credit Insurance Corporation addebita il 4,2 % dell’importo garantito alle imprese con rischio di inadempienza superiore per il tipo di garanzia che verrebbe prestata al cantiere dopo la fusione a fronte di un premio dell’1-2 %. Il piano non dimostra che il cantiere sarebbe in grado di ottenere sul mercato garanzie di entità simile a condizioni analoghe.

(72)  Circa 470 creditori commerciali, ivi comprese probabilmente aziende di servizi pubblici, hanno accettato di cancellare gli interessi maturati e altri costi, nonché di riprogrammare il rientro dei rispettivi crediti entro un arco di tempo dai 2 ai 4 anni. L’accordo riguardava debiti per circa 424 milioni di zloty.

(73)  Incontro con ISD Polska dell’8 luglio 2008.

(74)  In caso di ulteriore riduzione del valore di inventario netto nel 2008 a causa di perdite (rispetto ai 927 milioni di zloty della fine del 2007), il piano prevedeva una copertura del Tesoro (conferimento di capitale massimo di 250 milioni di zloty).

(75)  Si rimanda al punto 43 degli orientamenti.

(76)  La Commissione osserva che, anche considerando il contributo proprio passato (che potrebbe ritenersi un contributo proprio secondo la definizione datane negli orientamenti) e i corrispondenti costi di ristrutturazione passati, il livello del contributo proprio sarebbe pari soltanto al 16,5 %.

(77)  Comunicazione della Commissione relativa al metodo di fissazione dei tassi di riferimento e di attualizzazione (GU C 273 del 9.9.1997, pag. 3).

(78)  Si veda, per esempio, la comunicazione della Commissione sull’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di Stato sotto forma di garanzie (2000/C 71/07) (GU C 71 dell’11.3.2000, pag. 14). Al punto 3.2, la comunicazione afferma che se al momento della concessione del prestito sussiste una forte probabilità che il mutuatario risulti inadempiente, per esempio perché versa in difficoltà finanziarie, il valore della garanzia può anche essere pari all’importo di fatto coperto dalla garanzia.

(79)  Considerando 68 della decisione della Commissione del 16 giugno 2004 relativa agli interventi attuati dalla Spagna a favore di Siderùrgica Anón SA (GU L 311 del 26.11.2005, pag. 22); considerando 42 della decisione della Commissione dell’11 dicembre 2002 relativa agli aiuti di Stato concessi dalla Spagna a favore di Sniace SA (GU L 108, 30.4.2003, pag. 35).

(80)  Ibidem.

(81)  Cfr. per esempio, la decisione della Commissione del 23 ottobre 2007 sugli aiuti di Stato (C 23/06) concessi dalla Polonia a favore del produttore di acciaio Technologie Buczek Group (non ancora pubblicata).

(82)  Cfr. per esempio, la decisione della Commissione del 20 ottobre 2004 relativa agli aiuti di Stato (C 38/03) concessi dalla Spagna (ulteriori aiuti alla ristrutturazione di cantieri navali pubblici spagnoli) (GU L 240 del 16.9.2005, pag. 45).

(83)  Si rimanda alla causa C-277/00 Germania c/ Commissione [2004] racc. I-3925, nonché alle cause C-328/99 e C-399/00 Italia e SMI 2 Multimedia Spa c/ Commissione [2003] racc. I-4035.

(84)   GU L 140 del 30.4.2004, pag. 1.

(85)   GU L 82 del 25.3.2008, pag. 1.


ALLEGATO I

INFORMAZIONI SULL’ATTUAZIONE DELLA PRESENTE DECISIONE

1.   Calcolo dell’importo da recuperare

1.1.

Fornire i seguenti dettagli in merito agli importi dell'aiuto di Stato illegalmente messi a disposizione del beneficiario:

Data (*1)

Importo dell’aiuto (*2)

Valuta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Osservazioni:

1.2.

Spiegare nel dettaglio come saranno calcolati gli interessi dovuti sull’importo dell’aiuto.

2.   Provvedimenti già adottati e previsti per recuperare l’aiuto

2.1.

Descrivere nel dettaglio i provvedimenti già adottati e quelli previsti per garantire l’effettivo e immediato recupero dell’aiuto. Indicare anche, ove opportuno, la base giuridica dei provvedimenti adottati o previsti.

2.2.

Qual è il calendario del processo di recupero? Quando sarà concluso il recupero degli aiuti?

3.   Aiuti già recuperati

3.1.

Fornire i seguenti dettagli sugli importi di aiuto già restituiti dal beneficiario:

Data (*3)

Importo dell’aiuto restituito

Valuta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3.2.

Allegare prova della restituzione degli importi degli aiuti specificati nella tabella di cui al precedente punto 3.1.

(*1)  Data in cui l’aiuto o le sue singole quote sono stati messi a disposizione del beneficiario.

(*2)  Importo dell’aiuto messo a disposizione del beneficiario (equivalente lordo dell’aiuto).

(*3)  Data di restituzione dell’aiuto.