8.6.2022   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 224/111


P9_TA(2021)0483

Situazione dei diritti umani in Camerun

Risoluzione del Parlamento europeo del 25 novembre 2021 sulla situazione dei diritti umani in Camerun (2021/2983(RSP))

(2022/C 224/12)

Il Parlamento europeo,

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viste le sue precedenti risoluzioni sul Camerun, in particolare quella del 18 aprile 2019 (1),

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viste la relazione dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari sulla situazione in Camerun pubblicata il 5 novembre 2021 e la relazione annuale per paese dell'UE sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2020 relativa al Camerun, del 21 giugno 2021,

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visto l'accordo di partenariato ACP-UE («accordo di Cotonou»),

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vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

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visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966,

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vista la Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, che il Camerun ha ratificato nel 1993;

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vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli del 1981,

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vista la Costituzione della Repubblica del Camerun,

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visti l'articolo 144, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.

considerando che le proteste inizialmente pacifiche promosse dal Consorzio della società civile anglofona del Camerun contro l'emarginazione delle regioni anglofone del Camerun da parte del governo federale nel 2016 sono state represse con estrema violenza dalle autorità statali, alimentando in tal modo il sostegno al separatismo e la nascita di diverse milizie separatiste che chiedono un nuovo Stato, l'Ambazonia, e provocando un sanguinoso conflitto militare;

B.

considerando che il dialogo è un prerequisito per la pace e che il governo del Presidente Paul Biya ha costantemente rifiutato colloqui diretti con qualsiasi leader separatista delle regioni anglofone;

C.

considerando che il Camerun si trova ad affrontare contemporaneamente una serie di sfide sul piano politico e della sicurezza, tra le quali le minacce di Boko Haram nella regione dell'estremo nord e una ribellione separatista armata interna in corso da quasi cinque anni nelle sue regioni anglofone del nord-ovest e del sud-ovest;

D.

considerando che nel 2016 nelle regioni del nord-ovest e del sud-ovest del paese hanno avuto luogo scioperi e manifestazioni pacifici da parte di insegnanti e avvocati anglofoni contro l'imposizione del sistema giuridico francese e della lingua francese nei loro tribunali e nelle loro scuole, il che ha innescato la crisi; che il conflitto armato, in corso dal 2017, ha ucciso migliaia di persone e provocato una vera e propria crisi umanitaria nelle regioni anglofone del Camerun;

E.

considerando che finora hanno perso la vita oltre 3 000 civili e centinaia di membri delle forze di sicurezza; che il conflitto in corso in Camerun ha portato a oltre 1 milione di sfollati interni; che più di 2,2 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria e più di 66 000 hanno cercato rifugio nella vicina Nigeria; che il Camerun ospita più di 447 000 rifugiati e richiedenti asilo; che le ricadute di questa crisi stanno colpendo le regioni occidentali e costiere del Camerun;

F.

considerando che lo Stato di diritto non è difeso dallo Stato del Camerun, come rilevato in precedenza da osservatori indipendenti, tra cui Human Rights Watch e Amnesty International, che hanno documentato procedimenti giudiziari militari inficiati da gravi vizi sostanziali e procedurali, in cui la presunzione di innocenza, il diritto a una difesa adeguata e l'indipendenza dei procedimenti e della magistratura in generale sono tutti gravemente compromessi;

G.

considerando che gli scontri tra i gruppi armati separatisti anglofoni e le forze di sicurezza governative si stanno intensificando per frequenza e gravità; che anche gli aiuti umanitari sono stati pesantemente perturbati nelle regioni colpite a causa di gruppi armati non statali e delle misure di confinamento, lasciando la popolazione di tali regioni in condizioni di grave insicurezza alimentare e privando decine di migliaia di persone dell'accesso a cure sanitarie vitali; che sono state concesse poche deroghe al confinamento per motivi umanitari e che, di conseguenza, l'erogazione degli aiuti è stata notevolmente perturbata; che le agenzie delle Nazioni Unite sono state costrette a sospendere le attività umanitarie nonostante le ulteriori vulnerabilità create dalla pandemia di COVID-19;

H.

considerando che i civili stanno sopportando il peso maggiore della violenza e del conflitto tra le forze governative e separatiste e costituiscono la grande maggioranza delle vittime; che sia le forze governative che quelle separatiste continuano a perpetrare reciproci attacchi di rappresaglia, prendendo intenzionalmente di mira i civili e le parti vulnerabili della popolazione;

I.

considerando che Felix Agbor Nkongho, avvocato specialista in diritti umani, difensore di spicco dei diritti della minoranza anglofona e sostenitore della risoluzione pacifica della crisi, ha ricevuto in più di un'occasione minacce di morte dai gruppi separatisti armati; che non è l'unica vittima di attacchi e vessazioni;

J.

considerando che dalle elezioni del 2018, le tensioni politiche sono sfociate in discorsi di odio basati sull'etnia o sulle opinioni politiche, i quali a loro volta vengono amplificati attraverso le piattaforme dei social media;

K.

considerando che le forze governative hanno compiuto esecuzioni extragiudiziali, torture e maltrattamenti di civili, tra cui donne e bambini, commesso violenze sessuali, tra cui stupri e violenze di genere, saccheggiato e distrutto proprietà, tra cui villaggi, case, strutture sanitarie e ospedali, e arrestato e detenuto arbitrariamente cittadini accusandoli di ostilità o di collaborazione con i separatisti;

L.

considerando che nei primi cinque mesi del 2021 i separatisti armati hanno perpetrato almeno 27 attacchi con ordigni esplosivi improvvisati in 13 città, più che in tutti i precedenti anni di crisi messi insieme; che hanno stuprato, ucciso, torturato, aggredito con violenza, minacciato e rapito centinaia di persone, tra cui donne, operatori umanitari, insegnanti e bambini, per la loro presunta collaborazione con l'esercito,

M.

considerando che questo conflitto ha un impatto sproporzionato sui minori, con 700 000 studenti privati del loro diritto all'istruzione a causa di un boicottaggio scolastico forzato nelle regioni anglofone; che, ad agosto 2021, i minori costituiscono il 28 % del totale dei sopravvissuti alla violenza di genere e corrono un rischio elevato di reclutamento, lavoro e abuso di minori, con oltre il 50 % dei minori in Camerun che, secondo quanto riferito, hanno subito abusi; che, secondo il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, in Camerun il 38 % delle donne tra i 20 e i 24 anni ha contratto matrimonio prima dei 18 anni e il 13 % prima dei 15 anni;

N.

considerando che il Presidente Biya, in risposta alle pressioni internazionali, ha provveduto all'istituzione di una commissione d'inchiesta sulle uccisioni a Ngarbuh, in seguito alla quale il governo ha ammesso che le sue forze di sicurezza hanno una certa responsabilità e ha annunciato l'arresto di persone implicate; che tuttavia non sono disponibili ulteriori informazioni al riguardo;

O.

considerando che è stato applicato un confinamento rigoroso, comprendente la chiusura della quasi totalità delle scuole e dei centri di apprendimento; che sono state perpetrate violenze contro le persone che si sono rifiutate di osservare il confinamento, compresi bambini e insegnanti; che scuole, università e ospedali sono stati attaccati, il che ha aggravato e prolungato le violazioni del diritto di accesso all'istruzione e portato alla privazione di servizi sanitari essenziali;

P.

considerando che nel paese le tensioni si sono acuite dopo le elezioni presidenziali del 2018; che nel settembre 2019 il Presidente Biya ha organizzato un dialogo nazionale con l'intenzione di risolvere il conflitto tra le forze armate e i ribelli separatisti nelle regioni anglofone; che, a due anni dalla loro attuazione, le misure hanno prodotto pochi risultati; che vari tentativi nel 2020 e 2021 di risolvere la crisi in Camerun sono falliti;

Q.

considerando che si è in attesa della firma dei decreti presidenziali che prevedono il passaggio di competenze e il graduale trasferimento di risorse umane e finanziarie alle autorità decentrate per l'attuazione concreta del processo di decentramento;

R.

considerando che il governo continua a limitare le libertà di espressione e di associazione e dà prova di sempre maggiore intolleranza nei confronti del dissenso politico; che centinaia di membri e sostenitori dei partiti di opposizione sono stati arrestati a seguito di manifestazioni che invocavano una soluzione pacifica alla crisi nelle regioni anglofone; che agli oppositori politici, ai manifestanti, ai giornalisti e alla società civile vengono costantemente imposte restrizioni;

S.

considerando che il codice penale del Camerun punisce i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso con una pena detentiva fino a cinque anni; che negli ultimi anni e mesi sono stati segnalati numerosi casi di arresti e vessazioni nei confronti di persone LGBTQI;

T.

considerando che il Camerun fronteggia ulteriori minacce da parte di Boko Haram e dello Stato islamico della provincia dell'Africa occidentale (ISWAP) nella regione dell'estremo nord; che gli attacchi del gruppo armato islamista Boko Haram ogni giorno includono uccisioni, rapimenti, rapine e distruzione di proprietà, atti che costituiscono gravi abusi dei diritti umani e violazioni del diritto internazionale e del diritto umanitario internazionale; che tali attacchi coinvolgono anche bambini kamikaze e bambini soldato; che dal dicembre 2020 Boko Haram ha ucciso almeno 80 civili e che ad agosto 2021 risultano sfollate all'interno del paese oltre 340 000 persone; che la presunta morte di Abubakar Shekau, il leader di Boko Haram, in uno scontro in Nigeria con la fazione scissionista dell'ISWAP ha contribuito a consolidare il potere dell'ISWAP e ad aumentare l'insicurezza nella regione dell'estremo nord del Camerun; che le forze governative non sono in grado di proteggere efficacemente la popolazione colpita;

1.

è profondamente preoccupato per la situazione dei diritti umani in Camerun; sottolinea il diritto dei cittadini alla libertà di espressione, di riunione e di associazione; chiede il rispetto dei diritti umani ed esorta il governo del Camerun a compiere tutti i passi necessari per tenere fede ai propri obblighi di tutela di tali diritti;

2.

esorta sia il governo camerunese che i leader politici e militari dei gruppi separatisti a concordare un cessate il fuoco umanitario e incoraggia le parti in conflitto a stabilire di comune accordo misure di rafforzamento della fiducia, come la liberazione dei prigionieri politici non violenti e la revoca dei boicottaggi scolastici; esorta il governo del Presidente Paul Biya e i separatisti anglofoni a ripristinare immediatamente i colloqui di pace; esorta la comunità internazionale, in particolare l'Unione africana, gli Stati dell'Africa centrale e l'UE, a contribuire a facilitare il dialogo offrendosi di assumere un ruolo di mediazione; sottolinea l'importanza della collaborazione regionale ed esorta il governo a collaborare strettamente con l'Unione africana e la Comunità economica degli Stati dell'Africa centrale; deplora il fatto che le due parti in conflitto non abbiano avviato colloqui di pace realmente significativi per risolvere il conflitto, così come la mancanza di disponibilità da ambo le parti al riguardo; è convinto che il dialogo politico condotto in uno spirito di compromesso, partecipazione politica effettiva e inclusione, anche nei confronti di tutte le parti interessate, sia l'unico modo di procedere per raggiungere una pace duratura; invita il governo camerunese e i leader dei gruppi separatisti ad approfittare delle offerte di mediazione presentate da terzi e attualmente sul tavolo per avviare negoziati immediati e diretti;

3.

condanna le violazioni dei diritti umani, del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario perpetrate dalle parti coinvolte nel conflitto armato e sottolinea l'importanza della lotta contro l'impunità; invita le autorità camerunesi a garantire indagini indipendenti, efficaci, trasparenti e imparziali e a perseguire le gravi violazioni e i gravi abusi perpetrati da attori statali e non statali, conformemente al diritto e alle norme internazionali, e chiede che i responsabili delle violazioni dei diritti umani siano chiamati a rispondere delle loro azioni e assicurati alla giustizia in un equo processo, in modo da porre fine all'impunità e garantire l'indipendenza della magistratura, ovvero gli elementi essenziali dello Stato di diritto e le basi di uno Stato democratico funzionante;

4.

invita il governo camerunese a ratificare lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale; esorta l'Unione ad avvalersi pienamente della leva politica fornita dai suoi aiuti allo sviluppo e da altri programmi bilaterali per rafforzare la difesa dei diritti umani in Camerun;

5.

si oppone al ricorso a tribunali militari per processare civili; ricorda gli obblighi internazionali in materia di equo processo che il Camerun è tenuto a rispettare; ricorda al Camerun l'obbligo di difendere il diritto di tutti i cittadini a un equo processo dinanzi a tribunali indipendenti e ricorda che i tribunali militari non dovrebbero avere giurisdizione sulla popolazione civile;

6.

invita le autorità camerunesi a cessare di ricorrere ai tribunali militari per processare cittadini, con esiti predeterminati e con l'imposizione della pena di morte, il che è illegale in base al diritto internazionale in materia di diritti umani; ricorda che la pena di morte non viene applicata in Camerun dal 1997, una pietra miliare nel percorso del paese verso la piena abolizione; ribadisce l'opposizione dell'Unione alla pena capitale, in tutti i casi e senza eccezioni; invita il governo del Camerun ad assicurare la sua abolizione; invita il governo camerunese a ratificare il secondo protocollo facoltativo del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici riguardante l'abolizione della pena di morte; esorta i tribunali ad astenersi dall'emettere siffatte condanne e a confermare che non chiederanno la pena di morte;

7.

deplora il ricorso alla violenza, in particolare contro i minori, ed è particolarmente preoccupato per l'impatto della crisi sui minori; invita entrambe le parti in conflitto a porre fine agli attacchi intenzionali contro la popolazione civile ed esorta i separatisti a cessare immediatamente gli attacchi contro le scuole, a porre fine con effetto immediato a qualsiasi tipo di boicottaggio forzato dell'istruzione e a consentire il ripristino delle attività scolastiche in sicurezza per tutti gli studenti e gli insegnanti;

8.

invita le autorità camerunesi a proteggere tutte le donne nel paese, in particolare nelle zone di conflitto, e a promuovere la parità di genere e l'emancipazione femminile favorendo la partecipazione delle donne e delle organizzazioni per i diritti delle donne alla vita pubblica e politica; chiede lo sviluppo di azioni specifiche dell'Unione volte a rafforzare i diritti dei diversi gruppi di donne, prestando una particolare attenzione alle donne giovani, migranti, affette da HIV, LGBTQI e portatrici di disabilità;

9.

ritiene che il processo di decentramento, visto come un sistema di governance economica, sociale e politica, sia uno strumento chiave per rispondere alle molteplici sfide in materia di sviluppo, in particolare attraverso una maggiore responsabilizzazione dei politici locali e dell'amministrazione locale nei confronti dei cittadini impegnati; plaude al sostegno dell'Unione a tale processo;

10.

condanna l'uso eccessivo e l'uso indebito della forza contro gli oppositori politici e i manifestanti pacifici; deplora il ricorso a misure di confinamento, quali il coprifuoco o il divieto di tenere riunioni pubbliche, adottate con il pretesto della pandemia di COVID-19 al fine di limitare la libertà di espressione, la libertà di stampa e il diritto di riunione pacifica; esprime preoccupazione per la situazione della libertà di parola e della libertà di stampa in Camerun; deplora gli arresti arbitrari e le vessazioni nei confronti di giornalisti e politici dell'opposizione e il bavaglio imposto al dissenso politico; invita le autorità camerunesi a rilasciare immediatamente e incondizionatamente gli oppositori politici, i manifestanti e tutti gli altri cittadini arrestati arbitrariamente e detenuti unicamente a fini politici; condanna le violazioni delle libertà fondamentali;

11.

invita le piattaforme dei social media a collaborare con il governo, l'opposizione e la società civile per garantire che le loro pagine siano verificate e sia posto un limite ai contenuti provocatori, all'incitamento all'odio e alla cattiva informazione che degradano ulteriormente i rapporti fra le comunità;

12.

deplora il fatto che sia stata negata l'assistenza alimentare a più di 40 000 persone in ragione della mancanza di sicurezza e dei blocchi stradali nel nord-ovest e nel e sud-ovest del paese, nonché i recenti attacchi contro strutture sanitarie e operatori sanitari, come pure il fatto che le attività umanitarie siano state vietate durante il confinamento; condanna il blocco degli aiuti umanitari e gli attacchi perpetrati contro operatori umanitari — tra cui rapimenti, vessazioni e omicidi — nel nord-ovest e nel sud-ovest del paese, nonché il clima sempre più intimidatorio nei confronti degli osservatori indipendenti e dei difensori dei diritti umani, in particolare i difensori dei diritti delle donne, il cui lavoro è più importante che mai nel contesto delle gravi violazioni dei diritti umani commesse da tutte le parti in conflitto; insiste affinché tutte le parti in conflitto concedano immediatamente il libero accesso dell'aiuto umanitario; invita il governo camerunese a garantire che tale aiuto umanitario raggiunga le regioni in crisi;

13.

invita le Nazioni Unite e l'UE a continuare a monitorare la situazione umanitaria e a valutare le necessità; chiede con urgenza il sostegno umanitario della comunità internazionale, tra cui l'Unione e i suoi Stati membri, per dare una risposta efficace e quindi soddisfare le necessità urgenti della popolazione; ritiene che una missione conoscitiva del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite in Camerun sarebbe opportuna per determinare l'entità e i responsabili delle violazioni del diritto internazionale in materia di diritti umani e del diritto internazionale umanitario;

14.

condanna gli atti terroristici commessi da Boko Haram in Camerun; riconosce gli sforzi compiuti dalle autorità camerunesi nella lotta contro questo gruppo; invita la comunità internazionale a sostenere tutti gli sforzi volti a combattere tale gruppo armato di matrice islamica; insiste sul fatto che il terrorismo può essere combattuto efficacemente soltanto affrontandone le cause e i problemi specifici connessi alla disuguaglianza;

15.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio e al vicepresidente della Commissione / alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, nonché al Segretario generale delle Nazioni Unite, al governo e al parlamento del Camerun e ai copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.

(1)  GU C 158 del 30.4.2021, pag. 7.