ISSN 1725-2466

doi:10.3000/17252466.C_2009.153.ita

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

C 153

European flag  

Edizione in lingua italiana

Comunicazioni e informazioni

52o anno
4 luglio 2009


Numero d'informazione

Sommario

pagina

 

IV   Informazioni

 

INFORMAZIONI PROVENIENTI DALLE ISTITUZIONI E DAGLI ORGANI DELL'UNIONE EUROPEA

 

Corte di giustizia

2009/C 153/01

Ultima pubblicazione della Corte di giustizia nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europeaGU C 141 del 20.6.2009

1

 

Tribunale di primo grado

2009/C 153/02

Designazione del giudice che sostituisce il presidente in qualità di giudice per i provvedimenti provvisori

2

2009/C 153/03

Sezione delle impugnazioni

2

2009/C 153/04

Criteri di attribuzione delle cause alle sezioni

2

 

V   Avvisi

 

PROCEDIMENTI GIURISDIZIONALI

 

Corte di giustizia

2009/C 153/05

Causa C-180/06: Sentenza della Corte (Prima Sezione) 14 maggio 2009 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Oberlandesgericht Wien — Austria) — Renate Ilsinger/Martin Dreschers, operante in veste di amministratore giudiziario della Schlank & Schick GmbH [Competenza giudiziaria in materia civile — Regolamento (CE) n. 44/2001 — Competenza in materia di contratti conclusi da consumatori — Diritto del consumatore destinatario di una pubblicità ingannevole di chiedere per via giudiziale il premio apparentemente vinto — Qualificazione — Azione di natura contrattuale contemplata all’art. 15, n. 1, lett. c), del detto regolamento — Presupposti]

3

2009/C 153/06

Causa C-494/06 P: Sentenza della Corte (Prima Sezione) 30 aprile 2009 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica italiana, Wam SpA (Impugnazione — Aiuti di Stato — Insediamento di un’impresa in taluni Stati terzi — Prestiti a tasso agevolato — Pregiudizio per gli scambi tra Stati membri — Distorsione della concorrenza — Scambi con gli Stati terzi — Decisione della Commissione — Illegittimità dell’aiuto di Stato — Obbligo di motivazione)

4

2009/C 153/07

Causa C-497/06 P: Sentenza della Corte (Quarta Sezione) 30 aprile 2009 — CAS Succhi di Frutta SpA/Commissione delle Comunità europee (Impugnazione — Responsabilità extracontrattuale — Procedura di aggiudicazione — Pagamento in natura — Pagamento degli aggiudicatari in frutta diversa da quella specificata nel bando di gara — Nesso causale)

4

2009/C 153/08

Causa C-518/06: Sentenza della Corte (Grande Sezione) 28 aprile 2009 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica italiana (Inadempimento di uno Stato — Assicurazione responsabilità civile auto — Artt. 43 CE e 49 CE — Direttiva 92/49/CEE — Normativa nazionale che impone alle imprese di assicurazione l’obbligo di contrarre — Restrizione alla libertà di stabilimento e alla libera prestazione dei servizi — Protezione sociale delle vittime di incidenti stradali — Proporzionalità — Libertà tariffaria delle imprese di assicurazioni — Principio del controllo da parte dello Stato membro di origine)

4

2009/C 153/09

Causa C-531/06: Sentenza della Corte (Grande Sezione) 19 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica italiana (Inadempimento di uno Stato — Libertà di stabilimento — Libera circolazione dei capitali — Artt. 43 CE e 56 CE — Sanità pubblica — Farmacie — Disposizioni che riservano ai soli farmacisti il diritto di gestire una farmacia — Giustificazione — Rifornimento di medicinali alla popolazione sicuro e di qualità — Indipendenza professionale dei farmacisti — Imprese di distribuzione di prodotti farmaceutici — Farmacie comunali)

5

2009/C 153/10

Cause riunite C-171/07 e C-172/07: Sentenza della Corte (Grande Sezione) 19 maggio 2009 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Verwaltungsgericht des Saarlandes — Germania) — Apothekerkammer des Saarlandes, Marion Schneider, Michael Holzapfel, Fritz Trennheuser, Deutscher Apothekerverband eV (C-171/07), Helga Neumann-Seiwert (C-172/07)/Saarland, Ministerium für Justiz, Gesundheit und Soziales (Libertà di stabilimento — Art. 43 CE — Sanità pubblica — Farmacie — Disposizioni che riservano ai soli farmacisti il diritto di gestire una farmacia — Giustificazione — Fornitura di medicinali sicura e di qualità alla popolazione — Indipendenza professionale dei farmacisti)

5

2009/C 153/11

Causa C-393/07: Sentenza della Corte (Quarta Sezione) 30 aprile 2009 — Repubblica italiana/Parlamento europeo (Ricorso di annullamento — Decisione del Parlamento europeo 24 maggio 2007 sulla verifica dei poteri dell’on. Beniamino Donnici — Deputato del Parlamento europeo — Verifica dei poteri di un membro del Parlamento — Nomina di un deputato conseguente alla rinuncia di altri candidati — Artt. 6 e 12 dell’atto del 1976)

6

2009/C 153/12

Causa C-398/07 P: Sentenza della Corte (Quinta Sezione) 7 maggio 2009 — Waterford Wedgwood plc/Assembled Investments (Proprietary) Ltd, Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (Impugnazione — Marchio comunitario — Marchio figurativo WATERFORD STELLENBOSCH — Opposizione del titolare del marchio denominativo comunitario WATERFORD — Diniego di registrazione da parte della commissione di ricorso)

6

2009/C 153/13

Causa C-420/07: Sentenza della Corte (Grande Sezione) 28 aprile 2009 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Court of Appeal (England & Wales) (Civil Division) — Regno Unito) — Meletis Apostolides/David Charles Orams, Linda Elizabeth Orams [Domanda di pronuncia pregiudiziale — Protocollo n. 10 su Cipro — Sospensione dell’applicazione dell’acquis comunitario nelle zone sulle quali il governo cipriota non esercita alcun controllo effettivo — Regolamento (CE) n. 44/2001 — Competenza giurisdizionale, riconoscimento ed esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale — Decisione pronunciata da un giudice cipriota avente sede nella zona su cui il suddetto governo esercita un controllo effettivo e relativa ad un bene immobile situato al di fuori di tale zona — Artt. 22, punto 1, 34, punti 1 e 2, 35, n. 1, e 38, n. 1, di detto regolamento]

7

2009/C 153/14

Causa C-504/07: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) 7 maggio 2009 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Supremo Tribunal Administrativo — Portogallo) — Associação Nacional de Transportadores Rodoviários de Pesados de Passageiros (Antrop) J. Espírito Santo & Irmãos Lda, Sequeiro, Lucas, Venturas & Ca Lda, Barraqueiro Transportes SA, Rodoviária de Lisboa/Conselho de Ministros, Companhia Carris de Ferro de Lisboa SA (Carris), Sociedade de Transportes Colectivos do Porto SA (STCP) [Regolamento (CEE) n. 1191/69 — Obblighi di servizio pubblico — Concessione di compensazioni — Settore del trasporto urbano di passeggeri]

7

2009/C 153/15

Causa C-516/07: Sentenza della Corte (Settima Sezione) 7 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Regno di Spagna (Inadempimento di uno Stato — Direttiva 2000/60/CE — Quadro per l'azione comunitaria in materia di acque — Individuazione delle autorità competenti per taluni distretti idrografici)

8

2009/C 153/16

Causa C-530/07: Sentenza della Corte (Quinta Sezione) 7 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica del Portogallo (Inadempimento di uno Stato — Direttiva 91/271/CEE — Inquinamento e nocività — Trattamento delle acque reflue urbane — Artt. 3 e 4)

8

2009/C 153/17

Causa C-531/07: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) 30 aprile 2009 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Oberster Gerichtshof — Austria) — Fachverband der Buch- und Medienwirtschaft/LIBRO Handelsgesellschaft mbH (Libera circolazione delle merci — Disciplina nazionale sul prezzo imposto dei libri importati — Misure di effetto equivalente ad una restrizione quantitativa all’importazione — Giustificazione)

9

2009/C 153/18

Causa C-538/07: Sentenza della Corte (Quarta Sezione) 19 maggio 2009 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia) — Assitur Srl/Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Milano (Direttiva 92/50/CEE — Art. 29, primo comma — Appalti pubblici di servizi — Normativa nazionale che non autorizza la partecipazione ad una medesima procedura di aggiudicazione, in modo concorrente, di società aventi fra loro un rapporto di controllo o d’influenza notevole)

9

2009/C 153/19

Causa C-553/07: Sentenza della Corte (Terza Sezione) 7 maggio 2009 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Raad van State — Paesi Bassi) — College van burgemeester en wethouders van Rotterdam/M.E.E. Rijkeboer (Tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali — Direttiva 95/46/CE — Tutela della vita privata — Cancellazione dei dati — Diritto di accesso ai dati ed alle informazioni sui destinatari dei dati — Termine per l’esercizio del diritto di accesso)

10

2009/C 153/20

Causa C-27/08: Sentenza della Corte (Quinta Sezione) 30 aprile 2009 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Bundesverwaltungsgericht — Germania) — BIOS Naturprodukte GmbH/Saarland (Direttiva 2001/83/CE — Art. 1, punto 2, lett. b) — Nozione di medicinale per funzione — Dosaggio del prodotto — Condizioni normali di impiego — Rischio per la salute — Idoneità a ripristinare, correggere o modificare funzioni fisiologiche nell’essere umano)

10

2009/C 153/21

Causa C-34/08: Sentenza della Corte (Prima Sezione) 14 maggio 2009 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale ordinario di Padova) — Azienda Agricola Disarò Antonio/Cooperativa Milka 2000, Soc. Coop. arl [Agricoltura — Organizzazione comune dei mercati — Quote latte — Prelievo — Validità del regolamento (CE) n. 1788/2003 — Obiettivi della politica agricola comune — Principi di non discriminazione e di proporzionalità — Determinazione del quantitativo di riferimento nazionale — Criteri — Rilevanza del criterio di uno Stato membro deficitario]

11

2009/C 153/22

Causa C-75/08: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) 30 aprile 2009 [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Court of Appeal (England & Wales) (Civil Division) — Regno Unito] — Christopher Mellor/Secretary of State for Communities and Local Government (Direttiva 85/337/CEE — Valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti — Obbligo di rendere pubblica la motivazione di una decisione di non sottoporre un progetto ad una valutazione)

11

2009/C 153/23

Causa C-132/08: Sentenza della Corte (Ottava Sezione) 30 aprile 2009 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Fővárosi Bíróság — Ungheria) — Lidl Magyarország Kereskedelmi bt/Nemzeti Hírközlési Hatóság Tanácsa (Libera circolazione delle merci — Apparecchiature radio e apparecchiature terminali di telecomunicazione — Reciproco riconoscimento di conformità — Non riconoscimento della dichiarazione di conformità rilasciata dal produttore stabilito in un altro Stato membro)

12

2009/C 153/24

Causa C-150/08: Sentenza della Corte (Terza Sezione) 7 maggio 2009 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dallo Hoge Raad der Nederlanden Den Haag — Paesi Bassi) — Siebrand BV/Staatssecretaris van Financiën (Nomenclatura combinata — Voci doganali 2206 e 2208 — Bevanda fermentata contenente alcool distillato — Bevanda ottenuta inizialmente con un frutto o con un prodotto naturale — Aggiunta di sostanze — Conseguenze — Perdita del sapore, dell’odore e dell’aspetto della bevanda originaria)

13

2009/C 153/25

Causa C-161/08: Sentenza della Corte (Terza Sezione) 14 maggio 2009 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dallo Hof van beroep te Antwerpen — Belgio) — Internationaal Verhuis- en Transportsbedrijf Jan de Lely BV/Belgische Staat (Libera circolazione delle merci — Transito comunitario — Trasporti effettuati con l’accompagnamento di un carnet TIR — Infrazioni o irregolarità — Termine di notifica — Termine per fornire la prova del luogo in cui l’infrazione o l’irregolarità è stata commessa)

13

2009/C 153/26

Causa C-253/08: Sentenza della Corte (Sesta Sezione) 19 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica portoghese (Inadempimento di uno Stato — Direttiva 2006/22/CE — Ravvicinamento delle legislazioni — Disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada — Mancata trasposizione entro il termine prescritto)

14

2009/C 153/27

Causa C-256/08: Sentenza della Corte (Ottava Sezione) 30 aprile 2009 — Commissione delle Comunità europee/Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (Inadempimento di uno Stato — Direttiva 2004/83/CE — Norme minime sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale — Omessa trasposizione entro il termine impartito)

14

2009/C 153/28

Causa C-266/08: Sentenza della Corte (Sesta Sezione) 14 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Regno di Spagna (Inadempimento di uno Stato — Direttiva 2004/81/CE — Diritto di soggiorno dei cittadini di paesi terzi vittime della tratta di esseri umani o coinvolti in un'azione di favoreggiamento dell'immigrazione illegale che cooperino con le autorità competenti — Trasposizione incompleta — Omessa comunicazione delle misure di trasposizione)

15

2009/C 153/29

Causa C-313/08: Sentenza della Corte (Ottava Sezione) 19 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica italiana (Inadempimento di uno Stato — Direttiva 2003/58/CE — Diritto delle società — Atti e indicazioni soggetti a pubblicità — Corrispondenza e ordinativi — Sanzioni — Omessa trasposizione entro il termine impartito)

15

2009/C 153/30

Causa C-322/08: Sentenza della Corte (Sesta Sezione) 14 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Regno di Svezia (Inadempimento di uno Stato — Direttiva 2004/83/CE — Omessa trasposizione entro il termine impartito)

16

2009/C 153/31

Causa C-368/08: Sentenza della Corte (Sesta Sezione) 19 maggio 2009. — Commissione delle Comunità europee/Repubblica ellenica (Inadempimento di uno Stato — Direttiva 2004/35/CE — Riparazione del danno ambientale — Principio chi inquina paga)

16

2009/C 153/32

Causa C-390/08: Sentenza della Corte (Settima Sezione) 14 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Granducato di Lussemburgo (Inadempimento di uno Stato — Ambiente — Decisione 2004/280/CE — Attuazione del protocollo di Kyoto — Misure nazionali volte a limitare e/o ridurre le emissioni di gas a effetto serra — Omessa comunicazione delle informazioni richieste)

16

2009/C 153/33

Causa C-443/08: Sentenza della Corte (Terza Sezione) 7 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica francese (Inadempimento di uno Stato — Direttiva 1999/13/CE — Limitazione delle emissioni di composti organici volatili — Mancata trasposizione delle nozioni di piccolo impianto e di modifica sostanziale)

17

2009/C 153/34

Causa C-532/08: Sentenza della Corte (Sesta Sezione) 19 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Irlanda (Inadempimento di uno Stato — Direttiva 2005/60/CE — Riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo — Mancata trasposizione entro il termine prescritto)

17

2009/C 153/35

Causa C-128/09: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Conseil d'État (Belgio) il 6 aprile 2009 — Antoine Boxus, Willy Roua/Région wallonne

18

2009/C 153/36

Causa C-129/09: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Conseil d'État (Belgio) il 6 aprile 2009 — Guido Durlet, Angela Verweij, Chretien Bruninx, Hans Hoff, Michel Raeds/Région wallonne

18

2009/C 153/37

Causa C-130/09: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Conseil d'État (Belgio) il 6 aprile 2009 — Paul Fastrez, Henriette Fastrez/Région wallonne

19

2009/C 153/38

Causa C-131/09: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Conseil d’État (Belgio) il 6 aprile 2009 — Philippe Daras/Région wallonne

20

2009/C 153/39

Causa C-132/09: Ricorso proposto il 6 aprile 2009 — Commissione delle Comunità europee/Regno del Belgio

21

2009/C 153/40

Causa C-133/09: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Fővárosi Bíróság (Ungheria) l’8 aprile 2009 — József Uzonyi/Mezőgazdasági és Vidékfejlesztési Hivatal Központi Szerve

21

2009/C 153/41

Causa C-134/09: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Conseil d'État (Belgio) il 10 aprile 2009 — Association des Riverains et Habitants des Communes Proches de l'Aéroport B.S.C.A. (Brussels South Charleroi Airport) ASBL — A.R.A.Ch, Bernard Page/Région wallonne

22

2009/C 153/42

Causa C-135/09: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Conseil d'État (Belgio) il 9 aprile 2009 — Association des Riverains et Habitants des Communes Proches de l'Aéroport B.S.C.A. (Brussels South Charleroi Airport) ASBL — A.R.A.Ch, Léon L'Hoir, Nadine Dartois/Région wallonne

23

2009/C 153/43

Causa C-138/09: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale Ordinario di Palermo (Italia) il 15 aprile 2009 — Todaro Nunziatina & C. snc/Assessorato del Lavoro e della Previdenza Sociale

23

2009/C 153/44

Causa C-140/09: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale di Genova (Italia) il 17 aprile 2009 — Fallimento Traghetti del Mediterraneo SpA — Curatore dott. Alberto Fontana/Presidenza del Consiglio dei Ministri

24

2009/C 153/45

Causa C-142/09: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Rechtbank van eerste aanleg te Dendermonde (Belgio) il 22 aprile 2009 — Pubblico ministero/V.W. Lahousse & Lavichy BVBA

25

2009/C 153/46

Causa C-143/09: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Fővárosi Bíróság (Ungheria) il 23 aprile 2009 — Pannon GSM Távközlési Rt/Nemzeti Hírközlési Hatóság Tanácsának Elnöke

25

2009/C 153/47

Causa C-144/09: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Oberster Gerichtshof (Austria) il 24 aprile 2009 — Hotel Alpenhof GesmbH/Oliver Heller

26

2009/C 153/48

Causa C-145/09: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Verwaltungsgerichtshofs Baden-Württemberg (Germania) il 24 aprile 2009 — Land Baden-Württemberg/Panagiotis Tsakouridis

26

2009/C 153/49

Causa C-146/09: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Bundesgerichtshof (Germania) il 24 aprile 2009 — Prof. Dr. Claus Scholl/Stadtwerke Aachen AG

26

2009/C 153/50

Causa C-147/09: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Oberlandesgericht Wien — Austria il 24 aprile 2009 — Ronald Seunig/Maria Hölzel

27

2009/C 153/51

Causa C-150/09 P: Ricorso proposto il 27 aprile 2009 da Iride SpA e Iride Energia SpA avverso la sentenza del Tribunale di primo grado (Seconda Sezione), 11 febbraio 2009, causa T-25/07, Iride SpA, Iride Energia SpA/Commissione delle Comunità europee

27

2009/C 153/52

Causa C-154/09: Ricorso proposto il 4 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica portoghese

28

2009/C 153/53

Causa C-160/09: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal SYMVOULIO TIS EPIKRATEIAS (Consiglio di Stato — Grecia) l’8 maggio 2009 — Società in nome collettivo Ioannis Katsivardas — Nikolaos Tsitsikas O.E./Ministero dell’Economia

28

2009/C 153/54

Causa C-161/09: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Simvoulio tis Epikrateias (Consiglio di Stato) (Grecia) l’8 maggio 2009 — K. Fragkopoulos kai SIA Ο.Ε./Nomarchiaki Aftodioikisi Korinthias

29

2009/C 153/55

Causa C-162/09: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Court of Appeal (England & Wales) (Civil Division) (Regno Unito) l’8 maggio 2009 — Secretary of State for Work and Pensions/Taous Lassal

29

2009/C 153/56

Causa C-169/09: Ricorso proposto il 13 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica ellenica

29

2009/C 153/57

Causa C-170/09: Ricorso proposto il 13 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica francese

30

2009/C 153/58

Causa C-171/09: Ricorso proposto il 13 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica francese

30

2009/C 153/59

Causa C-175/09: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Court of Appeal (Regno Unito) il 14 maggio 2009 — Her Majesty's Commissioners of Revenue and Customs/Axa UK plc

30

 

Tribunale di primo grado

2009/C 153/60

Causa T-116/04: Sentenza del Tribunale di primo grado 6 maggio 2009 — Wieland-Werke AG/Commissione (Concorrenza — Intese — Mercato dei tubi industriali in rame — Decisione che accerta un’infrazione dell’art. 81 CE — Fissazione dei prezzi e ripartizione dei mercati — Ammende — Principio della legalità delle pene — Dimensioni del mercato interessato — Effetto deterrente — Durata dell’infrazione — Cooperazione)

32

2009/C 153/61

Causa T-122/04: Sentenza del Tribunale di primo grado 6 maggio 2009 — Outokumpu e Luvata/Commissione (Concorrenza — Intese — Mercato dei tubi industriali in rame — Decisione che accerta un’infrazione dell’art. 81 CE — Fissazione dei prezzi e ripartizione dei mercati — Ammende — Dimensioni del mercato rilevante — Circostanze aggravanti — Recidiva)

32

2009/C 153/62

Causa T-127/04: Sentenza del Tribunale di primo grado 6 maggio 2009 — KME Germany e a./Commissione delle Comunità europee (Concorrenza — Intese — Mercato dei tubi industriali in rame — Decisione che accerta un’infrazione dell’art. 81 CE — Fissazione dei prezzi e ripartizione dei mercati — Ammende — Impatto concreto sul mercato — Dimensioni del mercato interessato — Durata dell’infrazione — Circostanze attenuanti — Cooperazione)

33

2009/C 153/63

Causa T-151/05: Sentenza del Tribunale di primo grado 7 maggio 2009 — NVV e a./Commissione (Concorrenza — Concentrazioni — Mercati dell’acquisto di suini e di scrofe vivi destinati alla macellazione — Decisione che dichiara la concentrazione compatibile con il mercato comune — Definizione del mercato geografico rilevante — Obbligo di diligenza — Obbligo di motivazione)

33

2009/C 153/64

Causa T-414/05: Sentenza del Tribunale di primo grado 7 maggio 2009 — NHL Enterprises/UAMI — Glory & Pompea (LA KINGS) [Marchio comunitario — Procedimento d’opposizione — Domanda di marchio comunitario figurativo LA KINGS — Marchio nazionale figurativo anteriore KING — Impedimento relativo alla registrazione — Assenza di rischio di confusione — Art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94]

34

2009/C 153/65

Causa T-165/06: Sentenza del Tribunale di primo grado 14 maggio 2009 — Fiorucci/UAMI — Edwin (ELIO FIORUCCI) [Marchio comunitario — Procedimento di nullità e di decadenza — Marchio comunitario denominativo ELIO FIORUCCI — Registrazione come marchio di un nome di persona notorio — Artt. 52, n. 2, lett. a), e 50, n. 1, lett. c), del regolamento (CE) n. 40/94]

34

2009/C 153/66

Cause riunite T-211/06, T-213/06, T-245/06, T-155/07 e T-178/07: Sentenza del Tribunale di primo grado 19 maggio 2009 — Euro-Information/UAMI (CYBERCREDIT, CYBERGESTION, CYBERGUICHET, CYBERBOURSE e CYBERHOME) (Marchio comunitario — Domande di marchi comunitari denominativi CYBERCREDIT, CYBERGESTION, CYBERGUICHET, CYBERBOURSE e CYBERHOME — Impedimento assoluto alla registrazione — Mancanza di carattere distintivo — Art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 — Mancanza di carattere distintivo acquisito in seguito all'uso — Art. 7, n. 3, del regolamento n. 40/94)

35

2009/C 153/67

Causa T-277/06: Sentenza del Tribunale di primo grado 7 maggio 2009 — Omnicare/UAMI — Astellas Pharma (OMNICARE) (Marchio comunitario — Opposizione — Domanda di marchio comunitario denominativo OMNICARE — Marchio nazionale figurativo anteriore OMNICARE — Rigetto di una richiesta di restitutio in integrum)

35

2009/C 153/68

Causa T-89/07: Sentenza del Tribunale di primo grado 20 maggio 2009 — VIP Car Solutions/Parlamento (Appalti pubblici di servizi — Bandi di gara comunitari — Trasporto dei membri del Parlamento europeo in autovettura e in minibus con conducente durante i periodi di sessione a Strasburgo — Rigetto dell’offerta di un’impresa — Obbligo di motivazione — Diniego di comunicazione del prezzo proposto dall’impresa offerente vincitrice della gara — Ricorso per il risarcimento del danno)

36

2009/C 153/69

Causa T-185/07: Sentenza del Tribunale di primo grado 7 maggio 2009 — Klein Trademark Trust/OHMI — Zafra Marroquineros (CK CREACIONES KENNYA) [Marchio comunitario — Opposizione — Domanda di marchio denominativo comunitario CK CREACIONES KENNYA — Marchio figurativo comunitario anteriore CK Calvi Klein e marchi figurativi nazionali anteriori CK — Impedimento relativo alla registrazione — Assenza di rischio di confusione — Assenza di somiglianza dei segni — Art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94]

36

2009/C 153/70

Cause riunite T-405/07 e T-406/07: Sentenza del Tribunale di primo grado 20 maggio 2009 — CFCMCEE/UAMI (P@YWEB CARD e PAYWEB CARD) [Marchio comunitario — Domande di marchi comunitari denominativi P@YWEB/email CARD e PAYWEB CARD — Impedimenti assoluti alla registrazione — Parziale assenza di carattere distintivo — Art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94]

37

2009/C 153/71

Causa T-410/07: Sentenza del Tribunale di primo grado 12 maggio 2009 — Jurado Hermanos/UAMI (JURADO) (Marchio comunitario — Marchio comunitario denominativo JURADO — Mancanza di domanda di rinnovo da parte del titolare del marchio — Cancellazione del marchio alla scadenza della registrazione — Richiesta di restitutio in integrum presentata dal licenziatario esclusivo)

37

2009/C 153/72

Causa T-136/08: Sentenza del Tribunale di primo grado 13 maggio 2009 — Aurelia Finance/UAMI (AURELIA) (Marchio comunitario — Marchio comunitario denominativo AURELIA — Mancato versamento della tassa di rinnovo — Cancellazione del marchio alla scadenza della registrazione — Richiesta di restitutio in integrum)

38

2009/C 153/73

Causa T-183/08: Sentenza del Tribunale di primo grado 13 maggio 2009 — Schuhpark Fascies/UAMI — Leder & Schuh (jello SCHUHPARK) [Marchio comunitario — Opposizione — Domanda di marchio comunitario figurativo e denominativo jello SCHUHPARK — Marchio nazionale denominativo anteriore Schuhpark — Impedimento relativo — Prova dell’uso del marchio anteriore — Art. 43, n. 2, del regolamento (CE) n. 40/94]

38

2009/C 153/74

Causa T-58/06: Ordinanza del Tribunale di primo grado 29 aprile 2009 — HALTE/Commissione (Aiuti di Stato — Denuncia — Ricorso in carenza — Presa di posizione della Commissione che mette fine alla carenza — Non luogo a provvedere)

38

2009/C 153/75

Causa T-282/07: Ordinanza del Tribunale di primo grado 28 aprile 2009 — Tailor/UAMI (Raffigurazione di una tasca sinistra) [Marchio comunitario — Domanda di marchio figurativo comunitario raffigurante una tasca sinistra — Impedimento assoluto alla registrazione — Mancanza di carattere distintivo — Art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94 — Ricorso manifestamente infondato in diritto]

39

2009/C 153/76

Causa T-283/07: Ordinanza del Tribunale di primo grado 28 aprile 2009 — Tailor/UAMI (Raffigurazione di una tasca destra) [Marchio comunitario — Domanda di marchio figurativo comunitario raffigurante una tasca destra — Impedimento assoluto alla registrazione — Mancanza di carattere distintivo — Art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94 — Ricorso manifestamente infondato in diritto]

39

2009/C 153/77

Causa T-45/09: Ricorso proposto il 30 gennaio 2009 — Al Barakaat International Foundation/Commissione

39

2009/C 153/78

Causa T-130/09: Ricorso proposto il 2 aprile 2009 — Eliza/UAMI — Went Computing Consultancy Group (eliza)

40

2009/C 153/79

Causa T-138/09: Ricorso proposto il 7 aprile 2009 — Muñoz Arraiza/UAMI — Consejo Regulador de la Denominación de Origen Calificada Rioja (RIOJAVINA)

40

2009/C 153/80

Causa T-143/09 P: Impugnazione proposta l’8 aprile 2009 dalla Commissione delle Comunità europee avverso la sentenza del Tribunale della funzione pubblica 29 gennaio 2009, causa F-98/07, Petrilli/Commissione

41

2009/C 153/81

Causa T-147/09: Ricorso proposto il 9 aprile 2009 — Trelleborg Industrie/Commissione

41

2009/C 153/82

Causa T-152/09: Ricorso proposto l’11 aprile 2009 — Rintisch/UAMI — Valfeuri Pates Alimentaires (PROTIACTIVE)

42

2009/C 153/83

Causa T-155/09: Ricorso proposto il 15 aprile 2009 — Maxcom/UAMI — Maxdata Computer (maxcom)

42

2009/C 153/84

Causa T-156/09: Ricorso proposto il 17 aprile 2009 — Four Ace International/UAMI (skiken)

43

2009/C 153/85

Causa T-158/09: Ricorso proposto il 14 aprile 2009 — Repubblica ellenica/Commissione

43

2009/C 153/86

Causa T-159/09: Ricorso proposto il 27 aprile 2009 — Biofrescos — Comércio de Produtos Alimentares, Lda/Commissione

44

2009/C 153/87

Causa T-161/09: Ricorso proposto il 21 aprile 2009 — Ilink Kommunikationssysteme/UAMI (ilink)

44

2009/C 153/88

Causa T-164/09: Ricorso proposto il 3 aprile 2009 — Kitou/Garante europeo della protezione dei dati

44

2009/C 153/89

Causa T-170/09: Ricorso proposto il 24 aprile 2009 — Shanghai Biaowu High-Tensile Fastener and Shanghai Prime Machinery/ Consiglio

45

2009/C 153/90

Causa T-172/09: Ricorso proposto il 24 aprile 2009 — Gem-Year e Jinn-Well Auto-Parts (Zhejiang)/Consiglio

46

2009/C 153/91

Causa T-174/09: Ricorso proposto il 27 aprile 2009 — Complejo Agrícola/Commissione

48

2009/C 153/92

Causa T-176/09: Ricorso proposto il 6 maggio 2009 — Governo di Gibilterra/Commissione

48

2009/C 153/93

Causa T-183/09: Ricorso proposto l’11 maggio 2009 — Spa Monopole/UAMI — Club de Golf Peralada (WINE SPA)

49

2009/C 153/94

Cause riunite T-142/94 e T-143/94: Ordinanza del Tribunale di primo grado 5 maggio 2009 — Roche/Consiglio e Commissione

50

2009/C 153/95

Causa T-170/07: Ordinanza del Tribunale di primo grado 8 maggio 2009 — Opus Arte UK/UAMI — Arte (OPUS ARTE)

50

2009/C 153/96

Causa T-470/08: Ordinanza del Tribunale di primo grado 5 maggio 2009 — Commissione/Eurgit e Cirese

50

2009/C 153/97

Causa T-503/08: Ordinanza del Tribunale di primo grado 4 maggio 2009 — Rundpack/UAMI (Raffigurazione di un bicchiere)

50

 

Tribunale della funzione pubblica

2009/C 153/98

Causa F-26/09: Ricorso proposto il 27 marzo 2009 — B/Parlamento

51

2009/C 153/99

Causa F-40/09: Ricorso proposto il 7 aprile 2009 — Časta/Commissione

51

2009/C 153/00

Causa F-45/09: Ricorso proposto il 24 aprile 2009 — Lebedef-Caponi/Commissione

51

2009/C 153/01

Causa F-47/09: Ricorso proposto il 7 maggio 2009 — Fries Guggenheim/CEDEFOP

52

 

Rettifiche

2009/C 153/02

Rettifica della comunicazione nella Gazzetta ufficiale relativa alla causa T-126/09 (GU C 129 del 6.6.2009, pag. 18)

53

IT

 


IV Informazioni

INFORMAZIONI PROVENIENTI DALLE ISTITUZIONI E DAGLI ORGANI DELL'UNIONE EUROPEA

Corte di giustizia

4.7.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 153/1


2009/C 153/01

Ultima pubblicazione della Corte di giustizia nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

GU C 141 del 20.6.2009

Cronistoria delle pubblicazioni precedenti

GU C 129 del 6.6.2009

GU C 113 del 16.5.2009

GU C 102 del 1.5.2009

GU C 90 del 18.4.2009

GU C 82 del 4.4.2009

GU C 69 del 21.3.2009

Questi testi sono disponibili su:

EUR-Lex: http://eur-lex.europa.eu


Tribunale di primo grado

4.7.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 153/2


Designazione del giudice che sostituisce il presidente in qualità di giudice per i provvedimenti provvisori

2009/C 153/02

Il 16 giugno 2009 il Tribunale di primo grado ha deciso, in conformità dell’art. 106 del regolamento di procedura, di designare il giudice sig. Papasavvas come sostituto del Presidente del Tribunale in caso di assenza o di impedimento di quest’ultimo in qualità di giudice per i provvedimenti provvisori per il periodo 1o luglio 2009 – 30 giugno 2010.


4.7.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 153/2


Sezione delle impugnazioni

2009/C 153/03

Il 16 giugno 2009 il Tribunale di primo grado ha deciso che la sezione delle impugnazioni sarà composta, per il periodo 1o ottobre 2009 – 31 agosto 2010, dal presidente del Tribunale e, secondo un sistema di rotazione, da due presidenti di sezione.

I giudici che si riuniranno con il presidente di sezione per comporre il collegio ampliato di cinque giudici saranno i tre giudici del collegio inizialmente adito e, secondo un sistema di rotazione, due presidenti di sezione.


4.7.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 153/2


Criteri di attribuzione delle cause alle sezioni

2009/C 153/04

Il 16 giugno 2009 il Tribunale di primo grado ha stabilito nel modo seguente i criteri per l’attribuzione delle cause alle sezioni per il periodo 1o ottobre 2009 – 31 agosto 2010, in conformità dell’art. 12 del regolamento di procedura:

1.

Le impugnazioni proposte contro le decisioni del Tribunale della funzione pubblica sono attribuite, sin dalla presentazione del ricorso, salvo un’applicazione successiva degli artt. 14 e 51 del regolamento di procedura, alla sezione delle impugnazioni.

2.

Le cause diverse da quelle da quelle di cui al punto 1 sono attribuite, sin dalla presentazione del ricorso e salvo un’applicazione successiva degli artt. 14 e 51 del regolamento di procedura, alle sezioni composte di tre giudici.

Le cause di cui al presente punto sono ripartite tra le sezioni secondo tre turni distinti stabiliti in relazione all’ordine di registrazione delle cause in cancelleria:

per le cause riguardanti l’applicazione delle regole di concorrenza applicabili alle imprese, delle norme riguardanti gli aiuti concessi dagli Stati e delle norme riguardanti le misure di difesa commerciale;

per le cause relative ai diritti di proprietà intellettuale di cui all'art. 130, n. 1, del regolamento di procedura;

per tutte le altre cause.

Nell'ambito di questi turni, le due sezioni che si riuniscono con tre giudici composte da quattro giudici saranno prese in considerazione due volte in occasione di ciascun terzo turno.

Il presidente del Tribunale potrà derogare a tali turni per tener conto della connessione di talune cause o per garantire una ripartizione equilibrata del carico di lavoro.


V Avvisi

PROCEDIMENTI GIURISDIZIONALI

Corte di giustizia

4.7.2009   

IT

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C 153/3


Sentenza della Corte (Prima Sezione) 14 maggio 2009 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Oberlandesgericht Wien — Austria) — Renate Ilsinger/Martin Dreschers, operante in veste di amministratore giudiziario della Schlank & Schick GmbH

(Causa C-180/06) (1)

(Competenza giudiziaria in materia civile - Regolamento (CE) n. 44/2001 - Competenza in materia di contratti conclusi da consumatori - Diritto del consumatore destinatario di una pubblicità ingannevole di chiedere per via giudiziale il premio apparentemente vinto - Qualificazione - Azione di natura contrattuale contemplata all’art. 15, n. 1, lett. c), del detto regolamento - Presupposti)

2009/C 153/05

Lingua processuale: il tedesco

Giudice del rinvio

Oberlandesgericht Wien

Parti

Ricorrente: Renate Ilsinger

Convenuto: Martin Dreschers, operante in veste di amministratore giudiziario della Schlank & Schick GmbH

Oggetto

Domanda di pronuncia pregiudiziale — Oberlandesgericht Wien — Interpretazione dell'art. 15, n. 1, lett. c), del regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre 2000, n. 44/2001, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU L 12, pag. 1) — Norme nazionali in materia di tutela dei consumatori che prevedono il diritto del destinatario di una pubblicità ingannevole di ottenere il premio apparentemente vinto

Dispositivo

In una situazione quale quella oggetto della causa principale, nella quale un consumatore mira ad ottenere, a norma della legislazione dello Stato membro nel cui territorio egli ha il proprio domicilio e dinanzi al tribunale del luogo di tale domicilio, la condanna di una società di vendite per corrispondenza, stabilita in un altro Stato membro, alla consegna di un premio da lui apparentemente vinto, e

qualora la detta società, allo scopo di incitare tale consumatore a concludere un contratto, gli abbia inviato, come destinatario nominativamente designato, una comunicazione idonea a destare in lui l’impressione che gli verrà attribuito un premio qualora ne solleciti il pagamento restituendo il «certificato di richiesta di vincita» allegato alla comunicazione suddetta,

ma senza che l’attribuzione del premio sia subordinata ad un ordinativo di prodotti offerti in vendita da tale società o ad un ordinativo in prova,

le regole di competenza enunciate dal regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre 2000, n. 44/2001, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, devono essere così interpretate:

un’azione giudiziale siffatta proposta dal consumatore ricade sotto l’art. 15, n. 1, lett. c), del detto regolamento a condizione che il venditore professionista si sia giuridicamente impegnato a pagare tale premio al consumatore medesimo;

qualora tale condizione non sia soddisfatta, un’azione di questo tipo ricade sotto la citata disposizione del regolamento n. 44/2001 soltanto nel caso in cui il consumatore abbia effettivamente trasmesso un ordinativo al suddetto venditore professionista.


(1)  GU C 165 del 15.7.2006.


4.7.2009   

IT

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C 153/4


Sentenza della Corte (Prima Sezione) 30 aprile 2009 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica italiana, Wam SpA

(Causa C-494/06 P) (1)

(Impugnazione - Aiuti di Stato - Insediamento di un’impresa in taluni Stati terzi - Prestiti a tasso agevolato - Pregiudizio per gli scambi tra Stati membri - Distorsione della concorrenza - Scambi con gli Stati terzi - Decisione della Commissione - Illegittimità dell’aiuto di Stato - Obbligo di motivazione)

2009/C 153/06

Lingua processuale: l'italiano

Parti

Ricorrente: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: V. Di Bucci ed E. Righini, agenti)

Altre parti nel procedimento: Repubblica italiana (rappresentanti: I.M. Braguglia, agente e P. Gentili, avvocato dello Stato), Wam SpA (rappresentante: E. Giliani, avvocato)

Oggetto

Ricorso contro la sentenza del Tribunale di primo grado (Seconda Sezione) 6 settembre 2006, cause riunite T-304/04 e T-316/04, Repubblica italiana e Wam/Commissione, con cui il Tribunale ha annullato la decisione della Commissione 19 maggio 2004, relativa all'aiuto di Stato C 4/2003 (ex NN 102/2002) al quale l'Italia ha dato esecuzione in favore di WAM S.p.A. (GU 2006, L 63, pag. 11)

Dispositivo

1)

L’impugnazione è respinta.

2)

La Commissione delle Comunità europee è condannata alle spese dei due gradi di giudizio.


(1)  GU C 20 del 27.1.2007.


4.7.2009   

IT

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C 153/4


Sentenza della Corte (Quarta Sezione) 30 aprile 2009 — CAS Succhi di Frutta SpA/Commissione delle Comunità europee

(Causa C-497/06 P) (1)

(Impugnazione - Responsabilità extracontrattuale - Procedura di aggiudicazione - Pagamento in natura - Pagamento degli aggiudicatari in frutta diversa da quella specificata nel bando di gara - Nesso causale)

2009/C 153/07

Lingua processuale: l’italiano

Parti

Ricorrente: CAS Succhi di Frutta SpA (rappresentanti: F. Sciaudone, R. Sciaudone e D. Fioretti, avvocati)

Altra parte nel procedimento: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: C. Cattabriga, agente, A. Dal Ferro, avvocato)

Oggetto

Impugnazione proposta contro la sentenza del Tribunale di primo grado (Seconda Sezione) 13 settembre 2006, causa T-226/01, CAS Succhi di Frutta SpA/Commissione, con la quale il Tribunale ha respinto il ricorso avente ad oggetto una domanda di risarcimento del danno asseritamente causato dalle decisioni della Commissione 22 luglio 1996, C(96) 1916, e 6 settembre 1996, C(96) 2208, adottate nell’ambito del regolamento (CE) della Commissione 7 febbraio 1996, n. 228, relativo alla fornitura di succhi di frutta e confetture destinate alle popolazioni dell’Armenia e dell’Azerbaigian (GU L 30, pag. 18)

Dispositivo

1)

L’impugnazione è respinta.

2)

La CAS Succhi di Frutta SpA è condannata alle spese.


(1)  GU C 42 del 24.2.2007.


4.7.2009   

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C 153/4


Sentenza della Corte (Grande Sezione) 28 aprile 2009 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica italiana

(Causa C-518/06) (1)

(Inadempimento di uno Stato - Assicurazione responsabilità civile auto - Artt. 43 CE e 49 CE - Direttiva 92/49/CEE - Normativa nazionale che impone alle imprese di assicurazione l’obbligo di contrarre - Restrizione alla libertà di stabilimento e alla libera prestazione dei servizi - Protezione sociale delle vittime di incidenti stradali - Proporzionalità - Libertà tariffaria delle imprese di assicurazioni - Principio del controllo da parte dello Stato membro di origine)

2009/C 153/08

Lingua processuale: l'italiano

Parti

Ricorrente: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: E. Traversa e N. Yerrel, agenti)

Convenuta: Repubblica italiana (rappresentante: M. Fiorilli, agente)

Interveniente a sostegno della convenuta: Repubblica di Finlandia (rappresentante: J. Himmanen, agente)

Oggetto

Inadempimento di uno Stato — Violazione degli artt. 43 CE e 49 CE — Violazione degli artt. 6, 9, 29 e 39 della direttiva del Consiglio 18 giugno 1992, 92/49/CEE, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative riguardanti l'assicurazione diretta diversa dall'assicurazione sulla vita e che modifica le direttive 73/239/CEE e 88/357/CEE (terza direttiva assicurazione non vita) (GU L 228, pag. 1) — Calcolo dei premi di assicurazione — Obblighi imposti agli assicuratori aventi sede in un altro Stato membro

Dispositivo

1)

Il ricorso è respinto.

2)

La Commissione delle Comunità europee, la Repubblica italiana e la Repubblica di Finlandia sopportano le proprie spese.


(1)  GU C 42 del 24.2.2007.


4.7.2009   

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C 153/5


Sentenza della Corte (Grande Sezione) 19 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica italiana

(Causa C-531/06) (1)

(Inadempimento di uno Stato - Libertà di stabilimento - Libera circolazione dei capitali - Artt. 43 CE e 56 CE - Sanità pubblica - Farmacie - Disposizioni che riservano ai soli farmacisti il diritto di gestire una farmacia - Giustificazione - Rifornimento di medicinali alla popolazione sicuro e di qualità - Indipendenza professionale dei farmacisti - Imprese di distribuzione di prodotti farmaceutici - Farmacie comunali)

2009/C 153/09

Lingua processuale: l’italiano

Parti

Ricorrente: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: E. Traversa e H. Krämer, agenti, G. Giacomini e E. Boglione, avvocati)

Convenuta: Repubblica italiana (rappresentanti: I.M. Braguglia, agente, G. Fiengo, avvocato dello Stato)

Intervenienti a sostegno della convenuta: Repubblica ellenica (rappresentante: E. Skandalou, agente), Regno di Spagna (rappresentanti: J. Rodríguez Cárcamo e F. Díez Moreno, agenti), Repubblica francese (rappresentanti: G. de Bergues e B. Messmer, agenti), Repubblica di Lettonia (rappresentanti: E. Balode-Buraka e L. Ostrovska, agenti), Repubblica d’Austria (rappresentanti: C. Pesendorfer e T. Kröll, agenti)

Oggetto

Inadempimento di uno Stato — Violazione degli artt. 43 CE e 56 CE — Regime di proprietà delle farmacie

Dispositivo

1)

Il ricorso è respinto.

2)

La Commissione delle Comunità europee, la Repubblica italiana, la Repubblica ellenica, il Regno di Spagna, la Repubblica francese, la Repubblica di Lettonia e la Repubblica d’Austria sopportano le proprie spese.


(1)  GU C 42 del 24.2.2007.


4.7.2009   

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C 153/5


Sentenza della Corte (Grande Sezione) 19 maggio 2009 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Verwaltungsgericht des Saarlandes — Germania) — Apothekerkammer des Saarlandes, Marion Schneider, Michael Holzapfel, Fritz Trennheuser, Deutscher Apothekerverband eV (C-171/07), Helga Neumann-Seiwert (C-172/07)/Saarland, Ministerium für Justiz, Gesundheit und Soziales

(Cause riunite C-171/07 e C-172/07) (1)

(Libertà di stabilimento - Art. 43 CE - Sanità pubblica - Farmacie - Disposizioni che riservano ai soli farmacisti il diritto di gestire una farmacia - Giustificazione - Fornitura di medicinali sicura e di qualità alla popolazione - Indipendenza professionale dei farmacisti)

2009/C 153/10

Lingua processuale: il tedesco

Giudice del rinvio

Verwaltungsgericht des Saarlandes

Parti

Ricorrenti: Apothekerkammer des Saarlandes, Marion Schneider, Michael Holzapfel, Fritz Trennheuser, Deutscher Apothekerverband eV, (C-171/07), Helga Neumann-Seiwert (C-172/07)

Convenuti: Saarland, Ministerium für Justiz, Gesundheit und Soziales

Con l’intervento di: DocMorris NV

Oggetto

Domanda di decisione pregiudiziale — Verwaltungsgericht des Saarlandes — Interpretazione degli art. 10 CE, 43 CE e 48 CE — Autorizzazione alla gestione di farmacie riservata, secondo la normativa nazionale, al farmacista che gestisce personalmente la farmacia — Autorizzazione rilasciata dalle autorità nazionali ad una persona giuridica in considerazione dell’effetto diretto del diritto comunitario — Condizioni per la disapplicazione del diritto nazionale

Dispositivo

Gli artt. 43 CE e 48 CE non ostano ad una normativa nazionale come quella di cui trattasi nella causa principale, che impedisce a soggetti che non hanno il titolo di farmacista di possedere e gestire farmacie.


(1)  GU C 140 del 23.6.2007.


4.7.2009   

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C 153/6


Sentenza della Corte (Quarta Sezione) 30 aprile 2009 — Repubblica italiana/Parlamento europeo

(Causa C-393/07) (1)

(Ricorso di annullamento - Decisione del Parlamento europeo 24 maggio 2007 sulla verifica dei poteri dell’on. Beniamino Donnici - Deputato del Parlamento europeo - Verifica dei poteri di un membro del Parlamento - Nomina di un deputato conseguente alla rinuncia di altri candidati - Artt. 6 e 12 dell’atto del 1976)

2009/C 153/11

Lingua processuale: l’italiano

Parti

Ricorrente: Repubblica italiana (rappresentanti: I. Braguglia, R. Adam, agenti, P. Gentili, avvocato dello Stato) (C-393/07)

Interveniente a sostegno della ricorrente: Repubblica di Lettonia

Ricorrente: Beniamino Donnici, (rappresentanti: avv.ti M. Sanino, G. M. Roberti, I. Perego e P. Salvatore) (C-9/08)

Interveniente a sostegno del ricorrente: Repubblica italiana

Convenuto: Parlamento europeo (rappresentanti: H. Krück, N. Lorenz, L. Visaggio, agenti, prof. E. Cannizzaro)

Intervenienti a sostegno del convenuto: Achille Occhetto, (rappresentanti: avv.ti P. De Caterini e F. Paola)

Oggetto

Annullamento della decisione del Parlamento europeo 24 maggio 2007, P6_TA-PROV(2007)0209, sulla verifica dei poteri di Beniamino Donnici [2007/2121(REG)], notificata il 28 maggio 2007 — Deputato del Parlamento europeo — Verifica dei poteri — Nomina di un deputato conseguente alla rinuncia di altri candidati

Dispositivo

1)

La decisione del Parlamento europeo 24 maggio 2007 sulla verifica dei poteri dell’on. Beniamino Donnici, 2007/2121(REG), è annullata.

2)

Il Parlamento europeo è condannato a sopportare le spese sostenute dal sig. Donnici nonché quelle sostenute dalla Repubblica italiana in qualità di ricorrente.

3)

La Repubblica italiana in qualità di interveniente, la Repubblica di Lettonia e il sig. Occhetto sopportano le proprie spese.


(1)  GU C 247 del 20.10.2007.


4.7.2009   

IT

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C 153/6


Sentenza della Corte (Quinta Sezione) 7 maggio 2009 — Waterford Wedgwood plc/Assembled Investments (Proprietary) Ltd, Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli)

(Causa C-398/07 P) (1)

(Impugnazione - Marchio comunitario - Marchio figurativo WATERFORD STELLENBOSCH - Opposizione del titolare del marchio denominativo comunitario WATERFORD - Diniego di registrazione da parte della commissione di ricorso)

2009/C 153/12

Lingua processuale: l’inglese

Parti

Ricorrente: Waterford Wedgwood plc (rappresentante: J. Papenberg, Rechtsanwalt)

Altre parti nel procedimento: Assembled Investments (Proprietary) Ltd (rappresentanti: P. Hagman, asianajaja, e J. Palm, tavaramerkkiasiamies), Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (rappresentante: A. Folliard-Monguiral, agente)

Oggetto

Impugnazione proposta avverso la sentenza del Tribunale di primo grado (Seconda Sezione) 12 novembre 2007, causa T-105/05, Assembled Investments (Proprietary)/UAMI e Waterford Wedgwood, con la quale il Tribunale ha annullato la decisione della prima commissione di ricorso dell’UAMI 15 dicembre 2004, R 240/2004-1, che ha annullato la decisione della divisione d’opposizione recante rigetto dell’opposizione presentata dal titolare del marchio denominativo comunitario «WATERFORD» per prodotti delle classi 3, 8, 11, 21, 24 e 34

Dispositivo

1)

L’impugnazione è respinta.

2)

La Waterford Wedgwood plc è condannata alle spese.


(1)  GU C 283 del 24.11.2007.


4.7.2009   

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C 153/7


Sentenza della Corte (Grande Sezione) 28 aprile 2009 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Court of Appeal (England & Wales) (Civil Division) — Regno Unito) — Meletis Apostolides/David Charles Orams, Linda Elizabeth Orams

(Causa C-420/07) (1)

(Domanda di pronuncia pregiudiziale - Protocollo n. 10 su Cipro - Sospensione dell’applicazione dell’acquis comunitario nelle zone sulle quali il governo cipriota non esercita alcun controllo effettivo - Regolamento (CE) n. 44/2001 - Competenza giurisdizionale, riconoscimento ed esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale - Decisione pronunciata da un giudice cipriota avente sede nella zona su cui il suddetto governo esercita un controllo effettivo e relativa ad un bene immobile situato al di fuori di tale zona - Artt. 22, punto 1, 34, punti 1 e 2, 35, n. 1, e 38, n. 1, di detto regolamento)

2009/C 153/13

Lingua processuale: l'inglese

Giudice del rinvio

Court of Appeal (England & Wales) (Civil Division)

Parti

Ricorrente: Meletis Apostolides

Convenuti: David Charles Orams, Linda Elizabeth Orams

Oggetto

Domanda di pronuncia pregiudiziale — Court of Appeal (Civil Division) — Interpretazione dell’art. 1, n. 1, del Protocollo n. 10 dell’Atto di adesione di Cipro nonché degli artt. 22, 34, nn. 1 e 2, nonché 35, n. 1, del regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre 2000, n. 44/2001, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU L 12, pag. 1) — Sospesa applicazione dell’acquis comunitario nelle zone che sfuggono all’effettivo controllo del governo — Riconoscimento ed esecuzione, da parte del giudice di un altro Stato membro, di una decisione emanata da un organo giurisdizionale cipriota avente sede nella zona di controllo effettivo e riguardante un terreno situato al di fuori di tale zona

Dispositivo

1)

La sospensione dell’applicazione dell’acquis comunitario nelle zone della Repubblica di Cipro sulle quali il governo di tale Stato membro non esercita un controllo effettivo, prevista dall’art. 1, n. 1, del Protocollo n. 10 su Cipro dell’Atto relativo alle condizioni di adesione della Repubblica ceca, della Repubblica di Estonia, della Repubblica di Cipro, della Repubblica di Lettonia, della Repubblica di Lituania, della Repubblica di Ungheria, della Repubblica di Malta, della Repubblica di Polonia, della Repubblica di Slovenia e della Repubblica slovacca e agli adattamenti dei trattati sui quali si fonda l’Unione europea non osta all’applicazione del regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre 2000, n. 44/2001, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale ad una decisione pronunciata da un giudice cipriota avente sede nella zona dell’isola effettivamente controllata dal governo cipriota, ma relativa ad un bene immobile situato nelle predette zone.

2)

L’art. 35, n. 1, del regolamento n. 44/2001 non autorizza un giudice di uno Stato membro a negare il riconoscimento o l’esecuzione di una decisione pronunciata dai giudici di un altro Stato membro relativamente ad un bene immobile situato in una zona di quest’ultimo Stato sulla quale il governo dello stesso non esercita un controllo effettivo.

3)

Il fatto che una decisione — pronunciata dai giudici di uno Stato membro relativamente ad un bene immobile situato in una zona di tale Stato membro sulla quale il governo dello stesso non esercita un controllo effettivo — non possa, in pratica, essere eseguita nel luogo in cui il bene immobile si trova non costituisce un motivo di diniego di riconoscimento o di esecuzione ai sensi dell’art. 34, punto 1, del regolamento n. 44/2001 e non implica neppure che tale decisione sia priva di carattere esecutivo, ai sensi dell’art. 38, n. 1, di detto regolamento.

4)

Il riconoscimento o l’esecuzione di una decisione pronunciata in contumacia non possono essere negati ai sensi dell’art. 34, punto 2, del regolamento n. 44/2001 qualora il convenuto abbia potuto proporre un ricorso avverso la decisione pronunciata in contumacia e tale ricorso gli abbia consentito di far valere che la domanda giudiziale o l’atto equivalente non gli era stato notificato o comunicato in tempo utile e in modo tale da poter presentare le proprie difese.


(1)  GU C 297 del 8.12.2007.


4.7.2009   

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C 153/7


Sentenza della Corte (Seconda Sezione) 7 maggio 2009 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Supremo Tribunal Administrativo — Portogallo) — Associação Nacional de Transportadores Rodoviários de Pesados de Passageiros (Antrop) J. Espírito Santo & Irmãos Lda, Sequeiro, Lucas, Venturas & Ca Lda, Barraqueiro Transportes SA, Rodoviária de Lisboa/Conselho de Ministros, Companhia Carris de Ferro de Lisboa SA (Carris), Sociedade de Transportes Colectivos do Porto SA (STCP)

(Causa C-504/07) (1)

(Regolamento (CEE) n. 1191/69 - Obblighi di servizio pubblico - Concessione di compensazioni - Settore del trasporto urbano di passeggeri)

2009/C 153/14

Lingua processuale: il portoghese

Giudice del rinvio

Supremo Tribunal Administrativo

Parti

Ricorrenti: Associação Nacional de Transportadores Rodoviários de Pesados de Passageiros (Antrop), J. Espírito Santo & Irmãos Lda, Sequeiro, Lucas, Venturas & Ca Lda, Barraqueiro Transportes SA, Rodoviária de Lisboa

Convenuti: Conselho de Ministros, Companhia Carris de Ferro de Lisboa SA (Carris), Sociedade de Transportes Colectivos do Porto SA (STCP)

Oggetto

Domanda di pronuncia pregiudiziale — Supremo Tribunal Administrativo — Interpretazione degli artt. 73 CE, 76 CE, 87 CE e 88 CE e del regolamento (CEE) del Consiglio 26 giugno 1969, n. 191, relativo all'azione degli Stati membri in materia di obblighi inerenti alla nozione di servizio pubblico nel settore dei trasporti per ferrovia, su strada e per via navigabile (GU L 156, pag. 1) — Servizio pubblico municipale di trasporto passeggeri — Sussistenza o meno di un obbligo di compensazione — Aiuti destinati a compensare i deficit di gestione di tali imprese

Dispositivo

1)

Il regolamento (CEE) del Consiglio 26 giugno 1969, n. 1191, relativo all’azione degli Stati membri in materia di obblighi inerenti alla nozione di servizio pubblico nel settore dei trasporti per ferrovia, su strada e per via navigabile, come modificato dal regolamento (CEE) del Consiglio 20 giugno 1991, n. 1893, deve essere interpretato nel senso che autorizza gli Stati membri ad imporre obblighi di servizio pubblico ad un’impresa pubblica incaricata di assicurare il trasporto pubblico di passeggeri in un comune e che prevede, per gli oneri che derivano da tali obblighi, la concessione di una compensazione determinata conformemente alle disposizioni di detto regolamento.

2)

Il regolamento n. 1191/69, come modificato dal regolamento n. 1893/91, osta alla concessione di indennità di compensazione, come quelle di cui trattasi nella causa principale, qualora non sia possibile determinare l’importo dei costi imputabili all’attività delle imprese interessate esercitata nell’ambito dell’esecuzione di loro obblighi di servizio pubblico.

3)

Quando un giudice nazionale constata l’incompatibilità di talune misure di aiuto con il regolamento n. 1191/69, come modificato dal regolamento n. 1893/91, spetta al medesimo trarne tutte le conseguenze, conformemente al diritto nazionale, per quanto riguarda la validità degli atti che comportano l’attuazione di dette misure.


(1)  GU C 22 del 26.1.2008.


4.7.2009   

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C 153/8


Sentenza della Corte (Settima Sezione) 7 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Regno di Spagna

(Causa C-516/07) (1)

(Inadempimento di uno Stato - Direttiva 2000/60/CE - Quadro per l'azione comunitaria in materia di acque - Individuazione delle autorità competenti per taluni distretti idrografici)

2009/C 153/15

Lingua processuale: lo spagnolo

Parti

Ricorrente: Commissione delle Comunità europee (rappresentante: S. Pardo Quintillán, agente)

Convenuto: Regno di Spagna (rappresentante: B. Plaza Cruz, agente)

Oggetto

Inadempimento di uno Stato — Mancata adozione, entro il termine impartito, delle disposizioni necessarie per conformarsi all’art. 3, nn. 2, 7 e 8, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 23 ottobre 2000, 2000/60/CE, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque (GU L 327, pag. 1).

Dispositivo

1)

Non avendo individuato le autorità competenti per l'applicazione delle disposizioni della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 23 ottobre 2000, 2000/60/CE, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque nelle Comunità autonome di Galizia, del paese basco, dell’Andalusia, delle Baleari e delle Canarie, il Regno di Spagna è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti ai sensi dell'art. 3, nn. 2, 7 e 8, della citata direttiva

2)

Il Regno di Spagna è condannato alle spese.


(1)  GU C 37 del 9.2.2008.


4.7.2009   

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C 153/8


Sentenza della Corte (Quinta Sezione) 7 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica del Portogallo

(Causa C-530/07) (1)

(Inadempimento di uno Stato - Direttiva 91/271/CEE - Inquinamento e nocività - Trattamento delle acque reflue urbane - Artt. 3 e 4)

2009/C 153/16

Lingua processuale: il portoghese

Parti

Ricorrente: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: S. Pardo Quintillán e G. Braga da Cruz, agenti)

Convenuta: Repubblica del Portogallo (rappresentanti: L. Inez Fernandes e M. J. Lois, agenti)

Oggetto

Inadempimento di uno Stato — Mancata adozione, entro il termine impartito, delle disposizioni necessarie per conformarsi agli artt. 3 e 4 della direttiva del Consiglio 21 maggio 1991, 91/271/CEE, concernente il trattamento delle acque reflue urbane (GU L 135, pag. 40)

Dispositivo

1)

La Repubblica portoghese, non avendo provvisto di reti fognarie, ai sensi dell'art. 3, della direttiva del Consiglio 21 maggio 1991, 91/271/CEE, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, gli agglomerati di Bacia do Rio Uima (Fiães de S. Jorge), Costa de Aveiro, Covilhã, Espinho/Feira, Ponta Delgada, Póvoa do Varzim/Vila do Conde e Santa Cita, e non avendo sottoposto a un trattamento secondario o ad un trattamento equivalente, ai sensi dell'art. 4 della medesima direttiva, le acque reflue urbane provenienti dagli agglomerati di Alverca, Bacia do Rio Uima (Fiães de S. Jorge), Carvoeiro, Costa de Aveiro, Costa Oeste, Covilhã, Lisbona, Matosinhos, Milfontes, Nazaré/Famalicão, Ponta Delgada, Póvoa de Varzim/Vila do Conde, Santa Cita, Vila Franca de Xira e Vila Real de Santo António, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli artt. 3 e 4 della detta direttiva.

2)

Il ricorso è respinto quanto al resto.

3)

La Repubblica del Portogallo è condannata alle spese.


(1)  GU C 37 del 9.2.2008.


4.7.2009   

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C 153/9


Sentenza della Corte (Seconda Sezione) 30 aprile 2009 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Oberster Gerichtshof — Austria) — Fachverband der Buch- und Medienwirtschaft/LIBRO Handelsgesellschaft mbH

(Causa C-531/07) (1)

(Libera circolazione delle merci - Disciplina nazionale sul prezzo imposto dei libri importati - Misure di effetto equivalente ad una restrizione quantitativa all’importazione - Giustificazione)

2009/C 153/17

Lingua processuale: il tedesco

Giudice del rinvio

Oberster Gerichtshof

Parti

Ricorrente: Fachverband der Buch- und Medienwirtschaft

Convenuta: LIBRO Handelsgesellschaft mbH

Oggetto

Domanda di pronuncia pregiudiziale — Oberster Gerichtshof (Austria) — Interpretazione degli artt. 3, n. 1, 10, 28, 30, 81 e 151 del Trattato CE — Normativa nazionale che obbliga gli importatori di libri in lingua tedesca a fissare un prezzo di vendita al dettaglio che non può essere inferiore a quello fissato per il paese di origine

Dispositivo

1)

Una disciplina nazionale, che vieta agli importatori di libri in lingua tedesca di fissare un prezzo inferiore al prezzo di vendita al pubblico fissato o consigliato dall’editore nello Stato di pubblicazione, costituisce una «misura di effetto equivalente ad una restrizione quantitativa alle importazioni» ai sensi dell’art. 28 CE.

2)

Una disciplina nazionale, che vieta agli importatori di libri in lingua tedesca di fissare un prezzo inferiore al prezzo di vendita al pubblico fissato o consigliato dall’editore nello Stato di pubblicazione, non può essere giustificata né in forza degli artt. 30 CE e 151 CE né da esigenze imperative di interesse generale.


(1)  GU C 37 del 9.2.2008.


4.7.2009   

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C 153/9


Sentenza della Corte (Quarta Sezione) 19 maggio 2009 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia) — Assitur Srl/Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Milano

(Causa C-538/07) (1)

(Direttiva 92/50/CEE - Art. 29, primo comma - Appalti pubblici di servizi - Normativa nazionale che non autorizza la partecipazione ad una medesima procedura di aggiudicazione, in modo concorrente, di società aventi fra loro un rapporto di controllo o d’influenza notevole)

2009/C 153/18

Lingua processuale: l'italiano

Giudice del rinvio

Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

Parti

Ricorrente: Assitur Srl

Convenuta: Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Milano

Con l’intervento di: SDA Express Courier SpA, Poste Italiane SpA

Oggetto

Domanda di pronuncia pregiudiziale — Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia — Interpretazione dell’art. 29 della direttiva del Consiglio 18 giugno 1992, 92/50/CEE, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi (GU L 209, pag. 1) — Normativa nazionale che esclude la partecipazione individuale di imprese collegate o controllate ad un appalto pubblico per la prestazione di servizi

Dispositivo

L’art. 29, primo comma, della direttiva del Consiglio 18 giugno 1992, 92/50/CEE, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi, deve essere interpretato nel senso che esso non osta a che uno Stato membro, in aggiunta alle cause di esclusione contemplate da tale disposizione, preveda ulteriori cause di esclusione finalizzate a garantire il rispetto dei principi di parità di trattamento e di trasparenza, a condizione che tali misure non eccedano quanto necessario per conseguire la suddetta finalità.

Il diritto comunitario osta ad una disposizione nazionale che, pur perseguendo gli obiettivi legittimi di parità di trattamento degli offerenti e di trasparenza nell’ambito delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici, stabilisca un divieto assoluto, a carico di imprese tra le quali sussista un rapporto di controllo o che siano tra loro collegate, di partecipare in modo simultaneo e concorrente ad una medesima gara d’appalto, senza lasciare loro la possibilità di dimostrare che il rapporto suddetto non ha influito sul loro rispettivo comportamento nell’ambito di tale gara.


(1)  GU C 37 del 9.2.2008.


4.7.2009   

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C 153/10


Sentenza della Corte (Terza Sezione) 7 maggio 2009 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Raad van State — Paesi Bassi) — College van burgemeester en wethouders van Rotterdam/M.E.E. Rijkeboer

(Causa C-553/07) (1)

(Tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali - Direttiva 95/46/CE - Tutela della vita privata - Cancellazione dei dati - Diritto di accesso ai dati ed alle informazioni sui destinatari dei dati - Termine per l’esercizio del diritto di accesso)

2009/C 153/19

Lingua processuale: l'olandese

Giudice del rinvio

Raad van State

Parti

Ricorrente: College van burgemeester en wethouders van Rotterdam

Convenuto: M.E.E. Rijkeboer

Oggetto

Domanda di pronuncia pregiudiziale — Raad van State (Paesi Bassi) — Interpretazione degli artt. 6, n. 1, lett. e), e 12, lett. a), della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 24 ottobre 1995, 95/46/CE, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati (GU L 281, pag. 31) — Normativa nazionale che limita il diritto di accesso ai dati trattati nell’anno precedente la domanda di accesso — Principio di proporzionalità

Dispositivo

1)

L’art. 12, lett. a), della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 24 ottobre 1995, 95/46/CE, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, impone agli Stati membri di prevedere il diritto di accesso alle informazioni sui destinatari o sulle categorie di destinatari dei dati nonché sul contenuto delle informazioni comunicate non solo per il presente, ma anche per il passato. Spetta agli Stati membri fissare il termine per la conservazione di tali informazioni nonché il corrispondente accesso alle stesse che costituiscano un giusto equilibrio tra, da una parte, l’interesse della persona interessata a tutelare la propria vita privata, in particolare tramite i mezzi di intervento e le possibilità di agire in giudizio previste dalla direttiva 95/46, e, dall’altra, l’onere che l’obbligo di conservare tali informazioni comporta per il responsabile del trattamento.

2)

Una normativa che limiti la conservazione delle informazioni sui destinatari o sulle categorie di destinatari dei dati e sul contenuto dei dati trasmessi ad un periodo di un anno e che limiti in misura corrispondente l’accesso a tali informazioni, benché i dati di base vengano conservati molto più a lungo, non può costituire un giusto equilibrio tra l’interesse e l’obbligo in questione, salvo si dimostri che conservare tali informazioni più a lungo comporterebbe un onere eccessivo per il responsabile del trattamento. Spetta tuttavia al giudice nazionale effettuare le necessarie verifiche.


(1)  GU C 64 dell’8.3.2008.


4.7.2009   

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C 153/10


Sentenza della Corte (Quinta Sezione) 30 aprile 2009 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Bundesverwaltungsgericht — Germania) — BIOS Naturprodukte GmbH/Saarland

(Causa C-27/08) (1)

(Direttiva 2001/83/CE - Art. 1, punto 2, lett. b) - Nozione di «medicinale per funzione» - Dosaggio del prodotto - Condizioni normali di impiego - Rischio per la salute - Idoneità a ripristinare, correggere o modificare funzioni fisiologiche nell’essere umano)

2009/C 153/20

Lingua processuale: il tedesco

Giudice del rinvio

Bundesverwaltungsgericht

Parti

Ricorrente: BIOS Naturprodukte GmbH

Convenuto: Saarland

Oggetto

Domanda di pronuncia pregiudiziale — Bundesverwaltungsgericht — Interpretazione dell’art. 1, punto 2, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 6 novembre 2001, 2001/83/CE, recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano (GU L 311, pag. 67), come modificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 31 marzo 2004, 2004/27/CE, che modifica la direttiva 2001/83/CE recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano (GU L 136, pag. 34) — Nozione di medicinale — Prodotto contenente una sostanza avente effetti terapeutici se somministrata a forti dosaggi, ma potenzialmente nociva per la salute in caso d’assunzione in dose inferiore, quale quella raccomandata dal produttore — Estratto di boswellia

Dispositivo

L’art. 1, punto 2, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 6 novembre 2001, 2001/83/CE, recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano, come modificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 31 marzo 2004, 2004/27/CE, deve essere interpretato nel senso che un prodotto, il quale presenti nella sua composizione una sostanza avente effetti fisiologici se utilizzata in una certa dose, non costituisce un medicinale per funzione qualora esso, tenuto conto del suo contenuto di sostanze attive e in condizioni normali di impiego, comporti un rischio per la salute, senza tuttavia essere in grado di ripristinare, correggere o modificare funzioni fisiologiche nell’essere umano.


(1)  GU C 92 del 12.4.2008.


4.7.2009   

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C 153/11


Sentenza della Corte (Prima Sezione) 14 maggio 2009 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale ordinario di Padova) — Azienda Agricola Disarò Antonio/Cooperativa Milka 2000, Soc. Coop. arl

(Causa C-34/08) (1)

(Agricoltura - Organizzazione comune dei mercati - Quote latte - Prelievo - Validità del regolamento (CE) n. 1788/2003 - Obiettivi della politica agricola comune - Principi di non discriminazione e di proporzionalità - Determinazione del quantitativo di riferimento nazionale - Criteri - Rilevanza del criterio di uno Stato membro deficitario)

2009/C 153/21

Lingua processuale: l'italiano

Giudice del rinvio

Tribunale ordinario di Padova

Parti

Ricorrente: Azienda Agricola Disarò Antonio

Convenuta: Cooperativa Milka 2000, Soc. Coop. arl

Oggetto

Domanda di pronuncia pregiudiziale — Tribunale ordinario di Padova — Interpretazione e validità del regolamento (CE) del Consiglio 29 settembre 2003, n. 1788, che stabilisce un prelievo nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari (GU L 270, pag. 123) — Regolamento che non tiene conto dell’aggiornamento periodico, per ciascun paese, dei quantitativi di riferimento esenti dal prelievo e che applica il prelievo supplementare in maniera identica ai produttori eccedentari e a quelli deficitari — Incompatiblità con gli artt. 5, 32, 33, e 34 CE

Dispositivo

1)

La circostanza che il regolamento (CE) del Consiglio 29 settembre 2003, n. 1788, che stabilisce un prelievo nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari, non prenda in considerazione, nell’ambito della determinazione del quantitativo di riferimento nazionale, il carattere deficitario dello Stato membro interessato non è tale da incidere sulla conformità del medesimo regolamento agli obiettivi previsti in particolare dall’art. 33, n. 1, lett. a) e b), CE.

2)

L’esame del regolamento n. 1788/2003, alla luce del principio di non discriminazione, non ha reso manifesto alcun elemento atto ad inficiare la validità di tale regolamento.

3)

L’esame del regolamento n. 1788/2003, alla luce del principio di proporzionalità, non ha reso manifesto alcun elemento atto ad inficiare la validità di tale regolamento.


(1)  GU C 92 del 12.4.2008.


4.7.2009   

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C 153/11


Sentenza della Corte (Seconda Sezione) 30 aprile 2009 [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Court of Appeal (England & Wales) (Civil Division) — Regno Unito] — Christopher Mellor/Secretary of State for Communities and Local Government

(Causa C-75/08) (1)

(Direttiva 85/337/CEE - Valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti - Obbligo di rendere pubblica la motivazione di una decisione di non sottoporre un progetto ad una valutazione)

2009/C 153/22

Lingua processuale: l’inglese

Giudice del rinvio

Court of Appeal (England & Wales) (Civil Division)

Parti

Ricorrente: Christopher Mellor, The Queen

Convenuto: Secretary of State for Communities and Local Government

Oggetto

Domanda di pronuncia pregiudiziale — Court of Appeal (Civil Division) — Interpretazione dell’art. 4 della direttiva del Consiglio 27 giugno 1985, 85/337/CEE, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 175, pag. 40) — Obbligo di mettere a disposizione del pubblico la motivazione di una decisione di non sottoporre a valutazione un progetto rientrante nelle classi elencate all’allegato II della direttiva

Dispositivo

1)

L’art. 4 della direttiva del Consiglio 27 giugno 1985, 85/337/CEE, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, come modificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 26 maggio 2003, 2003/35/CE, deve essere interpretato nel senso che esso non richiede che la decisione secondo la quale non è necessario che un progetto rientrante nell’allegato II della citata direttiva sia sottoposto ad una valutazione dell’impatto ambientale, contenga essa stessa le ragioni per le quali l’autorità competente ha deciso che questa non fosse necessaria. Tuttavia, nell’ipotesi in cui una persona interessata lo chieda, l’autorità amministrativa competente ha l’obbligo di comunicarle i motivi per i quali tale decisione è stata assunta, ovvero le informazioni e i documenti pertinenti in risposta alla richiesta formulata.

2)

Nell’ipotesi in cui la decisione di uno Stato membro di non sottoporre un progetto rientrante nell’allegato II della direttiva 85/337, come modificata dalla direttiva 2003/35, ad una valutazione dell’impatto ambientale, in conformità agli artt. 5 e 10 della citata direttiva, indichi i motivi su cui essa si basa, tale decisione è sufficientemente motivata qualora la motivazione che essa contiene, unitamente agli elementi che sono già stati portati a conoscenza degli interessati, ed eventualmente completati dalle ulteriori informazioni necessarie che l’amministrazione nazionale competente è tenuta a fornire a detti interessati, su loro richiesta, siano tali da consentire a questi ultimi di valutare l’opportunità di presentare un ricorso avverso tale decisione.


(1)  GU C 107 del 26.4.2008.


4.7.2009   

IT

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C 153/12


Sentenza della Corte (Ottava Sezione) 30 aprile 2009 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Fővárosi Bíróság — Ungheria) — Lidl Magyarország Kereskedelmi bt/Nemzeti Hírközlési Hatóság Tanácsa

(Causa C-132/08) (1)

(Libera circolazione delle merci - Apparecchiature radio e apparecchiature terminali di telecomunicazione - Reciproco riconoscimento di conformità - Non riconoscimento della dichiarazione di conformità rilasciata dal produttore stabilito in un altro Stato membro)

2009/C 153/23

Lingua processuale: l'ungherese

Giudice del rinvio

Fővárosi Bíróság

Parti nel procedimento principale

Ricorrente: Lidl Magyarország Kereskedelmi bt

Convenuto: Nemzeti Hírközlési Hatóság Tanácsa

Oggetto

Domanda di pronuncia pregiudiziale — Fővárosi Bíróság — Interpretazione dell'art. 30 CE, dell'art. 8 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 9 marzo 1999, 1999/5/CE, riguardante le apparecchiature radio e le apparecchiature terminali di telecomunicazione e il reciproco riconoscimento della loro conformità (GU L 91, pag. 10), nonché degli artt. 2, lett. e) ed f), 6, n. 1, e 8, n. 2, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 3 dicembre 2001, 2001/95/CE, relativa alla sicurezza generale dei prodotti (GU 2002 L 11, pag. 4) — Normativa nazionale che obbliga l'importatore di un’apparecchiatura radio che utilizza bande di frequenza il cui uso non è armonizzato in tutto il territorio della Comunità e che recano la marcatura CE a rilasciare una dichiarazione di conformità ai sensi delle disposizioni del diritto nazionale, anche se le apparecchiature in questione sono corredate di una dichiarazione rilasciata dal produttore stabilito in un altro Stato membro

Dispositivo

1)

Gli Stati membri non possono esigere, in forza della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 9 marzo 1999, 1999/5/CE, riguardante le apparecchiature radio e le apparecchiature terminali di telecomunicazione e il reciproco riconoscimento della loro conformità, che un soggetto che immette sul mercato un’apparecchiatura radio fornisca una dichiarazione di conformità anche qualora il produttore di detta apparecchiatura, la cui sede sociale sia ubicata in un altro Stato membro, vi abbia apposto la marcatura «CE» e abbia redatto una dichiarazione di conformità per tale prodotto.

2)

La direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 3 dicembre 2001, 2001/95/CE, relativa alla sicurezza generale dei prodotti, non va applicata alla valutazione di questioni attinenti all’obbligo di una persona di fornire una dichiarazione di conformità di un’apparecchiatura radio. Per quanto riguarda il potere degli Stati membri di imporre, in forza della direttiva 2001/95, all’atto della commercializzazione di apparecchiature radio, obblighi diversi dalla presentazione di una dichiarazione di conformità, un soggetto che commercializza un prodotto può essere considerato, da un lato, come se ne fosse il produttore solo alle condizioni definite da questa stessa direttiva all’art. 2, lett. e), e, dall’altro, come se ne fosse il distributore solo alle condizioni definite al detto art. 2, lett. f). Il produttore ed il distributore possono essere vincolati solo dagli obblighi rispettivamente previsti per ciascuno di essi dalla direttiva 2001/95.

3)

Qualora una questione sia regolamentata in modo armonizzato a livello comunitario, ogni misura nazionale ad essa relativa deve essere valutata alla luce delle disposizioni di tale misura di armonizzazione, e non già di quelle di cui agli artt. 28 CE e 30 CE. Nelle materie oggetto della direttiva 1999/5, gli Stati membri debbono conformarsi integralmente alle disposizioni di tale direttiva senza poter mantenere disposizioni nazionali contrastanti. Qualora uno Stato membro ritenga che la conformità ad una norma armonizzata non garantisca il rispetto dei requisiti essenziali previsti dalla direttiva 1999/5 che detta norma dovrebbe soddisfare, tale Stato membro è tenuto a dare corso al procedimento previsto all’art. 5 di tale direttiva. Per contro, uno Stato membro può, a giustificazione di una restrizione, invocare motivi esterni al settore armonizzato dalla direttiva 1999/5. In un caso siffatto, esso può invocare solo i motivi enunciati all’art. 30 CE o ragioni imperative di interesse generale.


(1)  GU C 183 del 19.7.2008.


4.7.2009   

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C 153/13


Sentenza della Corte (Terza Sezione) 7 maggio 2009 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dallo Hoge Raad der Nederlanden Den Haag — Paesi Bassi) — Siebrand BV/Staatssecretaris van Financiën

(Causa C-150/08) (1)

(Nomenclatura combinata - Voci doganali 2206 e 2208 - Bevanda fermentata contenente alcool distillato - Bevanda ottenuta inizialmente con un frutto o con un prodotto naturale - Aggiunta di sostanze - Conseguenze - Perdita del sapore, dell’odore e dell’aspetto della bevanda originaria)

2009/C 153/24

Lingua processuale: l'olandese

Giudice del rinvio

Hoge Raad der Nederlanden Den Haag

Parti

Ricorrente: Siebrand BV

Convenuto: Staatssecretaris van Financiën

Oggetto

Domanda di pronuncia pregiudiziale — Hoge Raad der Nederlanden Den Haag — Interpretazione delle voci doganali 2206 e 2208 della nomenclatura combinata — Bevanda fermentata contenente alcol etilico (distillato) — Aggiunta di acqua e di sostanze che fanno perdere ad essa il gusto, l’odore e/o l’aspetto di una bevanda prodotta con un determinato frutto o prodotto naturale

Dispositivo

Bevande a base di alcool fermentato, corrispondenti originariamente alla voce 2206 della nomenclatura combinata contenuta nell’allegato I del regolamento (CEE) del Consiglio 23 luglio 1987, n. 2658, relativo alla nomenclatura tariffaria e statistica ed alla tariffa doganale comune, nella versione di cui al regolamento (CEE) della Commissione 26 luglio 1991, n. 2587, alle quali sia stata aggiunta una certa percentuale di alcool distillato, di acqua, di sciroppo di zucchero, di aromi, di coloranti e, per talune di esse, una base di panna, che hanno fatto loro perdere il sapore, l’odore e/o l’aspetto di una bevanda ottenuta con un determinato frutto o prodotto naturale, non rientrano nella voce 2206 della nomenclatura combinata, bensì nella voce 2208 di questa.


(1)  GU C 171 del 5.7.2008.


4.7.2009   

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Sentenza della Corte (Terza Sezione) 14 maggio 2009 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dallo Hof van beroep te Antwerpen — Belgio) — Internationaal Verhuis- en Transportsbedrijf Jan de Lely BV/Belgische Staat

(Causa C-161/08) (1)

(Libera circolazione delle merci - Transito comunitario - Trasporti effettuati con l’accompagnamento di un carnet TIR - Infrazioni o irregolarità - Termine di notifica - Termine per fornire la prova del luogo in cui l’infrazione o l’irregolarità è stata commessa)

2009/C 153/25

Lingua processuale: l’olandese

Giudice del rinvio

Hof van beroep te Antwerpen

Parti

Ricorrente: Internationaal Verhuis- en Transportbedrijf Jan de Lely BV

Convenuto: Belgische Staat

Oggetto

Domanda di pronuncia pregiudiziale — Hof van beroep te Antwerpen — Interpretazione dell'art. 2 del regolamento (CEE) della Commissione 12 giugno 1991, n. 1593, recante modalità di applicazione del regolamento (CEE) del Consiglio n. 719/91 relativo all'utilizzo nella Comunità dei carnet TIR e dei carnet ATA come documenti di transito (GU L 148, pag. 11), in combinato disposto con l'art. 11 della Convenzione TIR — Infrazioni o irregolarità — Termine di notifica

Dispositivo

1)

L’art. 2, n. 1, del regolamento (CEE) della Commissione 12 giugno 1991, n. 1593, recante modalità d’applicazione del regolamento (CEE) n. 719/91 del Consiglio relativo all’utilizzo nella Comunità dei carnet TIR e dei carnet ATA come documenti di transito, letto in combinato disposto con l’art. 11, n. 1, della Convenzione doganale relativa al trasporto internazionale di merci accompagnate da carnet TIR, firmata a Ginevra il 14 novembre 1975, deve essere interpretato nel senso che l’inosservanza del termine per la notifica del mancato scarico del carnet TIR nei confronti del titolare di quest’ultimo non ha come effetto la decadenza delle autorità doganali competenti dal diritto di procedere alla riscossione dei dazi e delle tasse dovuti in connessione ad un trasporto internazionale di merci effettuato con l’accompagnamento del detto carnet.

2)

L’art. 2, nn. 2 e 3, del regolamento n. 1593/91, letto in combinato disposto con l’art. 11, nn. 1 e 2, della Convenzione doganale relativa al trasporto internazionale di merci accompagnate da carnet TIR, firmata a Ginevra il 14 novembre 1975, deve essere interpretato nel senso che esso stabilisce unicamente il termine per la produzione della prova della regolarità del trasporto, e non il termine entro il quale va fornita la prova del luogo dove l’infrazione o l’irregolarità è stata commessa. Spetta al giudice nazionale stabilire, secondo i principi del suo ordinamento interno applicabili in materia probatoria, se, nel caso concreto a lui sottoposto e alla luce dell’insieme delle circostanze, la prova del luogo di commissione dell’infrazione o dell’irregolarità sia stata tempestivamente fornita. Tuttavia, il giudice nazionale valuterà tale termine nel rispetto del diritto comunitario e, in particolare, tenendo conto, da un lato, dell’esigenza che il termine non sia troppo lungo, al fine di rendere giuridicamente e materialmente possibile la riscossione in un altro Stato membro degli importi dovuti, e, dall’altro, della necessità che tale termine non ponga il titolare del carnet TIR nell’impossibilità materiale di fornire la prova summenzionata.


(1)  GU C 183 del 19.7.2008.


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Sentenza della Corte (Sesta Sezione) 19 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica portoghese

(Causa C-253/08) (1)

(Inadempimento di uno Stato - Direttiva 2006/22/CE - Ravvicinamento delle legislazioni - Disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada - Mancata trasposizione entro il termine prescritto)

2009/C 153/26

Lingua processuale: il portoghese

Parti

Ricorrente: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: N. Yerrell e M. Teles Romão, agenti)

Convenuta: Repubblica portoghese (rappresentanti: L. Inez Fernandes e F. Fraústo de Azevedo, agenti)

Oggetto

Inadempimento di uno Stato — Mancata adozione, entro il termine previsto, delle disposizioni necessarie per conformarsi alla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 15 marzo 2006, 2006/22/CE, sulle norme minime per l'applicazione dei regolamenti (CEE) n. 3820/85 e (CEE) n. 3821/85 del Consiglio relativi a disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada e che abroga la direttiva 88/599/CEE del Consiglio (GU L 102, pag. 35).

Dispositivo

1)

Non avendo adottato le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 15 marzo 2006, 2006/22/CE, sulle norme minime per l'applicazione dei regolamenti (CEE) n. 3820/85 e (CEE) n. 3821/85 del Consiglio relativi a disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada e che abroga la direttiva 88/599/CEE del Consiglio, la Repubblica portoghese è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza della direttiva 2006/22.

2)

La Repubblica portoghese è condannata alle spese.


(1)  GU C 223 del 30.8.2008.


4.7.2009   

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Sentenza della Corte (Ottava Sezione) 30 aprile 2009 — Commissione delle Comunità europee/Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord

(Causa C-256/08) (1)

(Inadempimento di uno Stato - Direttiva 2004/83/CE - Norme minime sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale - Omessa trasposizione entro il termine impartito)

2009/C 153/27

Lingua processuale: l'inglese

Parti

Ricorrente: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: C. O'Reilly e M. Condou-Durande, agenti)

Convenuto: Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (rappresentante: S. Ossowski, agente)

Oggetto

Inadempimento di uno Stato — Mancata adozione, entro il termine previsto, delle disposizioni necessarie per conformarsi alla direttiva del Consiglio 29 aprile 2004, 2004/83/CE, recante norme minime sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta (GU L 304, pag. 12)

Dispositivo

1)

Il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, non avendo adottato, entro il termine prescritto, le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva del Consiglio 29 aprile 2004, 2004/83/CE, recante norme minime sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta, è venuto meno agli obblighi che ad esso incombono in base alla direttiva in questione.

2)

Il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord è condannato alle spese.


(1)  GU C 197 del 2.8.2008.


4.7.2009   

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C 153/15


Sentenza della Corte (Sesta Sezione) 14 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Regno di Spagna

(Causa C-266/08) (1)

(Inadempimento di uno Stato - Direttiva 2004/81/CE - Diritto di soggiorno dei cittadini di paesi terzi vittime della tratta di esseri umani o coinvolti in un'azione di favoreggiamento dell'immigrazione illegale che cooperino con le autorità competenti - Trasposizione incompleta - Omessa comunicazione delle misure di trasposizione)

2009/C 153/28

Lingua processuale: lo spagnolo

Parti

Ricorrente: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti M. Condou-Durande e E. Adsera Ribera, agenti)

Convenuto: Regno di Spagna (rappresentante: B. Plaza Cruz, agente)

Oggetto

Inadempimento di uno Stato — Mancata adozione, entro il termine impartito, delle disposizioni necessarie per conformarsi alla direttiva del Consiglio 29 aprile 2004, 2004/81/CE, riguardante il titolo di soggiorno da rilasciare ai cittadini di paesi terzi vittime della tratta di esseri umani o coinvolti in un'azione di favoreggiamento dell'immigrazione illegale che cooperino con le autorità competenti (GU L 261, pag. 19)

Dispositivo

1)

Il Regno di Spagna, non avendo adottato, entro il termine impartito, tutte le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva del Consiglio 29 aprile 2004, 2004/81/CE, riguardante il titolo di soggiorno da rilasciare ai cittadini di paesi terzi vittime della tratta di esseri umani o coinvolti in un'azione di favoreggiamento dell'immigrazione illegale che cooperino con le autorità competenti e non avendo comunicato alla Commissione delle Comunità europee le disposizioni di diritto nazionale che si presume debbano contribuire ad assicurare una siffatta conformità, è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in forza di tale direttiva.

2)

Il Regno di Spagna è condannato alle spese.


(1)  GU C 209 del 15.8.2008.


4.7.2009   

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C 153/15


Sentenza della Corte (Ottava Sezione) 19 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica italiana

(Causa C-313/08) (1)

(Inadempimento di uno Stato - Direttiva 2003/58/CE - Diritto delle società - Atti e indicazioni soggetti a pubblicità - Corrispondenza e ordinativi - Sanzioni - Omessa trasposizione entro il termine impartito)

2009/C 153/29

Lingua processuale: l'italiano

Parti

Ricorrente: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: E. Vesco e P. Dejmek, agenti)

Convenuta: Repubblica italiana (rappresentanti: I. Bruni, agente, G. Fiengo, avvocato dello Stato)

Oggetto

Inadempimento di uno Stato — Omessa adozione, entro il termine impartito, di tutte le disposizioni necessarie a conformarsi all’art. 1, nn. 4-6, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 15 luglio 2003, 2003/58/CE, che modifica la direttiva 68/151/CE del Consiglio per quanto riguarda i requisiti di pubblicità di taluni tipi di società (GU L 221, pag. 13).

Dispositivo

1)

Non avendo adottato, nel termine impartito, tutte le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi all’art. 1, nn. 4-6, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 15 luglio 2003, 2003/58/CE, che modifica la direttiva 68/151/CEE del Consiglio per quanto riguarda i requisiti di pubblicità di taluni tipi di società, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza di tale direttiva.

2)

La Repubblica italiana è condannata alle spese.


(1)  GU C 223 del 30.8.2008.


4.7.2009   

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C 153/16


Sentenza della Corte (Sesta Sezione) 14 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Regno di Svezia

(Causa C-322/08) (1)

(Inadempimento di uno Stato - Direttiva 2004/83/CE - Omessa trasposizione entro il termine impartito)

2009/C 153/30

Lingua processuale: lo svedese

Parti

Ricorrente: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: M. Condou-Durande e J. Enegren, agenti)

Convenuto: Regno di Svezia (rappresentante: S. Johannesson, agente)

Oggetto

Inadempimento di uno Stato — Mancata adozione, entro il termine impartito, delle disposizioni necessarie per conformarsi alla direttiva del Consiglio 29 aprile 2004, 2004/83/CE, recante norme minime sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta (GU L 304, pag. 12)

Dispositivo

1)

Il Regno di Svezia, non avendo adottato, entro il termine impartito, tutte le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva del Consiglio 29 aprile 2004, 2004/83/CE, recante norme minime sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta, è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in forza di tale direttiva.

2)

Il Regno di Svezia è condannato alle spese.


(1)  GU C 223 del 30.08.2008.


4.7.2009   

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C 153/16


Sentenza della Corte (Sesta Sezione) 19 maggio 2009. — Commissione delle Comunità europee/Repubblica ellenica

(Causa C-368/08) (1)

(Inadempimento di uno Stato - Direttiva 2004/35/CE - Riparazione del danno ambientale - Principio «chi inquina paga»)

2009/C 153/31

Lingua processuale: il greco

Parti

Ricorrente: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: U. Wölker e I. Dimitriou, agenti)

Convenuta: Repubblica ellenica (rappresentante: N. Dafniou, agente)

Oggetto

Inadempimento di uno Stato — Mancata adozione nel termine impartito delle disposizioni necessarie per conformarsi alla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 21 aprile 2004, 2004/35/CE, sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale

Dispositivo

1)

Non avendo adottato, nel termine impartito, le disposizioni legislative, regolamenti ed amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 21 aprile 2004, 2004/35/CE, sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale, la Repubblica ellenica è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’art. 19, n. 1, di tale direttiva.

2)

La Repubblica ellenica è condannata alle spese.


(1)  GU C 247 del 27.9.2008.


4.7.2009   

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C 153/16


Sentenza della Corte (Settima Sezione) 14 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Granducato di Lussemburgo

(Causa C-390/08) (1)

(Inadempimento di uno Stato - Ambiente - Decisione 2004/280/CE - Attuazione del protocollo di Kyoto - Misure nazionali volte a limitare e/o ridurre le emissioni di gas a effetto serra - Omessa comunicazione delle informazioni richieste)

2009/C 153/32

Lingua processuale: il francese

Parti

Ricorrente: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: U. Wölker e J.-P. Kepenne, agenti)

Convenuto: Granducato di Lussemburgo (rappresentante: C. Schiltz, agente)

Oggetto

Inadempimento di uno Stato — Mancata comunicazione, entro il termine impartito, delle informazioni previste dall’art. 3, n. 2, della decisione del Parlamento europeo e del Consiglio 11 febbraio 2004, n. 2004/280/CE, relativa ad un meccanismo per monitorare le emissioni di gas a effetto serra nella Comunità e per attuare il protocollo di Kyoto (GU L 49, pag. 1) letto in combinato disposto con gli artt. 8, 9, 10 e 11 della decisione della Commissione 10 febbraio 2005, 2005/166/CE, che istituisce le modalità di applicazione della decisione n. 280/2004/CE (GU L 55, pag. 57) — Informazioni relative alle previsioni nazionali riguardanti le emissioni di gas a effetto serra e alle misure adottate per limitare e/o ridurre tali emissioni

Dispositivo

1)

Il Granducato di Lussemburgo, non avendo trasmesso le informazioni richieste per il 15 marzo 2007 ai sensi dell’art. 3, n. 2, della decisione del Parlamento europeo e del Consiglio 11 febbraio 2004, n. 2004/280/CE, relativa ad un meccanismo per monitorare le emissioni di gas a effetto serra nella Comunità e per attuare il protocollo di Kyoto, letto in combinato disposto con gli artt. 8-11 della decisione della Commissione 10 febbraio 2005, 2005/166/CE, che istituisce le modalità di applicazione della decisione n. 280/2004/CE, è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in forza delle suddette disposizioni.

2)

Il Granducato di Lussemburgo è condannato alle spese.


(1)  GU C 285 dell’8.11.2008.


4.7.2009   

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C 153/17


Sentenza della Corte (Terza Sezione) 7 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica francese

(Causa C-443/08) (1)

(Inadempimento di uno Stato - Direttiva 1999/13/CE - Limitazione delle emissioni di composti organici volatili - Mancata trasposizione delle nozioni di «piccolo impianto» e di «modifica sostanziale»)

2009/C 153/33

Lingua processuale: il francese

Parti

Ricorrente: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: A. Alcover San Pedro e J. B. Laignelot, agenti)

Convenuta: Repubblica francese (rappresentanti: G. de Bergues e A. Adam, agenti)

Oggetto

Inadempimento di uno Stato — Mancata adozione di tutte le disposizioni legislative e regolamentari necessarie per recepire in modo corretto l'art. 2, punti 3 e 4 e l'art. 4, n. 4, della direttiva del Consiglio 11 marzo 1999, 1999/13/CE, sulla limitazione delle emissioni di composti organici volatili dovute all'uso di solventi organici in talune attività e in taluni impianti (GU L 85, pag. 1) — Nozioni di «piccolo impianto» e di «modifica sostanziale»

Dispositivo

1)

Non avendo adottato, entro il termine prescritto, tutte le disposizioni legislative regolamentari e amministrative necessarie per recepire in modo corretto gli artt. 2, punti 3 e 4 nonché 4, n. 4, della direttiva del Consiglio 11 marzo 1999, 1999/13/CE, sulla limitazione delle emissioni di composti organici volatili dovute all'uso di solventi organici in talune attività e in taluni impianti, la Repubblica francese è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza di predetta direttiva.

2)

La Repubblica francese è condannata alle spese.


(1)  GU C 6 del 10.1.2009.


4.7.2009   

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C 153/17


Sentenza della Corte (Sesta Sezione) 19 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Irlanda

(Causa C-532/08) (1)

(Inadempimento di uno Stato - Direttiva 2005/60/CE - Riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo - Mancata trasposizione entro il termine prescritto)

2009/C 153/34

Lingua processuale: l'inglese

Parti

Ricorrente: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: P. Dejmek e A. A. Gilly, agenti)

Convenuta: Irlanda (rappresentante: D. O’Hagan, agente)

Oggetto

Inadempimento di uno Stato — Mancata adozione, entro il termine previsto, delle disposizioni necessarie per conformarsi alla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 26 ottobre 2005, 2005/60/CE, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo (GU L 309, pag. 15).

Dispositivo

1)

Non avendo adottato le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 26 ottobre 2005, 2005/60/CE, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, l’Irlanda è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza di tale direttiva.

2)

L’Irlanda è condannata alle spese.


(1)  GU C 32 del 7.2.2009.


4.7.2009   

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C 153/18


Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Conseil d'État (Belgio) il 6 aprile 2009 — Antoine Boxus, Willy Roua/Région wallonne

(Causa C-128/09)

2009/C 153/35

Lingua processuale: il francese

Giudice del rinvio

Conseil d'État

Parti

Ricorrenti: Antoine Boxus, Willy Roua

Convenuta: Région wallonne

Questioni pregiudiziali

1)

«Se l’art. 1, n. 5, della direttiva 85/337/CEE, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (1), possa essere interpretato nel senso di escludere dal suo ambito di applicazione una normativa — quale la legge regionale della Regione vallona 17 luglio 2008, relativa a talune concessioni per le quali sussistono motivi imperativi di interesse generale — che si limiti ad affermare che “ricorrono i motivi imperativi di interesse generale” per il rilascio delle concessioni urbanistiche, delle concessioni ambientali e delle concessioni uniche relative ad atti ed opere da essa elencati e che “confermi” concessioni per le quali viene detto che “ricorrono i motivi imperativi di interesse generale”.

2)

a)

Se gli artt. 1, 5, 6, 7, 8 e 10 bis della direttiva 85/337/CEE, come modificata dalla direttiva del Consiglio 97/11/CE (2) e dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2003/35/CE (3), ostino a un sistema giuridico in cui il diritto di realizzare un progetto sottoposto a valutazione dell’impatto sia conferito da un atto legislativo contro il quale non si può esperire ricorso dinanzi ad un organo giurisdizionale o ad un altro organo indipendente ed imparziale istituito dalla legge che consenta di contestare, quanto al merito e alla procedura seguita, la decisione attributiva del diritto di realizzare il progetto.

b)

Se l’art. 9 della convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, stipulata il 25 giugno 1998 e approvata dalla Comunità europea con decisione del Consiglio 17 febbraio 2005, 2005/370/CE (4), debba essere interpretato nel senso di obbligare gli Stati membri a prevedere la possibilità di accesso a una procedura di ricorso dinanzi ad un organo giurisdizionale o ad un altro organo indipendente ed imparziale istituito dalla legge per poter contestare la legittimità di decisioni, atti o omissioni soggetti alle disposizioni dell’art. 6, per qualsiasi questione di merito o di procedura del sistema sostanziale o procedurale di autorizzazione dei progetti soggetti a valutazione dell’impatto.

c)

Se, alla luce della convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, stipulata il 25 giugno 1998 e approvata dalla Comunità europea con decisione del Consiglio 17 febbraio 2005, 2005/370/CE, l’art. 10 bis della direttiva 85/337/CEE, come modificata dalla direttiva 2003/35/CE, debba essere interpretato nel senso di obbligare gli Stati membri a prevedere la possibilità di accesso a una procedura di ricorso dinanzi ad un organo giurisdizionale o ad un altro organo indipendente ed imparziale istituito dalla legge per poter contestare la legittimità delle decisioni, degli atti o delle omissioni per qualsiasi questione di merito o di procedura del sistema sostanziale o procedurale di autorizzazione dei progetti soggetti a valutazione dell’impatto».


(1)  Direttiva del Consiglio 27 giugno 1985, 85/337/CEE, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 175, pag. 40).

(2)  Direttiva del Consiglio 3 marzo 1997, 97/11/CE, che modifica la direttiva 85/337/CEE concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 73, pag. 5).

(3)  Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 26 maggio 2003, 2003/35/CE, che prevede la partecipazione del pubblico nell'elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale e modifica le direttive del Consiglio 85/337/CEE e 96/61/CE relativamente alla partecipazione del pubblico e all'accesso alla giustizia — Dichiarazione della Commissione (GU L 156, pag. 17).

(4)  Decisione del Consiglio 17 febbraio 2005, 2005/370/CE, relativa alla conclusione, a nome della Comunità europea, della convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale (GU L 124, pag. 1).


4.7.2009   

IT

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C 153/18


Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Conseil d'État (Belgio) il 6 aprile 2009 — Guido Durlet, Angela Verweij, Chretien Bruninx, Hans Hoff, Michel Raeds/Région wallonne

(Causa C-129/09)

2009/C 153/36

Lingua processuale: il francese

Giudice del rinvio

Conseil d'État

Parti

Ricorrenti: Guido Durlet, Angela Verweij, Chretien Bruninx, Hans Hoff, Michel Raeds

Convenuta: Région wallonne

Questioni pregiudiziali

1)

«Se l’art. 1, n. 5, della direttiva 85/337/CEE, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (1), possa essere interpretato nel senso di escludere dal suo ambito di applicazione una normativa — quale la legge regionale della Regione vallona 17 luglio 2008, relativa a talune concessioni per le quali sussistono motivi imperativi di interesse generale — che si limiti ad affermare che “ricorrono i motivi imperativi di interesse generale” per il rilascio delle concessioni urbanistiche, delle concessioni ambientali e delle concessioni uniche relative ad atti ed opere da essa elencati e che “confermi” concessioni per le quali viene detto che “ricorrono i motivi imperativi di interesse generale”.

2)

a)

Se gli artt. 1, 5, 6, 7, 8 e 10 bis della direttiva 85/337/CEE, come modificata dalla direttiva del Consiglio 97/11/CE (2) e dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2003/35/CE (3), ostino a un sistema giuridico in cui il diritto di realizzare un progetto sottoposto a valutazione dell’impatto sia conferito da un atto legislativo contro il quale non si può esperire ricorso dinanzi ad un organo giurisdizionale o ad un altro organo indipendente ed imparziale istituito dalla legge che consenta di contestare, quanto al merito e alla procedura seguita, la decisione attributiva del diritto di realizzare il progetto.

b)

Se l’art. 9 della convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, stipulata il 25 giugno 1998 e approvata dalla Comunità europea con decisione del Consiglio 17 febbraio 2005, 2005/370/CE (4), debba essere interpretato nel senso di obbligare gli Stati membri a prevedere la possibilità di accesso a una procedura di ricorso dinanzi ad un organo giurisdizionale o ad un altro organo indipendente ed imparziale istituito dalla legge per poter contestare la legittimità di decisioni, atti o omissioni soggetti alle disposizioni dell’art. 6, per qualsiasi questione di merito o di procedura del sistema sostanziale o procedurale di autorizzazione dei progetti soggetti a valutazione dell’impatto.

c)

Se, alla luce della convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, stipulata il 25 giugno 1998 e approvata dalla Comunità europea con decisione del Consiglio 17 febbraio 2005, 2005/370/CE, l’art. 10 bis della direttiva 85/337/CEE, come modificata dalla direttiva 2003/35/CE, debba essere interpretato nel senso di obbligare gli Stati membri a prevedere la possibilità di accesso a una procedura di ricorso dinanzi ad un organo giurisdizionale o ad un altro organo indipendente ed imparziale istituito dalla legge per poter contestare la legittimità delle decisioni, degli atti o delle omissioni per qualsiasi questione di merito o di procedura del sistema sostanziale o procedurale di autorizzazione dei progetti soggetti a valutazione dell’impatto».


(1)  Direttiva del Consiglio 27 giugno 1985, 85/337/CEE, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 175, pag. 40).

(2)  Direttiva del Consiglio 3 marzo 1997, 97/11/CE, che modifica la direttiva 85/337/CEE concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 73, pag. 5).

(3)  Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 26 maggio 2003, 2003/35/CE, che prevede la partecipazione del pubblico nell'elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale e modifica le direttive del Consiglio 85/337/CEE e 96/61/CE relativamente alla partecipazione del pubblico e all'accesso alla giustizia — Dichiarazione della Commissione (GU L 156, pag. 17).

(4)  Decisione del Consiglio 17 febbraio 2005, 2005/370/CE, relativa alla conclusione, a nome della Comunità europea, della convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale (GU L 124, pag. 1).


4.7.2009   

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C 153/19


Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Conseil d'État (Belgio) il 6 aprile 2009 — Paul Fastrez, Henriette Fastrez/Région wallonne

(Causa C-130/09)

2009/C 153/37

Lingua processuale: il francese

Giudice del rinvio

Conseil d'État

Parti

Ricorrenti: Paul Fastrez, Henriette Fastrez

Convenuta: Région wallonne

Questioni pregiudiziali

1)

«Se l’art. 1, n. 5, della direttiva 85/337/CEE, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (1), possa essere interpretato nel senso di escludere dal suo ambito di applicazione una normativa — quale la legge regionale della Regione vallona 17 luglio 2008, relativa a talune concessioni per le quali sussistono motivi imperativi di interesse generale — che si limiti ad affermare che “ricorrono i motivi imperativi di interesse generale” per il rilascio delle concessioni urbanistiche, delle concessioni ambientali e delle concessioni uniche relative ad atti ed opere da essa elencati e che “confermi” concessioni per le quali viene detto che “ricorrono i motivi imperativi di interesse generale”.

2)

a)

Se gli artt. 1, 5, 6, 7, 8 e 10 bis della direttiva 85/337/CEE, come modificata dalla direttiva del Consiglio 97/11/CE (2) e dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2003/35/CE (3), ostino a un sistema giuridico in cui il diritto di realizzare un progetto sottoposto a valutazione dell’impatto sia conferito da un atto legislativo contro il quale non si può esperire ricorso dinanzi ad un organo giurisdizionale o ad un altro organo indipendente ed imparziale istituito dalla legge che consenta di contestare, quanto al merito e alla procedura seguita, la decisione attributiva del diritto di realizzare il progetto.

b)

Se l’art. 9 della convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, stipulata il 25 giugno 1998 e approvata dalla Comunità europea con decisione del Consiglio 17 febbraio 2005, 2005/370/CE (4), debba essere interpretato nel senso di obbligare gli Stati membri a prevedere la possibilità di accesso a una procedura di ricorso dinanzi ad un organo giurisdizionale o ad un altro organo indipendente ed imparziale istituito dalla legge per poter contestare la legittimità di decisioni, atti, o omissioni soggetti alle disposizioni dell’art. 6, per qualsiasi questione di merito o di procedura del sistema sostanziale o procedurale di autorizzazione dei progetti soggetti a valutazione dell’impatto.

c)

Se, alla luce della convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, stipulata il 25 giugno 1998 e approvata dalla Comunità europea con decisione del Consiglio 17 febbraio 2005, 2005/370/CE, l’art. 10 bis della direttiva 85/337/CEE, come modificata dalla direttiva 2003/35/CE, debba essere interpretato nel senso di obbligare gli Stati membri a prevedere la possibilità di accesso a una procedura di ricorso dinanzi ad un organo giurisdizionale o ad un altro organo indipendente ed imparziale istituito dalla legge per poter contestare la legittimità delle decisioni, degli atti o delle omissioni per qualsiasi questione di merito o di procedura del sistema sostanziale o procedurale di autorizzazione dei progetti soggetti a valutazione dell’impatto».


(1)  Direttiva del Consiglio 27 giugno 1985, 85/337/CEE, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 175, pag. 40).

(2)  Direttiva del Consiglio 3 marzo 1997, 97/11/CE, che modifica la direttiva 85/337/CEE concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 73, pag. 5).

(3)  Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 26 maggio 2003, 2003/35/CE, che prevede la partecipazione del pubblico nell'elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale e modifica le direttive del Consiglio 85/337/CEE e 96/61/CE relativamente alla partecipazione del pubblico e all'accesso alla giustizia — Dichiarazione della Commissione (GU L 156, pag. 17).

(4)  Decisione del Consiglio 17 febbraio 2005, 2005/370/CE, relativa alla conclusione, a nome della Comunità europea, della convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale (GU L 124, pag. 1).


4.7.2009   

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C 153/20


Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Conseil d’État (Belgio) il 6 aprile 2009 — Philippe Daras/Région wallonne

(Causa C-131/09)

2009/C 153/38

Lingua processuale: il francese

Giudice del rinvio

Conseil d'État

Parti

Ricorrente: Philippe Daras

Convenuta: Région wallonne

Questioni pregiudiziali

1)

«Se l’art. 1, n. 5, della direttiva 85/337/CEE, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (1), possa essere interpretato nel senso di escludere dal suo ambito di applicazione una normativa — quale la legge regionale della Regione vallona 17 luglio 2008, relativa a talune concessioni per le quali sussistono motivi imperativi di interesse generale — che si limiti ad affermare che “ricorrono i motivi imperativi di interesse generale” per il rilascio delle concessioni urbanistiche, delle concessioni ambientali e delle concessioni uniche relative ad atti ed opere da essa elencati e che “confermi” concessioni per le quali viene detto che “ricorrono i motivi imperativi di interesse generale”.

2)

a)

Se gli artt. 1, 5, 6, 7, 8 e 10 bis della direttiva 85/337/CEE, come modificata dalla direttiva del Consiglio 97/11/CE (2) e dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2003/35/CE (3), ostino a un sistema giuridico in cui il diritto di realizzare un progetto sottoposto a valutazione dell’impatto sia conferito da un atto legislativo contro il quale non si può esperire ricorso dinanzi ad un organo giurisdizionale o ad un altro organo indipendente ed imparziale istituito dalla legge che consenta di contestare, quanto al merito e alla procedura seguita, la decisione attributiva del diritto di realizzare il progetto.

b)

Se l’art. 9 della convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, stipulata il 25 giugno 1998 e approvata dalla Comunità europea con decisione del Consiglio 17 febbraio 2005, 2005/370/CE (4), debba essere interpretato nel senso di obbligare gli Stati membri a prevedere la possibilità di accesso a una procedura di ricorso dinanzi ad un organo giurisdizionale o ad un altro organo indipendente ed imparziale istituito dalla legge per poter contestare la legittimità di decisioni, atti, o omissioni soggetti alle disposizioni dell’art. 6, per qualsiasi questione di merito o di procedura del sistema sostanziale o procedurale di autorizzazione dei progetti soggetti a valutazione dell’impatto.

c)

Se, alla luce della convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, stipulata il 25 giugno 1998 e approvata dalla Comunità europea con decisione del Consiglio 17 febbraio 2005, 2005/370/CE, l’art. 10 bis della direttiva 85/337/CEE, come modificata dalla direttiva 2003/35/CE, debba essere interpretato nel senso di obbligare gli Stati membri a prevedere la possibilità di accesso a una procedura di ricorso dinanzi ad un organo giurisdizionale o ad un altro organo indipendente ed imparziale istituito dalla legge per poter contestare la legittimità delle decisioni, degli atti o delle omissioni per qualsiasi questione di merito o di procedura del sistema sostanziale o procedurale di autorizzazione dei progetti soggetti a valutazione dell’impatto».


(1)  Direttiva del Consiglio 27 giugno 1985, 85/337/CEE, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 175, pag. 40).

(2)  Direttiva del Consiglio 3 marzo 1997, 97/11/CE, che modifica la direttiva 85/337/CEE concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 73, pag. 5).

(3)  Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 26 maggio 2003, 2003/35/CE, che prevede la partecipazione del pubblico nell'elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale e modifica le direttive del Consiglio 85/337/CEE e 96/61/CE relativamente alla partecipazione del pubblico e all'accesso alla giustizia — Dichiarazione della Commissione (GU L 156, pag. 17).

(4)  Decisione del Consiglio 17 febbraio 2005, 2005/370/CE, relativa alla conclusione, a nome della Comunità europea, della convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale (GU L 124, pag. 1).


4.7.2009   

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C 153/21


Ricorso proposto il 6 aprile 2009 — Commissione delle Comunità europee/Regno del Belgio

(Causa C-132/09)

2009/C 153/39

Lingua processuale: il francese

Parti

Ricorrente: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: B. Eggers e J.-P. Keppenne, agenti)

Convenuto: Regno del Belgio

Conclusioni della ricorrente

Constatare che il Regno del Belgio, avendo respinto l’assunzione dell’onere finanziario relativo a spese per arredi e materiale didattico destinati alle scuole europee, è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in forza dell’Accordo del 1962 relativo alla sede, letto in combinato disposto con l’art. 10 CE;

condannare il Regno del Belgio alle spese.

Motivi e principali argomenti

La Commissione denuncia una violazione dell’accordo concluso, nell’ottobre 1962, tra il Consiglio superiore delle scuole europee e il Regno del Belgio, legata al rifiuto di quest’ultimo di assumersi l’onere delle spese per arredi e materiale didattico delle scuole europee stabilite sul suo territorio.

A sostegno del suo ricorso, la ricorrente rileva, in primo luogo, che dall’art. 6, secondo comma, della Convenzione recante statuto delle scuole europee del 21 giugno 1994 (1), emerge che ciascun Stato membro deve trattare le scuole europee come un istituto scolastico disciplinato dal suo diritto pubblico nazionale. Di conseguenza, le scuole europee dovrebbero essere finanziate dalle autorità pubbliche belghe e beneficiare di un trattamento identico a quello delle scuole pubbliche nazionali, per quanto riguarda sia l’attrezzatura iniziale, connessa all'apertura o all’ampliamento di una scuola europea, sia i costi annuali di manutenzione e di funzionamento di dette scuole. La comunitarizzazione dell’insegnamento in Belgio non può giustificare, al riguardo, un diniego di finanziamento dei costi annuali di funzionamento delle scuole europee da parte delle autorità belghe, in quanto da costante giurisprudenza risulterebbe che uno Stato membro non può sfuggire agli obblighi che si è assunto delegando l’esercizio di detta competenza a enti pubblici infrastatali.

In risposta alle obiezioni sollevate dalle autorità belghe, la Commissione osserva, in secondo luogo, che le conclusioni della riunione del Consiglio superiore tenutasi a Karlsruhe, nel maggio 1967, non rimetterebbero affatto in discussione gli obblighi di finanziamento cui detto Stato è tenuto in quanto Stato in cui si trova la sede.

Innanzitutto, il Consiglio superiore, a Karlsruhe, avrebbe esclusivamente elaborato orientamenti per un protocollo d’accordo tipo con gli Stati membri in cui hanno sede le scuole europee e, in ogni caso, non avrebbe alcuna competenza, tenuto conto della gerarchia delle norme, per modificare l’Accordo del 1962 relativo alla sede.

Inoltre, detta «decisione» di Karlsruhe non potrebbe assolutamente essere interpretata come «accordo o prassi successiva delle parti», ai sensi dell’art. 31, n. 3, lett. a) e b), della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, per quanto riguarda l’interpretazione da fornire all’Accordo relativo alla sede, in mancanza di una serie di atti o di dichiarazioni consolidati atti a rimettere in discussione l’obbligo di finanziamento previsto dall’Accordo relativo alla sede. Numerosi documenti e finanziamenti effettuati dal Belgio dopo il 1967 comproverebbero d’altronde detto obbligo di assumersi le spese per arredi e materiale didattico destinati alle scuole europee.


(1)  GU L 212, pag. 3.


4.7.2009   

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C 153/21


Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Fővárosi Bíróság (Ungheria) l’8 aprile 2009 — József Uzonyi/Mezőgazdasági és Vidékfejlesztési Hivatal Központi Szerve

(Causa C-133/09)

2009/C 153/40

Lingua processuale: l'ungherese

Giudice del rinvio

Fővárosi Bíróság

Parti

Ricorrente: József Uzonyi

Convenuto: Mezőgazdasági és Vidékfejlesztési Hivatal Központi Szerve

Questioni pregiudiziali

Se dall’espressione «[t]ale importo è concesso in base a criteri oggettivi e non discriminatori» di cui all’art. 143 ter bis del regolamento 1782/2003/CE (1), nella versione vigente fino al 31 dicembre 2006, discenda che, ai fini del diritto al pagamento distinto per lo zucchero, non fosse possibile, con riferimento al regime di pagamento unico per superficie, effettuare una distinzione tra gli agricoltori a seconda che questi ultimi fornissero barbabietole da zucchero direttamente (essi stessi) o indirettamente (per mezzo di un cosiddetto «integratore») ai fini della loro trasformazione.


(1)  Rettifica del regolamento (CE) del Consiglio, del 29 settembre 2003, n. 1782, che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell'ambito della politica agricola comune e istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli agricoltori e che modifica i regolamenti (CEE) n. 2019/93, (CE) n. 1452/2001, (CE) n. 1453/2001, (CE) n. 1454/2001, (CE) n. 1868/94, (CE) n. 1251/1999, (CE) n. 1254/1999, (CE) n. 1673/2000, (CEE) n. 2358/71 e (CE) n. 2529/2001 (GU L 270 del 21.10.2003)


4.7.2009   

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C 153/22


Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Conseil d'État (Belgio) il 10 aprile 2009 — Association des Riverains et Habitants des Communes Proches de l'Aéroport B.S.C.A. (Brussels South Charleroi Airport) ASBL — A.R.A.Ch, Bernard Page/Région wallonne

(Causa C-134/09)

2009/C 153/41

Lingua processuale: il francese

Giudice del rinvio

Conseil d’État (Belgio)

Parti

Ricorrenti: Association des Riverains et Habitants des Communes Proches de l'Aéroport B.S.C.A. (Brussels South Charleroi Airport) ASBL — A.R.A.Ch, Bernard Page

Convenuta: Région wallonne (Regione vallona)

Questioni pregiudiziali

A.

«Se l’art. 1, n. 5, della direttiva 85/337/CEE, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (1), possa essere interpretato nel senso di escludere dal suo ambito di applicazione una normativa — quale la legge regionale della Regione vallona 17 luglio 2008, relativa a talune concessioni per le quali sussistono motivi imperativi di interesse generale — che si limiti ad affermare che “ricorrono i motivi imperativi di interesse generale” per il rilascio delle concessioni urbanistiche, delle concessioni ambientali e delle concessioni uniche relative ad atti ed opere da essa elencati e che “confermi” concessioni per le quali viene detto che “ricorrono i motivi imperativi di interesse generale”.

B.1

Se gli artt. 1, 5, 6, 7, 8 e 10 bis della direttiva 85/337/CEE, come modificata dalla direttiva del Consiglio 97/11/CE (2) e dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2003/35/CE (3), ostino a un sistema giuridico in cui il diritto di realizzare un progetto sottoposto a valutazione dell’impatto sia conferito da un atto legislativo contro il quale non si può esperire ricorso dinanzi ad un organo giurisdizionale o ad un altro organo indipendente ed imparziale istituito dalla legge che consenta di contestare, quanto al merito e alla procedura seguita, la decisione attributiva del diritto di realizzare il progetto.

B.2

Se l’art. 9 della convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, stipulata il 25 giugno 1998 e approvata dalla Comunità europea con decisione del Consiglio 17 febbraio 2005, 2005/370/CE (4), debba essere interpretato nel senso di obbligare gli Stati membri a prevedere la possibilità di accesso a una procedura di ricorso dinanzi ad un organo giurisdizionale o ad un altro organo indipendente ed imparziale istituito dalla legge per poter contestare la legittimità di decisioni, atti o omissioni soggetti alle disposizioni dell’art. 6, per qualsiasi questione di merito o di procedura del sistema sostanziale o procedurale di autorizzazione dei progetti soggetti a valutazione dell’impatto.

B.3

Se, alla luce della convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, stipulata il 25 giugno 1998 e approvata dalla Comunità europea con decisione del Consiglio 17 febbraio 2005, 2005/370/CE, l’art. 10 bis della direttiva 85/337/CEE, come modificata dalla direttiva 2003/35/CE, debba essere interpretato nel senso di obbligare gli Stati membri a prevedere la possibilità di accesso a una procedura di ricorso dinanzi ad un organo giurisdizionale o ad un altro organo indipendente ed imparziale istituito dalla legge per poter contestare la legittimità delle decisioni, degli atti o delle omissioni per qualsiasi questione di merito o di procedura del sistema sostanziale o procedurale di autorizzazione dei progetti soggetti a valutazione dell’impatto».


(1)  Direttiva del Consiglio 27 giugno 1985, 85/337/CEE, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 175, pag. 40).

(2)  Direttiva del Consiglio 3 marzo 1997, 97/11/CE, che modifica la direttiva 85/337/CEE concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 73, pag. 5).

(3)  Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 26 maggio 2003, 2003/35/CE, che prevede la partecipazione del pubblico nell’elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale e modifica le direttive del Consiglio 85/337/CEE e 96/61/CE relativamente alla partecipazione del pubblico e all’accesso alla giustizia — Dichiarazione della Commissione (GU L 156, pag. 17).

(4)  Decisione del Consiglio 17 febbraio 2005, 2005/370/CE, relativa alla conclusione, a nome della Comunità europea, della convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale (GU L 124, pag. 1).


4.7.2009   

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C 153/23


Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Conseil d'État (Belgio) il 9 aprile 2009 — Association des Riverains et Habitants des Communes Proches de l'Aéroport B.S.C.A. (Brussels South Charleroi Airport) ASBL — A.R.A.Ch, Léon L'Hoir, Nadine Dartois/Région wallonne

(Causa C-135/09)

2009/C 153/42

Lingua processuale: il francese

Giudice del rinvio

Conseil d'État (Belgio)

Parti

Ricorrenti: Association des Riverains et Habitants des Communes Proches de l'Aéroport B.S.C.A. (Brussels South Charleroi Airport) ASBL — A.R.A.Ch, Léon L'Hoir, Nadine Dartois

Convenuta: Région wallonne (Regione vallona)

Questioni pregiudiziali

A.

«Se l’art. 1, n. 5, della direttiva 85/337/CEE, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (1), possa essere interpretato nel senso di escludere dal suo ambito di applicazione una normativa — quale la legge regionale della Regione vallona 17 luglio 2008, relativa a talune concessioni per le quali sussistono motivi imperativi di interesse generale — che si limiti ad affermare che “ricorrono i motivi imperativi di interesse generale” per il rilascio delle concessioni urbanistiche, delle concessioni ambientali e delle concessioni uniche relative ad atti ed opere da essa elencati e che “confermi” concessioni per le quali viene detto che “ricorrono i motivi imperativi di interesse generale”.

B.1

Se gli artt. 1, 5, 6, 7, 8 e 10 bis della direttiva 85/337/CEE, come modificata dalla direttiva del Consiglio 97/11/CE (2) e dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2003/35/CE (3), ostino a un sistema giuridico in cui il diritto di realizzare un progetto sottoposto a valutazione dell’impatto sia conferito da un atto legislativo contro il quale non si può esperire ricorso dinanzi ad un organo giurisdizionale o ad un altro organo indipendente ed imparziale istituito dalla legge che consenta di contestare, quanto al merito e alla procedura seguita, la decisione attributiva del diritto di realizzare il progetto.

B.2

Se l’art. 9 della convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, stipulata il 25 giugno 1998 e approvata dalla Comunità europea con decisione del Consiglio 17 febbraio 2005, 2005/370/CE (4), debba essere interpretato nel senso di obbligare gli Stati membri a prevedere la possibilità di accesso a una procedura di ricorso dinanzi ad un organo giurisdizionale o ad un altro organo indipendente ed imparziale istituito dalla legge per poter contestare la legittimità di decisioni, atti o omissioni soggetti alle disposizioni dell’art. 6, per qualsiasi questione di merito o di procedura del sistema sostanziale o procedurale di autorizzazione dei progetti soggetti a valutazione dell’impatto.

B.3

Se, alla luce della convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, stipulata il 25 giugno 1998 e approvata dalla Comunità europea con decisione del Consiglio 17 febbraio 2005, 2005/370/CE, l’art. 10 bis della direttiva 85/337/CEE, come modificata dalla direttiva 2003/35/CE, debba essere interpretato nel senso di obbligare gli Stati membri a prevedere la possibilità di accesso a una procedura di ricorso dinanzi ad un organo giurisdizionale o ad un altro organo indipendente ed imparziale istituito dalla legge per poter contestare la legittimità delle decisioni, degli atti o delle omissioni per qualsiasi questione di merito o di procedura del sistema sostanziale o procedurale di autorizzazione dei progetti soggetti a valutazione dell’impatto».


(1)  Direttiva del Consiglio 27 giugno 1985, 85/337/CEE, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 175, pag. 40).

(2)  Direttiva del Consiglio 3 marzo 1997, 97/11/CE, che modifica la direttiva 85/337/CEE concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 73, pag. 5).

(3)  Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, 26 maggio 2003, 2003/35/CE, che prevede la partecipazione del pubblico nell’elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale e modifica le direttive del Consiglio 85/337/CEE e 96/61/CE relativamente alla partecipazione del pubblico e all'accesso alla giustizia — Dichiarazione della Commissione (GU L 156, pag. 17).

(4)  Decisione del Consiglio 17 febbraio 2005, 2005/370/CE, relativa alla conclusione, a nome della Comunità europea, della convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale (GU L 124, pag. 1).


4.7.2009   

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C 153/23


Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale Ordinario di Palermo (Italia) il 15 aprile 2009 — Todaro Nunziatina & C. snc/Assessorato del Lavoro e della Previdenza Sociale

(Causa C-138/09)

2009/C 153/43

Lingua processuale: l'italiano

Giudice del rinvio

Tribunale Ordinario di Palermo

Parti nella causa principale

Ricorrenti: Todaro Nunziatina & C. snc

Convenuto: Assessorato del Lavoro e della Previdenza Sociale

Questioni pregiudiziali

1)

se, atteso che il regime di aiuti (identificato al n. NN 91/A/95) introdotto dalla Regione Sicilia con l'art. 10 della Legge Regionale 15 maggio 1991, n. 27, prevedeva un meccanismo di contributi per un numero di annualità da un minimo di 2 ad un massimo di cinque (2 anni per assunzione con C.F.L. più un massimo di 3 anni in caso di trasformazione del rapporto da C.F.L. a tempo indeterminato), la Commissione Europea, con la Decisione n. 95/C 343/11 del 14/11/1995 che ne ha autorizzato l'applicazione, ha inteso

consentire tale complessiva modulazione temporale ed economica dei benefici (2 anni + 3 anni) o, invece,

ha ritenuto autorizzabile, esclusivamente ed in via alternativa, la concessione di contributi per le assunzioni con C.F.L. (per i due anni di durata degli stessi) o la concessione di contributi per le trasformazioni a tempo indeterminato di dipendenti precedentemente assunti con C.F.L. (per i previsti tre anni dalla trasformazione);

2)

se il termine dell'esercizio finanziario del 1997 per l'applicazione dell'aiuto di Stato, indicato dalla C.E., con la Decisione n. 95/C 343/11 del 14/11/1995 in sede di autorizzazione del regime introdotto dall'art. 10 della L.R. 27/91, sia da intendersi

quale iniziale previsione di spesa per aiuti comunque destinati ad essere erogati negli anni successivi (in dipendenza delle diverse interpretazioni possibili degli aiuti ammessi summenzionate), o piuttosto

debba intendersi quale il termine finale di materiale erogazione dei contributi stessi da parte dei competenti organi regionali;

3)

se, quindi, per un'assunzione con C.F.L. ai sensi dell'art. 10 della L.R 27/91 effettuata, ad esempio, il 01/01/1996, e quindi entro il termine del periodo di applicazione dell'aiuto stabilito nella Decisione n. 95/C 343/11 del 14/11/1995, la Regione Sicilia poteva (e doveva) applicare concretamente il regime di aiuti in parola per tutti gli anni autorizzati (i.e. 2+3), e ciò anche quando, come nell'esempio riportato, l'applicazione del regime autorizzato comportava una materiale erogazione del contributo fino alla data del 31/12/2001 (i.e. 1996 + 5 anni =2001);

4)

se la Commissione Europea, con la Decisione n. 2003/195/CE del 16/10/2002, quando recita all'articolo 1: «il regime di aiuti disposto dall' articolo 11, comma 1, della legge regionale n. 16 del 27 maggio 1997 della Regione Sicilia, cui l'Italia intende dare esecuzione, è incompatibile con il mercato comune. A detto regime non può pertanto essere data esecuzione», ha inteso

negare la propria autorizzazione al «nuovo» regime di aiuti disposto con l' art. 11 della L.R. 16/97, a) perché ha considerato lo stesso quale sistema «autonomo» finalizzato a prorogare il periodo di applicazione dell' aiuto introdotto dall'art. 10 della L.R. 27/91 oltre il termine del 31.12.1996, facendovi rientrare anche spese da assunzioni e/o trasformazioni effettuate negli anni 1997 e 1998, ovvero

se, invece, detta decisione intendesse effettivamente impedire alla Regione il materiale approvvigionamento delle risorse economiche, al fine di inibire la concreta erogazione degli aiuti di stato introdotti dall'art. 10 della L.R. 27/91, anche per le assunzioni e/o trasformazioni effettuate prima del 31.12.1996;

5)

qualora l'interpretazione della decisione della Commissione sia quella sub 4 prima ipotesi, se tale decisione sia compatibile con l' interpretazione dell'art. 87 del trattato posta dalla Commissione a fondamento dei casi analoghi relativi agli sgravi dagli oneri contributivi e assistenziali sui CFL di cui alle decisioni 2000/128/Ce dell'11.5.99 (avente per oggetto le leggi dello Stato italiano ed espressamente richiamata nella motivazione della decisione negativa del 2002) e 2003/739/Ce del 13.5.03 (avente per oggetto le leggi della Regione siciliana);

6)

qualora l' interpretazione della decisione della Commissione sia quella sub 4 seconda ipotesi, quale sia l' interpretazione da dare alla precedente decisione di autorizzazione delle misure di aiuto, ciò tenuto conto del duplice significato attribuibile all'aggettivo «ulteriore»: «ulteriore rispetto al budget fissato dalla decisione della Commissione» ovvero «ulteriore rispetto al finanziamento previsto dalla Regione solo fino al bilancio del 1996»;

7)

in ultima analisi quali devono considerarsi gli aiuti legittimi e quali quelli illegittimi secondo la Commissione;

8)

su quale delle parti dell'odierno giudizio (Impresa o Assessorato) ricada l'onere di dimostrare che il budget fissato dalla Commissione medesima non sia stato superato;

9)

se l'eventuale riconoscimento in favore delle imprese beneficiarie di interessi di legge da ritardato pagamento dei contributi ritenuti legittimi ed ammissibili concorra o meno a determinare il possibile sforamento del budget originariamente autorizzato con decisione n. 95/ C343/11 del 14.10.95;

10)

nel caso in cui concorra a determinare lo sforamento, quale misura di interessi occorre applicare.


4.7.2009   

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C 153/24


Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale di Genova (Italia) il 17 aprile 2009 — Fallimento Traghetti del Mediterraneo SpA — Curatore dott. Alberto Fontana/Presidenza del Consiglio dei Ministri

(Causa C-140/09)

2009/C 153/44

Lingua processuale: l'italiano

Giudice del rinvio

Tribunale di Genova

Parti nella causa principale

Ricorrente: Fallimento Traghetti del Mediterraneo SpA — Curatore dott. Alberto Fontana

Convenuto: Presidenza del Consiglio dei Ministri

Questione pregiudiziale

se sia compatibile con i principi del diritto comunitario — in particolare con le norme di cui agli artt. 86, 87 e 88 e di cui al Titolo V (ex IV) del Trattato — una normativa nazionale in tema di aiuti di Stato quale è quella contenuta nella legge 684/1974, segnatamente nell'art 19, che prevede la possibile erogazione di aiuti di Stato — anche se solo in acconto — in assenza di convenzioni e senza la previa enunciazione di criteri precisi e stringenti tali da evitare che la corresponsione dell'aiuto possa comportare effetti distorsivi sulla concorrenza e se al riguardo possa rilevare il fatto che il beneficiario deve applicare Tariffe imposte dall'Autorità amministrativa


4.7.2009   

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C 153/25


Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Rechtbank van eerste aanleg te Dendermonde (Belgio) il 22 aprile 2009 — Pubblico ministero/V.W. Lahousse & Lavichy BVBA

(Causa C-142/09)

2009/C 153/45

Lingua processuale: l'olandese

Giudice del rinvio

Rechtbank van eerste aanleg te Dendermonde

Parti

Parti

:

1.

V.W. Lahousse

2.

Lavichy BVBA

Questioni pregiudiziali

Se la direttiva 2002/24/CE (1), e segnatamente il suo art. 1, n. 1, lett. d) (ossia la direttiva non si applica a veicoli destinati alle competizioni, su strada o fuori strada) debba essere interpretata nel senso che essa consente agli Stati membri di ampliare l’ambito di applicazione della direttiva stessa, quindi di renderla applicabile a tutto il traffico di superficie (ossia all’uso di veicoli a motore a due o tre ruote, anche al di fuori della pubblica via e/o su terreno privato), senza consentire la deroga per veicoli destinati alle competizioni (corse) o per i veicoli fuori strada.


(1)  Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 18 marzo 2002, 2002/24/CE, relativa all'omologazione dei veicoli a motore a due o tre ruote e che abroga la direttiva 92/61/CEE del Consiglio (GU L 124, pag. 1).


4.7.2009   

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C 153/25


Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Fővárosi Bíróság (Ungheria) il 23 aprile 2009 — Pannon GSM Távközlési Rt/Nemzeti Hírközlési Hatóság Tanácsának Elnöke

(Causa C-143/09)

2009/C 153/46

Lingua processuale: l’ungherese

Giudice del rinvio

Fővárosi Bíróság

Parti

Ricorrente: Pannon GSM Távközlési Rt

Convenuta: Nemzeti Hírközlési Hatóság Tanácsának Elnöke

Questioni pregiudiziali

1)

Se sulla base del diritto comunitario, in particolare dell’Atto di adesione (GU 2003, L 236) nonché degli artt. 10 CE e 249 CE, la direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 7 marzo 2002, 2002/22/CE (1), (in prosieguo: la «direttiva servizio universale»), in particolare il suo art. 13, n. 2, e l’allegato IV, sia applicabile ai meccanismi di sostegno e di ripartizione istituiti dall’Ungheria, in quanto Stato membro, per i servizi universali offerti nel 2003, ossia prima della sua adesione risalente al 1o maggio 2004, ma relativamente ai quali l’obbligo di finanziamento così come la concessione e il pagamento degli aiuti si fondano su provvedimenti adottati nell’ambito di procedimenti amministrativi instaurati e conclusi dopo l’adesione dell’Ungheria all’Unione europea.

2)

In caso di soluzione affermativa della prima questione, se si possa interpretare la direttiva servizio universale, in particolare il suo art. 13 e il suo allegato IV, nel senso che il prestatore di servizi universali ha diritto a che gli sia corrisposto un aiuto il cui importo equivalga alla differenza tra il prezzo di abbonamento alle formule tariffarie normali e il detto prezzo alle formule tariffarie agevolate che esso offre.

3)

In caso di soluzione negativa della seconda questione, se debba qualificarsi come aiuto statale compatibile con il mercato comune, ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, un aiuto diretto a finanziare il servizio universale il cui importo non è basato su un calcolo conforme alla direttiva servizio universale bensì su costi più elevati del suo valore netto.

4)

Se una corretta interpretazione delle disposizioni della direttiva servizio universale consenta a uno Stato membro di adottare misure di carattere transitorio che prescrivono, esclusivamente con riguardo ai servizi universali offerti nel 2003, prima dell’adesione, l’applicazione di norme diverse da quelle di cui alla direttiva servizio universale, ma che al contempo autorizzano l’adozione delle decisioni relative al funzionamento del meccanismo di sostegno e di ripartizione fondato su dette norme, e in particolare delle decisioni riguardanti le contribuzioni e il pagamento di aiuti, e ciò, effettivamente, senza limiti di tempo.

5)

Se si possano interpretare le disposizioni della direttiva servizio universale relative al finanziamento, in particolare l’art. 13, n. 2, ultima frase, e il disposto dell’allegato IV, nel senso che hanno efficacia diretta.


(1)  Direttiva 2002/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica (direttiva servizio universale) (GU L 108 del 24.4.2002, pagg. 51-77).


4.7.2009   

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C 153/26


Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Oberster Gerichtshof (Austria) il 24 aprile 2009 — Hotel Alpenhof GesmbH/Oliver Heller

(Causa C-144/09)

2009/C 153/47

Lingua processuale: il tedesco

Giudice del rinvio

Oberster Gerichtshof

Parti

Ricorrente: Hotel Alpenhof GesmbH

Convenuto: Oliver Heller

Questioni pregiudiziali

Se sia sufficiente, al fine di ritenere che un'attività sia «diretta» verso uno Stato membro nel senso indicato dall'art. 15, n. 1, lett. c), del regolamento (CE) n. 44/2001, detto «Bruxelles I» (1), il fatto che il sito web della controparte del consumatore sia accessibile via Internet.


(1)  Regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre 2000, n. 44/2001, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU 2001, L 12 pag. 1).


4.7.2009   

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C 153/26


Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Verwaltungsgerichtshofs Baden-Württemberg (Germania) il 24 aprile 2009 — Land Baden-Württemberg/Panagiotis Tsakouridis

(Causa C-145/09)

2009/C 153/48

Lingua processuale: il tedesco

Giudice del rinvio

Verwaltungsgerichtshof Baden-Württemberg

Parti

Ricorrente: Land Baden-Württemberg

Convenuto: Panagiotis Tsakouridis

Questioni pregiudiziali

1)

Se la nozione di «motivi imperativi di pubblica sicurezza» di cui all’art. 28, n. 3, della direttiva 2004/38/CE (1) vada interpretata nel senso che un provvedimento di allontanamento dal territorio può essere giustificato solo in presenza di minacce assolute per la pubblica sicurezza esterna o interna dello Stato membro, tra cui rientrano unicamente l’esistenza dello Stato con le sue istituzioni fondamentali, la sua funzionalità, la sopravvivenza della popolazione nonché le relazioni esterne e la convivenza pacifica dei popoli.

2)

Quali siano le condizioni che fanno decadere la tutela rafforzata contro i provvedimenti di allontanamento, ottenuta in seguito a un soggiorno di dieci anni nello Stato membro ospitante ai sensi dell’art. 28, n. 3, lett. a), della direttiva 2004/38/CE, e se, in tale contesto, si applichino per analogia gli elementi che comportano la revoca della tutela nel caso del diritto di soggiorno permanente di cui all’art. 16, n. 4, della medesima direttiva.

3)

In caso di soluzione affermativa della questione sub 2) e conseguente applicabilità dell’art. 16, n. 4, della direttiva 2004/38/CE, se la tutela rafforzata contro i provvedimenti di allontanamento dal territorio decada solo con il decorso del termine, indipendentemente dai motivi che hanno determinato l’assenza.

4)

Allo stesso modo, in caso di soluzione affermativa della questione sub 2) e conseguente applicabilità dell’art. 16, n. 4, della direttiva 2004/38/CE, se un rientro forzato nello Stato membro ospitante, nel quadro di un provvedimento giudiziario, prima della scadenza del termine di due anni, sia idoneo a mantenere la tutela rafforzata contro i provvedimenti di allontanamento dal territorio, anche se il rientro comporta anzitutto l’impossibilità di esercitare le libertà fondamentali per un lungo periodo.


(1)  Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 29 aprile 2004, 2004/38/CE, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, che modifica il regolamento (CEE) n. 1612/68 ed abroga le direttive 64/221/CEE, 68/360/CEE, 72/194/CEE, 73/148/CEE, 75/34/CEE, 75/35/CEE, 90/364/CEE, 90/365/CEE e 93/96/CEE (Testo rilevante ai fini del SEE) (GU L 158 del 30.4.2004, pag. 77; GU L 229 del 29.6.2004, pag. 35 e GU L 204 del 4.8.2007, pag. 28).


4.7.2009   

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C 153/26


Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Bundesgerichtshof (Germania) il 24 aprile 2009 — Prof. Dr. Claus Scholl/Stadtwerke Aachen AG

(Causa C-146/09)

2009/C 153/49

Lingua processuale: il tedesco

Giudice del rinvio

Bundesgerichtshof

Parti

Ricorrente: Prof. Dr. Claus Scholl

Convenuta: Stadtwerke Aachen AG

Questioni pregiudiziali

Se la disposizione di cui all’art. 6, n. 3, terzo trattino, terza ipotesi, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 20 maggio 1997, 1997/7/CE (1), riguardante la protezione dei consumatori in materia di contratti a distanza, debba essere interpretata nel senso che non sussiste un diritto di recesso nel caso di conclusione di contratti a distanza aventi ad oggetto la fornitura di elettricità e gas mediante distribuzione in rete.


(1)  GU L 144, pag. 19.


4.7.2009   

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C 153/27


Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Oberlandesgericht Wien — Austria il 24 aprile 2009 — Ronald Seunig/Maria Hölzel

(Causa C-147/09)

2009/C 153/50

Lingua processuale: il tedesco

Giudice del rinvio

Oberlandesgericht Wien

Parti

Appellante: Ronald Seunig

Appellata: Maria Hölzel

Questioni pregiudiziali

1)

a)

Se l’art. 5, n. 1, lett. b), secondo trattino, del regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre 2000, n. 44/2001, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, GU L 12 del 16 gennaio 2001, pag. 1  (1) (in prosieguo: il «regolamento Bruxelles I»), sia applicabile, nel caso di un contratto di prestazione di servizi, anche quando i servizi vengano prestati, conformemente al contratto, in più Stati membri.

In caso di risposta affermativa a tale questione:

se la disposizione di cui sopra debba essere interpretata nel senso, che

b)

il luogo di esecuzione dell’obbligazione caratteristica debba essere determinato in base al luogo in cui si svolge la parte principale dell’attività del prestatore dei servizi — da valutarsi in funzione dell’importanza dell’attività e del tempo ad essa dedicato;

c)

nel caso risulti impossibile determinare il luogo in cui si svolge la parte principale dell’attività, il ricorso relativo a tutte le pretese derivanti da un contratto possa essere proposto a scelta del ricorrente in ciascun luogo di prestazione dei servizi all’interno della Comunità.

2)

In caso di risposta negativa alla prima questione:

Se, nel caso di un contratto di prestazione di servizi, l’art. 5, n. 1, lett. a), del regolamento Bruxelles I, sia applicabile anche quando i servizi siano prestati, conformemente al contratto, in più Stati membri.


(1)  GU 2001, L 12, pag. 1.


4.7.2009   

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C 153/27


Ricorso proposto il 27 aprile 2009 da Iride SpA e Iride Energia SpA avverso la sentenza del Tribunale di primo grado (Seconda Sezione), 11 febbraio 2009, causa T-25/07, Iride SpA, Iride Energia SpA/Commissione delle Comunità europee

(Causa C-150/09 P)

2009/C 153/51

Lingua processuale: l'italiano

Parti

Ricorrenti: Iride SpA, Iride Energia SpA (rappresentanti: L. Radicati di Brozolo, M. Merola, T. Ubaldi, avvocati)

Altra parte nel procedimento: Commissione delle Comunità europee

Conclusioni

Annullare la sentenza

Accogliere le conclusioni già rassegnate nel ricorso di primo grado o, in subordine, rinviare la causa al Tribunale di primo grado ai sensi dell'art. 61 dello Statuto della Corte di giustizia;

Condannare la Commissione al pagamento delle spese di entrambi i gradi di giudizio.

Motivi e principali argomenti

Le ricorrenti invocano due motivi d'impugnazione a sostegno delle loro pretensioni.

Il primo motivo riguarda un errore di diritto nell'interpretazione ed applicazione dell'art. 253 CE con riferimento al difetto di motivazione della decisione controversa. Il Tribunale, infatti, è incorso in un errore di diritto laddove ha ritenuto che, in merito alla sussistenza nella presente fattispecie dei requisiti previsti dall'art. 87, par. 1, CE, valgano a soddisfare l'obbligo di motivazione di cui all'art. 253 CE: i) la mera affermazione con cui la Commissione dichiara di aver constatato che la misura in esame deve essere considerata come un aiuto di Stato; ii) la possibilità di utilizzare la decisione di apertura dell'indagine e una precedente e distinta decisione della Commissione per motivare per relationem l'atto impugnato.

Il secondo motivo riguarda un travisamento dei mezzi di ricorso e un errore di diritto del Tribunale nella valutazione della portata della giurisprudenza Deggendorf ai fini della valutazione del caso di specie. In particolare, il Tribunale:

i)

ha snaturato i mezzi di ricorso presentati in primo grado dalle Ricorrenti adducendo un preteso travisamento da parte di queste del procedimento di controllo in materia di aiuti di Stato, senza tuttavia chiarire realmente in che cosa consistesse tale travisamento;

ii)

ha omesso di rilevare l'errore compiuto dalla Commissione nella valutazione della portata della sentenza Deggendorf con riferimento alla presente fattispecie, consistente nel non aver compiuto un'analisi concreta e specifica dell'effetto distorsivo della concorrenza e degli scambi comunitari derivante dal cumulo del nuovo aiuto con il precedente aiuto non restituito;

iii)

ha omesso di rilevare l'errore compiuto dalla Commissione nella valutazione della portata della sentenza Deggendorf con riferimento alla fattispecie in esame, consistente nell'aver di fatto trasformato la mancata restituzione di un precedente aiuto da ulteriore criterio di valutazione circa la compatibilità dell'aiuto a condizione aggiuntiva e dirimente di compatibilità dell'aiuto, non prevista dal Trattato;

iv)

ha omesso di rilevare che l'interpretazione ultronea ed abusiva data dalla Commissione alla sentenza Deggendorf nel casa di specie ha l'effetto di trasformare tale giurisprudenza in uno strumento per reprimere gli inadempimenti degli Stati membri non prevista dal Trattato o dalla legislazione derivata;

v)

ha omesso di rilevare che la Commissione, decidendo di avviare la procedura d'indagine formale nei confronti della misura notificata dall'Italia, ha dimostrato di ritenere di disporre di tutte le informazioni necessarie a svolgere l'esame di compatibilità della misura. In questo modo la Commissione ha contraddetto la tesi posta alla base della decisione controversa, secondo cui le Autorità italiane e la società beneficiaria, durante la procedura relativa alla notifica, non le avrebbero fornito informazioni sufficienti per condurre l'analisi di compatibilità della misura;

vi)

è incorso in un grave errore di diritto quando ha affermato che la giurisprudenza comunitaria non ritiene necessario che la Commissione proceda ad un'analisi concreta e circostanziata della sussistenza di elementi idonei a considerare soddisfatti tutti i requisiti previsti dall'art. 87, par. 1, CE per poter qualificare come aiuto la misura in esame.


4.7.2009   

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C 153/28


Ricorso proposto il 4 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica portoghese

(Causa C-154/09)

2009/C 153/52

Lingua processuale: il portoghese

Parti

Ricorrente: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: P. Guerra e Andrade e A. Nijenhuis agenti)

Convenuta: Repubblica portoghese

Conclusioni della ricorrente

Dichiarare che, non avendo trasposto adeguatamente, mediante il diritto nazionale, le norme del diritto comunitario che disciplinano la designazione del prestatore o dei prestatori di servizio universale e, in ogni caso, non avendo garantito, in pratica, l’applicazione delle dette norme, la Repubblica portoghese non ha adempiuto gli obblighi ad essa incombenti in forza degli artt. 3, n. 2, e 8, n. 2, della direttiva 2002/22/CE (1);

condannare la Repubblica portoghese alle spese.

Motivi e principali argomenti

L’art. 121 della legge portoghese sulle Comunicazioni elettroniche (Legge 10 febbraio 2004, n. 5) mantiene fino al 2025 il servizio pubblico, la concessione in esclusiva di servizio pubblico e i corrispondenti diritti e obblighi. Il concessionario di servizio pubblico di telecomunicazioni è la PT Comunicações S.A.

Secondo la Commissione, in materia di designazione delle imprese responsabili per la prestazione del servizio universale la legge portoghese sulle Comunicazioni elettroniche è confusa, incoerente ed inconsistente.

Di conseguenza, lo Stato portoghese non ha designato l’impresa o le imprese responsabili per la prestazione del servizio universale mediante un procedimento efficace, obiettivo, trasparente e non discriminatorio, come previsto dall’art. 8, n. 2, in combinato disposto con l'art. 3, n. 2, della direttiva 2002/22.


(1)  Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 7 marzo 2002, 2002/22/CE, relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica (direttiva servizio universale) (GU L 108, pag. 51).


4.7.2009   

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C 153/28


Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal SYMVOULIO TIS EPIKRATEIAS (Consiglio di Stato — Grecia) l’8 maggio 2009 — Società in nome collettivo «Ioannis Katsivardas — Nikolaos Tsitsikas O.E.»/Ministero dell’Economia

(Causa C-160/09)

2009/C 153/53

Lingua processuale: il greco

Giudice del rinvio

SYMVOULIO TIS EPIKRATEIAS

Parti

Ricorrente: Società in nome collettivo «Ioannis Katsivardas — Nikolaos Tsitsikas O.E.»

Convenuto: Ministero dell’Economia

Questione pregiudiziale

Se un singolo (impresa di importazione di banane dall’Ecuador) che chiede il rimborso di un’accisa interna sul consumo, in quanto indebitamente versata, possa far valere dinanzi al giudice nazionale che la normativa fiscale nazionale (art. 7 della legge 1798/1988, come modificata dall’art. 10 della legge 1914/1990), è incompatibile con l’art. 4 dell’Accordo tra la Comunità economica europea ed i paesi dell’Accordo di Cartagena del 1984, approvato con regolamento (CEE) del Consiglio n. 1591/84 (1).


(1)  GU L 153 dell’8.6.1984, pag. 1.


4.7.2009   

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C 153/29


Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Simvoulio tis Epikrateias (Consiglio di Stato) (Grecia) l’8 maggio 2009 — K. Fragkopoulos kai SIA Ο.Ε./Nomarchiaki Aftodioikisi Korinthias

(Causa C-161/09)

2009/C 153/54

Lingua processuale: il greco

Giudice del rinvio

Simvoulio tis Epikrateias

Parti

Ricorrente: K. Fragkopoulos kai SIA Ο.Ε.

Convenuto: Nomarchiaki Aftodioikisi Korinthias

Questioni pregiudiziali

1)

Se un’impresa come la ricorrente, ovvero un’impresa di trasformazione e di confezionamento di uva secca, stabilita in una determinata regione del paese, in cui la legge vieta l’introduzione ai fini della trasformazione e del confezionamento di diverse varietà di frutto dell’uva secca provenienti da altre regioni del paese, e che si trova quindi nell’impossibilità di esportare l’uva secca che sarebbe stata ottenuta dalla trasformazione del frutto dell’uva secca proveniente dalle varietà sopra menzionate, possa far valere dinanzi al giudice che le relative misure legislative sono in contrasto con l’art. 29 del Trattato CE;

2)

In caso di soluzione affermativa della prima questione di cui sopra, si chiede inoltre se disposizioni come quelle del diritto nazionale ellenico, che disciplinano la presente controversia e che, da un lato, vietano l’introduzione, l’immagazzinamento e la trasformazione del frutto dell’uva secca allo scopo della sua successiva esportazione, da varie regioni del paese, in una determinata regione, in cui è consentita solo la trasformazione del frutto dell’uva secca prodotto localmente, e, dall’altro, riservano la possibilità di riconoscimento della denominazione di origine protetta solo al frutto dell’uva secca che sia stato sottoposto a trasformazione e confezionato nella regione determinata in cui è stato ottenuto, contrastino o meno con l’art. 29 del Trattato, che vieta l’imposizione di restrizioni quantitative all'esportazione e qualsiasi misura di effetto equivalente;

3)

In caso di soluzione affermativa della seconda questione di cui sopra, si chiede inoltre se la tutela della qualità di un prodotto, che venga determinato geograficamente dalla legge nazionale dello Stato membro e a cui non sia stata riconosciuta la possibilità di recare un particolare titolo distintivo che indichi la sua qualità superiore e unicità, generalmente riconosciute, connesse alla sua provenienza da una determinata regione geografica, costituisca o meno, ai sensi dell’art. 30 del Trattato che istituisce la Comunità europea, un legittimo scopo di interesse generale imperativo che consente una deroga all’art. 29 del Trattato CE, il quale vieta l’imposizione di restrizioni quantitative all'esportazione del prodotto di cui trattasi e qualsiasi misura di effetto equivalente;


4.7.2009   

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C 153/29


Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Court of Appeal (England & Wales) (Civil Division) (Regno Unito) l’8 maggio 2009 — Secretary of State for Work and Pensions/Taous Lassal

(Causa C-162/09)

2009/C 153/55

Lingua processuale: l’inglese

Giudice del rinvio

Court of Appeal (England & Wales) (Civil Division)

Parti

Ricorrente: Secretary of State for Work and Pensions

Convenuta: Taous Lassal

Questione pregiudiziale

In circostanze dove (i) una cittadina europea è giunta nel Regno Unito nel settembre 1999 in qualità di lavoratrice e vi è rimasta come tale fino al febbraio 2005; (ii) la cittadina europea ha poi lasciato il Regno Unito ed è tornata per un periodo di 10 mesi nello Stato membro di cui è cittadina; (iii) la cittadina europea è tornata nel Regno Unito nel dicembre 2005 ed ha ivi soggiornato in via continuativa fino al novembre 2006, quando ha presentato una domanda di sussidio sociale:

Se l’art. 16, n. 1, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 29 aprile 2004, n. 2004/38, debba essere interpretato nel senso di conferire a tale cittadina europea un diritto di soggiorno permanente in virtù del fatto che essa aveva soggiornato legalmente, conformemente a strumenti giuridici comunitari antecedenti che accordano diritti di soggiorno ai lavoratori, per un periodo ininterrotto di cinque anni, terminato prima del 30 aprile 2006 (data entro la quale gli Stati membri dovevano trasporre la direttiva).


4.7.2009   

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C 153/29


Ricorso proposto il 13 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica ellenica

(Causa C-169/09)

2009/C 153/56

Lingua processuale: il greco

Parti

Ricorrente: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: S. Schønberg e M. Karanasou Apostolopoulou)

Convenuta: Repubblica ellenica

Conclusioni della ricorrente

dichiarare che la Repubblica ellenica, non avendo adottato le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 6 luglio 2005, 2005/32/CE (1), relativa all'istituzione di un quadro per l'elaborazione di specifiche per la progettazione ecocompatibile dei prodotti che consumano energia e recante modifica della direttiva 92/42/CEE del Consiglio e delle direttive 96/57/CE e 2000/55/CE del Parlamento europeo e del Consiglio o, comunque, non avendo comunicato le disposizioni in parola alla Commissione, ha violato gli obblighi che le incombono in forza di tale direttiva;

condannare Repubblica ellenica alle spese.

Motivi e principali argomenti

Il termine per trasporre la direttiva 2005/32/CE nel diritto interno è scaduto il 10 agosto 2007.


(1)  GU L 191 del 22.7.2005, pag. 29.


4.7.2009   

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C 153/30


Ricorso proposto il 13 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica francese

(Causa C-170/09)

2009/C 153/57

Lingua processuale: il francese

Parti

Ricorrente: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: V. Peere e P. Dejmek, agenti)

Convenuta: Repubblica francese

Conclusioni della ricorrente

Dichiarare che, non avendo adottato, o, comunque, non avendo comunicato alla Commissione, tutte le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva Parlamento europeo e del Consiglio 26 ottobre 2005, 2005/60/CE, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo (1), la Repubblica francese è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dei tale direttiva;

condannare la Repubblica francese alle spese.

Motivi e principali argomenti

Il termine per la trasposizione della direttiva 2005/60/CE è scaduto il 15 dicembre 2007. Orbene, alla data di presentazione del presente ricorso, la convenuta non aveva ancora adottato, o, comunque, non aveva comunicato alla Commissione, tutti i provvedimenti di trasposizione necessari.


(1)  GU L 309, pag. 15.


4.7.2009   

IT

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C 153/30


Ricorso proposto il 13 maggio 2009 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica francese

(Causa C-171/09)

2009/C 153/58

Lingua processuale: il francese

Parti

Ricorrente: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: V. Peere e P. Dejmek, agenti)

Convenuta: Repubblica francese

Conclusioni della ricorrente

La ricorrente chiede che la Corte voglia:

constatare che, non avendo adottato tutte le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva della Commissione 1o agosto 2006, 2006/70/CE, recante misure di esecuzione della direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda la definizione di «persone politicamente esposte» e i criteri tecnici per le procedure semplificate di adeguata verifica della clientela e per l’esenzione nel caso di un’attività finanziaria esercitata in modo occasionale o su scala molto limitata (1), e, in ogni caso, non avendo comunicato dette disposizioni alla Commissione, la Repubblica francese è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza di questa direttiva;

condannare la Repubblica francese alle spese.

Motivi e principali argomenti

Il termine per la trasposizione della direttiva 2006/70/CE è scaduto il 15 dicembre 2007. Orbene, alla data di proposizione del presente ricorso, la convenuta non aveva ancora adottato tutte le necessarie misure di trasposizione o, comunque, aveva omesso di comunicarle alla Commissione.


(1)  GU L 214, pag. 29.


4.7.2009   

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C 153/30


Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Court of Appeal (Regno Unito) il 14 maggio 2009 — Her Majesty's Commissioners of Revenue and Customs/Axa UK plc

(Causa C-175/09)

2009/C 153/59

Lingua processuale: l'inglese

Giudice del rinvio

Court of Appeal

Parti

Ricorrente: Her Majesty's Commissioners of Revenue and Customs

Convenuta: Axa UK plc

Questioni pregiudiziali

1)

Quali caratteristiche debba presentare un servizio esente da imposta che sia “idone[o] ad operare trasferimenti di fondi ed a implicare modifiche giuridiche ed economiche” e in particolare

a)

se l’esenzione in parola sia applicabile a servizi che, altrimenti, non dovrebbero essere prestati da nessuna delle istituzioni finanziarie che (i) addebitano una somma su un conto corrente, ii) accreditano la somma corrispondente su un altro conto corrente o (iii) eseguono un’operazione intermedia tra i) e ii);

b)

se la detta esenzione sia applicabile a servizi che non comportano l’esecuzione di operazioni di addebito su un conto corrente e del corrispondente accredito su un altro conto corrente ma che, nel caso in cui il trasferimento di fondi sia eseguito, possano essere considerati la causa di tale trasferimento;

2)

Alla luce della giurisprudenza SDC, se si possa ritenere che un operatore commerciale (diverso da una banca) presti un servizio esente da imposta ai sensi dell’art. 13, parte B, lett. d), punto 3, qualora le operazioni eseguite per conto del cliente i) includano la riscossione, la contabilizzazione e il successivo pagamento di somme di denaro dovute al cliente da un terzo e, in particolare, implichino:

a)

la trasmissione di informazioni alla banca del terzo con la richiesta di effettuare un pagamento dal conto corrente del terzo sul conto corrente intestato all’operatore, sulla base di un’autorizzazione permanente rilasciata dal terzo alla propria banca (secondo il sistema cosiddetto dell’“addebito diretto”), e quindi, qualora la banca effettui il detto pagamento,

b)

dare ordine alla propria banca di trasferire i fondi versati dal proprio conto al conto bancario del cliente, ma che

(2) escludano a) l’operazione di addebito su conto corrente (b) e la corrispondente operazione di accredito su un altro conto corrente, o c) qualsiasi operazione intermedia tra a) e b).

3)

Se la questione sub 2) possa ottenere una diversa soluzione qualora il servizio ivi descritto sia effettuato mediante la trasmissione di dati ad un sistema elettronico che, a sua volta, trasmette i dati alla banca competente, anche laddove la trasmissione dei dati possa non dare luogo ad un trasferimento (per esempio qualora il terzo abbia revocato la detta autorizzazione alla banca o non disponga di fondi sufficienti sul proprio conto corrente)


Tribunale di primo grado

4.7.2009   

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C 153/32


Sentenza del Tribunale di primo grado 6 maggio 2009 — Wieland-Werke AG/Commissione

(Causa T-116/04) (1)

(«Concorrenza - Intese - Mercato dei tubi industriali in rame - Decisione che accerta un’infrazione dell’art. 81 CE - Fissazione dei prezzi e ripartizione dei mercati - Ammende - Principio della legalità delle pene - Dimensioni del mercato interessato - Effetto deterrente - Durata dell’infrazione - Cooperazione»)

2009/C 153/60

Lingua processuale: il tedesco

Parti

Ricorrente: Wieland-Werke AG (Ulm, Germania) (rappresentanti: R. Bechtold e U. Soltész, avvocati)

Convenuta: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: inizialmente É. Gippini Fournier e H. Gading, successivamente É. Gippini Fournier, O. Weber e K. Mojzesowicz, avvocati)

Oggetto

Domanda di annullamento o di riduzione dell’importo dell’ammenda inflitta alla ricorrente in forza dell’art. 2, lett. a), della decisione della Commissione 16 dicembre 2003, C (2003) 4820 def., relativa ad un procedimento a norma dell’art. 81 [CE] e dell’art. 53 dell’accordo SEE (Caso COMP/E-1/38.240 — Tubi industriali).

Dispositivo

1)

Il ricorso è respinto.

2)

La Wieland-Werke AG è condannata alle spese.


(1)  GU C 118 del 30.4.2004.


4.7.2009   

IT

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C 153/32


Sentenza del Tribunale di primo grado 6 maggio 2009 — Outokumpu e Luvata/Commissione

(Causa T-122/04) (1)

(«Concorrenza - Intese - Mercato dei tubi industriali in rame - Decisione che accerta un’infrazione dell’art. 81 CE - Fissazione dei prezzi e ripartizione dei mercati - Ammende - Dimensioni del mercato rilevante - Circostanze aggravanti - Recidiva»)

2009/C 153/61

Lingua processuale: l’inglese

Parti

Ricorrenti: Outokumpu Oyj (Espoo, Finlandia); e Luvata Oy, già Outokumpu Copper Products Oy (Espoo) (rappresentanti: J. Ratliff, barrister, F. Distefano e J. Luostarinen, avvocati)

Convenuta: Commissione delle Comunità europee (rappresentante: É. Gippini Fournier, agente)

Oggetto

Da una parte, una domanda di annullamento o di riduzione dell’importo dell’ammenda inflitta alle ricorrenti in forza dell’art. 2, lett. b), della decisione della Commissione 16 dicembre 2003, C (2003) 4820 def., relativa ad un procedimento a norma dell’art. 81 [CE] e dell’art. 53 dell’accordo SEE (Caso COMP/E 1/38.240 — Tubi industriali) e, dall’altra, una domanda riconvenzionale della Commissione diretta all’aumento dell’importo di predetta ammenda

Dispositivo

1)

Il ricorso è respinto.

2)

L’Outokumpu Oyj e la Luvata Oy sono condannate alle spese.


(1)  GU C 118 del 30.4.2004.


4.7.2009   

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C 153/33


Sentenza del Tribunale di primo grado 6 maggio 2009 — KME Germany e a./Commissione delle Comunità europee

(Causa T-127/04) (1)

(«Concorrenza - Intese - Mercato dei tubi industriali in rame - Decisione che accerta un’infrazione dell’art. 81 CE - Fissazione dei prezzi e ripartizione dei mercati - Ammende - Impatto concreto sul mercato - Dimensioni del mercato interessato - Durata dell’infrazione - Circostanze attenuanti - Cooperazione»)

2009/C 153/62

Lingua processuale: l'inglese

Parti

Ricorrenti: KME Germany AG, già KM Europa Metal AG (Osnabruck, Germania), KME France SAS, già Tréfimétaux SA (Courbevoie Francia), KME Italy SpA, già Europa Metalli SpA (Firenze) (rappresentanti: M. Siragusa, A. Winckler, G.C. Rizza, T. Graf e M. Piergiovanni, avvocati)

Convenuta: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: É. Gippini Fournier, agente, assistito dal sig. C. Thomas, solicitor)

Oggetto

Da una parte, una domanda di annullamento o di riduzione dell’importo delle ammende inflitte alle ricorrenti in forza dell’art. 2, lett. c), d) ed e) della decisione della Commissione 16 dicembre 2003, C (2003) 4820 def., relativa ad un procedimento a norma dell’art. 81 [CE] e dell’art. 53 dell’accordo SEE (Caso COMP/E 1/38.240 — Tubi industriali) e, dall’altra, una domanda riconvenzionale della Commissione diretta all’aumento dell’importo di dette ammende

Dispositivo

1)

Il ricorso è respinto.

2)

La KME Germany AG, la KME France SAS e la KME Italy SpA sono condannate alle spese.


(1)  GU C 146 del 29.5.2004.


4.7.2009   

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C 153/33


Sentenza del Tribunale di primo grado 7 maggio 2009 — NVV e a./Commissione

(Causa T-151/05) (1)

(«Concorrenza - Concentrazioni - Mercati dell’acquisto di suini e di scrofe vivi destinati alla macellazione - Decisione che dichiara la concentrazione compatibile con il mercato comune - Definizione del mercato geografico rilevante - Obbligo di diligenza - Obbligo di motivazione»)

2009/C 153/63

Lingua processuale: l'olandese

Parti

Ricorrente: Nederlandse Vakbond Varkenshouders e a. (Lunteren, Paesi Bassi), Marius Schep (Lopik, Paesi Bassi) e Nederlandse Bond Van Handelaren in Vee (NBHV) (L’Aia, Paesi Bassi) (rappresentanti: inizialmente, avv.ti J. Kneppelhout e M. van der Kaden, successivamente avv. J. Kneppelhout)

Convenuta: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: inizialmente, sigg. A. Whelan e S. Noë, successivamente sigg. A. Bouquet e Noë, agenti)

Interveniente a sostegno della convenuta: Sovion NV (Best, Paesi Bassi) (rappresentanti: avv.ti J. de Pree e W. Geursen)

Oggetto

Domanda di annullamento della decisione della Commissione 21 dicembre 2004 che dichiara un’operazione di concentrazione compatibile con il mercato comune e il funzionamento dell’accordo SEE (procedimento COMP/M.3605)

Dispositivo

1)

Il ricorso è respinto.

2)

La Nederlandse Vakbond Varkenshouders (NVV), il sig. Marius Schep e la Nederlandse Bond van Handelaren in Vee (NBHV) sopporteranno le loro spese nonché quelle sostenute dalla Commissione e dalla Sovion NV.


(1)  GU C 171 del 9.7.2005.


4.7.2009   

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C 153/34


Sentenza del Tribunale di primo grado 7 maggio 2009 — NHL Enterprises/UAMI — Glory & Pompea (LA KINGS)

(Causa T-414/05) (1)

(Marchio comunitario - Procedimento d’opposizione - Domanda di marchio comunitario figurativo LA KINGS - Marchio nazionale figurativo anteriore KING - Impedimento relativo alla registrazione - Assenza di rischio di confusione - Art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94)

2009/C 153/64

Lingua processuale: l'inglese

Parti

Ricorrente: NHL Enterprises (Rijswijk, Paesi Bassi) (rappresentanti: G. Llewelyn, solicitor, avv. V. Barresi, poi M. Collins, solicitor)

Convenuto: Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (rappresentanti: J. Novais Gonçalves e D. Botis, agenti)

Controinteressata dinanzi alla commissione di ricorso dell’UAMI, interveniente dinanzi al Tribunale: Glory & Pompea, SA (Mataró, Spagna)

Oggetto

Ricorso proposto avverso la decisione della quarta commissione di ricorso dell’UAMI 6 luglio 2005 (procedimento R 371/2003-4) relativa ad un procedimento di opposizione tra la Glory & Pompea, SA e la NHL Enterprises BV.

Dispositivo

1)

La decisione della quarta commissione di ricorso dell’Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI) 6 luglio 2005 (procedimento R 371/2003-4) è annullata.

2)

L’UAMI sopporterà le proprie spese nonché quelle sostenute dalla NHL Enterprises BV.


(1)  GU C 36 dell’11.2.2006


4.7.2009   

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C 153/34


Sentenza del Tribunale di primo grado 14 maggio 2009 — Fiorucci/UAMI — Edwin (ELIO FIORUCCI)

(Causa T-165/06) (1)

(Marchio comunitario - Procedimento di nullità e di decadenza - Marchio comunitario denominativo ELIO FIORUCCI - Registrazione come marchio di un nome di persona notorio - Artt. 52, n. 2, lett. a), e 50, n. 1, lett. c), del regolamento (CE) n. 40/94)

2009/C 153/65

Lingua processuale: l'italiano

Parti

Ricorrente: Elio Fiorucci (Milano) (rappresentanti: A. Vanzetti, G. Sironi e F. Rossi, avvocati)

Convenuto: Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (rappresentanti: O. Montalto e L. Rampini, agenti)

Controinteressata dinanzi alla commissione di ricorso dell’UAMI, interveniente dinanzi al Tribunale: Edwin Co. Ltd (Tokio, Giappone) (rappresentanti: D. Rigatti, M. Bertani, S. Verea, K. Muraro e M. Balestriero, avvocati)

Oggetto

Ricorso proposto avverso la decisione della prima commissione di ricorso dell’UAMI 6 aprile 2006 (procedimento R 238/2005-1), relativa a un procedimento di nullità e di decadenza tra il sig. Elio Fiorucci e la Edwin Co. Ltd.

Dispositivo

1)

La decisione della prima commissione di ricorso dell’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI) 6 aprile 2006 (procedimento R 238/2005-1) è annullata in quanto contiene un errore di diritto nell’interpretazione dell’art. 8, n. 3, del codice italiano della proprietà industriale.

2)

Il ricorso è respinto quanto al resto.

3)

L’UAMI sopporterà le proprie spese nonché due terzi di quelle sostenute dal sig. Elio Fiorucci.

4)

La Edwin Co. Ltd sopporterà le proprie spese nonché un terzo di quelle sostenute dal sig. Elio Fiorucci.


(1)  GU C 190 del 12.8.2006.


4.7.2009   

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C 153/35


Sentenza del Tribunale di primo grado 19 maggio 2009 — Euro-Information/UAMI (CYBERCREDIT, CYBERGESTION, CYBERGUICHET, CYBERBOURSE e CYBERHOME)

(Cause riunite T-211/06, T-213/06, T-245/06, T-155/07 e T-178/07) (1)

(Marchio comunitario - Domande di marchi comunitari denominativi CYBERCREDIT, CYBERGESTION, CYBERGUICHET, CYBERBOURSE e CYBERHOME - Impedimento assoluto alla registrazione - Mancanza di carattere distintivo - Art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 - Mancanza di carattere distintivo acquisito in seguito all'uso - Art. 7, n. 3, del regolamento n. 40/94)

2009/C 153/66

Lingua processuale: il francese

Parti

Ricorrente: Européenne de traitement de l’information (Euro-Information) (Strasburgo, Francia) (rappresentanti: avv.ti P. Greffe, J. Schouman, A. Jacquet e L. Paudrat)

Convenuto: Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (rappresentante: A. Folliard-Monguiral, agente)

Oggetto

Ricorso proposto avverso le decisioni della prima commissione di ricorso dell’UAMI 24 maggio (procedimento R 0068/2006-1), 12 giugno (procedimento R 0066/2006-1), 5 luglio 2006 (procedimento R 0067/2006-1), 28 febbraio (procedimento R 1046/2006-1) e 15 marzo 2007 (procedimento R 0067/2006-1), relative alla registrazione dei segni CYBERGESTION (procedimento T 213/06), CYBERCREDIT (procedimento T 211/06), CYBERGUICHET (procedimento T 245/06), CYBERBOURSE (procedimento T 155/07) e CYBERHOME (procedimento T 178/07) come marchi comunitari

Dispositivo

1)

I ricorsi sono respinti.

2)

L’Européenne de traitement de l’information (Euro-Information) è condannata alle spese


(1)  GU C 249 del 14.10.2006


4.7.2009   

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C 153/35


Sentenza del Tribunale di primo grado 7 maggio 2009 — Omnicare/UAMI — Astellas Pharma (OMNICARE)

(Causa T-277/06) (1)

(«Marchio comunitario - Opposizione - Domanda di marchio comunitario denominativo OMNICARE - Marchio nazionale figurativo anteriore OMNICARE - Rigetto di una richiesta di restitutio in integrum»)

2009/C 153/67

Lingua processuale: l'inglese

Parti

Ricorrente: Omnicare, Inc. (Covington, Kentucky, Stati Uniti) (rappresentanti: inizialmente M. Edenborough, barrister, e O. Patterson, solicitor, successivamente M. Edenborough)

Convenuto: Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (rappresentanti: inizialmente S. Laitinen, successivamente G. Schneider, agenti)

Controinteressata dinanzi alla commissione di ricorso dell’UAMI, interveniente dinanzi al Tribunale: Astellas Pharma GmbH (Monaco, Germania) (rappresentante: A. Franke, avvocato)

Oggetto

Ricorso proposto contro la decisione della seconda commissione di ricorso dell’UAMI 24 luglio 2006 (procedimento R 446/2006-2), relativa ad un’opposizione tra la Yamanouchi Pharma GmbH e la Omnicare, Inc.,e che respinge la richiesta di restitutio in integrum avanzata da quest’ultima.

Dispositivo

1)

La decisione della seconda commissione di ricorso dell’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI) 24 luglio 2006 (procedimento R 446/2006-2) è annullata.

2)

L’UAMI è condannato a sopportare, oltre alle proprie, anche le spese sostenute dalla Omnicare, Inc.

3)

La Astellas Pharma GmbH sopporterà le proprie spese.


(1)  GU C 294 del 2.12.2006.


4.7.2009   

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C 153/36


Sentenza del Tribunale di primo grado 20 maggio 2009 — VIP Car Solutions/Parlamento

(Causa T-89/07) (1)

(Appalti pubblici di servizi - Bandi di gara comunitari - Trasporto dei membri del Parlamento europeo in autovettura e in minibus con conducente durante i periodi di sessione a Strasburgo - Rigetto dell’offerta di un’impresa - Obbligo di motivazione - Diniego di comunicazione del prezzo proposto dall’impresa offerente vincitrice della gara - Ricorso per il risarcimento del danno)

2009/C 153/68

Lingua processuale: il francese

Parti

Ricorrente: VIP Car Solutions SARL (Hoenheim, Francia) (rappresentanti: G. Welzer e S. Leuvrey, avvocati)

Convenuto: Parlamento europeo (rappresentanti: D. Petersheim e M. Ecker, agenti)

Oggetto

Da un lato, la domanda di annullamento della decisione con cui il Parlamento ha negato alla ricorrente l’attribuzione dell’appalto oggetto del bando di gara PE/2006/06/UTD/1, relativo al trasporto dei membri del Parlamento in autovettura e in minibus con conducente durante i periodi di sessione a Strasburgo e, dall’altro, la domanda di risarcimento del danno

Dispositivo

1)

La decisione con cui il Parlamento europeo ha negato alla VIP Car Solutions SARL l’attribuzione dell’appalto oggetto del bando di gara PE/2006/06/UTD/1 è annullata.

2)

Il ricorso è respinto quanto al resto.

3)

Il Parlamento è condannato alle spese.


(1)  GU C 117 del 29.5.2007.


4.7.2009   

IT

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C 153/36


Sentenza del Tribunale di primo grado 7 maggio 2009 — Klein Trademark Trust/OHMI — Zafra Marroquineros (CK CREACIONES KENNYA)

(Causa T-185/07) (1)

(«Marchio comunitario - Opposizione - Domanda di marchio denominativo comunitario CK CREACIONES KENNYA - Marchio figurativo comunitario anteriore CK Calvi Klein e marchi figurativi nazionali anteriori CK - Impedimento relativo alla registrazione - Assenza di rischio di confusione - Assenza di somiglianza dei segni - Art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94»)

2009/C 153/69

Lingua processuale: lo spagnolo

Parti

Ricorrente: Klein Trademark Trust (Wilmington, Delaware, Stati Uniti) (rappresentanti: avv.ti T. Andrade Boué, I. Lehmann Novo e A. Hernández Lehmann)

Convenuto: Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (rappresentante: O. Mondéjar Ortuño, agente)

Controinteressata dinanzi alla commissione di ricorso dell’UAMI, interveniente dinanzi al Tribunale: Zafra Marroquineros, SL (Caravaca de la Cruz, Spagna) (rappresentante: avv. J. Martín Álvarez)

Oggetto

Ricorso proposto contro la decisione della seconda commissione di ricorso dell’UAMI 29 marzo 2007 (procedimento R 314/2006-2), relativa al procedimento di opposizione tra il Calvin Klein Trademark Trust e la Zafra Marroquineros, SL

Dispositivo

1)

Il ricorso è respinto.

2)

Il Calvin Klein Trademark Trust è condannato alle spese.


(1)  GU C 170 del 21.7.2007.


4.7.2009   

IT

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C 153/37


Sentenza del Tribunale di primo grado 20 maggio 2009 — CFCMCEE/UAMI (P@YWEB CARD e PAYWEB CARD)

(Cause riunite T-405/07 e T-406/07) (1)

(Marchio comunitario - Domande di marchi comunitari denominativi P@YWEB/email CARD e PAYWEB CARD - Impedimenti assoluti alla registrazione - Parziale assenza di carattere distintivo - Art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94)

2009/C 153/70

Lingua processuale: il francese

Parti

Ricorrente: Caisse fédérale du Crédit mutuel Centre Est Europe (CFCMCEE) (Strasburgo, Francia) (rappresentanti: avv.ti P. Greffe, J. Schouman e L. Paudrat)

Convenuto: Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (rappresentante: A. Folliard-Monguiral, agente)

Oggetto

Ricorsi proposti rispettivamente contro le decisioni della prima commissione di ricorso dell’UAMI 10 luglio 2007 (procedimento R 119/2007-1) e 12 settembre 2007 (procedimento R 120/2007-1), in relazione a domande di registrazione dei segni denominativi P@YWEB CARD e PAYWEB CARD come marchi comunitari

Dispositivo

1)

Le decisioni della prima commissione di ricorso dell’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI) 10 luglio 2007 (procedimento R 119/2007-1) e 12 settembre 2007 (procedimento R 120/2007-1) sono annullate nella parte in cui rifiutano la registrazione come marchi comunitari dei segni denominativi P@YWEB CARD e PAYWEB CARD per gli apparecchi e strumenti fotografici, cinematografici, di segnalazione, di controllo (ispezione), apparecchi per la registrazione, la trasmissione, la riproduzione del suono o delle immagini; dischi acustici, agende elettroniche, distributori automatici, nastri video, distributori di banconote, di biglietti, di saldi contabili, di estratti conto, telecamere (apparecchi cinematografici), videocamere, videocassette, CD-ROM, lettori di codici a barre, dischi compatti (audio-video), dischi ottici compatti, rivelatori di denaro falso, floppy disk, supporti di dati magnetici, supporti di dati ottici, schermi video, apparecchi per il trattamento dell’informazione, apparecchi di intercomunicazione, interfacce (informatiche), lettori (informatici), software (programmi registrati), monitor (programmi di computer), computer, periferiche di computer, programmi di computer registrati, programmi di sistemi operativi registrati (per computer), posti radiotelefonici, riceventi (audio, video), apparecchi telefonici, apparecchi televisivi, apparecchi per la registrazione del tempo, trasmettitori (telecomunicazione), unità centrali di trattamento (processori) rientranti nella classe 9 nonché i servizi denominati agenzie d’informazioni (notizie) segnatamente nel settore bancario, comunicazioni radiofoniche, comunicazioni telefoniche, spedizione di dispacci, trasmissione di dispacci, diffusione di programmi televisivi, trasmissioni radiofoniche, trasmissioni televisive, locazione di apparecchi di telecomunicazione, locazione di apparecchi per la trasmissione di messaggi, locazione di telefoni, radiotelefonia mobile, servizi telefonici rientranti nella classe 38 ai sensi dell’Accordo di Nizza 15 giugno 1957, relativo alla classificazione internazionale dei prodotti e dei servizi ai fini della registrazione dei marchi, quale riveduto e modificato.

2)

Il ricorso è respinto quanto al resto.

3)

La Caisse fédérale du Crédit mutuel Centre Est Europe (CFCMCEE) e l’UAMI sopporteranno le proprie spese.


(1)  GU C 8 del 12.1.2008.


4.7.2009   

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C 153/37


Sentenza del Tribunale di primo grado 12 maggio 2009 — Jurado Hermanos/UAMI (JURADO)

(Causa T-410/07) (1)

(«Marchio comunitario - Marchio comunitario denominativo JURADO - Mancanza di domanda di rinnovo da parte del titolare del marchio - Cancellazione del marchio alla scadenza della registrazione - Richiesta di restitutio in integrum presentata dal licenziatario esclusivo»)

2009/C 153/71

Lingua processuale: lo spagnolo

Parti

Ricorrente: Jurado Hermanos, SL (Alicante, Spagna) (rappresentante: C. Martín Álvarez, avocat)

Convenuto: Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (rappresentanti: O. Montalto e P. López Fernández de Corres, agenti)

Oggetto

Ricorso presentato avverso la decisione della seconda commissione di ricorso dell’UAMI 3 settembre 2007 (procedimento R 866/2007-2), relativo alla richiesta di restitutio in integrum presentata dalla ricorrente

Dispositivo

1)

Il ricorso è respinto.

2)

La Jurado Hermanos, SL è condannata alle spese, ivi comprese quelle relative al procedimento sommario.


(1)  GU C 8 del 12.1.2008.


4.7.2009   

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C 153/38


Sentenza del Tribunale di primo grado 13 maggio 2009 — Aurelia Finance/UAMI (AURELIA)

(Causa T-136/08) (1)

(Marchio comunitario - Marchio comunitario denominativo AURELIA - Mancato versamento della tassa di rinnovo - Cancellazione del marchio alla scadenza della registrazione - Richiesta di restitutio in integrum)

2009/C 153/72

Lingua processuale: l'inglese

Parti

Ricorrente: Aurelia Finance SA (Ginevra, Svizzera) (rappresentanti: M. Elmslie, solicitor, e N. Saunders, barrister)

Convenuto: Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (rappresentante: D. Botis, agente)

Oggetto

Ricorso proposto contro la decisione della prima commissione di ricorso dell’UAMI 9 gennaio 2008 (procedimento R 1214/2007 1), relativa alla richiesta di restitutio in integrum presentata dalla ricorrente

Dispositivo

1)

Il ricorso è respinto

2)

La Aurelia finance SA è condannata alle spese.


(1)  GU C 128 del 24.5.2008.


4.7.2009   

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C 153/38


Sentenza del Tribunale di primo grado 13 maggio 2009 — Schuhpark Fascies/UAMI — Leder & Schuh (jello SCHUHPARK)

(Causa T-183/08) (1)

(«Marchio comunitario - Opposizione - Domanda di marchio comunitario figurativo e denominativo jello SCHUHPARK - Marchio nazionale denominativo anteriore Schuhpark - Impedimento relativo - Prova dell’uso del marchio anteriore - Art. 43, n. 2, del regolamento (CE) n. 40/94»)

2009/C 153/73

Lingua processuale: il tedesco

Parti

Ricorrente: Schuhpark Fascies GmbH (Warendorf, Germania) (rappresentanti: avv.ti A. Peter e J. Braune)

Convenuto: Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (rappresentante: S. Schäffner, agente)

Controinteressata dinanzi alla commissione di ricorso dell’UAMI, interveniente dinanzi al Tribunale: Leder & Schuh AG (Graz, Austria) (rappresentanti: avv.ti A. W. Kellenter e A. Schlaffge)

Oggetto

Ricorso proposto contro la decisione della quarta commissione di ricorso dell’UAMI 13 marzo 2008, R 1560/2006-4, relativa ad un procedimento di opposizione tra la Schuhpark Fascies GmbH e la Leder & Schuh AG

Dispositivo

1)

Il ricorso è respinto.

2)

La Schuhpark Fascies GmbH è condannata alle spese.


(1)  GU C 171 del 5.7.2008


4.7.2009   

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C 153/38


Ordinanza del Tribunale di primo grado 29 aprile 2009 — HALTE/Commissione

(Causa T-58/06) (1)

(«Aiuti di Stato - Denuncia - Ricorso in carenza - Presa di posizione della Commissione che mette fine alla carenza - Non luogo a provvedere»)

2009/C 153/74

Lingua processuale: il francese

Parti

Ricorrente: Honorable Association de Logisticiens et de Transporteurs Européens (HALTE) (Neuilly-sur-Seine, Francia) (rappresentante: avv. J.-L. Lesquins)

Convenuta: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: C. Giolito e E. Righini, agenti)

Oggetto

Domanda diretta a far constatare, ai sensi dell’art. 232 CE, che essendosi astenuta dall’avviare il procedimento formale di esame di cui all’art. 88, n. 2, CE e dall’adottare misure conservative con riguardo all’aiuto asseritamente concesso nell’ambito dell’operazione di cessione di Sernam SA, la Commissione è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza del diritto comunitario.

Dispositivo

1)

Non vi è più luogo a provvedere sul presente ricorso.

2)

L’Honorable Association de Logisticiens et de Transporteurs Européens (HALTE) e la Commissione sopporteranno le proprie spese.


(1)  GU C 96 del 22.4.2006.


4.7.2009   

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C 153/39


Ordinanza del Tribunale di primo grado 28 aprile 2009 — Tailor/UAMI (Raffigurazione di una tasca sinistra)

(Causa T-282/07) (1)

(«Marchio comunitario - Domanda di marchio figurativo comunitario raffigurante una tasca sinistra - Impedimento assoluto alla registrazione - Mancanza di carattere distintivo - Art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94 - Ricorso manifestamente infondato in diritto»)

2009/C 153/75

Lingua processuale: il tedesco

Parti

Ricorrente: Tom Tailor GmbH (Amburgo, Germania) (rappresentanti: avv.ti S. O. Gillert, K. Vanden Bossche e F. Schiwek)

Convenuto: Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) G. Schneider, agente)

Oggetto

Ricorso proposto avverso la decisione della prima commissione di ricorso dell’UAMI 15 maggio 2007 (procedimento R 669/2006-1) relativo alla registrazione di un segno figurativo che rappresenta una tasca sinistra come marchio comunitario.

Dispositivo

1)

Il ricorso è respinto in quanto manifestamente infondato in diritto.

2)

La Tom Tailor GmbH è condannata alle spese.


(1)  GU C 235 del 6.10.2007.


4.7.2009   

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C 153/39


Ordinanza del Tribunale di primo grado 28 aprile 2009 — Tailor/UAMI (Raffigurazione di una tasca destra)

(Causa T-283/07) (1)

(«Marchio comunitario - Domanda di marchio figurativo comunitario raffigurante una tasca destra - Impedimento assoluto alla registrazione - Mancanza di carattere distintivo - Art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94 - Ricorso manifestamente infondato in diritto»)

2009/C 153/76

Lingua processuale: il tedesco

Parti

Ricorrente: Tom Tailor GmbH (Amburgo, Germania) (rappresentanti: avv.ti S. O. Gillert, K. Vanden Bossche e F. Schiwek)

Convenuto: Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (G. Schneider, agente)

Oggetto

Ricorso proposto avverso la decisione della prima commissione di ricorso dell’UAMI 15 maggio 2007 (procedimento R 668/2006-1) relativo alla registrazione di un segno figurativo che rappresenta una tasca destra come marchio comunitario.

Dispositivo

1)

Il ricorso è respinto in quanto manifestamente infondato in diritto.

2)

La Tom Tailor GmbH è condannata alle spese.


(1)  GU C 235 del 6.10.2007.


4.7.2009   

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C 153/39


Ricorso proposto il 30 gennaio 2009 — Al Barakaat International Foundation/Commissione

(Causa T-45/09)

2009/C 153/77

Lingua processuale: lo svedese

Parti

Ricorrente: Al Barakaat International Foundation (Spånga, Svezia) (rappresentanti: avv.ti L. Silbersky e T. Olsson)

Convenuta: Commissione delle Comunità europee

Conclusioni della ricorrente

Annullare il regolamento (CE) della Commissione n. 1190/2008, nella parte che concerne la Al-Barakaat International Foundation;

condannare la Commissione alle spese del procedimento per un importo che viene determinato successivamente.

Motivi e principali argomenti

La ricorrente chiede l’annullamento del regolamento (CE) della Commissione 28 novembre 2008, n. 1190, recante centunesima modifica del regolamento (CE) n. 881/2002 che impone specifiche misure restrittive nei confronti di determinate persone ed entità associate a Osama bin Laden, alla rete Al-Qaeda e ai Talibani (1), in forza del quale la ricorrente resta nell'elenco delle persone, gruppi e entità ai quali si applica il congelamento di fondi e di altre risorse finanziarie conformemente al regolamento n. 881/2002 (2). Il regolamento n. 1190/2008 è stato adottato dopo la sentenza della Corte 3 settembre 2008, cause riunite C-402/05 P e C-415/05 P, Kadi e Al Barakaat International Foundation/Consiglio e Commissione (non ancora pubblicata nella Raccolta), che ha dichiarato nullo il precedente regolamento, contenente il nome della ricorrente.

A sostegno delle sue allegazioni la ricorrente deduce i seguenti motivi di diritto:

Eccesso di potere da parte della Commissione, in quanto l’obbligo di correggere i vizi nel procedimento amministrativo non conferirebbe alla Commissione il potere di modificare o completare la lista.

Violazione dell’obbligo di motivazione, del principio di diligenza e dei diritti della difesa e di tutela giurisdizionale effettiva, in quanto la motivazione per cui la ricorrente resta nell’elenco mancherebbe di precise informazioni in merito all’asserito collegamento tra la ricorrente, da una parte, e Al-Qaida, Osama Bin Ladin e i Talibani, dall’altra.

Violazione del principio d’irretroattività delle leggi, in quanto l’inclusione della ricorrente nell’elenco si baserebbe su eventi risalenti a 10 anni prima.

Violazione del principio di proporzionalità, in quanto le misure di congelamento previste dal regolamento controverso costituirebbero un intervento sproporzionato e inaccettabile, tale da incidere sul diritto al rispetto della proprietà.


(1)  GU L 322, pag. 25.

(2)  Regolamento (CE) del Consiglio 27 maggio 2002, n. 881, che impone specifiche misure restrittive nei confronti di determinate persone ed entità associate a Osama bin Laden, alla rete Al-Qaeda e ai Talibani e abroga il regolamento (CE) n. 467/2001 che vieta l'esportazione di talune merci e servizi in Afghanistan, inasprisce il divieto dei voli e estende il congelamento dei capitali e delle altre risorse finanziarie nei confronti dei Talibani dell'Afghanistan (GU L 139, pag. 9).


4.7.2009   

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C 153/40


Ricorso proposto il 2 aprile 2009 — Eliza/UAMI — Went Computing Consultancy Group (eliza)

(Causa T-130/09)

2009/C 153/78

Lingua in cui è redatto il ricorso: l'inglese

Parti

Ricorrente: Eliza Corporation (Beverly, Stati Uniti) (rappresentante: avv. R. Köbbing)

Convenuto: Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli)

Controinteressata dinanzi alla commissione di ricorso: Went Computing Consultancy Group BV (Utrecht, Paesi Bassi)

Conclusioni della ricorrente

Annullare la decisione della quarta commissione di ricorso dell’Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) 2 febbraio 2009, procedimento R 1244/2008-4; e

condannare l’UAMI alle spese.

Motivi e principali argomenti

Richiedente il marchio comunitario: la ricorrente

Marchio comunitario di cui trattasi: il marchio figurativo «eliza», per prodotti e servizi delle classi 9, 37 e 42

Titolare del marchio o del segno su cui si fonda l’opposizione: la controinteressata dinanzi alla commissione di ricorso

Marchio o segno sui cui si fonda l’opposizione: registrazione comunitaria del marchio denominativo «ELISE» per prodotti e servizi delle classi 9, 16, 35 e 42

Decisione della divisione di opposizione: accoglimento dell’opposizione

Decisione della commissione di ricorso: rigetto del ricorso

Motivi dedotti: Violazione dell’art. 8, n. 1, lett. b) del regolamento del Consiglio n. 40/94 (1) [divenuto art. 8, n. 1, lett. b) del regolamento del Consiglio n. 207/2009] in quanto la commissione di ricorso sarebbe incorsa in errore nel ritenere sussistente un rischio di confusione tra i marchi di cui trattasi per il pubblico di riferimento


(1)  Sostituito dal regolamento (CE) del Consiglio 26 febbraio 2009, n. 207, sul marchio comunitario (GU L 78, pag. 1).


4.7.2009   

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C 153/40


Ricorso proposto il 7 aprile 2009 — Muñoz Arraiza/UAMI — Consejo Regulador de la Denominación de Origen Calificada Rioja (RIOJAVINA)

(Causa T-138/09)

2009/C 153/79

Lingua processuale: lo spagnolo

Parti

Ricorrente: Félix Muñoz Arraiza (Logroño, Spagna) (rappresentanti: avv.ti J. Grimau Muñoz e J. Villamor Muguerza)

Convenuto: Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli).

Controinteressata dinanzi alla commissione di ricorso: Consejo Regulador de la Denominación de Origen Calificada Rioja (Logroño, Spagna)

Conclusioni del ricorrente

Annullare la decisione della seconda commissione di ricorso dell’Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno 29 gennaio 2009 nel procedimento R 721/2008-2, consentendo la registrazione del marchio comunitario richiesto “RIOJAVINA” (marchio denominativo) nelle classi 29, 30 e 35;

condannare il convenuto alle spese.

Motivi e principali argomenti

Richiedente il marchio comunitario: il ricorrente.

Marchio comunitario di cui trattasi: marchio denominativo “RIOJAVINA” (domanda di registrazione n. 4 121 621), per prodotti e servizi delle classi 29, 30 e 35.

Titolare del marchio o del segno su cui si fonda l’opposizione: Consejo Regulador de la Denominación de Origen Calificada Rioja.

Marchio o segno sui cui si fonda l’opposizione: svariati marchi registrati, fra i quali va segnalato il marchio figurativo “RIOJA” (n. 226 118), per prodotti della classe 32, e il marchio figurativo internazionale “RIJOA” (n. 655 291), per prodotti della classe 33.

Decisione della divisione di opposizione: accoglimento parziale dell’opposizione.

Decisione della commissione di ricorso: rigetto del ricorso.

Motivi dedotti: errata applicazione dell’art. 8, n. 1, del regolamento (CE) del Consiglio n. 40/94, sul marchio comunitario GU 1994, L 11, pag. 1) (sostituito dal regolamento del Consiglio 26 febbraio 2009, n. 207, sul marchio comunitario, GU L 78, pag. 1).


4.7.2009   

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C 153/41


Impugnazione proposta l’8 aprile 2009 dalla Commissione delle Comunità europee avverso la sentenza del Tribunale della funzione pubblica 29 gennaio 2009, causa F-98/07, Petrilli/Commissione

(Causa T-143/09 P)

2009/C 153/80

Lingua processuale: il francese

Parti

Ricorrente: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: D. Martin e B. Eggers, agenti)

Altra parte nel procedimento: Nicole Petrilli (Woluwé-Saint-Étienne, Belgio)

Conclusioni della ricorrente

Annullare la sentenza del Tribunale della funzione pubblica 29 gennaio 2009, causa F-98/07, Petrilli, e

dichiarare che ciascuna parte sopporterà le proprie spese relative al presente procedimento e a quello proposto quello dinanzi al Tribunale della funzione pubblica.

Motivi e principali argomenti

Con la presente impugnazione la Commissione domanda l’annullamento della sentenza del Tribunale della funzione pubblica (TFP) 29 gennaio 2009, causa F-98/07, Petrilli/Commissione, con cui il TFP ha annullato la decisione della Commissione 20 luglio 2007, che respingeva la domanda di proroga di un contratto quale agente contrattuale relativamente all’interessata.

A sostegno della sua impugnazione la Commissione deduce tre motivi relativi:

alla circostanza che, secondo la Commissione, il TFP avrebbe dovuto dichiarare irricevibile il ricorso, considerato che la decisione annullata non avrebbe effettivamente riesaminato e approfondito la situazione personale dell’interessata;

ad un errore di diritto, dal momento che il TFP ha dichiarato che la regola dei sei anni contenuta nella decisione 28 aprile, C(2004)1597/6, relativa alla durata massima di impiego di personale non permanente presso i servizi della Commissione (1) viola l’art. 88 del regime applicabile agli altri agenti delle Comunità europee;

ad un errore di diritto, in quanto il TFP ha dichiarato che l’illegittimità della regola dei sei anni è di per sé sufficiente a far sorgere la responsabilità extracontrattuale della Commissione, senza verificare inoltre che la Commissione avrebbe, in modo grave e manifesto, violato il suo ampio potere di valutazione discrezionale nell’interesse del servizio non avendo rinnovato il contratto dell’interessata.


(1)  Pubblicato nelle Informazioni amministrative, n. 75-2004, del 24 giugno 2004.


4.7.2009   

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C 153/41


Ricorso proposto il 9 aprile 2009 — Trelleborg Industrie/Commissione

(Causa T-147/09)

2009/C 153/81

Lingua processuale: l'inglese

Parti

Ricorrente: Trelleborg Industrie SAS (Clermont Ferrand, Francia) (rappresentanti: J. Joshua, barrister ed E. Aliende Rodríguez, avvocato)

Convenuta: Commissione delle Comunità europee

Conclusioni della ricorrente

Annullare parzialmente l’art. 1 della decisione impugnata, per quanto questa riguarda la ricorrente, ed in ogni caso, quantomeno, nella parte in cui constata che la ricorrente ha commesso una qualsivoglia violazione anteriormente al 21 giugno 1999;

ridurre l’ammenda inflitta alla ricorrente, così da correggere gli errori manifesti nella decisione;

condannare la Commissione alle spese.

Motivi e principali argomenti

La ricorrente chiede l’annullamento della decisione della Commissione 28 gennaio 2009, C(2009) 428 def., relativa ad un procedimento di applicazione dell’art. 81 CE e dell’art. 53 SEE, nel caso COMP/39406 — tubi marini, nella parte in cui la ritiene responsabile di aver preso parte ad un’infrazione unica e continuata nel settore dei tubi marini nello SEE, consistente nell’attribuzione di appalti, nella fissazione di prezzi, quote e condizioni di vendita, nella ripartizione del mercato geografico e nello scambio di informazioni confidenziali su prezzi, volumi di vendita e gare di appalto. Inoltre, domanda la riduzione dell’ammenda inflitta alla ricorrente.

La ricorrente deduce tre motivi a sostegno delle proprie domande.

In primo luogo, sostiene che il potere della Commissione di infliggere ammende per periodi anteriori al 21 giugno 1999 si è prescritto ai sensi dell’art. 25, n. 1, del regolamento n. 1/2003, poiché la ricorrente deduce che la Commissione è incorsa in un errore manifesto in fatto ed in diritto, ritenendo che la ricorrente avesse commesso un’infrazione unica e continuata.

In secondo luogo, afferma che la Commissione non ha un legittimo interesse a adottare un provvedimento di accertamento di infrazioni per il primo periodo, terminato nel maggio 1997.

In terzo luogo, in subordine, la ricorrente sostiene che la Commissione l’ha illegittimamente discriminata, avendola trattata in maniera differente rispetto ad un altro destinatario con riferimento alla responsabilità per un predecessore della società, ed ha violato il diritto al contraddittorio e l’obbligo di motivazione.


4.7.2009   

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C 153/42


Ricorso proposto l’11 aprile 2009 — Rintisch/UAMI — Valfeuri Pates Alimentaires (PROTIACTIVE)

(Causa T-152/09)

2009/C 153/82

Lingua in cui è redatto il ricorso: l’inglese

Parti

Ricorrente: Bernhard Rintisch (Bottrop, Germania) (rappresentante: avv. A. Dreyer)

Convenuto: Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli)

Controinteressata dinanzi alla commissione di ricorso: Valfeuri Pates Alimentaires SA (Wittenheim, Francia)

Conclusioni della ricorrente

Annullare la decisione della quarta commissione di ricorso dell’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) 3 febbraio 2009, procedimento R 1661/2007-4; e

condannare l’UAMI alle spese.

Motivi e principali argomenti

Richiedente il marchio comunitario: la controinteressata dinanzi alla commissione di ricorso

Marchio comunitario di cui trattasi: il marchio denominativo «PROTIACTIVE», per prodotti delle classi 5, 29 e 30 — domanda di registrazione n. 4 843 348

Titolare del marchio o del segno su cui si fonda l’opposizione: la ricorrente

Marchio o segno sui cui si fonda l’opposizione: registrazione tedesca del marchio denominativo «PROTI», per prodotti delle classi 29 e 32; registrazione tedesca del marchio figurativo “PROTIPOWER” per prodotti delle classi 5, 29 e 32; registrazione tedesca del marchio denominativo «PROTIPLUS» per prodotti delle classi 5, 29 e 32; registrazione tedesca del marchio denominativo «PROTITOP» per prodotti delle classi 5, 29, 30 e 32; registrazione comunitaria del marchio denominativo «PROTI» per prodotti delle classi 5 e 29

Decisione della divisione di opposizione: rigetto dell’opposizione

Decisione della commissione di ricorso: rigetto del ricorso

Motivi dedotti: Violazione dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento del Consiglio n. 40/94 (1) [divenuto art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento del Consiglio n. 207/2009] in quanto la commissione di ricorso non avrebbe valutato nel merito l’opposizione; violazione dell’art. 74, n. 2, del regolamento del Consiglio n. 40/94 (divenuto art. 76, n. 2, del regolamento del Consiglio n. 207/2009) in quanto la commissione di ricorso avrebbe omesso di esercitare un suo potere discrezionale o, perlomeno, avrebbe omesso di motivare il modo in cui avrebbe esercitato il suo potere discrezionale; sviamento di potere in quanto la commissione di ricorso avrebbe errato nel non tenere in considerazione documenti e prove sottoposte dalla ricorrente


(1)  Sostituito dal regolamento (CE) del Consiglio 26 febbraio 2009, n. 207, sul marchio comunitario (GU L 78, pag. 1).


4.7.2009   

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C 153/42


Ricorso proposto il 15 aprile 2009 — Maxcom/UAMI — Maxdata Computer (maxcom)

(Causa T-155/09)

2009/C 153/83

Lingua processuale: il polacco

Parti

Ricorrente: Maxcom sp. z o.o. (Tychy, Polonia) (rappresentante: avv. P. Kral)

Convenuto: Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli).

Controinteressata dinanzi alla commissione di ricorso: Maxdata Computer GmbH & Co. KG (Marl, Germania)

Conclusioni della ricorrente

Annullare la decisione della seconda commissione di ricorso dell’UAMI 30 gennaio 2009, nel procedimento R 1019/2009-2, notificata alla ricorrente il 16 febbraio 2009.

Condannare l’UAMI e l’interveniente a sopportare le spese del procedimento.

Motivi e principali argomenti

Richiedente il marchio comunitario: la ricorrente.

Marchio comunitario di cui trattasi: marchio figurativo «maxcom» per prodotti delle classi 9 e 11

Titolare del marchio o del segno su cui si fonda l’opposizione: Maxdata Computer GmbH & Co. KG

Marchio o segno su cui si fonda l’opposizione: marchio nazionale denominativo «max», registrato in Germania per servizi delle classi 38 e 42 nonché per alcuni prodotti della classe 9

Decisione della divisione di opposizione: accoglimento dell’opposizione con riferimento ai prodotti della classe 9.

Decisione della commissione di ricorso: rigetto del ricorso proposto dalla ricorrente.

Motivi dedotti: violazione dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94 [attualmente art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 207/2009 (1)].


(1)  Regolamento (CE) del Consiglio 26 febbraio 2009, n. 207, sul marchio comunitario (Versione codificata), GU L 78, pag. 1.


4.7.2009   

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C 153/43


Ricorso proposto il 17 aprile 2009 — Four Ace International/UAMI (skiken)

(Causa T-156/09)

2009/C 153/84

Lingua processuale: il tedesco

Parti

Ricorrente: Four Ace International Ltd (rappresentante: avv. G. Uphoff)

Convenuto: Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli)

Conclusioni della ricorrente

Annullare la decisione della quarta commissione di ricorso dell’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno 6 febbraio 2009, procedimento R 519/2008-4 (notificata l’11 febbraio 2009), concernente la richiesta di registrazione di marchio comunitario n. 5 819 371, e riformarla nel senso di ammettere la registrazione anche per i seguenti prodotti e servizi: classe 39 — organizzazione di viaggi e classe 41 — educazione; formazione; divertimento; attività sportive e culturali;

condannare l’Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno alle spese processuali.

Motivi e principali argomenti

Marchio comunitario di cui trattasi: il marchio denominativo «skiken» per servizi delle classi 35, 39, 41 e 43

Decisione dell'esaminatore: parziale rigetto della domanda.

Decisione della commissione di ricorso: parziale rigetto del ricorso.

Motivi dedotti: violazione dell’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94 [divenuto art. 7, n. 1, lett. b) e c), del regolamento (CE) n. 207/2009 (1)], poiché il marchio richiesto disporrebbe del necessario carattere distintivo e non sussisterebbe alcun imperativo di disponibilità.


(1)  Regolamento (CE) del Consiglio 26 febbraio 2009, n. 207, sul marchio comunitario (GU L78, pag. 1).


4.7.2009   

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C 153/43


Ricorso proposto il 14 aprile 2009 — Repubblica ellenica/Commissione

(Causa T-158/09)

2009/C 153/85

Lingua processuale: il greco

Parti

Ricorrente: Repubblica ellenica (rappresentanti: B. Karrà, I. Chalkìas e S. Papaioannu)

Convenuta: Commissione delle Comunità europee

Conclusioni della ricorrente

Annullare o modificare la decisione impugnata della Commissione 13 febbraio 2009, C(2009)810, «relativa al trattamento finanziario delle spese finanziate dal FEAOG in determinate ipotesi di irregolarità commesse da imprese» nella parte riguardante la Repubblica ellenica,

rimborsare alla ricorrente il 50 % che era stato trattenuto in forza dell’art. 32, n. 5, del regolamento 1290/05, nel caso in cui non sussista l’irregolarità di cui ai nn. 3, 4, 6-13 (eccetto il n. 7) o il debitore sia insolvente, ipotesi di cui al n. 2,

porre le spese giudiziarie a carico della Commissione.

Motivi e principali argomenti

La Commissione, nella decisione 13 febbraio 2009, C(2009)810, «relativa al trattamento finanziario delle spese finanziate dal FEAOG in determinate ipotesi di irregolarità commesse da imprese», ha imposto rettifiche finanziarie alla ricorrente per un importo di EUR 13 348 979,02 a causa della negligenza dimostrata, secondo la Commissione, dalle autorità elleniche su un arco di quattro anni, a partire dal momento del primo verbale di accertamento dell’irregolarità ed a causa del fatto che non sono state recuperate le somme indebitamente versate a 5 imprese che operano nel settore vitivinicolo, in quello del cotone ed altri nonché ad 8 imprese standardizzate che rientravano nel regime di aiuti al consumo dell’olio d’oliva.

La Repubblica ellenica afferma col primo motivo generale di annullamento che non sussiste un valido fondamento normativo per l’imposizione della rettifica, in nessuna delle tredici ipotesi esaminate poiché la Commissione ha proceduto ad una falsa interpretazione ed applicazione degli artt. 31, n. 1, e 32, n. 8, del regolamento (CE) n. 1290/2005 (1), indicati come disposizioni applicabili. La ricorrente afferma anche che la Commissione ha commesso un evidente errore sostanziale ed effettuato una valutazione errata delle circostanze di fatto riguardanti gli atti delle competenti autorità elleniche e, inoltre, che la motivazione della decisione impugnata, la quale poggia sul presupposto non corretto che è trascorso inutilmente il termine di quattro anni dal primo accertamento dell’irregolarità e non è iniziato il procedimento di recupero o un procedimento di recupero valido, non soddisfa i requisiti di cui all’art. 253 CE, poiché è lacunosa, carente e indeterminata non essendo stati controbattuti gli argomenti dedotti dalla Grecia durante le consultazioni bilaterali e nel corso del procedimento dinanzi all’Organo di Conciliazione.

Col secondo motivo di annullamento, la ricorrente afferma che a torto la Commissione non ha applicato l’art. 32, nn. 5 e 6, lett. a) e b) dell’art. 32 del regolamento (CE) n. 1290/05, invece dei nn. 1 e 8 del medesimo articolo, in quattro ipotesi con l’effetto di porre la relativa spesa a carico della ricorrente invece che la stessa fosse assunta dal FEAOG.

Col terzo motivo di annullamento, la ricorrente deduce che il disposto dell’art. 32 del regolamento (CE) n. 1290/05, il quale fissa un termine annuale per l’avvio di tutti i procedimenti amministrativi o giudiziari previsti dalla legislazione nazionale per procedere al recupero, a iniziare dal primo verbale amministrativo o giudiziario, riguarda solo le irregolarità che hanno luogo dopo l’inizio di applicazione del regolamento in parola e non può riguardare irregolarità verificatesi un decennio prima, quando era in vigore un’altra disciplina normativa che non prevedeva un termine equivalente, esigendosi invece per il controllo l’osservanza di un termine ragionevole.

Col quarto motivo di annullamento, la ricorrente asserisce che la pretesa della Commissione di porre a suo carico le somme in questione, dopo che sono trascorsi quindici — venti anni dall’irregolarità addotta, è caduta in prescrizione, a causa dell’eccessiva durata del procedimento, altrimenti sussisterebbe una violazione del principio della certezza del diritto.

Infine, col quinto motivo di annullamento, la ricorrente fa valere la circostanza che, quanto alle ipotesi 3, 4, 6, 8-13, non sussiste irregolarità, che in qualsiasi caso di recupero vige la regola del 24° mese di cui all’art. 31, n. 4, del regolamento (CE) n. 1290/2005 e che conseguentemente l’imputazione delle somme corrispondenti relative ad un periodo molto oltre il 24° mese dalla comunicazione dei risultati del controllo è inficiata da vizio e dev’essere annullata.


(1)  Regolamento (CE) del Consiglio 21 giugno 2005, n. 1290, relativo al finanziamento della politica agricola comune (GU L 209, pag. 1).


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C 153/44


Ricorso proposto il 27 aprile 2009 — Biofrescos — Comércio de Produtos Alimentares, Lda/Commissione

(Causa T-159/09)

2009/C 153/86

Lingua processuale: il portoghese

Parti

Ricorrente: Biofrescos — Comércio de Produtos Alimentares, Lda (Linda-a-Velha, Portogallo) (rappresentante: avv. A. Magalhães e Menezes)

Convenuta: Commissione delle Comunità europee

Conclusioni della ricorrente

annullare la decisione della Commissione 16 gennaio 2009, che respinge la domanda della ricorrente di sgravio di dazi all’importazione per un importo di 41 271,09 euro e che dispone la corrispondente contabilizzazione a posteriori.

condannare la convenuta alle spese.

Motivi e principali argomenti

Tra il settembre 2003 e il febbraio 2005, la ricorrente ha importato diverse partite di gamberetti congelati dall’Indonesia per le quali ha chiesto lo sgravio dei dazi all’importazione a norma degli artt. 220, n. 2, lett. b), 236 e 239, n. 1, del regolamento del Consiglio 12 ottobre 1992 n. 2913, che istituisce un codice doganale comunitario (1).

La ricorrente sostiene che la Commissione ha violato, quanto meno, le suddette disposizioni, in quanto: in primo luogo, non si è pronunciata in merito a tutti gli argomenti addotti dalla ricorrente nella sua domanda di sgravio di dazi all’importazione; in secondo luogo, ha fornito una motivazione insufficiente, erronea e incomprensibile; in terzo luogo, ha sbagliato nell’interpretare l’errore delle autorità indonesiane; e, in quarto e ultimo luogo, ha considerato provati fatti che in realtà non lo sono e il cui onere della prova spettava, in ordine successivo, alle autorità intervenute nel procedimento e mai alla ricorrente.


(1)  GU L 97, pag. 38.


4.7.2009   

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C 153/44


Ricorso proposto il 21 aprile 2009 — Ilink Kommunikationssysteme/UAMI (ilink)

(Causa T-161/09)

2009/C 153/87

Lingua processuale: il tedesco

Parti

Ricorrente: Ilink Kommunikationssysteme GmbH (Berlino, Germania) (rappresentante: B. Schütze, avvocato)

Convenuto: Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli)

Conclusioni della ricorrente

Annullare l’impugnata decisione dell’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno 5 febbraio 2009, procedimento R 1849/2007-4, e

condannare l’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno alle spese.

Motivi e principali argomenti

Marchio comunitario di cui trattasi: il marchio denominativo «ilink», per prodotti e servizi delle classi 9, 16, 38 e 42

Decisione dell'esaminatore: parziale diniego della domanda di registrazione

Decisione della commissione di ricorso: parziale rigetto del ricorso

Motivi dedotti: Violazione dell’art. 7, n. 1, lett. b) e c), del regolamento (CE) n. 40/94 (divenuto art. 7, n. 1, lett. b) e c), del regolamento (CE) n. 207/2009 (1)), poiché il marchio richiesto possiederebbe il carattere distintivo necessario e non sussisterebbe alcun imperativo di disponibilità.


(1)  Regolamento (CE) del Consiglio 26 febbraio 2009, n. 207, sul marchio comunitario (GU L 78, pag. 1)


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Ricorso proposto il 3 aprile 2009 — Kitou/Garante europeo della protezione dei dati

(Causa T-164/09)

2009/C 153/88

Lingua processuale: il francese

Parti

Ricorrente: Erasmia Kitou (Bruxelles, Belgio) (rappresentante: S. Pappas, avvocato)

Convenuto: Garante europeo della protezione dei dati

Conclusioni della ricorrente

Constatare l’inapplicabilità del regolamento (CE) n. 1049/2001;

in subordine, constatare l’errore di diritto nell’applicazione congiunta dei regolamenti (CE) n. 1049/2001 e (CE) n. 45/2001;

conseguentemente, annullare la decisione del GEPD 2008-0600;

constatare che la domanda di accesso al documento non soddisfa i requisiti posti dal regolamento n. 45/2001;

condannare il convenuto alle spese.

Motivi e principali argomenti

La ricorrente chiede l’annullamento della decisione del Garante europeo della protezione dei dati con cui quest’ultimo aveva dichiarato che la divulgazione, in occasione di un procedimento giudiziario nazionale, di taluni dati concernenti la carriera della ricorrente all’interno della Commissione delle Comunità europee non sarebbe contraria alle disposizioni dei regolamenti nn. 45/2001 (1) e 1049/2001 (2).

A sostegno del proprio ricorso la ricorrente fa valere che:

la decisione impugnata è priva di fondamento, in quanto si baserebbe sul regolamento n. 1049/2001 che non sarebbe applicabile nel caso di specie, dato che la domanda di accesso non ha ad oggetto un documento ai sensi del regolamento n. 1049/2001, ma esclusivamente un dato personale;

anche supponendo che i regolamenti nn. 1049/2001 e 45/2001 fossero applicabili congiuntamente al caso di specie, il convenuto ne ha fatto un’applicazione erronea ritenendo che i requisiti posti dal regolamento n. 45/2001, relativi al trattamento dei dati personali, fossero applicabili solo in caso di applicabilità dell’eccezione di cui all’art. 4, n. 1, lett. b), del regolamento n. 1049/2001, concernente l’accesso ai documenti;

il convenuto ha disconosciuto le disposizioni del regolamento n. 45/2001, in quanto la domanda di accesso non avrebbe ad oggetto un documento né sarebbe fondata su alcuno dei requisiti di liceità del trattamento di dati personali di cui all’art. 5 del regolamento n. 45/2001.


(1)  Regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 18 dicembre 2000, n. 45/2001, concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organismi comunitari, nonché la libera circolazione di tali dati (GU 2001, L 8, pag. 1).

(2)  Regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 30 maggio 2001, n. 1049, relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (GU L 145, pag. 43).


4.7.2009   

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C 153/45


Ricorso proposto il 24 aprile 2009 — Shanghai Biaowu High-Tensile Fastener and Shanghai Prime Machinery/ Consiglio

(Causa T-170/09)

2009/C 153/89

Lingua processuale: l'inglese

Parti

Ricorrenti: Shanghai Biaowu High-Tensile Fastener (Shanghai, Cina) e Shanghai Prime Machinery (Shanghai, Cina) (rappresentanti: avv.ti K. Adamantopoulos e Y. Melin)

Convenuto: Consiglio dell’Unione europea

Conclusioni dei ricorrenti

Annullare il regolamento (CE) del Consiglio 26 gennaio 2009, n. 91, che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di determinati elementi di fissaggio in ferro o acciaio originari della Repubblica popolare cinese, nella parte in cui:

non è stato rispettato il termine di tre mesi ai fini della divulgazione dei risultati sullo status d’impresa operante in economia di mercato, in violazione dell’art. 2, n. 7, lett. c), secondo comma;

respinge in modo ingiustificato la richiesta di status d’impresa operante in economia di mercato delle ricorrenti, in violazione dell’art. 2, n. 7, lett. c), primo trattino, prima frase, del regolamento di base;

respinge in modo ingiustificato la richiesta di status d’impresa operante in economia di mercato delle ricorrenti, in violazione dell’art. 2, n. 7, lett. c), primo trattino, seconda frase, del regolamento di base;

il suo contenuto si fonda su informazioni insufficienti, in violazione del dovere di esaminare in modo accurato ed imparziale tutti gli aspetti pertinenti a ciascun caso individuale, come garantito dall’ordinamento giuridico comunitario nei procedimenti amministrativi;

impone ai produttori che richiedono lo status d’impresa operante in economia di mercato un onere della prova non coerente con i principi generali del diritto comunitario, in particolare con il principio di sana amministrazione;

viola gli artt. 1, nn. 1-2, 2, 3, n. 1, 5, 6, 8, 10, n. 1, 11 e 15 del regolamento antisovvenzioni di base, in quanto utilizza il diniego dello status d’impresa operante in economia di mercato per controbilanciare le sovvenzioni;

viola l’art. 2, n. 10, del regolamento di base, poiché omette di tenere conto, in forma di adeguamento, di una differenza che, secondo quanto dimostrato, influisce sulla comparabilità dei prezzi;

omette di motivare il mantenimento del diniego dello status d’impresa operante in economia di mercato, in violazione dell’art. 235 CE;

il suo contenuto si basa su un procedimento in contrasto con il diritto fondamentale alla difesa delle ricorrenti, in quanto è stato loro impedito di contestare efficacemente talune risultanze essenziali per il calcolo dei dazi, nonché con gli esiti dell’inchiesta; e

condannare il Consiglio alle spese.

Motivi e principali argomenti

Le ricorrenti chiedono l’annullamento del regolamento impugnato per le seguenti ragioni.

In ordine al primo motivo di ricorso, le ricorrenti deducono la violazione dell’art. 2, n. 7, lett. c), secondo comma, del regolamento di base, dato che la decisione sullo status d’impresa operante in economia di mercato è stata divulgata successivamente al termine di tre mesi fissato da detto articolo, e dopo che la Commissione aveva avuto tutte le informazioni necessarie per calcolare il margine di dumping delle ricorrenti.

In ordine al secondo motivo di ricorso, le ricorrenti deducono che il regolamento impugnato viola l’art. 2, n. 7, lett. c), primo trattino, in quanto respinge la richiesta di status d’impresa operante in economia di mercato delle ricorrenti sebbene queste ultime abbiano dimostrato di prendere le proprie decisioni d’affari unicamente in risposta alle tendenze del mercato, senza alcuna interferenza statale. Secondo le ricorrenti, il regolamento impugnato omette di individuare qualsiasi fatto idoneo a dimostrare l’esistenza di interferenze statali precedenti, contestuali o successive al periodo d’inchiesta. Inoltre, le ricorrenti sostengono, relativamente al loro terzo motivo di ricorso, che il regolamento impugnato viola l’art. 2, n. 7, lett. c), primo trattino, poiché respinge la richiesta di status d’impresa operante in economia di mercato delle ricorrenti dopo che queste ultime hanno assolto l’onere della prova e dimostrato che i costi dei principali mezzi di produzione riflettono i valori di mercato.

In ordine al quarto motivo di ricorso, le ricorrenti affermano che la ricostruzione dei fatti di causa difetta di un esame accurato ed imparziale. Più precisamente, l’affermazione che i prezzi delle materie prime in Cina erano stati distorti a causa delle sovvenzioni, posta alla base della conclusione che le ricorrenti non acquistavano i mezzi di produzione al valore di mercato, si basava su un’informazione insufficiente e la Commissione non ha valutato in modo ragionevole la prova concernente il settore dell’acciaio in Cina.

In ordine al quinto motivo di ricorso, le ricorrenti deducono che il regolamento impugnato viola i principi generali del diritto comunitario e, in particolare, il principio della sana amministrazione, sancito anche dall’art. 41 della Carta dei diritti fondamentali, essendo stato loro imposto un onere della prova irragionevole al fine di dimostrare la prevalenza di condizioni dell’economia di mercato, come richiesto dall’art. 2, n. 7, lett. b).

In ordine al sesto motivo di ricorso, le ricorrenti deducono che il regolamento impugnato viola il regolamento antisovvenzioni, in quanto presumibilmente utilizza il diniego dello status d’impresa operante in economia di mercato per controbilanciare le sovvenzioni, le quali avrebbero potuto essere affrontate unicamente dal regolamento antisovvenzioni di base, dopo un’inchiesta adeguata.

In ordine all’ottavo motivo di ricorso, le ricorrenti affermano che non sussiste alcuna base giuridica per negare l’adeguamento al valore normale basandosi sulla motivazione che il prezzo delle materie prime era distorto, contrariamente alla motivazione data dall’istituzione dell’UE al fine di respingere la loro richiesta di adeguamento ai sensi dell’art. 2, n. 10, lett. k), del regolamento di base.

In ordine al nono motivo di ricorso, le ricorrenti lamentano che, nel documento di informazione definitiva che ha proposto l’adozione di misure definitive, la Commissione si è limitata a parafrasare ed a ripetere gli stessi argomenti adoperati nel documento d’informazione sullo status d’impresa operante in economia di mercato, senza esaminare le prove presentate e senza motivare il diniego. Le ricorrenti lamentano, inoltre, che il regolamento impugnato non fornisce alcuna ragione per confermare il rigetto delle prove presentate dalle ricorrenti.

Da ultimo, in ordine all’ultimo motivo di ricorso, le ricorrenti sostengono che i loro diritti alla difesa sono stati lesi, poiché è stato loro negato l’accesso ad informazioni essenziali relative al calcolo del valore normale e dei margini di dumping.


4.7.2009   

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C 153/46


Ricorso proposto il 24 aprile 2009 — Gem-Year e Jinn-Well Auto-Parts (Zhejiang)/Consiglio

(Causa T-172/09)

2009/C 153/90

Lingua processuale: l'inglese

Parti

Ricorrenti: Gem-Year Industry Co. Ltd e Jinn-Well Auto-Parts (Zhejiang) Co. Ltd (rappresentanti: avv.ti K. Adamantopoulos e Y. Melin)

Convenuto: Consiglio dell’Unione europea

Conclusioni delle ricorrenti

Annullare il regolamento (CE) del Consiglio 26 gennaio 2009, n. 91, che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di determinati elementi di fissaggio in ferro o acciaio originari della Repubblica popolare cinese, nella parte in cui:

compie un manifesto errore nella valutazione dei fatti al fine di concludere nel senso della legittimazione dei produttori comunitari che avevano sporto denuncia, in tal modo violando gli artt. 5, nn. 1 e 4, del regolamento di base;

in violazione degli artt. 1, nn. 1, 2 e 4, 2, n. 8, 5, nn. 2 e 10, del regolamento di base, impone dazi antidumping con riguardo a molti prodotti differenti;

in violazione dell’art. 3, nn. 3 e 4, del regolamento di base, conclude, sulla base di un manifesto errore nella valutazione dei fatti di causa, che l’industria comunitaria ha subito un pregiudizio notevole;

respinge in modo ingiustificato la richiesta di status d’impresa operante in economia di mercato presentata da produttori esportatori cinesi, in violazione dell’art. 2, n. 7, lett. c), primo trattino, seconda frase, del regolamento di base;

viola l’art. 2, n. 7, lett. c, come interpretato alla luce dell’accordo OMC e dell’art. 15 del protocollo di adesione della Cina all’OMC, in quanto respinge la richiesta di status d’impresa operante in economia di mercato presentata da produttori del settore degli elementi di fissaggio basandosi su una situazione prevalente in un diverso settore;

le sue constatazioni si fondano su informazioni insufficienti, in violazione del dovere di esaminare in modo accurato ed imparziale tutti gli aspetti pertinenti a ciascun caso individuale, come garantito dall’ordinamento giuridico comunitario nei procedimenti amministrativi;

viola gli artt. 1, nn. 1-2, 2, 3, n. 1, 5, 6, 8, 10, n. 1, 11 e 15 del regolamento antisovvenzioni di base, in quanto utilizza il diniego dello status d’impresa operante in economia di mercato per controbilanciare le sovvenzioni;

condannare il Consiglio alle spese.

Motivi e principali argomenti

Attraverso il loro ricorso, le ricorrenti chiedono l’annullamento del regolamento (CE) del Consiglio 26 gennaio 2009, n. 91, che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di determinati elementi di fissaggio in ferro o acciaio originari della Repubblica popolare cinese (1), per le seguenti ragioni.

Le ricorrenti deducono che il Consiglio è incorso in un manifesto errore nella valutazione dei fatti della fattispecie al fine di concludere nel senso della legittimazione dei produttori comunitari che avevano sporto denuncia ai sensi dell’art. 5, nn. 1 e 4, del regolamento di base (2), in quanto avrebbe dovuto presumibilmente prendere in considerazione il margine d’errore delle statistiche da esso utilizzate per il calcolo della produzione totale comunitaria e correggere tale stima di conseguenza. Le ricorrenti affermano, inoltre, che il regolamento impugnato viola gli artt. 1, nn. 1, 2 e 4, 2, n. 8, 5, nn. 2 e 10, del regolamento di base, poiché impone dazi antidumping con riguardo a molti prodotti differenti, quando invece un’inchiesta antidumping non può avere ad oggetto più di un singolo prodotto. Ancora, le ricorrenti deducono che il Consiglio è incorso in un manifesto errore di valutazione dei fatti di causa e in una violazione dell’art. 3, nn. 3 e 4, del regolamento di base, allorché ha concluso, al «considerando» 161 del regolamento impugnato, che l’industria comunitaria ha subito un pregiudizio notevole, mentre detta conclusione poggia unicamente su un indice negativo di pregiudizio, su una risultanza contraddittoria e su varie valutazioni astratte.

Le ricorrenti lamentano altresì che il regolamento impugnato viola l’art. 2, n. 7, lett. c), primo trattino, seconda frase, in quanto respinge la richiesta di status d’impresa operante in economia di mercato dei produttori esportatori cinesi con la motivazione che i loro costi dei principali mezzi di produzione non riflettono i prezzi di mercato internazionali e non distorti, mentre detta disposizione richiede soltanto che le compagnie che richiedono lo status d’impresa operante in economia di mercato dimostrino di acquistare i loro principali mezzi di produzione al valore di mercato.

Oltre a ciò, viene dedotto che il regolamento impugnato viola l’art. 2, n. 7, lett. c), come interpretato alla luce dell’accordo OMC e dell’art. 15 del protocollo di adesione della Cina all’OMC, perché respinge la richiesta di status d’impresa operante in economia di mercato dei produttori del settore degli elementi di fissaggio basandosi su di una situazione prevalente in un diverso settore. Le ricorrenti aggiungono che le conclusioni del regolamento impugnato si fondano su informazioni insufficienti, in violazione del dovere di esaminare in modo accurato ed imparziale tutti gli aspetti pertinenti a ciascun caso individuale, come garantito dall’ordinamento giuridico comunitario nei procedimenti amministrativi.

Infine, le ricorrenti affermano che il regolamento impugnato viola gli artt. 1, nn. 1-2, 2, e 3, n. 1, del regolamento antisovvenzioni di base (3), in quanto non stabilisce se le sovvenzioni la cui esistenza è stata riscontrata durante l’inchiesta antidumping costituissero sovvenzioni ai sensi di tali articoli; in altri termini, che vi sia stato un contributo finanziario, che esso sia stato di carattere specifico, idoneo a conferire un vantaggio e che, in conseguenza di esso, l’industria comunitaria abbia subito un pregiudizio. Analogamente, secondo le ricorrenti, la Commissione non ha mai esaminato tale pregiudizio, conformemente all’art. 8 del regolamento antisovvenzioni di base, né ha calcolato il vantaggio conferito al beneficiario, come imposto dagli artt. 5 e 6 del medesimo regolamento. Le ricorrenti aggiungono che la Commissione non si è attenuta alla procedura delineata dagli artt. 10, n. 1, e 11, né ha rilevato, sulla base dei fatti, l’esistenza di sovvenzioni compensabili e di un conseguente pregiudizio, come richiesto dall’art. 15 del regolamento antisovvenzioni di base, in quanto ha utilizzato il diniego dello status d’impresa operante in economia di mercato per controbilanciare le sovvenzioni.


(1)  GU L 29, pag. 1.

(2)  Regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre 1995, n. 384/96, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (GU 1996 L 56, pag. 1), come modificato dal Regolamento (CE) del Consiglio n. 2117/2005 (GU 2005 L 340, pag. 17).

(3)  Regolamento (CE) del Consiglio 6 ottobre 1997, n. 2026, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di sovvenzioni provenienti da paesi non membri della Comunità europea (GU L 288, pag. 1).


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Ricorso proposto il 27 aprile 2009 — Complejo Agrícola/Commissione

(Causa T-174/09)

2009/C 153/91

Lingua processuale: lo spagnolo

Parti

Ricorrente: Complejo Agrícola SA (Madrid, Spagna) (rappresentanti: avv.ti A. Menéndez Menéndez e G. Yanguas Montero)

Convenuta: Commissione delle Comunità europee

Conclusioni della ricorrente

Dichiarare ricevibile il presente ricorso;

annullare parzialmente l’art. 1, in collegamento con l’Allegato 1 della decisione della Commissione europea 12 dicembre 2008, 2009/95/CE (1) laddove concerne la dichiarazione del sito di importanza comunitaria “Acebuchales de la Campiña sur de Cádiz” codice ES6120015 (SIC “Acebuchales”) e ripristinare nel pieno esercizio del diritto di proprietà la COMPLEJO AGRÍCOLA relativamente alla parte del suo fondo ove non sono presenti i valori ambientali idonei a farla dichiarare sito di importanza comunitaria (“SIC”);

condannare la Commissione alle spese.

Motivi e principali argomenti

La decisione impugnata nel presente procedimento approva un secondo elenco aggiornato di SIC per la regione biogeografica mediterranea, in conformità di quanto disposto dalla direttiva del Consiglio 21 maggio 1992, 92/43/CEE, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (2). Fra i SIC dichiarati e confermati nella decisione impugnata si annovera il SIC di Acebuchales, che ha un’estensione pari a ha 26 475,31 e con le seguenti coordinate: longitudine 5°57′4″W e latitudine 36°24′2″.

Ai sensi della decisione impugnata una superficie pari a ha 1 759 del fondo di cui la ricorrente è proprietaria (in prosieguo: il “Fondo”) si trova inclusa nel SIC Acebuchales. Dal momento della dichiarazione del SIC Acebuchales a tale area di terreno viene applicato, in modo automatico, il regime giuridico di protezione stabilito dall’art. 6, nn. 2, 3 e 4, della direttiva 92/34. Detto regime giuridico limita le possibilità di utilizzo e di sfruttamento della parte del Fondo incluso nel SIC Acebuchales.

A sostegno delle sue richieste la ricorrente fa valere quanto segue:

la Commissione, applicando erroneamente i criteri fissati negli allegati I, II e III della direttiva 92/43, ha determinato troppo ampiamente il perimetro del SIC Acebuchales che riguarda il Fondo.

Come dimostrato nella relazione sull’ambiente elaborata dalla consulente ambientale Istmo'94, rispetto agli ha1 795 del Fondo considerato dal SIC Acebuchales, per ha 877 non ricorrono i requisiti ambientali richiesti dalla direttiva 92/43 affinché possano essere inclusi in una zona SIC. L’errata applicazione dei criteri dell’Allegato III della direttiva 92/43 da parte della Commissione ha portato a qualificare come zona SIC una vasta area dei terreni di proprietà della ricorrente sprovvisti di valore ambientale, il che, inoltre, presuppone una violazione dei principi di proporzionalità e di legalità che improntano il diritto comunitario.

Si è verificata una limitazione ingiustificata e sproporzionata delle facoltà di utilizzo e sfruttamento inerenti al diritto di proprietà delle ricorrente sulle zone del Fondo considerate dal SIC Acebuchales sprovviste di valore ambientale.

La ricorrente non ha avuto la possibilità di prendere parte al procedimento di dichiarazione del SIC, e nemmeno di conoscerne l’esistenza, prima della pubblicazione della decisione impugnata, il che ha leso il principio che l’interessato deve essere sentito e quello di certezza del diritto.


(1)  Decisione della Commissione 12 dicembre 2008, 2009/95/CE, che adotta, ai sensi della direttiva 92/43/CEE del Consiglio, un secondo elenco aggiornato di siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica mediterranea [notificata con il numero C(2008) 8049] (GU L 43, pag. 393).

(2)  GU L 59, pag. 63.


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Ricorso proposto il 6 maggio 2009 — Governo di Gibilterra/Commissione

(Causa T-176/09)

2009/C 153/92

Lingua processuale: l'inglese

Parti

Ricorrente: Governo di Gibilterra (rappresentanti: D. Vaughan, QC, e M. Llamas, Barrister)

Convenuta: Commissione delle Comunità europee

Conclusioni del ricorrente

Annullare la decisione 2009/95/CE nella parte in cui estende il sito ES6120032 ad acque territoriali britanniche di Gibilterra (sia interne che esterne al sito UKGIB0002) e ad una zona d’alto mare;

condannare la Commissione a rifondere le spese legali e gli ulteriori costi sostenuti dal ricorrente in relazione alla presente causa.

Motivi e principali argomenti

Con il presente ricorso, il ricorrente chiede il parziale annullamento della decisione della Commissione 12 dicembre 2008, 2009/95/CE, che adotta, ai sensi della direttiva 92/43/CEE del Consiglio, un secondo elenco aggiornato di siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica mediterranea [notificata con il numero C(2008) 8049] (1), nella parte in cui istituisce il sito ES6120032 «Estrecho Oriental» in maniera tale da includervi acque territoriali di Gibilterra (sia interne che esterne al sito UKGIB0002) ed una zona d’alto mare.

A sostegno della sua domanda, esso deduce i seguenti motivi.

In primo luogo, il ricorrente sostiene che la decisione impugnata viola il Trattato CE in quanto:

avendo designato una parte del territorio di uno Stato membro, le acque territoriali britanniche di Gibilterra, quale parte costitutiva di un altro Stato membro, la Spagna, la Commissione sarebbe incorsa in manifesti errori di diritto, in violazione dell’art. 299 CE;

è stata adottata in violazione degli artt. 3, n. 2, e 4, n. 1, della direttiva 92/43/CEE (2) ed in manifesta violazione della ratio di quest’ultima, in quanto comporta l’attribuzione dello status di «sito di importanza comunitaria» ad un’ampia porzione del sito ES6120032 la quale non ricade nel territorio spagnolo e appartiene ad un altro Stato membro, e, in palese violazione dell’art. 2 della medesima direttiva, ad una zona di alto mare non compresa nel territorio europeo degli Stati membri e sulla quale la Spagna non esercita, né potrebbe esercitare, alcuna giurisdizione o sovranità;

contiene un errore di diritto, dato che comporta l’attribuzione dello status di «sito di importanza comunitaria» e l’imposizione degli obblighi di cui alla direttiva 92/43/CEE con riguardo a porzioni del sito ES6120032, soggetto alla sovranità spagnola, che si sovrappongono al sito UKGIB0002, soggetto alla sovranità britannica, con la conseguente applicazione di due separati e distinti regimi legali, penali, amministrativi e di monitoraggio all’interno dello stesso sito;

è stata adottata in violazione dell’art. 300, n. 7, CE e delle disposizioni di cui alla Parte XII della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 (convenzione di Montego Bay), della convenzione di Barcellona per la protezione del mare Mediterraneo del 1976 e del Protocollo del 1995 annesso a quest’ultima, poiché impone alla Spagna di adeguarsi, relativamente alla parte delle acque territoriali britanniche di Gibilterra incluse nel sito ES6120032, agli stessi obblighi ambientali imposti al Regno Unito/Gibilterra nella medesima area.

In secondo luogo, il ricorrente afferma che la decisione impugnata è viziata da manifesti travisamenti dei fatti che hanno indotto la Commissione ad un’impropria applicazione della legge e a violazioni del Trattato CE, in quanto detta decisione si fonda su informazioni false e fuorvianti.

In terzo luogo, il ricorrente sostiene che la decisione impugnata è stata adottata in violazione del principio di certezza del diritto, poiché l’effetto automatico della «sovrapposizione nella designazione» dei siti è quello di applicare due sistemi giuridici (le leggi di Gibilterra e della Spagna di trasposizione della direttiva 92/43/CEE) nella medesima area e per la stessa finalità.

In via subordinata, il ricorrente deduce che la decisione impugnata è stata adottata in violazione dei principi sanciti agli artt. 2, 3, 89 e 137, n. 1, della convenzione di Montego Bay come diritto internazionale consuetudinario. In via ulteriormente subordinata, esso afferma che la decisione, includendo nel sito ES6120032 acque territoriali britanniche di Gibilterra, viola il principio di diritto internazionale consuetudinario secondo cui il mare territoriale si estende per un minimo di tre miglia marine.


(1)  GU 2009 L 43, pag. 393.

(2)  Direttiva del Consiglio 21 maggio 1992, 92/43/CEE, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (GU L 206, pag. 7).


4.7.2009   

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C 153/49


Ricorso proposto l’11 maggio 2009 — Spa Monopole/UAMI — Club de Golf Peralada (WINE SPA)

(Causa T-183/09)

2009/C 153/93

Lingua in cui il ricorso: l’inglese

Parti

Ricorrenti: Spa Monopole, compagnie fermière de Spa SA/NV (Spa, Belgio) (rappresentanti: avv.ti L. De Brouwer, E. Cornu e O. Klimis)

Convenuto: Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli)

Controinteressata dinanzi alla commissione di ricorso: Club de Golf Peralada, SA (Barcellona, Spagna)

Conclusioni delle ricorrenti

Annullare la decisione della quarta commissione di ricorso dell’Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) 2 marzo 2009, nei procedimenti riuniti R 1231/2005 4 e R 1250/2005 4; e

condannare l’UAMI alle spese.

Motivi e principali argomenti

Richiedente il marchio comunitario: la controinteressata dinanzi alla commissione di ricorso

Marchio comunitario di cui trattasi: il marchio denominativo «WINE SPA», per prodotti e servizi appartenenti alle classi 3, 5, 16, 24, 25 e 42

Titolare del marchio o del segno su cui si fonda l’opposizione: la ricorrente

Marchio o segno sui cui si fonda l’opposizione: Vari marchi nazionali e comunitari «SPA», registrati per prodotti e servizi appartenenti alle classi 3, 32 e 42, rispettivamente; marchio del Benelux ed internazionale «LES THERMES DE SPA», registrato per prodotti e servizi appartenenti alle classi 3 e 42; marchio tedesco «SPA MONOPOLE S.A. SPA», registrato per prodotti appartenenti alla classe 3; S.A. SPA Monopole, Compagnie fermière de Spa, en abrégé S.A. Spa Monopole N.V., société anonyme, denominazione sociale tutelata in Belgio; Les Thermes de Spa, Place Royale 2, 4900 Spa, Belgium, nome commerciale tutelato in Belgio

Decisione della divisione di opposizione: accoglimento parziale dell’opposizione

Decisione della commissione di ricorso: annullamento parziale della decisione della divisione di opposizione e rigetto dell’opposizione nella sua interezza

Motivi dedotti: Violazione degli artt. 75, seconda frase, e 76, n. 1, seconda frase, del regolamento del Consiglio n. 207/2009 (1), in quanto la decisione della commissione di ricorso sarebbe stata adottata in spregio del principio del diritto della difesa, nonché in spregio del principio del contraddittorio; violazione dell’art. 8, n. 5, del regolamento del Consiglio n. 207/2009, in quanto la commissione di ricorso avrebbe fondato il suo accertamento del carattere distintivo del marchio anteriore «SPA» su elementi erronei e non dimostrati e non avrebbe accertato la somiglianza tra i marchi di cui trattasi in relazione ai prodotti per i quali sono registrati o richiesti. Infine, la commissione di ricorso avrebbe omesso di verificare se l’uso del marchio comunitario di cui trattasi fosse idoneo a trarre indebitamente vantaggio o ad arrecare pregiudizio al carattere distintivo ed alla notorietà del marchio anteriore «SPA», violando di conseguenza il regolamento del Consiglio n. 207/2009


(1)  Regolamento (CE) del Consiglio 26 febbraio 2009, n. 207, sul marchio comunitario, GU L 78, pag. 1


4.7.2009   

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C 153/50


Ordinanza del Tribunale di primo grado 5 maggio 2009 — Roche/Consiglio e Commissione

(Cause riunite T-142/94 e T-143/94) (1)

2009/C 153/94

Lingua processuale: l'inglese

Il presidente dell’Ottava Sezione ha disposto la cancellazione della causa dal ruolo.


(1)  GU C 174 del 25.6.1994.


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C 153/50


Ordinanza del Tribunale di primo grado 8 maggio 2009 — Opus Arte UK/UAMI — Arte (OPUS ARTE)

(Causa T-170/07) (1)

2009/C 153/95

Lingua processuale: l’inglese

Il presidente della Settima Sezione ha disposto la cancellazione della causa dal ruolo.


(1)  GU C 170 del 21.7.2007.


4.7.2009   

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C 153/50


Ordinanza del Tribunale di primo grado 5 maggio 2009 — Commissione/Eurgit e Cirese

(Causa T-470/08) (1)

2009/C 153/96

Lingua processuale: l’italiano

Il presidente della Quarta Sezione ha disposto la cancellazione della causa dal ruolo.


(1)  GU C 327 del 20.12.2008.


4.7.2009   

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C 153/50


Ordinanza del Tribunale di primo grado 4 maggio 2009 — Rundpack/UAMI (Raffigurazione di un bicchiere)

(Causa T-503/08) (1)

2009/C 153/97

Lingua processuale: il tedesco

Il presidente della Terza Sezione ha disposto la cancellazione della causa dal ruolo.


(1)  GU C 44 del 21.2.2009.


Tribunale della funzione pubblica

4.7.2009   

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C 153/51


Ricorso proposto il 27 marzo 2009 — B/Parlamento

(Causa F-26/09)

2009/C 153/98

Lingua processuale: il francese

Parti

Ricorrente: B (Bruxelles, Belgio) (rappresentante: avv. E. Boigelot)

Convenuto: Parlamento europeo

Oggetto e descrizione della controversia

La condanna del Parlamento a versare al ricorrente l’importo di EUR 12 000 a titolo di risarcimento dei danni subiti, da un lato, a causa delle molestie psicologiche e professionali di cui è stato vittima e, dall’altro, a causa dell’assenza di un’indagine amministrativa interna da parte di un organo indipendente.

Conclusioni del ricorrente

Condannare il Parlamento a versare al ricorrente l’importo di EUR 12 000 a titolo di risarcimento dei danni (danno morale, danno alla reputazione politica e alla carriera, danno alla dignità e alla salute) da esso subiti, da un lato, a causa delle molestie psicologiche e professionali di cui è stato vittima nel periodo di sua assegnazione al Parlamento e, dall’altro, a causa dell’assenza di un’indagine amministrativa interna da parte di un organo indipendente;

condannare il Parlamento europeo alle spese.


4.7.2009   

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C 153/51


Ricorso proposto il 7 aprile 2009 — Časta/Commissione

(Causa F-40/09)

2009/C 153/99

Lingua processuale: il ceco

Parti

Ricorrente: Radek Časta (Bruxelles, Belgio) (rappresentante: avv. L. Tahotná)

Convenuta: Commissione delle Comunità europee

Oggetto e descrizione della controversia

Da un lato, la domanda di annullamento della decisione dell’EPSO di non ammettere il ricorrente alle prove orali del concorso generale EPSO/AD/107/07-LAW a causa del mancato rispetto della condizione relativa all’esperienza di tre anni in un posto di inquadramento superiore. Dall’altro, la condanna della convenuta a pagare al ricorrente una somma a titolo di risarcimento del danno morale e materiale subito.

Conclusioni del ricorrente

Annullare la decisione dell’APN del 22 dicembre 2008, n. R/45715;

condannare la convenuta a pagare al ricorrente, a titolo di risarcimento del danno morale e materiale, una somma pari a EUR 20 000, maggiorata degli interessi di mora a decorrere dal 9 giugno 2008 sino a 15 giorni dopo il passaggio in giudicato della sentenza;

condannare la Commissione delle Comunità europee alle spese.


4.7.2009   

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C 153/51


Ricorso proposto il 24 aprile 2009 — Lebedef-Caponi/Commissione

(Causa F-45/09)

2009/C 153/100

Lingua processuale: il francese

Parti

Ricorrente: Maddalena Lebedef-Caponi (Senningerberg, Lussemburgo) (rappresentante: avv. F. Frabetti)

Convenuta: Commissione delle Comunità europee

Oggetto e descrizione della controversia

L’annullamento del rapporto di evoluzione della carriera della ricorrente per l’anno 2007.

Conclusioni della ricorrente

Annullare il rapporto di evoluzione della carriera della ricorrente per il periodo 1o gennaio 2007 — 31 dicembre 2007;

condannare la Commissione delle Comunità europee alle spese.


4.7.2009   

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C 153/52


Ricorso proposto il 7 maggio 2009 — Fries Guggenheim/CEDEFOP

(Causa F-47/09)

2009/C 153/101

Lingua processuale: il francese

Parti

Ricorrente: Eric Mathias Fries Guggenheim (Liegi, Belgio) (rappresentante: avv. L. Lucas)

Convenuto: Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (CEDEFOP)

Oggetto e descrizione della controversia

L’annullamento della decisione del CEDEFOP di non rinnovare il contratto di agente temporaneo del ricorrente e, in assenza di reintegrazione, la condanna del convenuto a risarcirlo del danno morale subito.

Conclusioni del ricorrente

Annullare la decisione del CEDEFOP 7 luglio 2008 di non rinnovare il contratto del ricorrente e con la quale si conferma che il suo rapporto di lavoro avrebbe avuto fine il 15 ottobre 2008;

annullare, se necessario, la decisione del CEDEFOP 18 luglio 2008 di conferma della sua prima decisione, che fa seguito alla lettera del ricorrente del 9 luglio 2008 e alla riunione del 17 luglio 2008 con i rappresentanti del personale;

condannare il CEDEFOP a pagare al ricorrente, in assenza di reintegrazione, un importo a titolo di risarcimento del danno morale, che sarà quantificato dal giudice;

consentire al ricorrente, se lo ritiene necessario, di valutare il danno alla carriera da lui subito e condannare altrimenti il CEDEFOP, in assenza di reintegrazione, a pagargli un importo a titolo di risarcimento di tale danno, che sarà quantificato dal giudice;

condannare il CEDEFOP alle spese.


Rettifiche

4.7.2009   

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C 153/53


Rettifica della comunicazione nella Gazzetta ufficiale relativa alla causa T-126/09

( Gazzetta ufficiale dell’Unione europea C 129 del 6 giugno 2009, pag. 18 )

2009/C 153/102

La comunicazione nella Gazzetta Ufficiale relativa alla causa T-126/09, Italia/Commissione e EPSO, va letta come segue:

«Ricorso presentato il 24 marzo 2009 — Italia/Commissione e EPSO

(Causa T-126/09)

2009/C 129/31

Lingua processuale: l’italiano

Parti

Ricorrente: Repubblica italiana (rappresentante: P. Gentili, avvocato dello Stato)

Convenuti: Commissione delle Comunità europee e Ufficio di selezione del Personale delle Comunità europee (EPSO)

Conclusioni della ricorrente

Annullamento dei bandi di concorso (AD 5) EPSO/AD/144/09 (sanità pubblica), EPSO/AD/145/09 (igiene degli alimenti — politiche e legislazione), EPSO/AD/146/09 (igiene degli alimenti — ispezioni, controllo e valutazione) per l’assunzione, rispettivamente di 35, 40 e 55 amministratori (AD 5) di nazionalità Bulgara, Cipriota, Ceca, Estone, Ungherese, Lettone, Lituana, Maltese, Polacca, Rumena, Slovacca, Slovena, nel campo della sanità pubblica.

Motivi e principali argomenti

I motivi e principali argomenti sono simili a quelli della causa T-166/07 Italia/Commissione.»